Alessandro Mauro

Alessandro Mauro, figlio di Domenico (Venezia, 29 luglio 1674 – Venezia, 4 maggio 1734) è stato uno scenografo, impresario teatrale e pittore italiano attivo tra Venezia, Vienna, Dresda, Roma e Torino.

Biografia

Appartenente alla dinastia di scenografi veneziani Mauro – che lavorarono per generazioni all’Arsenale di Venezia come “calafà” (calafati) e “marangoni” (falegnami) – fu il secondo figlio maschio di Domenico Mauro e Pasqua Germini. Si formò nella bottega di famiglia, lavorando a stretto contatto con il padre e i fratelli, in un contesto in cui gli apporti individuali risultano spesso difficili da distinguere, come dimostra il frequente uso, nei libretti d’opera dell’epoca, della dicitura «fratelli Mauri» o «cugini Mauri».

La sua formazione tecnica è fortemente legata alle competenze nelle costruzioni navali apprese all’Arsenale, che gli permisero di diventare un esperto nella creazione di macchinari teatrali.

Carriera a Venezia

Insieme al padre Domenico, allo zio Gasparo e ai fratelli, Alessandro operò nei più importanti teatri veneziani del tempo, tra cui il Teatro San Cassiano nella stagione teatrale 1707-1708. Proprio in questa occasione emerge un episodio significativo: una controversia legale con il nobile Francesco Tron, proprietario del teatro. I Mauro, sobbarcati da troppo lavoro, non riuscirono a finire in tempo le scene per l’opera La Proba, che saltò dalla programmazione.[1] Questo ritardo fece infuriare il nobile Tron, che non finì di pagare gli scenografi.

Un momento decisivo per la sua carriera fu l’aprile del 1709 quando, in occasione della visita a Venezia del re di Danimarca Federico IV, Alessandro si occupò della decorazione delle gondole per la regata reale. Si ritiene che la bellezza di queste imbarcazioni abbia attirato l’attenzione del sovrano, portando il trentacinquenne Mauro a ricevere i primi incarichi internazionali.[2]

Nel 1712 collaborò con il fratello Romualdo alla realizzazione degli affreschi per il soffitto della Chiesa di San Michele in Isola a Murano. Nello stesso periodo iniziò a ricoprire ruoli di responsabilità teatrale; infatti, già nel 1713 diventò impresario del Teatro Malibran, ruolo che mantenne almeno fino al 1716.[3]

Periodo a Dresda

Modello della nave da parata reale Bucentauro (Museo delle Stampe e dei Disegni) 1719.

Il 1719 rappresentò l’anno della grande affermazione internazionale di Alessandro. Fu invitato alla corte di Sassonia, a Dresda, per curare i festeggiamenti in onore delle nozze tra il principe Federico Augusto II e Maria Giuseppa d’Austria. L’incarico più prestigioso fu l’allestimento dell’opera Teofane, con musica di Antonio Lotti e libretto di Stefano Benedetto Pallavicino, che andò in scena per la prima volta il 17 settembre 1719 nel nuovo teatro d’opera di Dresda. In questo lavoro, pur ispirandosi ai celebri Galli da Bibbiena,[4] introdusse uno stile tipicamente veneziano, di tipo più pittorico, con scene costruite su due diagonali incrociate, che facevano apparire il palcoscenico profondo e dinamico.[5] Per le altre feste tenute in occasione delle nozze, ideò ancora macchine e carri ingegnosi, nonché eleganti addobbi.

Rientro in Italia

Dopo essere rientrato dai suoi viaggi in Europa e aver consolidato la sua fama, risulta ufficialmente iscritto alla Fraglia dei pittori di veneziani. Nella stagione 1722-1723 fu impresario del Teatro Sant’Angelo, dove produsse tre opere in musica: "L’Arminio", "Timocrate" e "I veri amici".

Nel 1724 si trasferì a Roma, dove soggiornò fino al 1728. In quell’anno fu attivo presso il Teatro Capranica. Successivamente, tra il 1726 e il 1728, lavorò per il Teatro delle Dame e svolse incarichi nell’ambito di celebrazioni private e religiose. Nel 1727, si occupò di costruire una macchina-scenica nel cortile di Palazzetto Venezia, luogo usato all’occorrenza per feste e apparati effimeri. Infine, nel 1728 realizzò un allestimento spettacolare per il Santo Sepolcro nella Basilica di San Lorenzo in Damaso, creando una sorta di grotta artificiale ricca di luci e decorazioni allegoriche, quasi da farla sembrare un vero e proprio palcoscenico teatrale montato dentro alla chiesa.[6]

Dal 1729 al 1730 Mauro fu attivo principalmente a Venezia presso il Teatro San Cassiano come scenografo.[7]

Tra il 1730 e il 1733 si stabilì a Torino, dove lavorò al Teatro Regio. Il suo ingaggio fu favorito da Filippo Juvarra: questi, attivo tra il 1725 e il 1730 soprattutto in ambito architettonico e legato al cardinale Ottoboni, ebbe modo di conoscere e apprezzare a Roma gli allestimenti di Mauro. Fu quindi verosimilmente lui a raccomandare lo scenografo veneziano al conte Carlo Giacinto Roero di Guarene, impresario del Teatro Regio di Torino, che lo ingaggiò – insieme al fratello Romualdo – per le stagioni del 1730 e del 1731.[8]

