Adolfo Baruffi
Adolfo Baruffi (Ferrara, 26 giugno 1926 – Gambassi Terme, 2013) è stato un regista italiano.
Biografia
Nato in una famiglia difficile (i genitori si separarono pochi mesi dopo la sua nascita e Baruffi crebbe con il padre), Baruffi ottenne il diploma magistrale nel 1944. Incoraggiato dal preside del suo istituto, l'italianista Claudio Varese, iniziò l'attività di giornalista nel 1946, scrivendo per testate locali dell'Emilia - tra queste il Corriere del Po, testata sorta dalle ceneri del Corriere Padano di Italo Balbo, e per la rivista il Quaderno. Il professor Varese gli aveva consigliato anche di tentare l'iscrizione al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, ma le ristrettezze economiche della famiglia e il timore di abbandonare il padre lo indussero a rinunciare.[1]
In questo periodo conobbe diversi intellettuali come Carlo Ragghianti, Gaetano Tumiati, Guido Aristarco e molti altri ferraresi dell'epoca. L'attività di cineasta iniziò nei primi anni cinquanta con una serie di documentari e cortometraggi, i primi dei quali furono realizzati in collaborazione con Florestano Vancini, suo coetaneo. I due avevano fondato una società di produzione cinematografica, la Este Film s.r.l., che venne successivamente ceduta quando Vancini decise di trasferirsi a Roma. Quasi tutti i documentari possedevano un'impronta neorealista e avevano l'obiettivo di raccontare l'Italia del dopoguerra.
Tra le successive collaborazioni di Baruffi si annovera quella con Dino Buzzati, per il documentario Il postino di montagna, e con Luis Trenker, con il quale girerà il film Il prigioniero della montagna, scritto dallo stesso Trenker con Giorgio Bassani e Pier Paolo Pasolini[2]. Nel 1955 realizzò il primo lungometraggio, Paternicillina, in cui immaginava l'invenzione di una sostanza chimica che, ingerita da una donna in gravidanza, avrebbe fatto comparire, sul corpo del nascituro, il nome del vero padre, facendo scaturire una serie di imprevisti e disavventure. Il film, che nelle intenzioni dell'autore era parlato in dialetto ferrarese, esigeva un doppiaggio in italiano o, quanto meno, l'uso dei sottotitoli. Pur di non piegarsi alle regole del tempo, Baruffi rifiutò e il film non passò la censura e molte case rinunciarono a distribuirlo, cosicché la pellicola finì nel dimenticatoio e segnò per Baruffi l'uscita dalle scene cinematografiche.[1]
Dopo la fine del suo periodo da fine cineasta, Baruffi ebbe una figlia e sposò la donna che sul set fu spesso il suo aiuto regia, Brunella Bentivoglio. In seguito aprì un'azienda che produceva scarpe: la AB film, la scarpa della diva. Baruffi avrebbe così dato vita ad un nuovo periodo della sua vita, durante il quale evitò sempre di parlare del suo periodo cinematografico, sia con gli amici che con la figlia, che seppe del suo passato da regista soltanto dai racconti della madre e dalle fotografie che ritraevano il padre in compagnia di Pasolini, Vancini e altri cineasti del tempo. Si trasferì poi a Bologna nel 1978, dove aprì una nuova azienda che produceva scarpe, la Jacopo Mei, lasciando la moglie e la figlia e andando a vivere con una nuova compagna. Nel 1987 si trasferì a Gambassi Terme, dove visse fino alla morte avvenuta silenziosamente nel 2013.
Omaggi
Nel 2008 un professore dell'Università di Ferrara Paolo Veronesi, scrisse un articolo dal titolo Che fine ha fatto Adolfo Baruffi?[3] Con questo articolo fu attirata l'attenzione degli amici di Baruffi che non avevano idea del suo periodo da regista. In particolare un caro amico, Romeo Pisano, iniziò delle ricerche per capire di più sul passato di Baruffi, fino alla morte dello stesso. Nel 2017 lo stesso Pisano ingaggerà una troupe composta da studenti dell'Accademia di belle arti di Bologna della sezione Cinema per girare un documentario sull'amico dal titolo Paternicillina: Storia di un regista dimenticato per la regia di Marco Berton Scapinello.
Filmografia
- Amanti senza fortuna (1949) in collaborazione con Florestano Vancini
- Uomini della pianura (1950) in collaborazione con Florestano Vancini
- Alluvione (1950) in collaborazione con Florestano Vancini
- Pomposa (1950) in collaborazione con Florestano Vancini
- Pattinaggio artistico (1950)
- I camionisti (1950) in collaborazione con Florestano Vancini
- La fabbrica dei cavalli (1950)
- Zucchero (1950)
- Li mille cento trenta cenque nato (1951)
- Accademia militare di Modena (1951)
- Nasce una scarpa (1951)
- Reti e fucili (1951)
- Piazza Maggiore (1951)
- Il postino di montagna (1951)
- Industria di montagna (1951)
- Una corte del '400 (1952)
- La bambola (1952)
- Carte parlanti (1952)
- Ottocento (1953)
- Tragedia d'amore (1954)
- Paternicilina (1956) lungometraggio
Note
- 1 2 Paolo Veronesi, Adolfo Baruffi. Come "scompare" un regista, in Stefano Muroni (a cura di), Enciclopedia del cinema ferrarese, Ed. Ferrara la Città del Cinema, 2021, pp. 101-105. ISBN 9791220091435
- ↑ Questi ultimi due la disconobbero chiedendo poi la cancellazione dei loro nomi dai titoli di testa
- ↑ Che "fine" ha fatto Adolfo Baruffi?, su cronacacomune.it. URL consultato il 5 aprile 2017.