Aoife MacMurrough

Aoife MacMurrough
Aoife come ritratta ne Il matrimonio di Arcoforte ed Eva (1854), di Daniel Maclise
Contessa consorte di Pembroke
In carica25 agosto 1170 –
20 aprile 1176
SuccessoreEleonora Plantageneta
Altri titoliprincipessa di Leinster
NascitaLeinster, 1153 circa
MorteMonmouthshire, 1188 circa
Luogo di sepolturaAbbazia di Tintern, Monmouthshire
DinastiaUí Chennselaig (nascita)
De Clare (matrimonio)
PadreDermot MacMurrough
MadreMor O'Toole
Consorte diRiccardo di Clare, II conte di Pembroke (1170-1176, ved.)
FigliIsabella
Gilberto

Aoife MacMurrough, detta la Rossa (in irlandese antico Aifé Nic Murchada; nota anche come Aoife Ní Diarmait e Aoife di Leinster, nelle fonti anche con il nome anglicizzato di Eva; Leinster, 1153 circa – Monmouthshire, 1188 circa), è stata una principessa irlandese, il cui matrimonio con Riccardo di Clare, II conte di Pembroke, detto Arcoforte, è considerato un punto di svolta nella conquista normanna dell'Irlanda.

Nome

Il suo nome, Aoife, era un tipico nome gaelico, tratto dai miti della regione. Tuttavia, con la conquista normanna molti nomi locali vennero anglicizzati, spesso in maniera arbitraria come nel caso proprio del nome Aoife, che fu considerato, senza motivi etimologici, una variante di Eva, nome con cui è ampiamente indicate nelle fonti inglesi e occidentali, sia coeve che moderne,[1][2] e che lei stessa adottò come nuovo nome presso le comunità inglesi, usandolo anche per firmare i documenti[3].

Biografia

Aoife nacque nel Leinster intorno al 1153[4][5] da Dermot MacMurrough (in irlandese antico Diarmait Mac Murchada), re di Leinster, e da sua moglie Mor O'Toole (in irlandese antico Mór Ní Thuathail, sorellastra del vescovo Lorenzo O'Toole)[3][6][7]. Era la loro prima figlia, nata presumibilmente dopo alcuni anni di matrimonio, e aveva un fratello minore di nome Conchobar, morto nel 1170. Mor era la moglie secondaria di Dermot (la poligamia era consentita in Irlanda), che dalla moglie primaria aveva già avuto la figlia Órlaith e almeno un figlio, Domhnall Caomhánach. Un altro figlio, Énna, nacque presumibilmente da una concubina[8].

Nel 1165, Dermot venne deposto dal Re Supremo d'Irlanda Ruaidrí Ua Conchobair a causa del suo fallimento nel prendere Waterford, e l'intera famiglia fuggì a Bristol. Da lì, decise di cercare appoggio presso Enrico II d'Inghilterra, re dei Normanni, storici nemici degli irlandesi, che autorizzò Dermot a perorare la sua causa presso i suoi nobili[9]. Fra il 1166[10] e il 1168[5] Aoife venne quindi promessa in sposa a Riccardo di Clare, II conte di Pembroke, in cambio di appoggio militare per la riconquista di Leinster. I successivi storici anglo-normanni usarono l'accordo per giustificare la successione di Riccardo come re titolare di Leinster, che fu poi usata come testa di ponte durante la conquista[3][5][11], e sostennero che Aoife avesse attivamente accettato l'unione secondo le leggi brehon irlandesi[5], una versione degli eventi rifiutata dagli storici moderni, secondo cui il consenso della sposa non fu preso in considerazione[7].

Il 23 agosto 1170 le forze normanne conquistarono Waterford a seguito di una breve ma violenta battaglia navale[3][5], e due giorni dopo Riccardo e Aoife si sposarono nella locale cattedrale di Christchurch[3][5][7][12]: dalla prospettiva normanna, con il matrimonio Riccardo rilevava i diritti della moglie sul trono del suocero, sebbene ciò non fosse contemplato dalla legge irlandese, e quando l'anno dopo Dermot morì Riccardo ne assunse il titolo, un punto di svolta per le mire normanne in Irlanda[13][14][15]. Aoife diede al marito due figli, Isabella e Gilberto[3].

Aoife rimase vedova il 20 aprile 1176. Le venne riconosciuto il diritto a un terzo dei possedimenti del marito defunto ed entro il 1185 possedeva manieri a Weston e a Chesterford, oltre al castello gallese di Chepstow, dove risiedette fra il 1183 e il 1184, forse per tutelarsi dall'avanzata gallese nella zona[3]. Era molto attiva nelle comunità inglesi[7], presso cui era nota come Eva la Rossa[13] e la contessa irlandese, tanto da comparire più spesso nelle fonti inglesi (in particolar modo registri e documenti amministrativi) che in quelle irlandesi[7]. Documenti del periodo, fra cui quelli relativi alla fondazione di un monastero benedettino a Ickleton a suo nome, indicano che firmava come "Contessa Eva, erede del re Diarmait"[3].

Non si risposò mai, una situazione insolita per una giovane vedova, ma resoconti coevi suggeriscono che Aoife fosse una donna particolarmente indipendente e determinata, a cui si attribuiscono perfino imprese militari, in particolar modo guidare truppe dei Clare in battaglia, una situazione fuori norma per i Normanni ma non del tutto insolita in Irlanda[3][13].

Aoife morì intorno al 1188 a Monmouthshire e fu sepolta nell'Abbazia di Tintern, accanto al suocero Gilberto di Clare[3].

Discendenza

Dal suo matrimonio, Aoife ebbe due figli:[3]

Cultura popolare

  • Aoife è la protagonista del romanzo storico La principessa d'Irlanda, di Elizabeth Chadwick.

Note

  1. ↑ (EN) K. M. Sheard, Llewellyn's Complete Book of Names: For Pagans, Witches, Wiccans, Druids, Heathens, Mages, Shamans and Independent Thinkers of All Sorts, Llewellyn Worldwide, 2011, p. 65, ISBN 978-0-7387-2368-6.
  2. ↑ (EN) Teresa Norman, World of Baby Names: A Rich and Diverse Collection of Names from Around the Globe, Revised and Updated, Penguin, 1º luglio 2003, p. 300, ISBN 978-0-399-52894-1.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 (EN) Marie Therese Flanagan, Aífe (Aoife, Eva), Royal Irish Academy, 1º ottobre 2009, DOI:10.3318/dib.000069.v1.
  4. ↑ Flanagan 2019, p.103
  5. 1 2 3 4 5 6 (EN) The Marriage of Strongbow and Aoife - the characters, su National Gallery of Ireland. URL consultato il 24 giugno 2026 (archiviato il 19 gennaio 2026).
  6. ↑ A History of Ireland and Her People, su gutenberg.net.au.
  7. 1 2 3 4 5 Flanagan 2019, p.102
  8. ↑ Flanagan 2019, pp.105-107
  9. ↑ Hegarty 2011, pp.57-58
  10. ↑ Flanagan 2019, p.106
  11. ↑ Flanagan 2019, pp.104-105
  12. ↑ Igoe 2012, p.36
  13. 1 2 3 Igoe 2012, p.35
  14. ↑ O Croinin 1995, p.281
  15. ↑ Salmonson 1991, p.160

Bibliografia

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