Anna Finocchiaro

Anna Finocchiaro

Ministro per i rapporti con il Parlamento
Durata mandato12 dicembre 2016 –
1º giugno 2018
Capo del governoPaolo Gentiloni
PredecessoreMaria Elena Boschi
SuccessoreRiccardo Fraccaro

Ministro per le pari opportunità
Durata mandato18 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Capo del governoRomano Prodi
PredecessoreCarica creata
SuccessoreLaura Balbo

Senatrice della Repubblica Italiana
Durata mandato28 aprile 2006 –
22 marzo 2018
LegislaturaXV, XVI, XVII
Gruppo
parlamentare
XV: PD-L'Ulivo
XVI-XVII: PD
CoalizioneXV: L'Unione
XVI: Centro-sinistra 2008
XVII: Italia. Bene Comune
CircoscrizioneXV: Sicilia
XVI: Emilia-Romagna
XVII: Puglia
Incarichi parlamentari
XV legislatura:

XVI legislatura:

  • Capogruppo del PD al Senato della Repubblica (dal 06/05/2008 al 14/03/2013)

XVII legislatura:

Sito istituzionale

Deputata della Repubblica Italiana
Durata mandato2 luglio 1987 –
27 aprile 2006
LegislaturaX, XI, XII, XIII, XIV
Gruppo
parlamentare
X: Comunista-PDS
XI: PDS
XII: Progressisti-Federativo
XIII-XIV: DS-L'Ulivo
CoalizioneXII: Progressisti
XIII-XIV: L'Ulivo
CircoscrizioneX-XI: Catania
XII-XIV: Sicilia 2
Incarichi parlamentari
X legislatura:

XI legislatura:

XIII legislatura:

XIV legislatura:

Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPartito Democratico (dal 2007)
In precedenza:
PCI (1988-1991)
PDS (1991-1998)
DS (1998-2007)
Titolo di studioLaurea in giurisprudenza
UniversitàUniversità degli Studi di Catania
ProfessioneMagistrato

Anna Maria Paola Luigia Finocchiaro, coniugata Fidelbo (Modica, 31 marzo 1955), è una politica e magistrata italiana.

È stata deputata alla Camera dal 2 luglio 1987 al 27 aprile 2006 per il Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra e Democratici di Sinistra, senatrice della Repubblica dal 28 aprile 2006 al 22 marzo 2018 per il Partito Democratico, ricoprendo diversi incarichi parlamentari, ministro per le pari opportunità dal 18 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 nel primo governo Prodi e ministro per i rapporti con il Parlamento 12 dicembre 2016 al 1º giugno 2018 nel governo Gentiloni.

Biografia

Nata a Modica (Ragusa), ma residente a Catania, conseguita la laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania nel 1978, nel 1981 diventa funzionaria della Banca d'Italia nella filiale di Savona. Pretore a Leonforte (Enna) dal 1982 al 1985, è stata sostituta procuratrice nel tribunale di Catania fino al 1987.

È sposata con Melchiorre Fidelbo.

Attività politica

Elezione a deputata

Alle elezioni politiche del 1987 si candida alla Camera dei deputati, tra le liste del Partito Comunista Italiano (PCI) nella circoscrizione Catania-Messina-Siracusa-Ragusa-Enna, risultando eletta deputata come la seconda più votata con 42.829 preferenze[1]. Nel corso della X legislatura ha fatto parte della 2ª Commissione Giustizia, della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi, del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio e della Commissione parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate relative al nuovo codice di procedura penale, dove in quest'ultima ha ricoprire l'incarico di vicepresidente.

Alle elezioni amministrative del 1988 si candida al consiglio comunale di Catania, tra le liste del PCI, risultando eletta consigliera comunale.

Vice-capogruppo del PDS alla Camera

Nel 1991 aderisce alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto, che porta allo scioglimento del PCI e la sua confluenza nel post-comunista Partito Democratico della Sinistra (PDS), con cui alle politiche del 1992 si ricandida alla Camera, tra le sue liste nella medesima circoscrizione, venendo rieletta a Montecitorio coma la più votata con 22.292 preferenze[2]. Nella XI legislatura della Repubblica è stata segretaria della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio, vice-capogruppo del gruppo parlamentare PDS alla Camera e membro della 2ª Commissione Giustizia, del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, della Commissione parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate relative al nuovo codice di procedura penale e delle Commissioni speciali per le politiche comunitarie e per l'esame, in sede referente, dei progetti di legge concernenti la riforma dell'immunità parlamentare.

