Aracne

Aracne
Aracne dipinta da Paolo Veronese nella sala del Collegio di Palazzo Ducale, Venezia
Nome orig.Ἀράχνη
Caratteristiche immaginarie
Specie
  • Umana (nascita)
  • Aracnide (dopo la trasformazione)
SessoFemmina
Luogo di nascitaIpepe, Lidia
ProfessioneTessitrice
Affiliazione
  • Idmone di Colofone (padre)
  • Falance (fratello)
  • Clostere (figlio)

Aracne (in greco antico: Ἀράχνη; in latino Arachne) è un personaggio della mitologia greca. Donna abilissima nell'arte della tessitura e orgogliosa del suo talento, sfidò la dea Atena a gareggiare con lei ma venne punita e trasformata in un ragno.

Sebbene il personaggio abbia origini greche, è sopravvissuto principalmente grazie ad autori latini quali Ovidio e Virgilio; venne poi ripreso anche da Dante, che nella sua Commedia chiama Aragne.

Genealogia

Figlia di Idmone, un tintore di porpora di Colofone, e di una popolana.[1] Stando a uno scolio sulle opere di Nicandro, ebbe un fratello chiamato Falance con cui si unì in un amore incestuoso.[2][3]

Secondo Plinio ebbe anche un figlio detto Clostere, inventore del fuso.[4]

Mito

Versione di Ovidio

René-Antoine Houasse, Minerva e Arachne, 1706

Aracne, figlia di un celebre tintore di Colofone, viveva nella piccola città di Ipepe (l'odierna Günlüce, nel distretto di Ödemiş), nella Lidia, ed era abilissima nel tessere: le ninfe del Timolo e del fiume Pattolo venivano di persona ad osservare le sue creazioni e a vederla lavorare. Data la sua bravura molti insinuarono che avesse imparato l'arte direttamente da Atena, ma lei negava ogni volta dimostrandosi aperta a una sfida con la dea:

(latino)
«Siue rudem primos lanam glomerabat in orbes, seu digitis subigebat opus repetitaque longo uellera mollibat nebulas aequantia tractu, siue leui teretem uersabat pollice fusum, seu pingebat acu, scires a Pallade doctam. Quod tamen ipsa negat tantaque offensa magistra «certet» ait «mecum; nihil est quod uicta recusem.»
(italiano)
«Sia che raccogliesse la lana grezza in prime matasse, sia che lavorasse di dita e, dai e dai, sfilacciasse le lane ammorbidite in fiocchi simili a nuvolette, sia che con l’abile pollice facesse girare il liscio fuso, o che ricamasse, capivi che l’arte le veniva da Pallade. Ma lei lo negava, e offesa di così grande maestra, diceva: «Che mi sfidi! Se perdo, accetto qualsiasi castigo!»

Di lì a poco un'anziana signora si presentò ad Aracne, consigliandole di ritirare la sfida per non causare l'ira della dea. Quando lei replicò con sgarbo, la vecchia uscì dalle proprie spoglie rivelandosi come la dea Atena, e la gara iniziò: la dea scelse come tema gli Olimpi in tutta la loro gloria, aggiungendo agli angoli della tela quattro esempi di superbia umana punita dalle divinità: Rodope ed Emo, Gerana, Antigone e Cinira. Aracne invece scelse le vittime degli inganni orditi dagli dei per unirsi a loro: Europa, Asteria, Leda, Antiope, Alcmena, Danae, Eubea, Mnemosine, Egina, Persefone, Arne, Teofane, Demetra, Medusa, Melanto, Anfissa, Erigone e Filira.

La perfezione della tela di Aracne, oltre che all'implicito attacco agli dei raffigurato nei suoi soggetti, scatenò l'ira di Atena: la dea distrusse la tela della giovane e la colpì più volte con la spola. Aracne, disperata, cercò di impiccarsi, ma la dea ne ebbe pietà e la trasformò in un ragno, costringendola a filare e tessere per tutta la vita per aver peccato di hybris.

(latino)
«uiue quidem, pende tamen, improba» dixit, «lexque eadem poenae, ne sis secura futuri, dicta tuo generi serisque nepotibus esto». post ea discedens sucis Hecateidos herbae sparsit, et extemplo tristi medicamine tactae defluxere comae, cum quis et naris et aures, fitque caput minimum, toto quoque corpore parua est; in latere exiles digiti pro cruribus haerent, cetera uenter habet, de quo tamen illa remittit stamen et antiquas exercet aranea telas.»
(italiano)
«Vivi, infame» le disse, «ma resta appesa, e l’identica pena, affinché tu non stia in pace per il futuro, tocchi alla tua stirpe e a tutti i tuoi discendenti!». Detto questo, partendo, la spruzzò con un succo d’erbe infernali, e subito, al tocco del funesto intruglio, i capelli svaniscono, e con essi naso e orecchie, la testa rimpicciolisce, tutto il corpo si riduce; dai fianchi al posto delle gambe spuntano esili dita, il resto è pancia: ma di qui essa rimette il suo filo e, da ragno, torna a tessere tele come una volta.»

