Araldica

Vari esempi di araldica. Per ordine di lettura: Stemma del Reggimento Corazzieri, stemma comitale dei Dolfin, stemma del comune di Livigno, stemma del cardinale Ludovico Micara, stemma della compagnia di livrea londinese dei costruttori di frecce e lo stemma della British Broadcasting Corporation.

L'araldica (pronunciata [aˈraldika][1], chiamata a volte "arte del blasone", raramente "aspilogia" o più correttamente "aspidologia") è una disciplina storico-artistica che si specializza nello studio degli stemmi, esaminandone la storia, stabilendo le regole e gli elementi fondamentali per la loro composizione, come la blasonatura, gli smalti e gli altri componenti grafici.[2]

Coloro che studiano l'araldica sono chiamati araldisti, invece coloro che disciplinano l'araldica, concedendo gli stemmi e per estensione i titoli nobiliari, sono chiamati araldi o più propriamente ufficiali araldici. In alcune nazioni, ad esempio la Scozia con la corte del Lord Lyon, re d'arme, gli araldi svolgono un ruolo ufficiale.

La disciplina occupa un ruolo significativo nella storia, essendo considerata una scienza ausiliaria di quest'ultima. Attraverso lo studio dei blasoni, l'araldica offre strumenti utili per l'analisi delle genealogie nobiliari e dinastiche, nonché per la ricostruzione delle linee di discendenza e delle relazioni di parentela.

Originariamente concepita in Occidente per rispondere a necessità pratiche nei tornei e campi di battaglia medievali, dove l'armatura rendeva i guerrieri irriconoscibili, la disciplina si è evoluta nel tempo, passando da un contesto feudale e cavalleresco a uno molto più vasto e universale: l'araldica è applicata pressoché in tutto il mondo e in ogni ambito, ad esempio l'araldica civica per gli stemmi di enti amministrativi, l'araldica nobiliare o gentilizia per la nobiltà individuale o familiare, l'araldica ecclesiastica per tutti quegli enti o individui legati alla chiesa, e l'araldica militare per le entità belliche, i reparti e le accademie militari. Anche alcune corporazioni hanno degli stemmi concessi, come ad esempio la BBC, le compagnie di livrea di Londra e storicamente le arti di Firenze.

Nel corso dei secoli, l'araldica si è intrecciata con altre discipline come la genealogia e l'architettura, ed è strettamente connessa alla vessillologia, l'arte di studiare le bandiere.

Gli stemmi, e quindi l'araldica, sono alla base di molti loghi e disegni moderni utilizzati da aziende di diversi settori, dalle società sportive alle case automobilistiche.

Vecchia versione del logo dell'Alfa Romeo, composto dalla croce di Milano e dal biscione visconteo

Ad esempio, il logo storico della casa automobilistica francese Peugeot è un leone rampante ripreso dall'emblema della Franca Contea rappresentato da un leone rampante d'oro in campo d'azzurro bigliettato d'oro. Il logo dell'Alfa Romeo richiama i simboli di Milano con la croce di rosso su campo d'argento e il biscione visconteo. Anche altre case automobilistiche fanno riferimento all'araldica del luogo di provenienza come ad esempio la Saab per la Scania, la BMW per la Baviera e la Porsche per Stoccarda e Württemberg.[3][4]

Etimologia

La parola italiana araldica è attestata sin dal 1697[5] e deriva, tramite l'aggettivo araldico, da araldo, termine che ha origine dal francese héraut, il quale a sua volta, tramite la forma antica hyraut, deriva dal francone antico hariward o dall'olandese antico *heriwald, forma inflessa del sostantivo *hariwald, termine composto dal sostantivo *hari ("esercito") e da *wald ("regnante, colui che regna"). In entrambe le lingue il termine significa "capo dell'esercito"[6][7][8]. Tuttavia, la parola araldo potrebbe derivare anche dal nordico herold, parola che si è poi tramutata nel latino medievale heraldus[9], per poi trasformarsi ulteriormente nel precedente francese héraut, heraut o herault[10][11].