Ultimi anni

Gli ultimi anni di Alessandro Mauro si svolsero principalmente a Venezia, dove consolidò la sua posizione non solo come scenografo, ma anche come impresario. A differenza di altri artisti dell’epoca, divenne molto benestante. Al momento della morte possedeva un patrimonio di quarantasei campi e tre case coloniche.[9]

Morì a Venezia il 4 maggio 1734. Il certificato di morte riporta che il decesso avvenne per un ictus.[10]

Opere e stile

La produzione artistica di Alessandro Mauro si distinse per una singolare versatilità che abbracciò l’intero spettro della cultura festiva barocca. La sua attività si specializzò principalmente nella pittura, nella scenografia e nell’architettura teatrale. Sebbene gran parte del suo lavoro sia andata perduta o sia documentata solo da fonti d’archivio e libretti,[11] la sua cifra stilistica emerge come una sintesi tra il rigore della prospettiva barocca italiana e la leggerezza ornamentale della Régence francese, mediata dall'influenza di Jean Berain.[12]

Rispetto alla contemporanea scuola dei Galli da Bibbiena, Mauro dimostrò una precoce tendenza al superamento della scena per angolo e un uso innovativo della rovina antica come motivo puramente decorativo, anticipando sensibilità estetiche della metà del Settecento.[13] La sua carriera, svoltasi tra i principali centri europei come Venezia, Dresda, Roma e Torino,[14] è caratterizzata da un’elevata capacità di adattamento al gusto dei committenti. Tra i suoi collaboratori spiccano i nomi di Antonio Vivaldi e, appunto, di Filippo Juvarra.

Di seguito l’elenco delle principali opere per cui lavorò come scenografo[15]; i codici identificativi tra parentesi quadre si riferiscono al catalogo di Claudio Sartori[16]:

  • Anfitrione [Sartori 1965], 12 novembre 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Francesco Gasparini; scene: Domenico e figli Mauro
  • L'amor generoso [Sartori 1389], 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; libretto: Apostolo Zeno; musica: Francesco Gasparini; scene: Domenico e figli Mauro
  • Teuzzone [Sartori 23099], 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; libretto: Apostolo Zeno; musica: Antonio Lotti; scene: Domenico e figli Mauro
  • Flavio Anicio Olibrio [Sartori 10706], 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Francesco Gasparini; scene: Domenico e figli Mauro
  • Semiramide [Sartori 21486], 1714; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Carlo Francesco Pollarolo; scene: Alessandro e Giuseppe Mauro
  • Il Germanico [Sartori 11549], 1716; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Carlo Francesco Pollarolo; scene: Alessandro e Giuseppe Mauro
  • Giove in Argo [Sartori 12046], 1717; Dresda, Sala del Ridotto; musica: Antonio Lotti; scene: Alessandro Mauro
  • Gl’odi delusi dal sangue [Sartori 16858], 1718; Dresda; musica: Antonio Lotti; scene: Alessandro Mauro
  • Teofane [Sartori 23048], 1719; Dresda, Regio Elettoral Teatro; musica: Antonio Lotti; scene: Alessandro Mauro
  • L’Arminio [Sartori 2795], 1722; Venezia, Teatro Sant'Angelo; musica: Carlo Francesco Pollarolo; scene: Alessandro Mauro
  • Timocrate [Sartori 23159], 1723; Venezia, Teatro Sant'Angelo; musica: Leonardo Leo; scene: Alessandro Mauro
  • La virtù trionfante dell’amore e dell’odio overo Il Tigrane [Sartori 25025], 1724; Roma, Teatro Capranica; musica: Antonio Vivaldi, Benedetto Micheli e Nicola Romaldi; scene: Alessandro Mauro
  • Giustino [Sartori 12373], 1724; Roma, Teatro Capranica; musica: Antonio Vivaldi; scene: Alessandro Mauro
  • Didone abbandonata [Sartori 7758], 1726; Roma, Teatro delle Dame; musica: Leonardo Vinci; scene: Alessandro Mauro
  • Il Valdemaro [Sartori 24298], 1726; Roma, Teatro delle Dame; musica: Domenico Sarro; scene: Alessandro Mauro
  • Siroe re di Persia [Sartori 22100], 1727; Roma, Teatro delle Dame; musica: Nicola Porpora; scene: Alessandro Mauro
  • Catone in Utica [Sartori 5232], 1728; Roma, Teatro delle Dame; musica: Leonardo Vinci; scene: Alessandro Mauro
  • Ipermestra [Sartori 13549], 1728; Roma, Teatro delle Dame; musica: Francesco Feo; scene: Alessandro Mauro
  • Gianguir [Sartori 11702], 1729; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Geminiano Giacomelli; coreografia: Gaetano Testagrossa; scene: Alessandro Mauro
  • Adelaide [Sartori 288], 1729; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Giuseppe Maria Orlandini; coreografia: Gaetano Grossatesta; scene: Alessandro Mauro
  • La generosità di Tiberio [Sartori 11504], 1729; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Santo Lapis e Bartolomeo Cordans; scene: Alessandro Mauro
  • La fede in cimento [Sartori 9862], 1730; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Francesco Gasparini e Santo Lapis; scene: Alessandro Mauro
  • Ezio [Sartori 9470], 1731; Torino, Regio Teatro; musica: Riccardo Broschi; coreografia: Francesco Alessandro Mion e Francesco Aquilanti; scene: Alessandro Mauro
  • Poro [Sartori 18965], 1731; Torino, Teatro Regio; musica: Nicola Porpora; scene: Alessandro Mauro
  • Berenice [Sartori 3963], 1734; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Francesco Araja; scene: Alessandro Mauro
  • Artaserse [Sartori 2946], 1734; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Johann Adolf Hasse; scene: Alessandro Mauro
  • Merope [Sartori 15514], 1734; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Geminiano Giacomelli; scene: Alessandro Mauro
  • Demetrio [Sartori 7360], 1737; Torino, Regio Teatro; musica: Geminiano Giacomelli; scene: Il fu Alessandro Mauro
  • Eumene [Sartori 9377], 1737; Torino, Regio Teatro; musica: Giovanni Antonio Giaj; scene: Il fu Alessandro Mauro
  • Issipile [Sartori 13914], 1738; Torino, Regio Teatro; musica: Baldassarre Galuppi; scene: Il fu Alessandro Mauro

