Alessandro Etolo
Alessandro Etolo, figlio di Satiro (in greco antico Ἀλέξανδρος Αἰτωλός?, Alèxandros Aitōlòs; Pleurone, 320 a.C. circa – dopo il 240 a.C.), è stato uno scrittore greco antico attivo nella prima metà del III secolo a.C. Fiorì nel 280 a.C.
Biografia
Nato a Pleurone, in Etolia, svolse la sua attività in due importanti centri ellenistici: prima ad Alessandria d'Egitto, alla corte di Tolomeo II Filadelfo e poi a Pella, presso Antigono Gonata,[1] insieme ad Arato di Soli ed Antagora.
Ad Alessandria lavorò anche da filologo per la Biblioteca, con l'incarico di organizzare e ordinare i testi delle tragedie e le opere di satira esistenti. Fu autore egli stesso di tragedie, ma anche di drammi satireschi, epigrammi, epilli, carmi licenziosi e componimenti elegiaci e tutte le liste note del Canone alessandrino lo includono tra i sette autori della Pleiade alessandrina, cioè tra i maggiori autori tragici del suo tempo.[2][3][4]
Opere
Resta molto poco della produzione letteraria di Alessandro.
Abbiamo il titolo di un dramma satiresco (I giocatori di astragali), due epigrammi, frammenti di epilli e, soprattutto, frammenti consistenti di due opere elegiache: l'Apollo e le Muse.[5][6][7][8]
Ambedue le opere appaiono composizioni raffinate che superano i tradizionali confini tra generi letterari. Nell'Apollo le vicende narrate, che sono presentate come predizioni fatte dal dio, fondono il contenuto mitico con elementi tipici della favola milesia. L'unico frammento rimasto tratta, proprio in forma profetica, una storia del genere, quella di Anteo e Cleobea:
sarà legittimo tra i nobili nati da parte di padri.
A lui la sposa promessa giungerà nella dimora; e mentre lei è ancora una fanciulla
che fa girare i bei fusi nelle stanze nuziali,
arriverà Anteo, discendente del re di Asseso,
avendo stretto i patti fedeli dell'ostaggio,
nella prima giovinezza, più fiorente della primavera; (né a Melisso
l'acqua di Pirene, che nutre il bestiame,
partorirà un così grande figlio, da cui una grande gioia a Corinto
deriverà, e forti dolori ai potenti Bacchiadi).
Anteo, caro al rapido Ermes, verso il quale la sposa,
presa da una folle passione, concepirà subito un amore degno di lapidazione,
e afferrandolo per le ginocchia tenterà di convincerlo a compiere desideri illeciti;
ma egli, avendo timore di Zeus Ospitale,
e dei patti sacri contratti in casa di Fobio e degli altri comuni conviti,
laverà l'indegna proposta nelle sorgenti e nei fiumi.
Ma lei, quando lo splendido Anteo rifiuterà le nozze sciagurate,
proprio allora ordirà contro di lui un astuto inganno,
ingannandolo con parole, e questo sarà il suo discorso:
"Un secchio d'oro, mentre ora veniva tirato su
dal fondo del pozzo, si è staccato dalla bella corda,
ed è finito dritto giù, tra le Ninfe dell'acqua.
In nome degli dèi, ti prego, se vuoi, poiché sento dire da tutti
che la discesa di questa bocca del pozzo è facile,
calati con decisione e tiralo su; allora mi sarai immensamente caro."
Così parlerà la sposa di Fobio, discendente di Neleo.
Ed egli, senza subodorare l'inganno, si toglierà la veste lelegia,
opera di sua madre Ellamene;
e affrettandosi si calerà lui stesso nella profonda cavità
del pozzo. Ma la donna, meditando nel cuore cose scellerate,
con entrambe le mani vi scaglierà sopra una pietra da macina.
E allora lui, di gran lunga il più sventurato degli ospiti,
riempirà la tomba che gli era stata destinata; mentre lei, dopo aver stretto
un laccio intorno al proprio collo, scenderà insieme a lui nell'Ade.»
Le Muse[9], invece, dovevano essere una raccolta di componimenti in cui, narrando episodi relativi a poeti, Alessandro introduce nel genere elegiaco la sua competenza di filologo e critico letterario[10]: il poema evidenzia la letterarietà dell'autore, che manifesta un interesse per la storia letteraria, per le valutazioni e le analisi delle figure letterarie, e forse anche un interesse ricreativo per i metri classici. In un frammento, ad esempio, tratta dell'inno di Timoteo per il tempio di Artemide a Efeso, e un altro possibile o probabile frammento con due parodisti epici attivi in Sicilia. Il primo discute le circostanze della composizione di una certa opera; il secondo esamina un'opera; entrambi trattano di storia letteraria relativamente recente, almeno nell'ultimo secolo.
Inoltre sono giunti frammenti anche di tre epilli: Ἁλιεὺς (Marinaio)[11] Kirka o Krika,[12] già dubbio nell'antichitá, e Elena[13].
I suoi Cinedi, detti anche Poemi ionici (Ἰωνικὰ ποιήματα) sono menzionati da Strabone[14] ed Ateneo.[15]
Note
- ↑ Arato, II, 431-446.
- ↑ Suda, Ἀλέξανδρος Αἰτωλός.
- ↑ Pausania, II, 22, 7.
- ↑ Scoliaste in Omero, XVI, 233.
- ↑ Ateneo, IV, 170; XI, 496; XV, 899.
- ↑ Strabone, XII, 556; XIV, 681.
- ↑ Tzetzes, 266.
- ↑ Scoliaste e Eustazio di Tessalonica in Omero, III, 314.
- ↑ Frr. 4-7 Powell.
- ↑ Alcuni versi in anapesto scritti in lode ad Euripide sono citati in Gellio, XV, 20
- ↑ Ateneo, VII, 296.
- ↑ Ateneo, VII, 283.
- ↑ Bekker, p. 96.
- ↑ Strabone, XIV, 648.
- ↑ Ateneo, XIV, 620.
Bibliografia
- August Immanuel Bekker, Anecdota Graeca, 1814-1821.
- (EN) William Smith (a cura di), Alexander Aetolus, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Alessandro Etòlo, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Alexander Aetolus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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