In origine il termine "araldica" aveva un senso più ampio: definiva proprio l'attività dell'araldo, quindi la proclamazione e la conduzione dei tornei, il trasporto di messaggi tra principi ed eserciti e la direzione delle cerimonie. Per svolgere queste funzioni, l'araldo doveva essere in grado di riconoscere gli uomini dai dispositivi sui loro scudi e stendardi.[12][13]

Il termine blasonatura (la descrizione araldica di uno stemma) deriva da "blasone" che, proviene dal francese blason[14] o dal tedesco blazen, che significa letteralmente "suonare il corno", infatti il suono di tale strumento era adoperato prima degli esami araldici e delle concessioni dei titoli nobiliari.[10][15][16]

Storia

Araldica incipiente

Raffigurazione moderna di un torneo cavalleresco medievale, in cui si possono notare gli scudi con i particolari disegni

Si definisce araldica incipiente o proto-araldica l'insieme eterogeneo di simboli e sistemi di identificazione visiva individuale o collettiva, esempio di questo sono i mon giapponesi (nello specifico il Giappone per certi aspetti aveva una società con un sistema feudale simile a quello europeo), i simboli delle dodici tribù d'Israele e i disegni utilizzati dai principi Rajput in India. Un altro tipo di proto-araldica possono essere i disegni sui vasi etruschi e nell'antica Grecia, ad esempio nell'olpe Chigi, una ceramica greca policroma, nella quale sono presenti dei guerrieri in formazione di falange con scudi decorati da simboli che sembrano identificare i combattenti, anticipando la funzione pratica dell'araldica medievale.[17][18]

Nel documento Notitia dignitatum, redatto tra la fine dell'IV secolo e l'inizio del regno dell'Imperatore romano d'Occidente Valentiniano III (425-455), non solo le legioni hanno simboli e colori distintivi, ma anche ogni reparto.[18][19] Questo tipo di araldica è diverso da quello odierna, poiché le complesse convenzioni dell'araldica odierna in origine non erano state codificate ed erano probabilmente tradizioni iconografiche relative al luogo.[20][21]

È molto probabile che l'araldica, in senso stretto, non fosse ancora in uso nel 1066, durante la battaglia di Hastings. A conferma di ciò, si può citare l'arazzo di Bayeux: gli scudi degli anglosassoni erano privi di decorazioni, mentre i normanni utilizzavano simboli ornamentali casuali e non ereditari. Inoltre, è significativo il fatto che Guglielmo il Conquistatore sollevò il suo elmo per farsi riconoscere, un gesto che sarebbe stato superfluo se avesse posseduto uno stemma identificativo.[22][23]

Origine alto-medievale, crociate e tornei cavallereschi

Sigillo di Thomas de Beauchamp, XI conte di Warwick

L'araldica trova le sue radici nel contesto militare e molti studiosi ritengono che abbia avuto origine durante i tornei cavallereschi del Medioevo. In queste competizioni, i cavalieri, completamente coperti dalle loro armature, inclusi i volti nascosti dagli elmi chiusi, risultavano difficilmente riconoscibili per gli spettatori. Per superare questa difficoltà e distinguersi l'un l'altro, adottarono l'uso di emblemi unici e distintivi sui loro scudi. Questi simboli non solo facilitavano l'identificazione dei cavalieri in battaglia, ma divennero anche un modo per rappresentare la loro identità. La forma degli scudi utilizzati in araldica deriva direttamente dalla pratica di dipingere questi emblemi sugli scudi dei combattenti, motivo per cui i contorni araldici mantengono le forme e il nome di uno scudo.[17][20][24]

La tradizione colloca la fondazione dell'araldica alle crociate, periodo in cui i cavalieri cristiani avrebbero adottato l'usanza islamica di utilizzare colori e disegni simbolici per distinguere i combattenti. Questa pratica, applicata sugli abiti, sulle bardature dei cavalli, sugli scudi e sugli stendardi, aveva lo scopo di far riconoscere facilmente alleati e avversari sul campo di battaglia.[25][26][27]

