Alessandro Margara
Alessandro Margara, conosciuto anche come Sandro (Massa, 23 giugno 1930 – Firenze, 29 luglio 2016), è stato un magistrato italiano del Tribunale di sorveglianza che è stato definito il Basaglia dei detenuti[1], ispiratore ed autore della riforma penitenziaria del 1986, nota come legge Gozzini[2].
Biografia
Ha dedicato la sua vita alle condizioni carcerarie dei detenuti. Entrato in magistratura nel 1958, fu giudice istruttore a Ravenna dal 1961 al 1965 quindi a Firenze dove esercitò fino al 1976. Avvenne proprio in quello stesso anno che cominciò a dedicarsi alla condizione nelle carceri, quando divenne magistrato di sorveglianza prima a Bologna fino al 1980 e in seguito di nuovo a Firenze fino al 1997[3].
Il Ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick nel 1997 lo nominò direttore generale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ma non venne riconfermato nel 1999 dal nuovo Ministro Oliviero Diliberto. Margara perciò volle ritornare al Tribunale di sorveglianza di Firenze con le funzioni di semplice magistrato. Dopo essere andato in pensione nel 2002, ha presieduto la Fondazione Giovanni Michelucci di Fiesole per dieci anni. Dal 2011 al 2013 è stato il Garante dei detenuti della Regione Toscana[3].
Una vita spesa per comprendere i carcerati, sia nella sua attività di magistrato che nel vasto patrimonio di scritti, che dal 2015 si trovano raccolti nel volume, curato da Franco Corleone, "La Giustizia e il senso di umanità. Antologia di scritti su opg, droghe e magistratura di sorveglianza", riedito in una versione ampliata nel 2022[4].
Nel luglio 2025, anniversario della scomparsa di Alessandro Margara, che coincideva con il 50º della riforma penitenziaria, quella che nel 1975 aveva finalmente cancellato l'arretratezza del Codice Rocco del 1931. Con quella riforma i detenuti divennero persone, cittadini a pieno titolo, con la prospettiva di quella rieducazione e del reinserimento sociale presente nella Costituzione. Fu Margara a sollevare le prime questioni di incostituzionalità del regime del 41-bis, su cui si espresse la Corte costituzionale sui limiti di quell'articolo del codice penale[5]. Fu lui, presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze, a non voltare le spalle di fronte alle violenze e alle torture a Pianosa all'inizio anni ’90[6]. Oltre ad essere promotore della legge Gozzini, fu ancora Margara che, da pensionato, elaborò una intera riforma dell'ordinamento penitenziario, presentata alla Camera nel 2004, ma che non venne discussa[5].
Una riflessione attorno a queste tematiche si svolse nel corso della XV edizione del film festival Visionaria nel 2006, promossa dall'associazione Euroforum Firenze nata nel 1996 con la volontà di ravvivare l'interesse dei cittadini verso i grandi cambiamenti nel mondo. In quel contesto si tenne il convegno Sbarriamo gli occhi! Realtà carcerarie fuori e dentro le mura, presso il Teatro dei Rozzi a Siena, cui presero parte Alessandro Margara, Franco Corleone, Lucia Re, docente di Scienze giuridiche dell'Università fiorentina, e il suo collega Emilio Santoro, docente di Filosofia del diritto.
Al convegno era connesso un premio speciale dedicato alle tematiche legate alla giustizia e al carcere. Vinse il corto Mort a l'ecran del francese Alexis Ferrebeuf, in cui a un condannato a morte viene offerta la possibilità della grazia, affidata ad un reality show televisivo, in cui sarebbero stati gli spettatori a decidere[7].
Il Comune di Firenze ha dedicato una via ad Alessandro Margara accanto al Complesso monumentale delle Murate, con la dicitura magistrato riformatore[5].
Iter della legge Gozzini
Per arrivare all'approvazione della legge 10 ottobre 1986, n. 663, conosciuta come legge Gozzini, va ricordato il fondamentale contributo di Margara nella elaborazione delle riflessioni sulla carcerazione e quindi sulle proposte di modifica di tutto l'ordinamento penitenziario che venne fornito dai magistrati di sorveglianza con la stretta collaborazione con il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia[8].
