50000 Quaoar

Quaoar
(50000 Quaoar)
Quaoar e il suo satellite Weywot ripresi dal telescopio spaziale Hubble
Stella madreSole
Scoperta4 giugno 2002
ScopritoriChad Trujillo
Michael Brown
ClassificazioneOggetto transnettuniano
FamigliaCubewano
Classe spettraleB−V: 0,94
V−R: 0,64
Designazioni
alternative
2002 LM60
Parametri orbitali
(all'epoca JD 2458000,5
4 settembre 2017)
Semiasse maggiore6 517 167 204 km
(43,56457197 au)
Perielio6 278 402 313 km
(41,96852725 au)
Afelio6 755 932 095 km
(45,16061668 au)
Periodo orbitale105024,24 giorni
(287,54 anni)
Velocità orbitale
Inclinazione
sull'eclittica
7,98667°
Eccentricità0,0366363
Longitudine del
nodo ascendente
188,76025°
Argom. del perielio149,01446°
Anomalia media295,91046°
Par. Tisserand (TJ)5,846 (calcolato)
Prossimo perielio2066
Satelliti2
AnelliSì
Dati fisici
Diametro medio1097,6±2,2 km[1]
Massa
(1,212±0,1)×1021 kg[1]
Densità media1,751×103 kg/m³[1]
Acceleraz. di gravità in superficie0,276−0,376 m/s²
Velocità di fuga523−712 m/s
Periodo di rotazione17,6788 h
Temperatura
superficiale
  • ~43 K (media)
Albedo>0,10
Dati osservativi
Magnitudine app.19
Magnitudine ass.
  • 2,4

Quaoar (denominazione ufficiale 50000 Quaoar) è un oggetto transnettuniano di grandi dimensioni che orbita attorno al Sole su di un'orbita quasi circolare, con un semiasse maggiore pari a circa 6 miliardi e mezzo di chilometri. Ha un diametro pari ai due terzi di quello di Plutone ed appartiene al gruppo dei cubewani, ossia degli oggetti classici della Fascia di Kuiper; è un probabile pianeta nano e possiede un satellite (con un probabile ulteriore) e un sistema di anelli di detriti nella sua orbita.[2]

Storia delle osservazioni

Quaoar fu scoperto il 4 giugno 2002 dagli astronomi Chad Trujillo e Michael Brown del California Institute of Technology di Pasadena (California) tramite immagini acquisite dal Telescopio Samuel Oschin dell'Osservatorio Palomar. La scoperta venne annunciata il 7 ottobre 2002, ad un incontro dell'American Astronomical Society. La prima immagine di Quaoar in assoluto è tuttavia risultata essere una fotografia ripresa il 25 maggio 1954 dall'Osservatorio Palomar.

Il nome del planetoide segue le regole stabilite dall'Unione Astronomica Internazionale, che prescrive nomi di divinità della creazione per tutti gli oggetti del sistema solare esterno. Esso deve il suo nome a Quaoar, una divinità della creazione del popolo americano Tongva, nativo dell'area di Los Angeles, dove la scoperta è stata effettuata. In precedenza, Quaoar era identificato attraverso la designazione provvisoria 2002 LM60.

Dal 20 novembre 2002 al 18 marzo 2003, quando 51895 Biblialexa ricevette la denominazione ufficiale, è stato l'asteroide denominato con il più alto numero ordinale. Prima della sua denominazione, il primato era di 43669 Winterthur.

Caratteristiche

Parametri orbitali

Quaoar possiede un'orbita quasi circolare, con un raggio di circa 40 au, a differenza di quella molto eccentrica di Plutone. Similmente a Nettuno, Quaoar orbita costantemente fra il perielio e l'afelio dell'orbita di Plutone, di modo che periodicamente uno dei due oggetti viene a trovarsi più lontano dal Sole rispetto all'altro.

Parametri fisici

Con un diametro stimato di circa 1200 km, pari a circa un decimo di quello della Terra o un terzo di quello lunare, al momento della scoperta Quaoar era il più grande oggetto scoperto nel sistema solare dal 1930 (anno della scoperta di Plutone), ed anche il più grande oggetto della fascia di Edgeworth-Kuiper conosciuto (soppiantato più tardi da Sedna, Eris ed altri). Il volume di Quaoar è superiore a quello di tutti gli asteroidi della fascia principale messi insieme.

Lo studio di un'occultazione stellare da parte di Quaoar ha suggerito la dimensione di 1110 km di diametro con un'incertezza di 5 km, con una massa di 0,00336 di quella terrestre risulta avere una densità di 1,99 kg/dm³.[3]. Studi successi hanno leggermente corretto questi valori, con un diametro medio di 1097,6 km di diametro con un'incertezza di 2,2 km e una densità media di 1751±0,013 g/cm³[1].

Il periodo di rotazione, ricavato dalla sua curva di luce, risulta essere di 8,84 h.

Superficie

Si suppone che Quaoar sia formato da un miscuglio di roccia e ghiaccio, così come gli altri oggetti della fascia di Kuiper. Esso è tuttavia caratterizzato da un'albedo insolitamente bassa (circa 0,1), che denuncia la probabile assenza di ghiaccio sulla sua superficie.