Versione di Nicandro

In uno scolio sui Theriaca di Nicandro si legge che Aracne e suo fratello Falance erano allievi di Atena: la dea insegnò al giovane le arti belliche, mentre alla fanciulla quelle della tessitura[2][3]. I due, tuttavia, furono sorpresi dalla dea mentre consumavano un amore incestuoso e per questo puniti con la metamorfosi lei in ragno e lui in vipera[5]. Di seguito il testo integrale:

(greco antico)
«ὁ δὲ Ζηνοδότειος Θεόφιλος Ιστορεῖ ὡς ἄρα ἐν τῇ Ἀττικῇ δύο ἐγένοντο ἀδελφοί, Φάλαγξ μὲν ἄρσην, θήλεια δὲ Ἀράχνη τοὔνομα. καὶ ὁ μὲν Φάλαγξ ἔμαθε παρὰ τῆς Ἀθηνᾶς τὰ περὶ τὴν ὁπλομαχίαν, ἡ δὲ Ἀράχνη τὰ περὶ τὴν ἱστοποιίαν· μιγέντας δὲ ἀλλήλοις στυγηθῆναι ὑπὸ τῆς θεοῦ καὶ μεταβληθῆναι εἰς ἑρπετά, ἃ δὴ καὶ συμβαίνει ὑπὸ τῶν ἰδίων τέκνων κατεσθίεσθαι.»
(italiano)
«Teofilo, della scuola di Zenodoto, racconta che un tempo in Attica vivevano due fratelli: Falance, un uomo, e una donna chiamata Aracne. Mentre Falance apprese l'arte del combattimento da Atena, Aracne apprese quella della tessitura. Entrambi, però, divennero odiati dalla dea perché ebbero rapporti sessuali tra loro, e il loro destino fu quello di essere mutati in creature striscianti divorate dai propri figli.»

Letteratura

Aracne in un'incisione di Gustave Doré per il dodicesimo canto del Purgatorio

Aracne è citata anche da Virgilio nelle Georgiche[6], da Dante nell'Inferno[7] e nel Purgatorio[8], da Boccaccio nel De mulieribus claris, da Christine de Pizan ne La città delle dame, da Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata e da Giambattista Marino nella poesia Donna che cuce.

Il ragno nero (Die schwarze Spinne) è un romanzo breve scritto dallo svizzero Jeremias Gotthelf (1841), che tratta questi argomenti, riprendendo una tradizione popolare simile presente tra i contadini del bernese, il luogo delle sue origini.

Arti visive

Il fregio nel Foro di Nerva a Roma

Le raffigurazioni antiche del mito di Aracne scarseggiano: potrebbe riferirsi a lei ad esempio un fregio marmoreo del foro di Nerva a Roma.

Raffigurazioni della gara tra Aracne e Atena

Trionfo di Minerva di Francesco del Cossa
Le filatrici di Diego Velázquez

Raffigurazioni a carattere politico

Incisioni e illustrazioni

Musica

Il tema di Aracne è stato rappresentato in due balletti di Roussel (1944) e Alfred Koerppen (1968)

Note

  1. ↑ Ovidio, Metamorfosi, 5, vv. 8-10.
    «Suo padre, Idmone di Colofone, tingeva lana spugnosa con porpora di Focea. Sua madre era morta, ma anch'essa era del popolo, proprio come il marito.»
  2. 1 2 (GRC, LA) Nicandro, Theriaká e Alexiphármaka, in Otto Schneider e Henrici Keil (a cura di), Scholia in Nicandri Theriaca, Lipsia, Teubner, 1856, p. 372.
  3. 1 2 (EN) Sarah Iles Johnston, A New Web for Arachne, in Ueli Dill e Christine Walde, Antike Mythen: Medien, Transformationen und Konstruktionen, Walter de Gruyter, 2009, ISBN 978-3-11-020909-9. URL consultato il 2 agosto 2026.
  4. ↑ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, 7, v.197.
    «Clostere figlio di Aracne inventò i fusi per la lana [...]»
  5. ↑ Franco Montanari (a cura di), Περί Σχημάτων, Walter de Gruyter, 1988, pp. 115-116, ISBN 978-3-11-010721-0.
  6. ↑ Virgilio, Georgiche, IV, v.246.
    «Il ragno, odiato da Minerva, tesse le sue ragnatele a trama larga sulla soglia.»
  7. ↑ Dante Alighieri, Canto XVII, in Divina Commedia, Inferno.
    «Con più color, sommesse e sovraposte non fer mai drappi Tartari né Turchi, né fuor tai tele per Aragne imposte.»
  8. ↑ Dante Alighieri, Canto XII, in Divina Commedia, Purgatorio.
    «O folle Aragne, sì vedea io te già mezza ragna, trista in su li stracci de l’opera che mal per te si fé.»

Bibliografia

  • Fernando Palazzi, Giuseppe Ghedini, Piccolo dizionario di mitologia e antichità classiche, 15ª ed., Milano, Arnoldo Mondadori, luglio 1940 [agosto 1924].
  • Libro Di Messer Giovanni Boccaccio Delle Donne Illustri, di Giovanni Boccaccio, ed. Filippo Giunti, 1596, p. 45.
  • Aracne e L'uomo Nero - Poesie, di Tiziana Aliffi, ed. Lulu.com, 2011, pp. 7–10.

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