Alfonso Oliva

Alfonso Oliva, O.E.S.A.
arcivescovo della Chiesa cattolica
 
Incarichi ricoperti
 
Nascitaall'Aquila
Nomina a vescovo20 agosto 1535 da papa Paolo III
Consacrazione a vescovo25 agosto 1535 dall'arcivescovo Martinho de Portugal
Elevazione ad arcivescovo13 maggio 1541 da papa Paolo III
Morte23 ottobre 1544 a Roma

Alfonso Oliva (L'Aquila, ... – Roma, 23 ottobre 1544) è stato un arcivescovo cattolico italiano.

Biografia

Nato all'Aquila[1] da famiglia nobile, fratello di Benedetto,[2] entrò nell'Ordine di Sant'Agostino nel convento di Sant'Agostino ad Acquapendente. Dal 1529 affiancò Gabriele Mascioli, sacrista del Palazzo apostolico, nei suoi compiti e gli succedette nel 1534 per volontà di papa Paolo III; mantenne poi l'incarico fino alla morte.[3]

Il 20 agosto 1535 venne nominato vescovo di Bovino dallo stesso pontefice e fu consacrato il 25 agosto successivo dall'arcivescovo Martinho de Portugal, insieme a Giovanni de Rosa e Dionisio Zannettini come co-consacranti. Il 13 maggio 1541 Paolo III lo nominò arcivescovo metropolita di Amalfi, incarico che mantenne fino alla morte, avvenuta nel 1544 a Roma.[4]

Genealogia episcopale e successione apostolica

La genealogia episcopale è:

La successione apostolica è:

  • Vescovo James Fitzmaurice, O. Cist. (1536)
  • Vescovo Quintin Cogly, O.P. (1536)
  • Vescovo Hugh O'Cervallen (1537)
  • Vescovo Angelo Colocci (1537)
  • Vescovo Giovanni Campeggi (1537)
  • Vescovo Roland Burke (1537)
  • Vescovo Giovanni Guidiccioni (1537)
  • Vescovo Bernardino Visconti (1537)
  • Vescovo Giovanni Francesco Pogliasca (1538)
  • Vescovo Valentin von Tetleben (1538)
  • Cardinale Federico Cesi (1538)
  • Vescovo Pietro Paolo de Thisis (1540)
  • Vescovo Ascanio Cesarini (1540)
  • Vescovo Luigi Vannini de Theodoli, C.R.L. (1541)
  • Vescovo Alfonso de Sanabria (1541)
  • Vescovo Girolamo Maccabei (1543)
  • Vescovo Tommaso Stella, O.P. (1544)
  • Vescovo Gian Antonio Fassano (1544)

Note

  1. ↑ Signorini 1868, p. 182.
  2. ↑ Bullettino 1905, p. 17.
  3. ↑ Moroni 1852, pp. 186-187.
  4. ↑ Camera 1836, pp. 439-440.

Bibliografia

Collegamenti esterni