Andrea Rico Fedriga

Andrea Rico Fedriga

Andrea Rico Fedriga (Malegno, 20 luglio 1922 – Malegno, 16 gennaio 2007) è stato un militare italiano.

È noto per le sue testimonianze sulla campagna di Russia durante la Seconda guerra mondiale e sull'internamento nei lager nazisti come Internato Militare Italiano (IMI).

Biografia

Nato a Malegno nel 1922, trascorse l'infanzia in un contesto rurale, frequentando la scuola elementare e svolgendo le prime attività lavorative.

Nel gennaio 1942 fu chiamato alle armi e assegnato al Battaglione Edolo degli Alpini. Dopo l'addestramento, nel luglio dello stesso anno venne inviato sul fronte orientale come artigliere alpino, partecipando alla campagna italiana in Unione Sovietica. Durante l'inverno 1942-1943 fu coinvolto nella ritirata conseguente alla controffensiva dell'Armata Rossa, esperienza che comportò gravi difficoltà fisiche e psicologiche, tra cui un congelamento ai piedi che gli valse un periodo di convalescenza al rientro in Italia.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, mentre si trovava nei pressi di Vipiteno, tentò di rientrare in Valle Camonica, ma fu catturato dalle truppe tedesche e deportato in Germania. Rimase internato per circa venti mesi in un campo di lavoro come Internato Militare Italiano (IMI), categoria che comprendeva i militari italiani che rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana o di collaborare con il Terzo Reich. Gli IMI furono esclusi dalle tutele previste per i prigionieri di guerra e sottoposti a condizioni di vita particolarmente dure.

Fu liberato il 25 aprile 1945. Il rientro in Italia avvenne in un contesto difficile, segnato dalla scarsa attenzione pubblica nei confronti degli ex internati. Negli anni successivi condusse una vita riservata, segnata dalle conseguenze dell'esperienza bellica.

Morì il 16 gennaio 2007.

Attività memorialistica

Già tra il 1945 e il 1946 iniziò a redigere un diario personale, successivamente ampliato nel corso degli anni. Da questo lavoro nacquero le sue principali opere Il nostro calvario e Dalla steppa russa ai lager nazisti. Nel 2024 il Circolo Culturale Guglielmo Ghislandi ha curato una nuova edizione di quest’ultima, arricchita da un’ampia introduzione storica di Giancarlo Maculotti e da un accurato apparato di note. Il volume è stato inoltre presentato in diverse località della Provincia di Brescia[1][2][3][4].

Le sue memorie descrivono il percorso di un giovane cresciuto nel contesto della propaganda fascista e successivamente confrontato con la realtà della guerra, dalla campagna di Russia alla prigionia nei lager nazisti. La narrazione si caratterizza per un approccio diretto e testimoniale, con attenzione alle condizioni materiali dei soldati e degli internati.

Contesto storico

La vicenda di Fedriga si inserisce nella più ampia storia degli Internati Militari Italiani , ovvero i circa 650.000 soldati italiani catturati dalle truppe tedesche dopo l'Armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943 e deportati nei territori del Terzo Reich. A questi militari fu negato lo status di prigionieri di guerra: classificati come Italienische Militärinternierte, vennero esclusi dalle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra e impiegati in lavori forzati in condizioni spesso estremamente dure.

La scelta di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana né di collaborare con la Germania nazista rappresentò, per molti di loro, un atto consapevole, maturato in un contesto di forte pressione e privazione. La storiografia contemporanea ha progressivamente riconosciuto tale rifiuto come una forma di Resistenza non armata, distinta ma complementare rispetto alla lotta partigiana, contribuendo a ridefinire il ruolo degli IMI nella memoria della Seconda guerra mondiale.

Eredità

Le opere memorialistiche di Fedriga costituiscono una testimonianza diretta e significativa sia della campagna italiana sul fronte orientale sia dell'esperienza dell'internamento militare nei lager nazisti. Attraverso una narrazione essenziale e aderente ai fatti, i suoi scritti restituiscono la dimensione quotidiana della guerra, mettendo in luce le condizioni materiali, le sofferenze fisiche e le implicazioni morali vissute dai soldati.

Nel tempo, tali testimonianze sono state valorizzate come fonti utili per lo studio storico e per la ricostruzione della memoria collettiva degli IMI, contribuendo a una maggiore consapevolezza pubblica su una vicenda a lungo marginalizzata. L'opera di Fedriga si inserisce così nel più ampio filone della letteratura memorialistica italiana del Novecento, assumendo un ruolo rilevante nella trasmissione delle esperienze legate alla guerra e alla prigionia alle generazioni successive.

Alla sua memoria è dedicato il “Sentiero Rico Fedriga”, un suggestivo percorso ad anello che si snoda tra i boschi della media Valle Camonica[5][6].

Opere

  • Andrea Rico Fedriga, Come l'amore salva, l'egoismo uccide, Tipografia Quetti, Artogne, 1986
  • Andrea Rico Fedriga, Il nostro calvario: della 50° compagnia dell'Edolo, Tipografia Valgrigna, Esine, 1988
  • Andrea Rico Fedriga, Dalla steppa russa ai lager nazisti: diario e memoria, Tipografia Valgrigna, Esine, Prima edizione, 1991
  • Andrea Rico Fedriga, Dalla steppa russa ai lager nazisti: diario e memoria, Circolo Culturale Guglielmo Ghislandi, Cividate Camuno, Seconda edizione, 2024, ISBN 8894466450

Note

Bibliografia