ARL 44
| ARL 44 | |
|---|---|
| Descrizione | |
| Tipo | carro armato pesante |
| Equipaggio | 5 (pilota, assistente pilota, cannoniere, servente, comandante) |
| Progettista | Atelier de construction de Rueil (ARL) |
| Data impostazione | 1944 |
| Data entrata in servizio | 1951 |
| Data ritiro dal servizio | 1953 |
| Utilizzatore principale | |
| Esemplari | 60 |
| Dimensioni e peso | |
| Lunghezza | 10,53 m (incluso il cannone) 7,15 m (solo scafo) |
| Larghezza | 3,40 m |
| Altezza | 3,20 m |
| Peso | 48 t |
| Propulsione e tecnica | |
| Motore | Maybach HL 230 |
| Potenza | 575 hp |
| Trazione | cingolata |
| Sospensioni | molle elicoidali verticali |
| Prestazioni | |
| Velocità | 37,2 km/h (su strada) 25 km/h (su terreno) |
| Autonomia | 350 km |
| Armamento e corazzatura | |
| Armamento primario | 1 × cannone Schneider SA 45 da 90 mm |
| Armamento secondario | 2 × mitragliatrici MAC 1931 da 7,5 mm |
| Corazzatura | 120 mm max |
| Corazzatura frontale | 120 mm (parte anteriore dello scafo) |
| Corazzatura laterale | 50 mm (fiancate) |
| WW2Armor[1] | |
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Il carro pesante ARL 44 (Atelier de construction de Rueil, char modèle 1944) era un carro armato pesante sviluppato dalla Francia durante la seconda guerra mondiale. Fu realizzato applicando allo scafo base dello Char B1, previe alcune modifiche, una nuova torretta che dava finalmente al potente carro prebellico una nuova, sorprendente validità operativa, anche se il progetto da cui partiva era sostanzialmente obsoleto.[2]
Progetto
Il veicolo era basato sul carro Char B1 da 31 tonnellate, che era originariamente armato con un cannone corto da 75 mm SA 35 in casamatta, quasi come un cannone d'assalto, e un 47 mm SA 34 a canna lunga in una torretta.[3] Gli uomini di equipaggio erano però 5, a differenza dello Char B1 che ne aveva 4, ma non erano disposti come nei carri armati convenzionali.[4]
Nessuna delle due armi dello Char B1 era di per sé del tutto soddisfacente, perché il cannone da 75 mm era eccessivamente corto, e poteva essere azionato solo dal pilota, con lo spostamento di precisione dello scafo (possibile grazie alla buona meccanica, un poco come il successivo carro S svedese). Non avveniva, quindi, con una semitorretta come nel caso del carro medio M3 degli Stati Uniti. Il cannone in torretta era una valida arma, ma la torretta di per sé era monoposto, e sebbene ben corazzata, non offriva una buona ergonomia, In generale, il grosso veicolo francese non possedeva una progettazione felice, in quanto 2 dei 4 membri dell'equipaggio, il pilota e il capocarro, dovevano guidare e azionare l'armamento, mentre gli altri 2 si limitavano alla ricarica e all'azionamento della radio, che se non altro su tali mezzi esisteva. Gli Char B1 vennero nondimeno costruiti in oltre 400 esemplari e nel 1940 erano tra i carri più temibili che si potessero incontrare, potentemente armati, ben corazzati e con una ottima mobilità fuoristrada con i loro cingoli avvolgenti (sebbene assai vulnerabili al tiro).

Tuttavia, nelle varie versioni apparse, dallo Char B1 allo Char B1 bis, i miglioramenti, per quanto significativi, non erano riusciti a farne dei mezzi del tutto convincenti, troppo complessi e di ridotta autonomia, oltre che con una disposizione interna discutibile (peraltro ripresa per il carro statunitense M3 Lee, sebbene con una migliore efficienza, come il 75 mm a canna media e brandeggiabile). Per sviluppare un nuovo carro, i francesi già durante l'occupazione nazista pensarono a un mezzo con un armamento all'altezza della situazione, che significava un cannone a canna lunga da almeno 75 mm.[5] Il loro carro più moderno, il SOMUA S35, non era abbastanza grande per ospitarlo, sebbene questo carro abbia ispirato l'M4 Sherman.
