Alda Costa

Alda Costa (Ferrara, 26 gennaio 1876 – Copparo, 30 aprile 1944) è stata una docente italiana.

Biografia

Targa commemorativa di Alda Costa presso la Casa della Salute "Terre e Fiumi" di Copparo (Ferrara), ex Ospedale

Si diplomò maestra elementare ed iniziò ad insegnare nel 1899. Nel 1907 entrò nella Federazione di Ferrara del PSI, aderendo all'ala riformista. Collaborò al Pensiero socialista, organo ufficiale dell'ala riformista. Nel 1913 fondò il giornale ferrarese Bandiera socialista, organo del Partito socialista.

Il 26 novembre 1916 il Congresso regionale del partito tenutosi a Bologna la nominò responsabile, per la provincia di Ferrara, della propaganda per la pace e dell'organizzazione femminile del partito. In tale sede affermò: la scuola rappresenta il mezzo più adatto per formare le coscienze delle classi lavoratrici, pertanto le amministrazioni comunali devono sviluppare congrue condizioni di vita intorno alla scuola per sottrarla all'influenza dei partiti e conservarla al più assoluto indirizzo laico.[1] Questo fatto indusse la polizia a schedarla, nel 1917, in quanto sovversiva pericolosa e candidata all'internamento.[2]

Continuò anche dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 la sua battaglia contro il fascismo e, dopo la seconda scissione del PSI, quella del 1922 che darà vita al Partito Socialista Unitario, con segretario Giacomo Matteotti, organizzò riunioni clandestine e portò aiuto ai detenuti politici.

Perseguitata dal fascismo

Nel 1926, Alda rifiutò di giurare fedeltà al regime, e nello stesso anno la sua casa venne perquisita e vi fu rinvenuto il ritratto di Matteotti. I due episodi fornirono alla giunta comunale la scusa per licenziarla ma l'avvocato Mario Cavallari ne assunse il gratuito patrocinio e ottenne l'annullamento del provvedimento dal Consiglio di Stato.[3]

Trasferitasi a Milano, venne arrestata e confinata prima alle Isole Tremiti e poi in un piccolo paese della Basilicata, Corleto Perticara.

Rientrata a Ferrara sofferente a causa delle condizioni di vita alle quali era stata sottoposta durante il confino, si dedicò all'insegnamento privato. Mantenne contatti con i compagni e riuscì a riannodare le fila degli antifascisti, finché non fu arrestata dall'OVRA. Venne tenuta in carcere a pane ed acqua per un mese, sottoposta a durissimi interrogatori e maltrattamenti ma non rivelò alla polizia i nomi dei compagni socialisti che le venivano chiesti.[3]

Il 25 luglio 1943 venne liberata ma in seguito fu nuovamente arrestata, a Ferrara, la notte del 15 novembre 1943 e poi tradotta alle carceri di Copparo. Qui venne ricoverata per leucemia nel locale ospedale dove morì il 30 aprile 1944. Prima di morire, al pretore e direttore delle carceri di Copparo, Antonio Buono, che l'aveva aiutata a passare ad un altro socialista una lista di nomi di compagni per ricostruire le file del partito, lasciò questo messaggio: Dica ai miei compagni che sono rimasta fedele al mio ideale.[2]

Scuola primaria di primo grado a lei intitolata, a Ferrara

Il funerale di Alda Costa si tenne a Copparo il primo di maggio, all'alba, in gran segreto: per ordine della prefettura nessuno doveva partecipare, per evitare "turbamenti dell'ordine pubblico". Le finestre vennero fatte tenere chiuse e il paese fu presidiato da un gran numero di poliziotti.[4] Solo al direttore delle carceri e al parroco fu concesso di accompagnare il carro funebre fino al cimitero.[5] Il 15 novembre 1945, dopo la Liberazione, la salma di Alda Costa venne traslata da Copparo alla Certosa di Ferrara, permettendole finalmente l'ultimo omaggio da parte della popolazione, che si affollò in un nutrito corteo funebre.[4] Cinquant'anni dopo, il 16 novembre del 2006, in occasione della cerimonia commemorativa le sue ceneri sono state traslate nel Sacello dei Caduti per la Libertà del cimitero monumentale.[4]

Riconoscimenti

Targa commemorativa di Alda Costa presso l'edificio a lei intitolato di via Riviera Felice Cavallotti 3, Codigoro (Ferrara)

A lei sono intitolate una scuola elementare a Ferrara, la Direzione Didattica di Vigarano Mainarda e, dal 25 ottobre 2014 e su proposta del sindaco di allora Rita Cinti Luciani, anche l'ala delle ex scuole elementari restrutturate di Codigoro destinata ad ospitare l'archivio comunale.[6]

Nella cultura popolare

Giorgio Bassani si è ispirato ad Alda Costa per il personaggio di Clelia Trotti della sua novella Gli ultimi anni di Clelia Trotti.[7][8]

Note

  1. ↑ Alda Costa: la vita e l'azione politica di Gherardo Pagnoni, su istitutoaldacosta.org. URL consultato il 7 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  2. 1 2 Alda Costa educatrice-combattente-martire : trent'anni di stolta persecuzione poliziesca / Autunno Ravà. - Ferrara : Partito Socialista Italiano, [195?]
  3. 1 2 Giorgio Gandini su "la Nuova Ferrara" del 27 maggio 2001 a pag. 30
  4. 1 2 3 Davide Stabellini, Ricordando Alda Costa, in Cronaca Comune, 16 novembre 2006. URL consultato il 18 febbraio 2026.
  5. ↑ Redazione, Copparo ricorda Alda Costa nata il 26 gennaio 1876, in Estense.com Ferrara, 26 gennaio 2024. URL consultato il 19 febbraio 2026.
  6. ↑ (EN) Intitolazione delle ex scuole, su La Nuova Ferrara. URL consultato il 9 novembre 2022.
  7. ↑ Gli ultimi anni di Clelia Trotti (podcast), su Rai Play. URL consultato il 28 febbraio 2026.
  8. ↑ Giulia Sanguin, «Con tutto attorno questo continuo rumore di vita»: il cimitero e la morte negli Ultimi anni di Clelia Trotti tra realtà storica e finzione letteraria, Milano, 2025, ISBN 978-88-9395-674-1. URL consultato il 2 marzo 2026.

Bibliografia

  • Autunno Ravà, Alda Costa educatrice - combattente - martire: trent'anni di stolta persecuzione poliziesca, Ferrara, Sezione ferrarese del Partito Socialista Italiano (a cura di), [s. d.]
  • Sandro Ferranti, Alda Costa, la più celebre reclusa delle carceri copparesi in Le carceri mandamentali nella storia di Copparo e del suo territorio / Gianna Vancini, Sandro Ferranti, Dario Ambrosone, Copparo, Edizioni del comune, [2004].
  • Luigi Davide Mantovani, La figura straordinaria di Alda Costa, ANPI Ferrara, anno 2, n. 1, aprile 2007.
  • Antonio Buono, Storia di Alda, capitolo del libro Vostro Onore senza onore, Napoli, Delta, 1985.

Vedi anche

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Collegamenti esterni

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