Alle amministrative del 1993 si ricandida al consiglio comunale di Catania, per la lista (a cui aderiva il Partito Democratico della Sinistra) a sostegno del candidato sindaco di centro-sinistra Enzo Bianco, venendo rieletta consigliera comunale e rimanendo in carica fino al 1995.

Rielezione alla Camera

Alle elezioni politiche del 1994 viene candidata alla Camera sia nel collegio elettorale di Catania - Cardinale, sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra Alleanza dei Progressisti, che tra le liste proporzionali del PDS nella circoscrizione Sicilia 2, risultando confermata deputata nel secondo[3], mentre nel primo raccoglie il 23,84% dei voti ma venne superata dal candidato del Polo del Buon Governo Benito Paolone (48,72%)[4]. Nel corso della XII legislatura ha fatto parte della 2ª Commissione Giustizia, del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio e della Commissione speciale competente in materia di infanzia.

Ministra per le pari opportunità

Finocchiaro rieletta alla Camera nel 1996

Alle elezioni politiche del 1996 viene ricandidata alla Camera sia nel collegio elettorale di Catania - Picanello, sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra L'Ulivo, che tra le liste proporzionali del Partito Democratico della Sinistra nella medesima circoscrizione, venendo riconfermata a Montecitorio nel secondo[5], mentre nel primo raccoglie il 37,94% dei voti ma venne superata dal candidato del Polo per le Libertà Giuseppe Palumbo (62,06%)[6]; nel 1998 aderisce alla svolta di Massimo D'Alema dal PDS ai Democratici di Sinistra (DS).

Dopo la vittoria de L'Ulivo di Romano Prodi alle politiche e il successivo incarico di formare un esecutivo presieduto da Prodi stesso, Finocchiaro viene proposta da Prodi come ministra per le pari opportunità. Il giorno successivo, il 18 maggio 1996, giura nelle mani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro come ministra per le pari opportunità nel primo governo Prodi.

Come ministro ha proposto nel 1997 un provvedimento intitolato “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori” 40/2001 (poi modificato il 3 aprile 2007). Esso si propone l'obiettivo di evitare alle donne incinte e alle madri con figli minori di 10 anni la pena detentiva all'interno delle prigioni, e a consentire loro di scontare presso il proprio domicilio o, nel caso ne fossero sprovviste, in case-famiglia la loro condanna. Le condizioni per accedere a queste pene alternative sono quelle di aver scontato un terzo della pena oppure i 15 anni nei casi di ergastolo, o ancora quella di dover scontare un residuo pena di quattro anni o meno. Il giudice inoltre può, ove ragionevoli motivi a tutela dello sviluppo psicofisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l'applicazione della norma anche alla madre di prole con età superiore ai dieci anni.[7]

Presidente della Commissione Giustizia

Cessato l'incarico di ministra nel governo Prodi I, ricopre poi il ruolo di Presidente della 2ª Commissione Giustizia, lasciato vacante da Giuliano Pisapia, fino alla fine della XIII legislatura. Nel 2001 conferma il suo seggio alla Camera dei deputati candidandosi con i Democratici di Sinistra.

Elezione a senatrice

Anna Finocchiaro eletta al Senato nel 2006

Alle elezioni politiche del 2006 si candida al Senato e ottiene un nuovo mandato parlamentare risultando eletta nella circoscrizione Sicilia per la lista de L'Ulivo. Nella XV Legislatura viene nominata capogruppo a Palazzo Madama del gruppo parlamentare de L'Ulivo. È stata membro della segreteria nazionale dei DS, di cui è anche stata responsabile del settore giustizia.

Nel 2007 aderisce allo scioglimento dei DS, sancito dal congresso di quell'anno, e la sua confluenza nel Partito Democratico (PD), di cui è stata una dei 45 membri del Comitato nazionale che ha riunito i leader delle componenti prima dell'avvio della sua fase costituente, e con cui alle elezioni politiche del 2008 venne rieletta senatrice, come capolista nella circoscrizione Emilia-Romagna[8]; il 7 novembre, a seguito della costituzione del gruppo parlamentare del PD, ha ricevuto l'incarico di capogruppo al Senato della Repubblica.

Candidatura alla presidenza della Regione Siciliana

In vista delle elezioni regionali del 2008, Finocchiaro si candida alla presidenza della Regione Siciliana, venendo sostenuta da una coalizione di centro-sinistra composta da PD, La Sinistra l'Arcobaleno, Italia dei Valori e la lista civica "Per la Sicilia - Anna Finocchiaro Presidente"[9], dove alla tornata elettorale raccoglie il 30,38% dei voti ma venendo superata dal candidato di centro-destra Raffaele Lombardo (65,35%)[10]. Viene comunque eletta deputata all'Assemblea Regionale Siciliana, in quanto candidata seconda classificata, carica che rinuncia per mantenere il seggio al Senato.

