Acquedotto di Sangano
| Acquedotto di Sangano | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Piemonte |
| Località | Sangano |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso, gestito dalla SMAT |
| Costruzione | Prima metà dell'Ottocento |
| Inaugurazione | 1859 |
| Uso | Civile |
| Realizzazione | |
| Ingegnere | Ignazio Michela |
| Committente | Maria Cristina di Borbone |
L'acquedotto di Sangano è una struttura idraulica realizzata tra il 1850 e il 1860 con lo scopo di rifornire di acqua potabile la città di Torino situata a Sangano. È considerato il primo grande acquedotto moderno del Piemonte ed è una delle più importanti innovazioni ingegneristiche in ambito sanitario dell’Ottocento italiano; l’impianto si trova al confine tra i comuni di Sangano e Villarbasse. È ancora in funzione e gestito dalla SMAT .
Contesto storico
Nella prima metà del XIX secolo Torino attraversò una fase di intensa espansione urbanistica e demografica. L’aumento della popolazione e delle attività produttive determinò un peggioramento della qualità delle acque dei pozzi cittadini, soprattutto quelli poco profondi, contaminati dall’inquinamento organico del sottosuolo. Le analisi condotte nella prima metà dell’Ottocento portarono risultati sempre più preoccupanti sotto l’aspetto igienico-sanitario. La situazione precipitò con la grave epidemia di colera del 1835, che nei soli ultimi quattro mesi causò oltre 2.200 vittime nel capoluogo[1]. L’emergenza sanitaria impose un deciso intervento pubblico: furono demoliti i quartieri più degradati e si coprirono i canali della Dora Grossa, che scorrevano come fogne a cielo aperto, ma divenne soprattutto evidente la necessità di disporre di acqua di sorgente pulita e controllata periodicamente .
Origine del progetto
L’idea di un acquedotto moderno non nacque in risposta immediata all’epidemia, ma pone le sue radici in un progetto già commissionato nel 1832 da Maria Cristina di Borbone, vedova di Carlo Felice, all’ingegnere Ignazio Michela. L’obiettivo era portare acqua corrente nelle abitazioni torinesi, anche ai piani più elevati, evitando il tradizionale trasporto manuale con secchi. Nel 1847 venne costituita una società per la realizzazione dell’opera, composta da 53 soci fondatori tra cui Camillo Benso, conte di Cavour[2]. Maria Cristina sostenne l’iniziativa donando il progetto e fornendo un finanziamento, a patto che l’acqua fosse garantita gratuitamente agli istituti caritatevoli cittadini. Il progetto rappresentava non solo un intervento tecnico, ma anche un’opera di grande valore sociale. Il 6[2] o 7 marzo[3] 1859 l’acqua proveniente da Sangano raggiunse per la prima volta piazza Carlo Felice a Torino. L'impianto fu completato intorno al 1860.
Scelta delle risorse idriche della Val Sangone
Tra i sei studi elaborati da Michela fu selezionato quello che prevedeva l’utilizzo delle acque della Val Sangone, poiché erano ritenute particolarmente pure. Le analisi chimiche descrivevano un acqua dolce, non selenitosa, con un contenuto di carbonato di calcio estremamente basso, pari a circa 19 milligrammi per litro. La qualità risultava superiore a quella delle fontane e dei pozzi torinesi e si prestava perfettamente all’uso domestico e alimentare. Le stime prevedevano una fornitura di circa 66 litri al giorno per abitante, equivalente a oltre 8.500 metri cubi giornalieri per una popolazione di circa 150.000 persone. Considerando la capacità delle fontane già esistenti, la disponibilità complessiva avrebbe superato i 20.000 metri cubi al giorno, una quantità nettamente superiore al fabbisogno dell’epoca. L’acqua non veniva prelevata direttamente dal Sangone, nonostante si trovasse sulla sponda sinistra del torrente, ma dalla falda acquifera sotterranea, così da garantire una maggiore protezione da contaminazioni[2].
