Alessio Ignazio Marucchi
| Alessio Ignazio Marucchi vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti | Vescovo di Acqui (1744-1754) |
| Nascita | 31 luglio 1695 a Saluzzo |
| Nomina a vescovo | 13 aprile 1744 da papa Benedetto XIV |
| Consacrazione a vescovo | 19 aprile 1744 da papa Benedetto XIV |
| Morte | 13 maggio 1754 (58 anni) |
Alessio Ignazio Marucchi (Saluzzo, 31 luglio 1695 – 13 maggio 1754) è stato un vescovo cattolico italiano, vescovo della diocesi di Acqui dal 1744 alla morte.
Biografia
Alessio Ignazio Marucchi nacque a Saluzzo da una famiglia della nobiltà cittadina[1]. Fu arcidiacono della cattedrale di Maria Vergine Assunta nella cui diocesi rivestirà il ruolo di collaboratore del vescovo e tra il 1739 e 1741 quello di vicario capitolare durante la sede vacante. Nel 1742 papa Benedetto XIV lo elevò prelato domestico[1]; due anni dopo, il 13 aprile 1744[2], venne eletto vescovo della diocesi di Acqui dallo stesso papa, che lo consacrò il 19 aprile. Infine il 22 maggio prestò giuramento di fedeltà al re Carlo Emanuele III e il 2 giugno prese possesso della diocesi a mezzo di un procuratore, probabilmente perché la guerra che imperversava in quei mesi gli impedì di recarsi subito ad Acqui[1].
Il suo episcopato fu in tempi travagliati: nei primi sei anni non riuscì a visitare nemmeno una parrocchia e a causa della guerra nel decennio in cui resse la diocesi nemmeno metà delle parrocchie ricevettero una sua visita.
Ai tumulti della guerra si aggiunsero anche problemi politici: nel 1751 gli fu richiesto da Casa Savoia di redigere una relazione nel merito dei confini della diocesi per chiarire i rapporti tra la diocesi e i due stati su quali ricadeva: quello sabaudo e la Repubblica di Genova[3]; a questo si aggiungeva il procedere della secolarizzazione del Regno di Sardegna e della Repubblica di Genova che minava il potere del vescovado come ad esempio il decreto savoiardo che vietava l'emissione di titoli di laurea che era privilegio del vescovo-principe del Sacro Romano Impero e a Genova la restrizione dei privilegi di immunità per il clero e gli edifici di culto e le pretese di notifica ufficiale delle visite pastorali del vescovo[4].
Ad Acqui la situazione era un po' più tranquilla nonostante le intemperanze di alcuni parroci locali come quello di Montechiaro e una controversia con i carmelitani di Cremolino che richiese l'intervento del nunzio apostolico a Torino[5]. Durante il suo episcopato si segnala anche l'acquisto da parte del vescovo degli edifici dove si trova il seminario[6].
Il 13 maggio 1754 morì improvvisamente e tutti i suoi beni vennero donati all'ospedale di Saluzzo lasciando in ristrettezza la diocesi: il testamento era stato redatto nel 1744 a un mese dalla sua elezione a vescovo senza mai essere aggiornato, lasciando elargizioni alla diocesi acquese[7].
Genealogia episcopale
La genealogia episcopale è:
- Cardinale Scipione Rebiba
- Cardinale Giulio Antonio Santori
- Cardinale Girolamo Bernerio, O.P.
- Arcivescovo Galeazzo Sanvitale
- Cardinale Ludovico Ludovisi
- Cardinale Luigi Caetani
- Cardinale Ulderico Carpegna
- Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni
- Papa Benedetto XIII
- Papa Benedetto XIV
- Vescovo Alessio Ignazio Marucchi
Note
Bibliografia
- Pompeo Ravera, a cura di Giovanni Tasca, Vittorio Rapetti, I Vescovi della Chiesa di Acqui dalle origini al XX secolo, Editrice Impressioni Grafiche, Acqui Terme, 1997.
- Oliviero Iozzi, Piemonte sacro. Storia della Chiesa e dei Vescovi di Acqui, Acqui, 1880.
