Anna Kuliscioff

Anna Kulišëva, in russo Анна Кулишёва?, italianizzato in Anna Kuliscioff (pronuncia: Kulisciòff, pseudonimo di Anna Moiseevna Rozenštejn, in russo Анна Моисeeвна Розенштейн?, in ucraino Анна Мойсеївна Розенштейн?; Sinferopoli, 9 gennaio 1855[1] – Milano, 29 dicembre 1925), è stata un'anarchica, medico e giornalista russa naturalizzata italiana, tra i fondatori e principali esponenti del Partito Socialista Italiano.
Biografia
Gli studi in Svizzera e le prime esperienze politiche

Vi è contrasto sulla data e luogo della sua nascita: fermi restando il giorno ed il mese, 9 gennaio, secondo la registrazione presso l'Università di Zurigo sarebbe nata nel 1855 a Simferopol' nella penisola di Crimea, Impero russo. Iscritta a filosofia all'Università di Zurigo nel 1871 n. matricola 4025 con il nome di "Anja Rosenstein", nata nel 1855 a Simferopol', Crimea, Ucraina. 1° marito Pëtr Makarevič. Allo stesso corso risulta iscritta anche "Marie Rosenstein" di anni 25, anch'essa nata a Simferopol' nel 1846, matricola 4024, probabilmente sua sorella maggiore;[2] secondo altre fonti sarebbe nata a Moskaja, nella regione di Cherson, Ucraina, nel 1854 territorio dell'Impero russo.[3] Infine, secondo le note biografiche della Fondazione "Anna Kuliscioff" sarebbe nata genericamente in Crimea, «il 9 gennaio tra il 1853 e il 1857».[4]
La sua era una ricca famiglia ebrea di commercianti;[5] dopo un'infanzia felice e dedita allo studio, nel 1871 si trasferì in Svizzera per frequentare i corsi di filosofia presso l'Università di Zurigo.[6]
Nel 1873 sposò Pyotr Makarevich, un progressista, e, per ordine dello zar che iniziava a preoccuparsi per il diffondersi delle idee rivoluzionarie, furono costretti a tornare in Russia. Lì lavorarono per gruppi progressisti, prima a Odessa e poi a Kiev.[7] Suo marito si unì ad altri giovani russi vicini alle idee di Michail Bakunin, nella cosiddetta "andata verso il popolo", cioè il lavoro nei villaggi a fianco dei contadini per condividerne la loro misera condizione. In quel periodo Anna si convinse della necessità dell'uso della forza per liberarli dall'oppressione. Nel 1874, Makarevich fu condannato a cinque anni di lavori forzati per la sua attività rivoluzionaria. Morì in prigione.[5] Per evitare l'arresto, Anna fuggì da Odessa per vivere clandestinamente, prima a Kiev e poi a Kharkov, cantando spesso nei parchi pubblici per guadagnare soldi. A Kiev, si schierò con i rivoluzionari legati al partito Terra e Libertà, che fecero atti terroristici contro le autorità zariste. Quando i suoi colleghi in questo gruppo armato furono arrestati, riuscì a fuggire e riparò in Svizzera.[5] Per non essere rintracciata dagli emissari zaristi, cambiò il suo nome in Kuliscioff, che in Russia potevano avere le persone provenienti dalle famiglie di schiavi della gleba, manovali, braccianti.[8]
L'incontro con Andrea Costa e la nascita della figlia Andreina


Nel 1877, durante il suo secondo soggiorno elvetico, dopo aver abbandonato definitivamente la Russia, conobbe il giovane rivoluzionario romagnolo Andrea Costa, con il quale stabilì una totale coincidenza di idee e di sentimenti. Si trasferì poi con lui a Parigi, da dove i due vennero espulsi nel 1878 e si recarono in Italia. Dopo pochi mesi Anna venne arrestata e processata a Firenze con l'accusa di cospirare con gli anarchici per sovvertire l'ordine costituito.
Si trasferirono così nuovamente in Svizzera, che lasciarono nel 1880 per rientrare clandestinamente in Italia, però ancora una volta vennero arrestati a Milano. Dopo l'ennesima breve permanenza in Svizzera a Lugano, Anna raggiunse Costa a Imola, dove nel 1881 diede alla luce la loro figlia Andreina. Poco tempo dopo la relazione terminò con gran dolore di Anna, che, portando con sé Andreina, tornò in Svizzera, a Berna, dove si iscrisse alla facoltà di medicina. Quegli anni furono segnati dallo studio e dalla malattia, dato che a seguito del periodo in carcere a Firenze aveva contratto la tubercolosi e l'artrite.
