Amphibalanus eburneus

Amphibalanus eburneus
Primo piano della parte superiore di un esemplare di A. eburneus.
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumArthropoda
SubphylumCrustacea
SuperclasseMulticrustacea
ClasseThecostraca
SottoclasseCirripedia
InfraclasseThoracica
SuperordineThoracicalcarea
OrdineBalanomorpha
SuperfamigliaBalanoidea
FamigliaBalanidae
SottofamigliaAmphibalaninae
GenereAmphibalanus
SpecieA. eburneus
Nomenclatura binomiale
Amphibalanus eburneus
(Gould, 1841)
Sinonimi

Balanus eburneus
Gould, 1841

Nomi comuni
  • (EN) American acorn barnacle
  • (EN) Ivory barnacle

Amphibalanus eburneus (Gould, 1841) è una specie di cirripede balanomorfe marino.[1]

Frutto di una profonda revisione della classe Thecostraca redatta nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, è una delle 65 famiglie e le oltre 2 100 specie in cui si suddivide l'intera classe in base ai principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.[2]

Descrizione

Amphibalanus amphitrite e B. eburneus, Cayo Costa State Park, Florida, Stati Uniti d'America.

I membri appartenenti a questa specie di organismi filtratori mantengono l'aspetto generale tipico dei balanoformi, ovvero quello di un piccolo vulcano o un dente di cane, così come sono identificati con il nome volgare in lingua italiana. La parte esterna, il carapace o più propriamente muraglia, è una struttura in carbonato di calcio che contiene l'organismo vero e proprio, un crostaceo morfologicamente molto alterato che, fissatosi sul substrato con la parte cefalica, utilizza i cirri, zampe fortemente specializzate nel filtrare e catturare plancton e altri composti organici per alimentarsi.

A. eburneus è un cirripede sessile di medie dimensioni, a forma di cono, con un guscio bianco composto da piastre fuse. Ha un opercolo a forma di diamante protetto da un coperchio incernierato formato da due metà triangolari, ciascuna composta da due piastre, un tergo e uno scuto. Può raggiungere un'altezza massima di 25 mm, tuttavia la maggior parte degli esemplari ha dimensioni molto più contenute. A. eburneus può essere confusa con il Balanus improvisus, ma quest'ultima specie è più piccola, raggiungendo solo un'altezza di 6 mm. Un'altra specie simile è Balanus amphitrite, dal quale però si differenzia per le linee verticali di colore rosato presenti sul guscio.[3]

Distribuzione e habitat

L'areale originario del B. eburneus si estende dalla Nuova Scozia al Mare Caraibico e al Golfo del Messico, ma si è ampliato a causa della contaminazione dello scafo delle navi e del trasporto delle sue larve nell'acqua di zavorra.[3] È stato avvistato per la prima volta a Pearl Harbor, nell'isola di Hawaii, nel 1929 ed è ora comune in tutte le isole principali dell'arcipelago hawaiiano.[4] I membri della specie occupano la zona intertidale, a volte formando colonie numerose, dal limite della bassa marea fino a profondità di 37 m, attaccato a superfici naturali dure come rocce, massi, gusci di molluschi e radici di mangrovie della specie Rhizophora mangle. Si trova anche su superfici artificiali come lo scafo delle navi e nelle infrastrutture portuali, pali di fondazione, e dighe.[3]

Essendo anche epibionte, ha un'interazione commensalistica con le tartarughe marine, creando alle volte colonie di dimensioni tali da ricoprire quasi completamente l'animale, impedendone talvolta i movimenti.[5]

