10P/Tempel

Cometa
10P/Tempel
La cometa 10P/Tempel in un'immagine dell'osservatorio Lick del 1946.
Scoperta4 luglio 1873
ScopritoreErnst Tempel
Designazioni
alternative
10P/1873 N1; 10P/1878 O1; 1873 II; 1878 III; 1894 III; 1899 IV; 1904 III; 1915 I; 1920 II; 1925 IV; 1930 VII; 1946 III; 1951 VIII; 1957 II; 1962 VI; 1967 X; 1972 X; 1978 V; 1983 X; 1988 XIV; 1994 VII;
Parametri orbitali
(all'epoca 2456492,5
19 luglio 2013[1])
Semiasse maggiore3,0647 UA
Perielio1,4205 UA
Afelio4,7089 UA
Periodo orbitale5,3652 anni
Inclinazione orbitale12,0278°
Eccentricità0,5365
Longitudine del
nodo ascendente
117,80227707652°
Argom. del perielio195.5336°
Par. Tisserand (TJ)2,965 (calcolato)
Ultimo perielio24 marzo 2021[2]
Prossimo perielio2 agosto 2026[2]
Dati fisici
Dimensioni10,6 km (diametro)
Periodo di rotazione8,93 h
Dati osservativi
Magnitudine ass.
  • 11,5 (totale)
  • 14,9 (del nucleo)
10P/Tempel ripresa da Castiglione della Pescaia.

10P/Tempel, a volte indicata anche come cometa Tempel 2, è una cometa periodica del Sistema solare, appartenente alla famiglia delle comete gioviane [3], scoperta il 4 luglio 1873 da Ernst Tempel dall'Osservatorio astronomico di Brera.

Le ragguardevoli dimensioni del nucleo, il cui diametro è stimato in 10,6 km, fanno si che anche all'afelio mantenga una magnitudine di circa 21 rendendola potenzialmente osservabile dagli strumenti più sensibili nonostante un'albedo di appena 0,022 dovuto alla colorazione scura assunta dagli idrocarburi superficiali costantemente colpiti dalla luce ultravioletta del Sole.

Dalla sua scoperta è stata osservata in quasi tutti i suoi ritorni al perielio, ad eccezione di quelli del 1883, 1889, 1910, 1935 e 1941.

Nel passaggio del 1925 è transitata a sole 0,35 ua dalla Terra, raggiungendo una magnitudine di 6.5, quasi al limite della visibilità a occhio nudo.[4][5]

Nel 1983 il telescopio spaziale IRAS ha osservato una grande coda di polveri associata alla cometa.

Nel passaggio del 2010, in cui ha raggiunto magnitudine 8, sono stati condotti studi spettrografici nell'infrarosso che hanno permesso di individuare nella chioma della cometa metanolo (CH3OH), etano (C2H6), ammoniaca (NH3) e tracce di acido cianidrico (HCN). La presenza di picchi di concentrazione suggerisce che questa sostanze provengano dalla sublimazione di granuli ghiacciati rilasciati dal corpo principale.[6]

Il passaggio del 2026 è previsto come particolarmente favorevole avendo un'elongazione di 164° al perielio e raggiungendo una distanza minima dalla Terra di appena 0.414 au.

Esplorazione

L'orbita percorsa dalla cometa è molto stabile e la rende un ottimo candidato per missioni esplorative in loco per mezzo di sonde spaziali.

Sebbene nessuna missione si sia finora concretizzata, nel passato era stato previsto che fosse visitata dalla sonda gemella della Mariner 4, ma infine la sonda fu usata per la missione Mariner 5 anch'essa diretta verso Venere.[7]

Un successivo progetto di esplorazione della cometa venne ipotizzato dalla NASA e battezzato "International Comet Mission" che prevedeva anche l'iniziale trasporto di una sonda dell'ESA diretta verso 1P/Halley. Il progetto fu cancellato nel novembre del 1979.[8][9]

Note

  1. ↑ I dati di 10P dal sito JPL.
  2. 1 2 I dati di 10P dal sito di Seiichi Yoshida.
  3. ↑ (EN) List of Jupiter-Family and Halley-Family Comets, su physics.ucf.edu. URL consultato il 7 settembre 2008 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2019).
  4. ↑ (EN) G. W. Kronk, 10P/Tempel 2, su Cometography.com. URL consultato il 24 febbraio 2010.
  5. ↑ (EN) G. van Biesbroeck, On the Appearance of the Comets in 1925 from Observations at the Yerkes Observatory, in Popular Astronomy, vol. 34, 1926, pp. 224–228, Bibcode:1926PA.....34..224V.
  6. ↑ (EN) L. Paganini, M. J. Mumma, B. P. Bonev, G. L. Villanueva, M. A. DiSanti, J. V. Keane e K. J. Meech, The formation heritage of Jupiter Family Comet 10P/Tempel 2 as revealed by infrared spectroscopy, in Icarus, vol. 218, n. 1, 2012, pp. 644–653, Bibcode:2012Icar..218..644P, DOI:10.1016/j.icarus.2012.01.004, arXiv:1201.5166.
  7. ↑ (EN) P. Ulivi e D. M. Harland, Robotic Exploration of the Solar System Part I: The Golden Age 1957–1982, Springer, 2007, pp. 57–58, ISBN 978-0-387-49326-8.
  8. ↑ (EN) N. Calder, Giotto to the Comets, Presswork, 1992, 25-28, ISBN 0-9520115-0-6.
  9. ↑ (EN) D. W. Hughes, The Giotto-Halley 20th anniversary, in Astronomy and Geophysics, vol. 47, n. 1, 2006, pp. 1.27–1.28, Bibcode:2006A&G....47a..27H, DOI:10.1111/j.1468-4004.2006.47127.x, ISSN 1366-8781.

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