Capogruppo del PD al Senato

Finocchiaro con Antonello Soro e Walter Veltroni alle consultazioni al Quirinale il 7 maggio 2008.

Il 29 aprile 2008 è riconfermata capogruppo al Senato del PD per la XVI Legislatura[11]. Nominata ministro per i rapporti con il Parlamento nel Governo ombra del Partito Democratico dal 9 maggio 2008 al 21 febbraio 2009, svolge tale funzione in quanto Capogruppo al Senato, in collaborazione con il suo omologo alla Camera Antonello Soro.

Nel dicembre 2012 si candida alle primarie per i candidati al Parlamento del PD nella provincia di Taranto, ottenendo con 5.151 preferenze il primo posto tra i candidati.[12] La direzione nazionale del PD candida Finocchiaro al Senato della Repubblica Italiana come capolista della lista PD nella regione Puglia.[13] Anna Finocchiaro è eletta senatrice, ma, a sorpresa,[14] in Puglia il Centrosinistra (con il 28,4% dei voti) è sopravanzato dal Centrodestra (34,4%) e non ottiene il premio di maggioranza al Senato per la regione.[15][16]

A marzo, in seguito alle elezioni, insieme a molti altri colleghi del Parlamento, aderisce al progetto "Riparte il futuro" firmando la petizione che ha lo scopo di revisionare la legge anti-corruzione modificando la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare.[17] All'elezione del Presidente della Repubblica del 2013 la senatrice fu proposta come possibile candidata al Quirinale, su cui però non si trovò un accordo. Ha fatto parte della direzione nazionale del PD fino al 17 dicembre 2013.

Presidente della Commissione Affari Costituzionali

Anna Finocchiaro rieletta al Senato nel 2013

Il 7 maggio 2013 viene eletta presidente della 1ª Commissione Affari costituzionali, ruolo a cui viene confermata il 21 gennaio 2016 coi voti di PD, NCD e ALA. Durante la sua presidenza la commissione ha lavorato più di tre mesi sul disegno di legge costituzionale che prevede l'abolizione del bicameralismo perfetto e la modifica della struttura e delle funzioni della "Camera Alta", diventando anche Relatrice di maggioranza della legge insieme al collega Roberto Calderoli. Il testo è stato approvato dall'aula del Senato l'8 agosto 2014 e quindi è stato inviato alla Camera. Nella seduta del 21 luglio 2014 durante la discussione sul disegno di legge la ministra per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi ha ringraziato pubblicamente a nome del governo la presidente Finocchiaro per il modo con cui ha condotto i lavori in commissione.

Lavora in Parlamento per realizzare la riforma costituzionale e nel 2016 prende posizione a favore del sì al referendum costituzionale dichiarando: "Si supera il bicameralismo perfetto, realizzando un'esigenza sentita già dai Costituenti."

Ministro per i rapporti con il Parlamento

A seguito delle dimissioni di Matteo Renzi da Presidente del Consiglio, per la bocciatura della riforma costituzionale Renzi-Boschi e dell'esito fallimentare del referendum costituzionale del 2016, il 12 dicembre 2016 è stato designata dal Presidente del Consiglio incaricato Paolo Gentiloni come ministra per i rapporti con il Parlamento, giurando il giorno stesso come ministra nel governo Gentiloni davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, succedendo a Maria Elena Boschi e ritornando ministra 20 anni dopo il primo incarico ministeriale.[18][19][20]

Alle primarie del PD del 2017 sostiene la mozione di Andrea Orlando, ministro della giustizia nei governi Renzi e Gentiloni ed esponente dell’area socialdemocratica del PD, ma che tuttavia arriverà secondo con il 19,96% dei voti rispetto al 69,17% del segretario uscente Renzi.[21]

Dopo il Parlamento

In vista delle elezioni politiche anticipate del 2018, dopo 31 anni trascorsi ininterrottamente al Parlamento tra Camera e Senato, non viene ricandidata più[22]. In seguito alle elezioni, viene assunta come consulente giuridico dal ministro per la Giustizia Andrea Orlando.[23] Il successivo ministro Alfonso Bonafede decide però di non avvalersi ulteriormente della sua consulenza.[24]

In seguito a ciò, Finocchiaro fa domanda di pensionamento, la quale è accolta dal Consiglio Superiore della Magistratura il 20 dicembre 2018.[25]