Allora, fu giocoforza rivolgersi proprio al massiccio Char B1 bis,[6] l'ultima versione disponibile in quantità di tale mezzo, ma non è chiaro se si sia trattato di scafi già disponibili o di mezzi di nuova costruzione. A propendere per la prima soluzione c'è il fatto che lo scafo era quello del B1 bis, non quello del B1 ter, con la sua struttura corazzata ampiamente riprogettata, tanto che le linee arrotondate lo facevano somigliare a un enorme Matilda. Tuttavia solo pochi esemplari del nuovo carro Char B1 ter vennero effettivamente costruiti, in un numero davvero insufficiente, e quindi non poterono essere utilizzati per la costruzione dell'ARL 44, e ci si adattò infine a utilizzare ciò che era disponibile.[4] Nonostante fosse stata pianificata la fabbricazione di 300 ARL 44, la produzione si interruppe con la realizzazione di soltanto 60 esemplari.[2]
Tecnica
Il risultato di tali modifiche al progetto fu che i francesi rimossero dalla piastra anteriore dello scafo dello Char B1 il cannone da 75 mm lungo 17,1 calibri che, con la sua lunghezza ancora minore di quella dell'arma del Panzer IV originario, aveva ormai davvero poco senso.
Sostituita la torretta monoposto con il cannone da 47 mm, venne installata una grande torretta, dall'aspetto vagamente simile a quello di un T-34/85 o di un M26. Essa aveva verosimilmente l'equipaggio standard, finalmente 3 uomini e, per la massima efficienza del comparto combattimento un'arma totalmente nuova e più potente, un cannone Schneider SA 45 da 90 mm. Si trattava di fornitura francese Schneider e non americana, poiché anche i francesi disponevano di armi di tale calibro, per esempio su affusti navali antiaerei.

I cingoli fornivano al mezzo un'elevata mobilità, anche se lo scafo era molto alto (e comodo per l'equipaggio). Il carro armato in parte recuperava la vecchia struttura della corazzatura imbullonata sui fianchi, con piastre spesse 50 mm, mentre sul davanti la piastra frontale dello scafo era completamente nuova e spessa 120 mm, con un'inclinazione di circa 45 gradi.[2] La torretta era la parte dall'aspetto più moderno, anche se era una soluzione evidentemente improvvisata, saldata in modo piuttosto grossolano, con la parte frontale che aveva uno spessore di 110 mm.[2] Si trattava così di un carro pesante circa 48 tonnellate,[2] il che lo avrebbe reso ancora più lento di quanto fosse prima, e perciò divenne necessario usare un motore più potente di quello originario. Purtroppo si dovette impiegare ciò che c'era a disposizione, e quindi i carri furono equipaggiati con i motori tedeschi Maybach HL 230 che avevano una potenza effettiva di 575 hp.[7]
Servizio
La produzione dell'ARL 44 si fermò a 60 esemplari, e un certo numero di questi carri raggiunse le unità operative francesi, a partire dal 1951, e prestò servizio in attesa che i nuovi carri postbellici divenissero operativi. Si pensava che gli AMX-50 potessero essere il sostituto ideale, ma anche questo progetto venne accantonato quando giunsero, a prezzi molto inferiori, gli M47 Patton americani.
Rispetto a questi ultimi, gli ARL 44 erano certamente superati, sebbene potessero competere in termini di potenza di fuoco. Essi avrebbero stentato anche a reggere il confronto con gli M26 Pershing. Infatti, se l'armamento era di tutto rispetto, la corazzatura era troppo sottile, la velocità presumibilmente modesta e la sagoma troppo alta. Inoltre ve n'erano pochi disponibili, così senza rimpianti essi vennero accantonati nei depositi, e ritirati definitivamente nel 1953.[4]
Note
- ↑ ARL-44 Heavy Tank Data (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2012).
- 1 2 3 4 5 Roger Ford, The World's Great Tanks: From 1916 to the Present Day, London, Brown Books, 1997, p. 119, ISBN 1-897884-29-X.
- ↑ James Bingham, AFV No. 58 French Infantry Tanks: Part I (Chars 2C, D and B), Windsor, Profile Publications Ltd, 1973, pp. 21-22.
- 1 2 3 Ferrard 2015, pp. 83-96.
- ↑ Jeudy 1997, p. 208.
- ↑ Jeudy 1997, p. 210.
- ↑ Jeudy 1997, p. 211.
Bibliografia
- (FR) Stéphane Ferrard, Du B 40 à l'ARL 44. Une Fin de Lignée, in Histoire de Guerre, Blindés & Matériel, n. 111, Paris, Histoire & Collections, gennaio 2015, pp. 83-96.
- (FR) Jean-Gabriel Jeudy, Chars de France, Boulogne-Billancourt, ETAI, 1997, ISBN 978-2726883693.
- (EN) David Miller, The Illustrated Directory of Tanks of the World: From World War I to the Present Day, Osceola, MBI Publishing Company, 2000, ISBN 0-7603-0892-6.
- (FR) Pierre Touzin, Les Engins Blindés Français, 1920–1945, Paris, SERA, 1976.
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