Note

  1. ↑ Gianluca Stefani, "Nuovi documenti su Domenico Mauro e figli, in "Illusione scenica e pratica teatrale", a cura di Maria Ida Biggi, Firenze, Le Lettere, 2016, p. 291
  2. ↑ Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 27
  3. ↑ Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 82
  4. ↑ Povoledo, Elena, s.v. Mauro, in Enciclopedia dello spettacolo, vol. VII, 1960, coll. 310-321
  5. ↑ Ibidem
  6. ↑ Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 110
  7. ↑ Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 103
  8. ↑ Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 105
  9. ↑ Gianluca Stefani, "Nuovi documenti su Domenico Mauro e figli, in "Illusione scenica e pratica teatrale", a cura di Maria Ida Biggi, Firenze, Le Lettere, 2016, p. 288
  10. ↑ Gianluca Stefani, "Nuovi documenti su Domenico Mauro e figli, in "Illusione scenica e pratica teatrale", a cura di Maria Ida Biggi, Firenze, Le Lettere, 2016, p. 287
  11. ↑ Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: ein venezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 22.
  12. ↑ Ivi, pp. 308-310.
  13. ↑ Ivi, pp. 78-80, 85-87.
  14. ↑ Ivi, pp. 27-35.
  15. ↑ Aurelia Ambrosiano, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, in «Studi vivaldiani», 18 (2018), pp. 31-36.
  16. ↑ Claudio Sartori, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800. Catalogo analitico con indici, 7 voll., Cuneo, Bertola & Locatelli, 1990-1994.

Bibliografia

  • Ambrosiano, Aurelia, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, in «Studi vivaldiani», 18 (2018), pp. 3-39, ISSN 1594-0012
  • Casellato, Lucia, Mauri (Mauro), in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2009, vol. 72, pp. 357-361, ISBN 978-88-12-00032-6
  • Konwitschny, Seollyeon, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014.
  • Paczkowski, Szymon, Beyond the Work: the Story of the Opera Production for the Wedding of Frederick Augustus and Maria Josepha (1719), in «Revue de musicologie», 109, n. 1 (2023), pp. 29-64, ISSN 0035-1601
  • Povoledo, Elena, s.v. Mauro, in Enciclopedia dello spettacolo, vol. VII, 1960, coll. 310-321.
  • Stefani, Gianluca, "Nuovi documenti su Domenico Mauro e figli, in Illusione scenica e pratica teatrale, a cura di M.I. Biggi, Firenze, Le Lettere, 2016, pp. 284-293, ISBN 978-88-9366-008-2
  • Stefani, Gianluca, L’ultima decorazione. Strategie impresariali e meraviglie scenotecniche nei finali d’opera a Venezia nel primo Settecento, in L’ultimo atto nell’opera del Settecento, 2021, pp. 53-66, ISBN 978-88-87970-19-7
  • Stefani, Gianluca, Uno scenografo e un impresario: il contratto Madonis-Bellavite al Teatro Sant’Angelo di Venezia (1724), in «Drammaturgia», n.s. 8 (2021), pp. 435-461, ISSN 1122-9365
  • Stefani, Gianluca, I due “gemelli” veneziani Francesco & Francesco Santurini uomini di teatro al servizio della Serenissima Repubblica, Firenze, Edizioni Polistampa, 2023, ISBN 978-88-596-2342-7
  • Ton, Denis, Giambattista Crosato. Pittore del Rococò europeo, Verona, Scripta, 2012, ISBN 978-88-96162-38-5

Voci correlate

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