Gli studi di medicina a Napoli la portarono a frequentare nel tempo diverse università. Nel 1885 venne accolta a Pavia da Camillo Golgi, futuro Nobel della medicina, con cui collaborò con una propria ricerca sulle origini batteriche della febbre puerperale. Laureatasi a Napoli nel 1886, nel 1888 si specializzò in ginecologia, prima a Torino, poi a Padova. Con la sua tesi evidenziò ulteriormente l'origine batterica della febbre puerperale, già confermata nel 1847 dal medico ungherese Ignaz Philipp Semmelweis, contribuendo ad aprire ancor di più la strada alla scoperta che avrebbe salvato milioni di donne dalla morte dopo il parto.[9]
Si trasferì a Milano e cominciò ad esercitare l'attività di medico, recandosi anche nei quartieri più miseri e affiancando la filantropa Alessandrina Ravizza, finché la salute glielo consentì, nell’ambulatorio medico gratuito che offriva assistenza ginecologica alle donne povere. Per questo venne chiamata dai milanesi la "dottora dei poveri".
La nascita del legame con Filippo Turati e il lavoro nella "Critica sociale"
Nel 1885 si legò sentimentalmente a Filippo Turati e si trasferì con lui e con la figlia Andreina in un appartamento di Portici Galleria al numero 23.
Trasformò il salotto di casa in studio e redazione di "Critica sociale", la rivista del socialismo riformista italiano, che diresse assieme a Turati dal 1891: giornali e libri circondavano Anna e Filippo che lavoravano insieme. Su un piccolo divano verde Kuliscioff riceveva i visitatori ad ogni ora del giorno: personaggi della cultura, quali Luigi Majno, Ersilia Majno Bronzini e Ada Negri, esponenti della politica milanese, persone umili e le "sartine" che trovavano in Anna un'amica e confidente.
L'impegno politico nel partito socialista
Al congresso di Genova del 15 agosto 1892, che sancì la separazione dei socialisti dagli anarchici, Kuliscioff fu tra i fondatori del Partito dei Lavoratori Italiani (che nel 1893 divenne il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani e nel 1895 assunse il nome definitivo di Partito Socialista Italiano). Partecipò con Turati ed altri (Camillo Prampolini, Rosario Garibaldi Bosco, ecc.) alla riunione preparatoria del 13 agosto per discutere le proposte da presentare al congresso nei giorni seguenti. Si deve quindi anche a lei la nascita del più antico partito politico in senso moderno, la prima formazione organizzata della sinistra in Italia.
Anna fu attiva in tutte le battaglie portate avanti dalla nuova formazione politica. L'8 maggio 1898 la polizia irruppe nel suo famoso salotto e arrestò lei e Turati con l’accusa di reati di opinione e di sovversione. A dicembre venne scarcerata per indulto, mentre Filippo dovette aspettare un anno.
Kuliscioff elaborò un testo di legge per la tutela del lavoro minorile e femminile che, presentata al Parlamento dal Partito Socialista Italiano, venne approvata nel 1902 come legge Carcano, nº 242.
Nel giugno del 1911 assieme a Turati inaugurò a Molinella il Palazzo delle Leghe e delle Cooperative voluto da Giuseppe Massarenti per celebrare il successo delle società cooperative nella cittadina emiliana.
Il distacco dalla figlia Andreina

Nel 1904 la figlia Andreina sposò Luigi Gavazzi, proveniente da un'importante dinastia di imprenditori tessili. «Un giovine buono, - scrive Anna ad Andrea Costa in una lettera del 27 marzo 1904 -, simpatico, operoso, lavoratore... e innamorato come vidi pochi giovani che siano capaci di esserlo», che però fa parte «del parentorio più nero del conservatorismo milanese».
La figlia di due rivoluzionari atei abbracciò la fede, al punto da far dire a Kuliscioff: «Andrea, è una gran malinconia di dover convincersi che noi non siamo i nostri figli [...] nostra figlia non ha né l'anima ribelle, né il nostro temperamento di combattività... Essa non fu mai socialista né miscredente». E ancora «È stato un fallimento il mio [...] Ninetta [la figlia] non è immagine nostra». Il figlio di Andreina divenne abate benedettino di Subiaco (v. Abbazia territoriale di Subiaco) e la figlia monaca carmelitana scalza. Tuttavia - come testimonia Tommaso Gallarati Scotti in un articolo pubblicato nel 1959 sul Corriere della Sera e ora inserito nella raccolta Interpretazioni e memorie[10] - Anna Kuliscioff della felicità interiore raggiunta da Andreina ebbe modo di rallegrarsi come di cosa sua, «poiché nell'educazione l'aveva sempre volta verso idee di giustizia e di amore della verità e dei poveri, che sono la base stessa della vita cristiana»[11].