In vista del referendum costituzionale del 2026 sulla riforma Meloni-Nordio, si è schierata fermamente contraria, ritenendo che sia più un'operazione simbolica "altisonante" che un reale miglioramento del sistema giudiziario, paventando il rischio di indebolire l'indipendenza della magistratura.[26][27][28]

Critiche

Legame con Andò

Finocchiaro è stata oggetto di diverse critiche durante la campagna elettorale per le elezioni regionali in Sicilia del 2008: in un'intervista rilasciata a Repubblica TV la senatrice siciliana dichiara che la redazione del suo programma è affidata ad una squadra di consulenti a capo della quale è il giurista Salvo Andò. Il giurista era accusato del reato di voto di scambio riferito al 1989, da cui anni dopo venne assolto, e per una vicenda di tangenti relative alla costruzione del Centro fieristico le Ciminiere di Catania, per cui, dopo la condanna in primo grado, nel 2004 la Cassazione ne dichiarò la prescrizione.[29]

Finocchiaro replicherà difendendo il suo collaboratore, da lei definito "una persona di grande livello culturale, un cultore del diritto pubblico".[30][31]

Sanità siciliana e appalto Solsamb

Nel 2010 l'agenzia giornalistica SudPress scrive che dietro l'alleanza stipulata tra il Movimento per le Autonomie ed il Partito Democratico per la costituzione del governo regionale vi sarebbe stato anche un accordo per agevolare la ditta Solsamb, di cui è amministratore delegato il marito di Finocchiaro, Melchiorre Fidelbo. La vicenda risale al 2007, quando il consorzio Sda (di cui fa parte la Solsamb) presenta all'allora Asl 4 un progetto per la costruzione di un poliambulatorio a Giarre. L'azienda di Fidelbo si sarebbe dovuta occupare della realizzazione del sistema informatico della struttura. Tre giorni dopo la formulazione della richiesta, l'ispettore regionale dà il via libera ai lavori, ma l'iter necessario a sbloccare i finanziamenti ministeriali previsti per questo genere di presidi è lungo, e richiede la presentazione di un nuovo piano. Piano che Fidelbo deposita nell'estate del 2010, subito dopo le elezioni regionali che hanno visto la vittoria di Lombardo. Verso la fine dell'anno tuttavia l'assessore regionale alla Sanità, il tecnico[32] Massimo Russo, annuncia un'indagine per chiarire i contorni del fatto e capire perché l'appalto sia stato assegnato non dalla Regione ma dall'Azienda sanitaria e senza la convocazione di una gara[33][34]. A febbraio 2011 il direttore dell'ASP di Catania (prima Asl 4) firma una delibera di autotutela e revoca la commessa.[35]

Dopo la pubblicazione dell'inchiesta da parte di SudPress, Finocchiaro querela l'agenzia stampa. La testata giornalistica SudPress precisa di non aver mai ricevuto alcuna querela in merito ai fatti relativi alla vicenda Solsamb.

Il 25 ottobre 2012 Fidelbo viene rinviato a giudizio in relazione all'affare Solsamb per abuso di ufficio e truffa; è accusato di aver fatto pressioni indebite sui dirigenti dell'Azienda sanitaria con lo scopo di ottenere l'appalto.[36][37] A novembre 2015 il PM richiede la condanna di 1 anno a tutti gli imputati del processo[38]. A giugno 2016 viene condannato per abuso di ufficio a nove mesi di reclusione, con sospensione della pena. Il 12 maggio del 2018 viene assolto nel giudizio di appello.

