Antifemo

Incisione di Antifemo su Delle memorie istoriche dell'antica città di Gela nella Sicilia, 1753

Antifemo (in greco antico Αντίϕημος?, Antíphemos; Lindo, ... – ...; fl. VII secolo a.C.) è stato un nobile greco antico. Nato sull'isola di Rodi, è noto per essere stato ecista insieme ad Entimo di Creta durante la spedizione bietnica che portò alla fondazione di Gela, in Sicilia, nel 689 a.C.[1][2][3][4]

Nello specifico, secondo Diodoro Siculo, i due nobili consultarono l'oracolo di Delfi prima di imbarcarsi in una tale impresa. La risposta della Pizia fu la seguente:

(greco antico)
«Ἔντιμ' ἠδὲ Κράτωνος ἀγακλέος υἱὲ δαΐφρον, ἐλθόντες Σικελὴν καλὴν χθόνα ναίετον ἄμφω, δειμάμενοι πτολίεθρον ὁμοῦ Κρητῶν Ῥοδίων τε πὰρ προχοὰς ποταμοῖο Γέλα συνομώνυμον ἁγνοῦ.»
(italiano)
«Entimo e tu, saggio figlio del nobile Cratone, dopo essere giunti nella bella terra sicula abitatela entrambi, costruendo una città di Cretesi e Rodi insieme, presso la foce del fiume, che abbia lo stesso nome del venerabile Gela.»

Scavi archeologici di Paolo Orsi nella zona dell'attuale piazza Calvario, a Gela, hanno portato alla luce un piede di kylix databile agli inizi del V secolo a.C con un'iscrizione votiva dedicata ad Antifemo: ciò evidenzia un processo di eroicizzazione del personaggio, che si mantenne vivo anche anni dopo la sua morte.[5]

Note

  1. ↑ Tucidide, 4, 3, in La guerra del Peloponneso, VI.
    «Gela fu fondata da Antifemo ed Entimo, che avevano condotto insieme coloni rispettivamente da Rodi e da Creta, nel quarantacinquesimo anno dopo la fondazione di Siracusa.»
  2. ↑ Erodoto, 153, 1-3, in Storie, VII.
    «[...] quando Gela fu fondata dai Lindii di Rodi e di Antifemo»
  3. ↑ Pausania, 46, in Periegesi della Grecia, VIII.
    «[...] Antifemo, fondatore di Gela, dopo il saccheggio di Onface, città dei Sicani, portò a Gela un'immagine realizzata da Dedalo.»
  4. ↑ Tommaso Fazello, Storia di Sicilia, Deche due: Tradotte in Lingua Toscana, II, Pedone e Muratori, 1830.
    «La città di Gela fu edificata da Antifemo e da' Lindi che son da Rodi.»
  5. ↑ Piero Orlandini, Gela - Topografia dei santuari e documentazione archeologica dei culti (PDF), p. 44.

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