Biologia

A. eburneus è ermafrodita e gli individui possiedono organi riproduttivi sia maschili che femminili. Lo sperma viene introdotto nelle cavità del mantello dei cirripedi adiacenti attraverso un pene allungato e le uova fecondate vengono covate all'interno della cavità della struttura. Le larve libere di nuotare, i nauplii, vengono poi rilasciate nella colonna d'acqua dove, pur nutrendosi loro stesse delle particelle e microorganismi in sospensione, diventano parte dello zooplancton. Dopo aver attraverso sei stadi naupliali arriva all'ultimo stadio larvale, la cypris, che strisciando in cerca di un luogo adatto dove stabilirsi, in un tempo che va da una a un paio di settimane metamorfizza nell'animale giovane (juvenile), che assume già dal principio la morfologia conica dell'adulto, aderendo al substrato, forse seguendo segnali chimici provenienti da adulti già insediati o testandone l'idoneità, con una matrice di proteine secrete dalle antenne, la ghiandola del cemento.[3]

Per nutrirsi, l'A. eburneus ha appendici appaiate specializzate chiamate cirri. Questi vengono utilizzati per setacciare le particelle di cibo dall'acqua e trasferirle alla bocca. Sono orientati perpendicolarmente alla direzione generale del flusso dell'acqua e la velocità di movimento varia a seconda della disponibilità di cibo, in modo da massimizzare l'assunzione di particelle.[6]

I membri di questa specie sono in grado di tollerare bassi livelli di salinità negli estuari, ma sembra necessitare di livelli più elevati per riprodursi.[7] Può anche tollerare temperature fino a 12 °C, ma necessita di temperature di almeno 15 °C per riprodursi, il che limita la sua diffusione verso nord.[8]

Impatto economico

Incrostazioni di A. eburneus su infrastrutture portuali.

L'importanza economica di A. eburneus è soprattutto legata al loro ruolo nel biofouling. Le larve si depositano e colonizzano lo scafo delle navi, le infrastrutture portuali, le boe e i tubi di afflusso degli impianti di desalinizzazione. Questi vengono ricoperti da cirripedi e altre specie di incrostazioni dure associate, corrodendo le strutture metalliche e innalzando i costi di manutenzione. Le incrostazioni causano anche attrito tra l'acqua e gli scafi delle navi, opponendosi all'avanzamento sulla superficie, riducendo di conseguenza l'efficienza idrodinamica e aumentando i costi del carburante.

Note

  1. ↑ (EN) Amphibalanus eburneus, su WoRMS.
  2. ↑ (EN) Benny K.K. Chan et al., The evolutionary diversity of barnacles, with an updated classification of fossil and living forms, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 193, n. 3, London, Oxford University Press, 25 February 2021, pp. 789-846, DOI:10.1093/zoolinnean/zlaa160, ISSN 1096-3642. URL consultato il 4 febbraio 2026.
  3. 1 2 3 4 (EN) L. H. Sweat, Balanus eburneus, su invasions.si.edu. URL consultato il 4 febbraio 2026.
  4. ↑ (EN) Balanus eburneus Gould, 1841, su www2.bishopmuseum.org. URL consultato il 4 febbraio 2026.
  5. ↑ Daniele Pagli, Cirripedi delle tartarughe, breve guida al loro riconoscimento, su ocean4future.org, 8 settembre 2019. URL consultato il 4 febbraio 2026.
  6. ↑ (EN) Michael LaBarbera, Feeding currents and particle capture mechanisms in suspension feeding animals, in American Zoologist, vol. 24, n. 1, 1984, pp. 71-84, DOI:10.1093/icb/24.1.71. URL consultato il 4 febbraio 2026.
  7. ↑ (EN) K. F. Vaas, Immigrants among the animals of the Delta-area of the SW Netherlands, in Aquatic Ecology, vol. 9, n. 3, 1978, pp. 114-119, DOI:10.1007/BF0226332. URL consultato il 4 febbraio 2026.
  8. ↑ (EN) Marcus W. H. Bishop, Distribution of Amphibalanus eburneus Gould var. denticulata Broch, in Nature, vol. 165, n. 4193, 1950, pp. 409-410, DOI:10.1038/165409a0. URL consultato il 4 febbraio 2026.

Bibliografia

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