Note

  1. ↑ Camera 14/06/1987 Area ITALIA Circoscrizione CATANIA-MESSINA-SIRACUSA-RAGUSA-ENNA, su Eligendo.
  2. ↑ Camera 05/04/1992 Area ITALIA Circoscrizione CATANIA-MESSINA-SIRACUSA-RAGUSA-ENNA, su Eligendo.
  3. ↑ Camera 27/03/1994 Area ITALIA Circoscrizione SICILIA 2, su Eligendo.
  4. ↑ Camera 27/03/1994 Area ITALIA Circoscrizione SICILIA 2 Collegio Catania - Cardinale, su Eligendo.
  5. ↑ Camera 21/04/1996 Area ITALIA Circoscrizione SICILIA 2, su Eligendo.
  6. ↑ Camera 21/04/1996 Area ITALIA Circoscrizione SICILIA 2 Collegio Catania - Picanello, su Eligendo.
  7. ↑ Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori, su ildue.it (archiviato dall'url originale il 1º giugno 2008).
  8. ↑ Senato 13/04/2008 Area ITALIA (escl. Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige) Regione EMILIA-ROMAGNA, su Eligendo.
  9. ↑ 1, Sicilia, Finocchiaro: "Possiamo far uscire l'isola dal baratro", su adnkronos.com, Adnkronos. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  10. ↑ Elezioni Regionali 2008, su elezioni.regione.sicilia.it. URL consultato il 21 settembre 2021.
  11. ↑ Anna Finocchiaro capogruppo del PD al Senato, su Partito Democratico, 29 aprile 2008. URL consultato il 9 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
  12. ↑ I risultati del PD provincia per provincia, su bari.repubblica.it.
  13. ↑ Liste PD risultati elettorali, su corriere.it.
  14. ↑ Il sondaggio, in Puglia centrosinistra avanti di 13 punti, su quotidianodipuglia.it. URL consultato il 28 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2013).
  15. ↑ Scrutini Senato, su elezioni.interno.it. URL consultato il 26 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2013).
  16. ↑ Eletti al Senato - Corriere della Sera, su corriere.it.
  17. ↑ parlamento italiano Archiviato il 18 marzo 2013 in Internet Archive. riparteilfuturo.it
  18. ↑ Sergio Mattarella, DPR 12 dicembre 2016 - Nomina dei Ministri (PDF), su governo.it, Governo della Repubblica Italiana, 12 dicembre 2016. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  19. ↑ La lista dei nuovi ministri del governo Gentiloni - Politica, su ANSA.it, 12 dicembre 2016. URL consultato il 21 settembre 2021.
  20. ↑ Alessandro Sala, Nasce il governo Gentiloni: 18 ministri, 6 le donne Alfano agli Esteri, Minniti all’Interno, su Corriere della Sera, 12 dicembre 2016. URL consultato il 21 settembre 2021.
  21. ↑ Pd, padri nobili, ministri e governatori (quasi) tutti con Renzi: il "chi sta con chi" in vista del congresso, su la Repubblica, 24 febbraio 2017.
  22. ↑ Da Alfano a Di Battista: i politici che non si ricandideranno | Sky TG24. URL consultato il 17 gennaio 2018.
  23. ↑ Finocchiaro rientra in magistratura, anzi no: Orlando le lancia un salvagente, un posto al Ministero della Giustizia, su Tiscali Notizie. URL consultato il 18 febbraio 2020.
  24. ↑ Finocchiaro accusa Bonafede: "mi impedisce di lavorare al ministero di Giustizia", su Globalist. URL consultato il 18 febbraio 2020.
  25. ↑ Accolta dal Csm la richiesta di Anna Finocchiaro: dopo 30 anni di aspettativa l’ex senatrice va in pensione, su Tiscali Notizie. URL consultato il 18 febbraio 2020.
  26. ↑ Anna Finocchiaro: «Quella di Nordio è una riforma al buio, tutto dipenderà dai decreti attuativi», su il manifesto, 11 marzo 2026.
  27. ↑ Se pure fossi favorevole a separare le carriere voterei comunque No. Il parere contrario di Finocchiaro, su Il Foglio.
  28. ↑ Radio Radicale, Il referendum sulla Separazione delle Carriere: intervista ad Anna Finocchiaro, su Radio Radicale, 3 marzo 2026.
  29. ↑ Marco Travaglio, Andò e tornò, in l'Espresso, 29 febbraio 2008. URL consultato il 21 novembre 2013.
  30. ↑ Marco Travaglio su L'Espresso, su espresso.repubblica.it (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2010).
  31. ↑ Intervista ad Anna Finocchiaro su Youtube, su it.youtube.com.
  32. ↑ Corriere del Mezzogiorno, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it.
  33. ↑ Scheda informativa Archiviato il 19 novembre 2012 in Internet Archive. su fialsmessina.it. Sono 45 in tutto i Presidi che al 2012 debbono costituirsi sull'isola.
  34. ↑ La Repubblica, su palermo.repubblica.it.
  35. ↑ E.S., Revocato l'appalto Solsamb per il PTA di Giarre, su CataniaOggi, 8 febbraio 2011. URL consultato il 9 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2012).
  36. ↑ Libero, su liberoquotidiano.it.
  37. ↑ Catania, indagato per abuso d'ufficio Fidelbo Melchiorre, marito di Anna Finocchiaro, su ilfattoquotidiano.it.
  38. ↑ Processo PTA Giarre: chiesta condanna a 1 anno per tutti gli imputati -, su gazzettinonline.it.

Bibliografia

  • Giuseppe Giustolisi e Marco Travaglio, Anna Finocchiaro, vita e opere di una Ségolène con l'inciucio, in MicroMega, giugno 2007, p. 69.

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