La battaglia per il voto alle donne

Anna Kuliscioff, assieme alla sindacalista Maria Goia, ebbe parte attiva anche nella lotta per l'estensione del voto alle donne. Col suo sostegno nel 1911 nacque il Comitato socialista per il suffragio femminile. L'anno successivo, però, una legge di Giolitti sull'istituzione del suffragio universale solo maschile (che estese tra l'altro il diritto di voto anche agli analfabeti che avessero compiuto i trent'anni) lasciò escluse le donne. Per Anna iniziò un periodo di scoramento, durante il quale anche il rapporto con Filippo Turati si incrinò.
Morte
Morì a Milano nel 1925. Durante il funerale alcuni fascisti si scagliarono contro le carrozze del corteo funebre. Venne sepolta nel cimitero monumentale di Milano.
Opere
- Il monopolio dell'uomo. Conferenza tenuta nel circolo filologico milanese. Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano, 1990.[12]
- Io in te cerco la vita, a cura di Elena Vozzi, L'orma, Roma, 2016.
La Fondazione "Anna Kuliscioff"
In suo onore a Milano è stata costituita la Fondazione Anna Kuliscioff, che ha una biblioteca di 35.000 volumi e opuscoli dedicati alla storia del Socialismo.
Fondata da Giulio Polotti nel 1992, la Fondazione Anna Kuliscioff è stata riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali nel 1997 e dalla Soprintendenza Archivistica per la Lombardia nel 1998. Raccoglie 35 000 documenti, materiale proveniente dalla biblioteca e dalla collezione privata di Polotti, per molti anni assessore del Comune di Milano.[13]
Iniziative celebrative e riferimenti nella cultura di massa
Nel 1962, in occasione del 70º anniversario della fondazione del Partito Socialista Italiano, il Movimento femminile del PSI affisse un manifesto con l'effigie della Kuliscioff da giovane. Il PSI le ha dedicato la tessera del partito dell'anno 1983.[14]
Una targa che ricorda la sua permanenza milanese assieme a Turati è stata collocata in piazza Duomo, sotto i portici che danno ingresso alla Galleria Vittorio Emanuele II, dove abitavano i due leader socialisti; inoltre, sempre a Milano, le è stata intitolata una via in zona Bisceglie.
Carlo Collodi dichiarò che per creare la fata dai capelli turchini, personaggio de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, si era ispirato alla forza magnetica emanata da Anna Kuliscioff, vista da giovane nell'aula di tribunale durante un processo, per tracciarne il ritratto ideologico e morale.[15][16]
La miniserie televisiva del 1981
Nel 1981 la Rai realizzò la miniserie televisiva Anna Kuliscioff, diretto dal regista Roberto Guicciardini, con la sceneggiatura di Pietro Albonico, Luciano Codignola e dello storico Brunello Vigezzi. Lo sceneggiato, diviso in 5 puntate, andò in onda a partire dal 4 marzo 1981. Anna Kuliscioff venne interpretata da Marina Malfatti; altri interpreti furono Luigi Montini (Filippo Turati), Lombardo Fornara (Carlo Cafiero), Massimo Ghini (Andrea Costa), Mario Maranzana, Milla Sannoner, Gianni Musy, Lina Sastri.[17]
Note
- ↑ Ferdinando Leonzio, Segretari e leader del socialismo italiano, ZeroBook, 2018, p. 417, ISBN 8867111140 (archiviato dall'url originale il 29 maggio 2021).
- ↑ Elenco matricole Università di Zurigo, su matrikel.uzh.ch. URL consultato il 3 giugno 2020 (archiviato il 3 giugno 2020).
- ↑ Anna Kuliscioff, la prima socialista: ancora oggi avrebbe molto da insegnare, su lastampa.it, 29 dicembre 2025. URL consultato il 31 marzo 2026.
- ↑ Chi è, su fondazioneannakuliscioff.it (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2016).
- 1 2 3 (EN) Shepherd, Anna Kuliscioff, su jwa.org, 1999 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2010).
- ↑ Mont'Arpizio, L'esperienza padovana del "socialismo medico", su ilbolive.unipd.it, 2021 (archiviato dall'url originale il 29 maggio 2021).
