Andrea da Manerbio

Andrea da Manerbio o Andrea Marone (Manerbio, XV secolo – XVI secolo) è stato un pittore italiano.
Documentato dal 1519 e attivo fino a dopo il 1545, operò soprattutto a Brescia e sul Sebino.
Biografia
Andrea nacque a Manerbio come Marone in una famiglia di artigiani e pittori; il padre Pietro, definito marengonus, abitava nella contrada cittadina di San Cassiano[1]. Il 2 novembre 1519 Pietro stipulò un contratto di garzonaggio quinquennale che collocava il giovane Andrea nella bottega dei fratelli Matteo e Stefano Zambelli, «ad discendum artem pictoriam» (“per imparare l'arte della pittura”)[2].
Tra il 1530 e il 1550 Andrea risulta assiduo nei registri delle custodie notturne cittadine: inizialmente paga da solo, poi con il fratello Paolo (1541‑1548) e infine con il figlio Giovan Battista (1559‑1564), segno della continuità di bottega[3].
Il pittore lascia la propria firma con data 25 settembre 1535 nella cappella dell’Immacolata della basilica di Santa Maria in Valvendra a Lovere; un’iscrizione del 6 settembre 1540 documenta la fine dei lavori di pittura anche della vicina cappella di San Giuseppe[4].
L’8 gennaio 1544 è citato pictor et intaliator in una perizia sulle opere dello scultore Maffeo Olivieri[5]. Il 28 maggio 1548 compare come testimone al testamento di un membro della famiglia Zambelli, confermando i mantenuti rapporti con i primi maestri[6]. Dopo il 1564 non se ne hanno ulteriori notizie documentarie: la morte va posta entro l’ultimo ventennio del XVI secolo.
Opere
Opere firmate
- Cappella dell’Immacolata Concezione, ciclo di affreschi (1535), basilica di Santa Maria in Valvendra, Lovere[7].
- Cappella di San Giuseppe, ciclo di affreschi (6 settembre 1540), basilica di Santa Maria in Valvendra, Lovere[8].
Opere attribuite
- Profeti, Apostoli e monocromi, affreschi (1531‑1532), chiesa di San Giuseppe, Brescia[9].
- Storie della Passione di Cristo, affreschi staccati (c. 1527‑1530), già chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano a Brescia, oggi divisi tra i seguenti musei [10]:
- Cristo davanti ad Anna e Cristo schiaffeggiato: Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia
- Cristo davanti a Caifa e Flagellazione: chiesa di Santa Maria delle Consolazioni, Brescia
- Ecce Homo e Ascesa al Calvario: Szépművészeti Múzeum, Budapest
- Crocifissione e Deposizione: Museum of Fine Arts, Boston)
- Crocifisso con i dolenti e Morte di sant’Obizio, affreschi (c. 1525‑1530), cappella della Vergine nella chiesa di San Salvatore, Brescia[11].
- Madonna del Latte, affresco staccato su tavola (c. 1525), Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia[12].
- Sposalizio della Vergine, tela da affresco (c. 1540), sacrestia della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Travagliato[13].
- Madonna con Bambino, frammento d’affresco (inizi XVI sec.), Accademia Tadini, Lovere[14].
- Madonna della Misericordia con i santi Michele, Giovanni Battista, Antonio da Padova e Maria Maddalena, olio su tela (c. 1530‑1535), basilica di Santa Maria delle Grazie, Brescia[15].
- Sposalizio della Vergine, tavola trasportata su tela (c. 1535), cappella di San Giuseppe, basilica di Santa Maria in Valvendra, Lovere[16].
Stile
La critica tra XX e XXI secolo, a meno di qualche precisazione dovuta a studi più approfonditi su opere già note, individua in Andrea uno dei protagonisti di una stagione definita «un diverso Rinascimento bresciano», aperta a stimoli lombardi e nord‑alpini al di fuori dell’orbita di Romanino, Moretto e Savoldo[17][18][19]. L’importanza della sua bottega è ribadita anche da studi dedicati al tessuto artistico della Bassa bresciana[20].
Gli affreschi di Lovere, fondamentali per individuare lo stile del pittore, mostrano cromie, contorni, modulazioni a tratteggio di ascendenza luinesca e figure allungate filtrate tramite stampe nord‑alpine[21]. Nella cappella di San Giuseppe la prospettiva ravvicinata, i pavimenti a scacchiera e i brani di vita quotidiana annunciano un gusto narrativo più teatrale, in sintonia con la pittura cremonese e con l’incipiente «maniera» padana[22].
