Andrea Pignataro

Andrea Pignataro (Bologna, 10 giugno 1970) è un imprenditore italiano con passaporto inglese, attivo nel settore della finanza, residente a Saint Moritz.

Nel 2026, secondo Forbes, Pignataro è il 46° uomo più ricco al mondo e il terzo uomo più ricco d'Italia, con un patrimonio gestito di 41,7 miliardi di dollari.[1] Il quotidiano Il Foglio lo ha definito «il Bloomberg italiano».[2]

Ex trader a Salomon Brothers, nel 1999 fonda e diviene amministratore delegato di ION Group, una conglomerata britannica che ha acquisito aziende di software, dati, analisi e partecipazioni in banche. Negli ultimi anni ha effettuato ulteriori acquisizioni in Italia, aggiudicandosi i software bancari di Cedacri, le informazioni commerciali di Cerved,[3] e quelle di Prelios[4].

Biografia

Nato a Bologna nel 1970, si è laureato in economia all'Università di Bologna, quindi ha conseguito un PhD in matematica a Londra all'Imperial College. Nel 2023 ha conseguito un dottorato in management presso l’Università Bocconi. Ha iniziato a lavorare come trader nel 1994 alla Salomon Brothers, all'epoca una importante banca d'affari statunitense che in seguito, alla fine degli anni '90, verrà incorporata da Citigroup.

Nel 1997 Pignataro fonda a Londra ION Group, una società fornitrice di software grazie a una joint venture tra Salomon, che di lì a poco finirà in Citigroup, e List, una società di software con sede a Pisa e specializzata nel trading di titoli di Stato italiani e greci poi acquistata proprio da ION Group nel 2020.

Nel 2004 ha venduto il 30% della società a TA Associates, partecipazione scesa al 10% nel 2011 e poi ulteriormente scesa al 7% nel 2017 con la sostituzione di TA Associates con Carlyle. La partecipazione di quest'ultima è poi stata acquistata da ION Group nel 2020.

Nel 2021, Pignataro diventa noto alla stampa con due operazioni: investe oltre 3 miliardi per comprare Cedacri e poi Cerved, aziende di servizi informatici per banche e raccolta dati sui bilanci delle imprese; in seguito investe 1,35 miliardi di euro per il controllo di Prelios (ex Pirelli Real Estate) acquisendo la società nel luglio 2024.[5]

Pignataro ha acquistato negli anni una decina di società, anche al di fuori del mondo della finanza, come Macron, noto marchio di abbigliamento sportivo italiano, ed investendo nel campo immobiliare a Londra, Milano e in Sardegna. Altri investimenti: il 2% di Mps (50 milioni), il 9,4% della Banca Illimity di Corrado Passera (circa 90 milioni), il 32% della Cassa di Risparmio di Volterra (15 milioni).[1]

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per evasione fiscale per il mancato pagamento di imposte per circa mezzo miliardo di euro nel decennio 2013-2023, cifra che con gli interessi sale a €1,2 miliardi, successivamente raggiungendo un accordo con l'Agenzia delle entrate a versare al fisco solo 280 milioni di euro[6].

Vita privata

Ha sempre mantenuto un profilo riservato: è sposato, grande appassionato di vela e possiede secondo la rivista Forbes una "collezione di ville e hotel di lusso sull'isola di Canouan a Saint Vincent e Grenadine"[7].

Note

  1. 1 2 Matteo Novarini, Giancarlo Devasini, in Forbes, 6 Febbraio 2026. URL consultato il 6 Febbraio 2026.
  2. ↑ Stefano Cingolani, Arriva il mago dei dati Andrea Pignataro, il Bloomberg italiano, in Il Foglio, 17 agosto 2023. URL consultato il 4 aprile 2024.
  3. ↑ Joacopo Agostini, Andrea Pignataro, il genio della matematica diventato miliardario con il colosso di dati Ion: Cedacri e Cerved le ultime acquisizioni, in Il Mattino, 31 marzo 2021. URL consultato il 4 aprile 2024.
  4. ↑ Prelios. Palenzona: "Ci vuole un socio stabile come Ion. Pignataro utile al Paese", in La Stampa, 20 febbraio 2024. URL consultato il 4 aprile 2024.
  5. ↑ Laura Cavestri, Ion conquista Prelios, closing per 1,35 miliardi, in il Sole 24 Ore, 19 luglio 2024. URL consultato il 19 luglio 2024.
  6. ↑ Andrea Pignataro, accordo da 280 milioni con l’Agenzia delle Entrate sul contenzioso fiscale, su ilsole24ore.com. URL consultato il 10 giugno 2025.
  7. ↑ Andrea Pignataro, su forbes.com. URL consultato il 10 giugno 2025.