La vicenda più significativa, soprattutto nella pubblica opinione, fu quella di una vera e propria campagna allarmistica promossa dai primi mesi del 1977 in merito ai mancati rientri dei detenuti, fondata su dati approssimativi e in parte "gonfiati". In quel clima, inoltre, gli assalti alla carceri e la violenza armata contro magistrati, provocò l'accusa contro la riforma e la stessa magistratura di sorveglianza. Se da un lato il CSM promosse un'indagine sui permessi fino a giungere alla legge 20 luglio 1977 n. 450, dall'altro si cercò un capro espiatorio, trovandolo in Antonello Baldi, magistrato di sorveglianza di Siena, che venne sospeso. Lo stesso CSM il 23 giugno 1981 riconobbe l'infondatezza e l'estraneità del Baldi[8].
Il dibattito sulla riforma avvenne anche grazie al contributo degli stessi detenuti, quelli già dissociati dal terrorismo e quelli comuni, tra cui va ricordata la relazione presentata a Rebibbia dagli stessi carcerati nel 1984 nel primo convegno che si tenne in un carcere. Il clima di partecipazione che accompagnò l'ultima fase dell'iter parlamentare venne sottolineato da Margara stesso in "La modifica della legge penitenziaria: una scommessa per il carcere, una scommessa contro il carcere", edito nella rivista "Questione Giustizia" (1986)[8].
Quel disegno di legge era già stato presentato nel 1982, quando era Ministro di Giustizia Clelio Darida, ma venne interrotto per la fine anticipata del governo. Quattro anni dopo Mario Gozzini presentò il progetto di legge, accompagnato da un episodio singolare, cioè nacque dalla unificazione di due disegni di legge: quello dei senatori della Sinistra indipendente (Gozzini, Napoleoni, Ossicini, Ulianich e Anderlini) e quello del Movimento Sociale Italiano (Marchio, Filetti, Giangregorio). Quest'ultimo in realtà consisteva in un solo articolo teso a modificare l'art. 90. A tal proposito scrissero: "dell'art. 90 finora troppo spesso si è abusato, creando così dei veri e propri lager dove il detenuto vive in una condizione disumana certamente non tesa alla sua rieducazione". Fatto singolare che il MSI si fosse espresso in quei termini quando aveva portato avanti battaglie per la "legge e l'ordine", se non addirittura favorevoli alla pena capitale[8].
Vita privata
Sposato con l'avvocatessa Nora Beretta, deceduta il 24 maggio 2014, dalla quale ha avuto due figli, Niccolò e Francesco[3].
Pubblicazioni
- Alessandro Margara, La giustizia e il senso di umanità, Fiesole, Fondazione Michelucci Press, 2015. Prefazione di Franco Corleone. Una versione ampliata è stata edita nel 2022
Note
- ↑ Giovanni Maria Flick, Sandro Margara, il Basaglia dei detenuti (PDF), in In memoria di Alessandro Margara, 13 ottobre 2016. URL consultato il 27 marzo 2026.
- ↑ Mauro Palma, Una vita per il carcere: addio ad Alessandro Margara, in Redattore Sociale, 31 luglio 2016. URL consultato il 27 marzo 2026.
- 1 2 3 Franca Selvatici, Addio ad Alessandro Margara, il magistrato "che trattava i detenuti come uomini", in La Repubblica, 29 luglio 2016. URL consultato il 28 marzo 2026.
- ↑ Giulia Melani, Rileggere Margara per capire l'inutilità del Piano Nordio, in La società della ragione, 29 luglio 2025. URL consultato il 30 marzo 2026.
- 1 2 3 Stefano Anastasia, In ricordo di Margara, 50 anni dopo la riforma tradita, in Garante Diritti Detenuti - Consiglio Regionale del Lazio, 29 settembre 2025. URL consultato il 30 marzo 2026.
- ↑ Stefano Anastasia, Patrizio Gonnella, Ciao Sandro, «il più grande difensore dei diritti dei detenuti italiani», in il manifesto, 30 luglio 2016. URL consultato il 30 marzo 2026.
- ↑ (IT, EN) Premio speciale Sbarriamo gli occhi, in Catalogo XV ediziione Visionaria Film Festival, 4 novembre 2006, p. 57.
- 1 2 3 4 Edmondo Bruti Liberati, Dieci anni di riforma penitenziaria, in Questione Giustizia, 1986. URL consultato il 28 marzo 2026.
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni
- La giustizia e il senso di umanità (PDF), su michelucci.it.
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