- ↑ Simili, Rosenstejn, detta Kuliscioff Anna (Anja), su scienzaa2voci.unibo.it, 2009 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2021).
- ↑ Proviene dalla parola "kuleš", che significa un piatto di polenta o di zuppa preparata sulla base della farina di piselli secchi con aggiunta di guanciale o lardo, grasso di maiale, e rappresentava un unico e abituale piatto quotidiano di gente povera; di conseguenza il nome Kuliscioff inizialmente andava dato a una persona senza cognome, per esempio un schiavo liberato e noto per la sua costituzione robusta e il suo amore reale o presunto per il cibo.
- ↑ Maria Casalini, La signora del socialismo italiano, 2013, p. 77.
- ↑ Cfr. Tommaso Gallarati Scotti, Interpretazioni e memorie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1961, pp. 378–383
- ↑ Cfr. Tommaso Gallarati Scotti, op. cit., p. 383
- ↑ Il monopolio dell'uomo (PDF), su criticasociale.net. URL consultato il 31 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2018).
- ↑ Biografia del fondatore, su Fondazione Anna Kulishoff. URL consultato il 31 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2016).
- ↑ La tessera PSI del 1983, su domanisocialista.it. URL consultato il 21 settembre 2018 (archiviato il 6 settembre 2018).
- ↑ Per fortuna una fata turchina ci salverà, su la Repubblica, 4 maggio 2017. URL consultato il 3 giugno 2020 (archiviato il 3 giugno 2020).
- ↑ Passato e Presente - S2019/20 - Turati e Kuliscioff, due vite una passione - Video, su RaiPlay. URL consultato il 3 giugno 2020 (archiviato il 3 giugno 2020).
- ↑ Cfr. scheda dello sceneggiato televisivo "Anna Kuliscioff" (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2016).
Bibliografia
- Marina Addis Saba, Anna Kuliscioff: vita privata e passione politica, Milano, Mondadori, 1993, ISBN 978-8804371496.
- L. Belloni, Anna Kuliscioff allieva del Cantani e del Golgi, e le sue ricerche sulla etiologia della febbre puerperale, in «Physis», 20, 1978, pp. 337–348.
- M. Boggio, A. Cerliani, Anna Kuliscioff – con gli scritti di Anna Kuliscioff sulla condizione della donna (1977), Marsilio.
- P. Brunello, Storia di anarchici e di spie. Polizia e politica nell'Italia liberale, Donzelli, Roma 2009.
- Th. Casadei, V. Maestroni (a cura di), Medicina, emancipazione, politica. Anna Kuliscioff e noi, Mucchi, Modena, 2024.
- Maria Casalini, La signora del socialismo italiano. Vita di Anna Kuliscioff, Roma, Editori Riuniti, 1987.
- F. Damiani, F. Rodriguez, Anna Kuliscioff. Immagini, scritti, testimonianze Milano, Feltrinelli, 1978.
- Walter Marossi, Un socialismo milanese a trazione femminile ed ebraica (online).
- A. Pala, Anna Kuliscioff, Milano, Librimarket, 1973.
- P. Pillitteri, Anna Kuliscioff, una biografia politica, Venezia, Marsilio, 1986.
- Maurizio Punzo, L'esercizio e le riforme, L'ornitorinco, Milano 2012.
- C. Silvestri, Turati lo ha detto. Socialisti e Democrazia Cristiana, Milano, Rizzoli, 1947.
- P. Treves, Portici Galleria 23, in Esperienze e Studi Socialisti, Firenze, La Nuova Italia, 1957, pp. 332–336.
- F. Turati, A. Kuliscioff, Carteggio, raccolto da A. Schiavi, Torino, Einaudi, 1977.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Kuliscioff, Anna, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Kuliscioff, Anna, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- Kuliscioff, Anna Michajlovna, su sapere.it, De Agostini.
- (IT, DE, FR) Anna Kuliscioff, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
- Mariapia Bigaran, ROZENSTEJN, Anja Moiseevna, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017.
- Anna Kuliscioff, su enciclopediadelledonne.it, Enciclopedia delle donne.
- Opere di Anna Kuliscioff, su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Anna Kuliscioff, su Open Library, Internet Archive.
- Inventario delle Carte Anna Kuliscioff. conservate presso l'Archivio storico comunale di Imola
- Sito della Fondazione Anna Kuliscioff.
- https://www.arcipelagomilano.org/archives/64804
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