Quest'ultima teoria, seppur plausibile, è talvolta messa in discussione da alcuni storici dell'araldica, essendo che i primi blasoni appaiono contemporaneamente in varie zone dell'Europa occidentale, tra cui l'Inghilterra, la Francia, la Germania, l'Italia settentrionale e la Svizzera, prima dei grandi contatti stabili con l'Oriente, e che la teoria sulle Crociate sia un mito romantico.[27][28][29][30] Per l'appunto Anna Comnena nell'Alessiade, al tempo della prima crociata, descrive gli scudi dei cavalieri franchi «estremamente lisci e scintillanti, con un brillante umbone di ottone fuso». Non vi è alcuna menzione di elementi sulla loro superficie che suggeriscano contrassegni personali o ereditari.[31]

Stemma concesso a Goffredo Plantageneto da Enrico I d'Inghilterra, blasonato d'azzurro, ai sei leoni d'oro, lampassati e armati di rosso, posti 3, 2, 1.

Nel 1128, il re Enrico I d'Inghilterra investì suo genero, Goffredo Plantageneto, di uno scudo blu caricato di leoni d'oro. Questo stesso scudo apparirà in seguito sulla tomba del nipote di Goffredo, Guglielmo Longespée, Conte di Salisbury. Esso aveva così acquisito un significato che gli consentì di diventare ereditario. L'investitura di Goffredo Plantageneto è generalmente considerata il primo caso noto di araldica documentata in Europa.[31]

Araldica nel tardo medioevo

Dalla metà del XII secolo alla fine del XV secolo l'uso dell'araldica fu presente, oltre che nell'ambito militare-cavalleresco, anche in ambito artistico e nella sfragistica. Con lo sviluppo di un sistema feudale e la progressiva crescita di grandi casate nobiliari, i magnati furono indotti ad esporre stendardi e bandiere recanti i propri emblemi per identificazione, mentre nel campo di battaglia i seguaci dei signori dovevano essere in grado di riconoscere il proprio signore. In un'epoca con un diffuso analfabetismo i magnati avevano la necessità di poter autenticare i propri ordini con un sigillo chiaramente riconoscibile.[32] Oltre ciò, gli stemmi iniziarono ad essere usati, oltre che dai magnati non combattenti, anche alle donne e al clero, in particolare papa Innocenzo III (1198-1216) fu il primo pontefice ad utilizzare uno stemma.[33]

Nel corso del XIII secolo l'uso dello stemma si espande anche a comunità, ad esempio sestrieri, quartieri, corporazioni, compagnie religiose e soprattutto i liberi comuni italiani in maniera relativamente presto, adottando stemmi che seguivano le convenzioni grafiche e cromatiche dell'araldica cavalleresca.[27]

Dalla metà del XIV secolo iniziarono ad essere istituite delle autorità araldiche, poiché si riteneva necessario regolamentare il principio che solo un individuo o famiglia (quindi l'armigero) potesse utilizzare un particolare disegno araldico. I primi accenni di un diritto araldico si possono trovare nel De Insigniis et Armis, opera di Bartolo da Sassoferrato del 1350, professore all'Università di Perugia.[34][35][36] La necessità di avere una giurisprudenza araldica nasceva anche dalle controversie legate all'uso dello stesso stemma da più individui, ad esempio nella disputa legale Scrope contro Grosvenor (1385-1390), nella quale due uomini inglesi contestavano l'uso dello stesso stemma, blasonato d'azzurro, alla banda d'oro.[37] La diffusione di stemmi e l'elevato numero di controversie relative a uomini che portavano lo stesso stemma indusse Enrico V, nel 1419, a dichiarare che i combattenti privi di uno stemma durante la battaglia di Azincourt non potevano adottarne uno se non era ereditato o concesso dalla corona.[38][39]

Nel 1484, sotto il regno di Riccardo III, venne istituito il College of Arms, che riuniva tutti gli ufficiali araldici del tempo, pertanto tutte le concessioni araldiche erano promulgate dall'Istituto. Attualmente conta tre re d'armi (in inglese King of Arms), sei araldi (in inglese Heralds) e quattro persevanti (in inglese Pursuivants), tutti sotto la supervisione del Conte Maresciallo (in inglese Earl Marshal).[40][41] A partire dal regno di Enrico VIII, i Re d'Armi furono incaricati di effettuare delle visite, durante le quali viaggiavano per il paese, registrando gli stemmi portati sotto l'autorità appropriata e richiedendo a coloro che portavano stemmi senza autorizzazione di ottenere l'autorità necessaria o di cessarne l'uso. Gli stemmi portati in modo improprio dovevano essere rimossi e distrutti. La prima di queste visite ebbe inizio nel 1530, mentre l'ultima fu effettuata nel 1700, sebbene non furono rilasciate nuove richieste per effettuare visite dopo l'ascesa al trono di Guglielmo III nel 1689.[42][43] La corte del Lord Lyon in Scozia, fondata verso la fine del Medioevo, ha la facoltà di comminare multe o perfino incarcerazioni per l'abuso di uno stemma.[44]