Nel 2004, gli scienziati furono sorpresi nel trovare tracce di ghiaccio cristallino su Quaoar, il che indicherebbe che la sua temperatura superficiale alcune volte durante gli ultimi dieci milioni di anni sarebbe salita fino ad almeno 110 K; allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile determinare quale causa possa aver portato ad un simile aumento della temperatura dal suo valore naturale di 55 K. Le teorie più comuni ipotizzano una pioggia di micro-meteore o fenomeni di natura criovulcanica, forse alimentati dal decadimento di elementi radioattivi all'interno del nucleo del planetoide.[4]

Anelli di detriti

Raffigurazione artistica di Quaoar con il suo anello e del suo satellite Weywot.

Osservazioni ottiche effettuate tra il 2018 e il 2021 mediante il Gran Telescopio Canarias, congiuntamente ad altri osservatori terrestri e supportate anche dal telescopio spaziale Cheops hanno evidenziato il ripetersi nel tempo di occultazioni di stelle lontane da parte di Quaoar. Gli eventi sarebbero riconducibili alla presenza di un anello di detriti che avrebbe anche la peculiarità di essere ben oltre il limite di Roche. Tale limite teorico presuppone che se un corpo celeste minore che orbiti un altro corpo celeste venisse a trovarsi entro la distanza di tale limite, a causa dell'effetto mareale il corpo minore verrebbe gradualmente smembrato finendo per precipitare o per dare origine a un denso sistema di anelli. Oggetti situati invece oltre il limite di Roche, come nel caso dell'anello di Quaoar, dovrebbero condensare dando origine in pochi decenni a piccole lune[5]. In realtà, le osservazioni suggeriscono che gli anelli siano due: uno esterno, denominato Q1R, e uno più interno, detto Q2R..

Satelliti

Quaoar, il suo anello, e Weywot

Quaoar ha due satelliti conosciuti. La scoperta del primo, Weywot detto (50000) Quaoar I Weywot, venne documentata in IAUC 8812 del 22 febbraio 2007 [6][7]. Prende il nome da una divinità Tongva: Weywot, figlio di Quaoar.[8] Il nome fu reso ufficiale nell'MPC #67220 pubblicato il 4 ottobre 2009.[9].

Il satellite ha una differenza di magnitudine assoluta di 5,6 rispetto a Quaoar [10]

Ha un diametro di 81±5,5 km e un'albedo simile a Quaoar, il suo colore marrone è dato forse da collisioni con frammenti di Quaoar, che nel processo hanno formato il mantello di ghiaccio.

È stato scoperto verso la metà del 2025 un possibile secondo satellite, ancora senza nome. Ha una luminosità apparente di circa 9-10 magnitudini visuali inferiore a quella di Quaoar. Dista circa 5700 km dal centro e ha un periodo orbitale di circa 3,6 giorni, che lo mette in risonanza orbitale con l'anello Q2R di quasi 5:3. La sua esistenza spiegherebbe gli anelli di Quaoar[11].

Note

  1. 1 2 3 4 (EN) B. Proudfoot et al., Beyond Point Masses. V. Weywot's Non-Keplerian Orbit, su arxiv.org, 10 novembre 2025. URL consultato il 18 novembre 2025.
  2. ↑ Division F Planetary Systems and Astrobiology, su International Astronomical Union. URL consultato il 25 dicembre 2025.
  3. ↑ (EN) The Size, Shape, Albedo, Density, and Atmospheric Limit of Transneptunian Object (50000) Quaoar from Multi-chord Stellar Occultations, su adsabs.harvard.edu. URL consultato il 21 ottobre 2018 (archiviato il 2 ottobre 2018).
  4. ↑ David C. Jewitt e Jane Luu, Crystalline water ice on the Kuiper belt object (50000) Quaoar, in Nature, vol. 432, n. 7018, 2004-12, pp. 731–733, DOI:10.1038/nature03111. URL consultato il 25 dicembre 2025.
  5. ↑ media.inaf (a cura di), Anello di detriti attorno al pianeta nano Quaoar, su media.inaf.it, 8 febbraio 2023.
  6. ↑ (EN) Daniel W. E. Green, IAUC 8812: Sats OF 2003 AZ_84, (50000), (55637), (90482), su cbat.eps.harvard.edu, International Astronomical Union Circular, 22 febbraio 2007. URL consultato il 26 marzo 2009 (archiviato il 19 luglio 2011).
  7. ↑ (EN) Wm. Robert Johnston, (50000) Quaoar, su johnstonsarchive.net, Johnston's Archive, 25 novembre 2008. URL consultato il 26 maggio 2009 (archiviato l'11 gennaio 2018).
  8. ↑ (EN) Nick Street, Heavenly Bodies and the People of the Earth, su searchmagazine.org, luglio/Agosto 2008. URL consultato il 21 febbraio 2009 (archiviato il 21 febbraio 2009).
  9. ↑ (EN) MPC 67220 (PDF), su minorplanetcenter.net. URL consultato il 21 dicembre 2014 (archiviato il 3 marzo 2016).
  10. ↑ (EN) Distant EKO The Kuiper Belt Electronic Newsletter, su boulder.swri.edu, Joel Wm. Parker, marzo 2007. URL consultato il 13 aprile 2022 (archiviato il 12 settembre 2007).
  11. ↑ (EN) Orbital characterization of a newly discovered small satellite around Quaoar

Bibliografia

  • Jewitt DC, Luu J (2004), Crystalline water ice on the Kuiper belt object (50000) Quaoar, Nature, 432(7018): 731-3. PMID 15592406

Altri progetti

Collegamenti esterni