Struttura e caratteristiche tecniche
L’acquedotto è costituito da una rete articolata di gallerie di captazione e condotti sotterranei. Le gallerie situate sulla sinistra del Sangone sono collegate a quelle di destra nel territorio di Bruino, dove vengono inglobate anche le acque della sorgente Lilla. Esse una volta raccolte scorrono in un canale in muratura che attraversa i territori di Rivalta di Torino e Grugliasco, proseguendo per circa dieci chilometri fino a Collegno. Qui l’acqua viene raccolta in un grande serbatoio sotterraneo a forma di galleria, con una capacità superiore ai 2.000 metri cubi, per poi scorrere sotto l’attuale corso Francia e raggiungere il centro di Torino attraverso un condotto principale e numerose diramazioni secondarie. Le gallerie filtranti si sviluppano a una profondità variabile tra i 10 e i 15 metri, con una portata superiore ai 600 litri al secondo[4]. La temperatura sotterranea si mantiene costante intorno ai 15 °C, condizione che favorisce la conservazione naturale delle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua.
Funzionamento attuale e gestione
Nonostante sia attivo da due secoli, l’acquedotto è ancora perfettamente funzionante. Insieme alle sorgenti del Pian della Mussa contribuisce a circa il 10% dell’acqua distribuita nell’area torinese, dimostrando così la sua attuale efficienza. La gestione è la manutenzione dell’impianto sono affidate alla SMAT.
Valore storico e culturale
L’Acquedotto di Sangano costituisce una testimonianza importante nella storia dell’ingegneria sanitaria italiana. La sua realizzazione segnò il passaggio da un sistema idrico frammentario, basato su pozzi locali e fontane, a un modello centralizzato e progettato, capace di garantire sicurezza, continuità e controllo della qualità dell’acqua. L’opera rappresenta anche un esempio di come le emergenze sanitarie dell’Ottocento abbiano favorito lo sviluppo di grandi infrastrutture pubbliche, contribuendo al miglioramento delle condizioni igieniche, alla riduzione delle malattie epidemiche e alla modernizzazione delle città.
Visitabilità
L’impianto non è normalmente aperto al pubblico, ma può essere visitato in occasioni straordinarie, come la Fiera di Primavera di Sangano o eventi culturali e giornate di apertura in collaborazione con enti di tutela del patrimonio[5]. Le visite consentono di percorrere le gallerie sotterranee, spesso definite una “cattedrale dell’acqua”, e di comprendere da vicino la complessità tecnica di quest’opera.
Galleria
Dettagli dell'acquedotto
Gallerie interne dell'acquedotto
Gli interni dell'acquedotto da un'altra prospettiva
Note
- ↑ SANGANO (TO). L’acquedotto Sangano o la Cattedrale dell’Acqua, su Piemonte Go. URL consultato il 5 marzo 2026.
- 1 2 3 L'acquedotto di Sangano, una vera e propria “Cattedrale dell’Acqua”, su Laboratorio Alte Valli. URL consultato il 5 marzo 2026.
- ↑ "La porta segreta" di Rai 2 svela l'impianto storico di Sangano, su SMAT, Società Metropolitana Acque Torino, 27 marzo 2020. URL consultato il 21 marzo 2026.
- ↑ Alessandro Maldera, Acquedotto Sangano, la cattedrale sotterranea che disseta Torino, su Mole24, 4 settembre 2025. URL consultato il 5 marzo 2026.
- ↑ Silvia, Visita aquedotto di Sangano | Impianti acque potabili della SMAT, su About ValSangone APS ETS | Turismo e curiosità. URL consultato il 5 marzo 2026.
Collegamenti esterni
- https://torinostoria.com/il-meraviglioso-acquedotto-di-sangano/
- https://torinocronaca.it/news/tempo-libero/482567/la-cattedrale-dell-acqua-un-viaggio-nella-storia-dell-acquedotto-smat.html
- https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/lacquedotto-di-sangano-una-vera-e-propria-cattedrale-dellacqua