Il ciclo già nell’oratorio dei Santi Ippolito e Cassiano, oggi diviso tra Brescia, Budapest e Boston, rappresenta il vertice drammatico della produzione di Andrea: architetture dipinte, cromie complementari vivacissime e scorci prospettici puntano a una resa patetica fondata su incisioni di Schongauer e Dürer. Alcune scene (Cristo davanti a Caifa) rivelano la collaborazione del fratello Paolo, riconoscibile nelle lumeggiature liquide e nei panneggi segmentati[10].
La Madonna del Latte (Pinacoteca Tosio Martinengo) e la Madonna della Misericordia alle Grazie attestano, su scala domestica o d’altare, la predilezione per contrasti cromatici accesi e minute lumeggiature che derivano dall’oreficeria quattrocentesca bresciana[23].
Gli studi convergono nel vedere in Andrea da Manerbio un ponte fra la tradizione foppesca e la stagione manieristica lombarda. La fase giovanile degli anni 1520 è dominata da modelli milanesi e luineschi, mentre il decennio 1530‑1540 introduce cromie complementari e gusto narrativo di matrice cremonese. L’ultima attività, testimoniata dallo Sposalizio di Travagliato, assume modi «campeschi» e manieristici, probabilmente in collaborazione con Paolo e con i figli, in particolare Pietro Marone che sarà destinato a un’indiscussa fama locale per tutta la seconda metà del secolo[24][25].
Note
- ↑ Boselli, pp. 196‑197.
- ↑ Boselli, doc. 60.
- ↑ Pansera, p. 86.
- ↑ Frisoni, pp. 445‑447.
- ↑ Boselli, doc. 68.
- ↑ Boselli, p. 75.
- ↑ Frisoni, pp. 448‑450.
- ↑ Frisoni, pp. 451‑456.
- ↑ Frisoni, pp. 473‑475.
- 1 2 Frisoni, pp. 465‑467.
- ↑ Frisoni, p. 465.
- ↑ Frisoni, pp. 468‑469.
- ↑ Frisoni, pp. 475‑476.
- ↑ Frisoni, p. 459.
- ↑ Frisoni, pp. 470‑472.
- ↑ Frisoni, p. 456.
- ↑ Frisoni, p. 444.
- ↑ Bossaglia, p. 1016.
- ↑ Treccani
- ↑ Volta, p. 128.
- ↑ Frisoni, pp. 452‑456.
- ↑ Begni Redona, pp. 531‑548.
- ↑ Frisoni, pp. 468‑472.
- ↑ Frisoni, pp. 475‑477.
- ↑ Volta, p. 132.
Bibliografia
- Pier Virgilio Begni Redona, La pittura manieristica, in Storia di Brescia III, Brescia, Treccani, 1964.
- Camillo Boselli, Regesto artistico dei notai roganti in Brescia dall’anno 1500 all’anno 1560, vol. 2, Brescia, Ateneo di Brescia, 1977.
- Rossana Bossaglia, La pittura bresciana del Cinquecento: i maggiori e i loro scolari, in Storia di Brescia II, Brescia, Treccani, 1963.
- Renata Cipriani, Andrea da Manerbio, in Dizionario Biografico degli Italiani, III, 1961.
- Andrea da Manerbio, in Enciclopedia Bresciana, La Voce del Popolo, 2004.
- Fiorella Frisoni, Un diverso Rinascimento bresciano: Andrea e Paolo da Manerbio, in «Commentari dell’Ateneo di Brescia» per l’anno 2016, Brescia, Geroldi, 2018.
- Mina Gregori, Riflessioni sulla pittura bresciana nella prima metà del Cinquecento, in Pittura del Cinquecento a Brescia, 1986, pp. 7‑15.
- Francesco Paglia, Il giardino della pittura. Ovvero l’arte dei pennelli, Brescia, Giovanni Maria Rizzardi, 1675.
- Annamaria Pansera, Botteghe affollate d’artisti nella piazzetta di San Benedetto, in «AB. Atlante bresciano», n. 17, 1988, pp. 85‑88.
- Valentino Volta, Andrea da Manerbio pittore, in «Manerbio nel XVI secolo. Storia, arte, economia e tradizione», 1985, pp. 126‑137.
Collegamenti esterni
- Renata Cipriani, Andrea da Manerbio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 1961. URL consultato il 20 aprile 2025.
- Andrea da Manerbio, su enciclopediabresciana.it, Enciclopedia Bresciana. URL consultato il 20 aprile 2025.
- Scheda dell’affresco Madonna del Latte, su bresciamusei.com, Brescia Musei. URL consultato il 20 aprile 2025.