Decadenza durante la rivoluzione francese e araldica napoleonica

Durante la rivoluzione francese, l'araldica subì un colpo significativo: gli stemmi, ritenuti simboli di aristocrazia, tirannide e privilegio, furono distrutti o scalpellati in modo sistematico da palazzi, chiese e monumenti pubblici, spesso coperti con stucco su cui venivano tracciati simboli rivoluzionari, come fasci e berretti della libertà.[45] Questa avversione all'araldica si concluse nel 1808 con Napoleone, il quale introdusse un nuovo sistema araldico molto più geometrico e rigoroso.[46] Nonostante ciò, questo stile non sopravvisse al suo ideatore.[47]

Una simile avversione all'araldica classica si manifestò nei neonati Stati Uniti. Sebbene sia George Washington che Benjamin Franklin possedessero degli stemmi e li utilizzassero attivamente, il loro impiego fu considerato antidemocratico ed elitario. Di conseguenza, si optò per l'uso di stemmi molto diversi da quelli della tradizione araldica, noti come seals, ovvero sigilli.[47]

L'araldica dal XIX secolo fino ad oggi

Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo la rappresentazione naturalistica di paesaggi si è diffusa molto negli stemmi, nei quali venivano dipinti fortezze, navi, montagne o battaglie. Oltre ciò, ci fu una rappresentazione dell'acqua in modo molto più naturale laddove prima era simboleggiata da un semplice fasciato ondato d'argento e d'azzurro come ad esempio nello stemma di Oxford. Crebbe anche l’uso di campi con un motivo di mattoni, il quale è blasonato murato o muragliato.[48]

Tra le due guerre mondiali l'araldica cambiò dall'aspetto tradizionale. Nell'Unione Sovietica nacque un particolare stile, definito araldica socialista, composto perlopiù da simboli politici, falci e martelli, stelle rosse, paesaggi e fasci di spighe di grano a rappresentare il popolo operaio e contadino. Tale stile differiva radicalmente dall'araldica tradizionale, ritenuta troppo rappresentativa dell'aristocrazia, tanto che in quello stesso periodo nell'Unione Sovietica vennero proibiti anche i titoli nobiliari.[49]

Definizione

Non rientrano tra gli oggetti di studio dell'araldica le bandiere e i loghi o marchi di natura commerciale o industriale: le prime, perché a esse l'araldica fornisce solo la giustificazione storica e la base concettuale di costruzione, ma poi le abbandona al momento in cui esse vengono rigidamente regolamentate da leggi e decreti che riguardano la loro esatta riproduzione e dimensione; i secondi, perché si tratta di espressioni grafiche rigide, immutabili e specificate nell'unica forma ammessa.

Per chiarire meglio il concetto, basti ricordare, per il primo caso, le discussioni sorte al momento della definizione delle esatte tonalità di colore della bandiera italiana, quando in araldica il termine verde indica genericamente qualunque tono di colore che rientri nella definizione di verde, ma senza specificare un codice cromatico univoco da utilizzare.

Nel secondo caso, si immagini cosa succederebbe se un grafico dovesse riprodurre il logo di un prodotto commerciale senza conoscerlo, ma basandosi esclusivamente su una descrizione orale ridotta all'essenziale; il suo disegno sarebbe, molto probabilmente, alquanto differente dall'originale.

L'araldica invece vuole dare la possibilità a qualunque disegnatore, quale che sia il suo stile o l'epoca e il luogo in cui vive, di produrre un oggetto grafico – il cosiddetto stemma – che contenga tutte le informazioni essenziali per corrispondere senza alcun errore alla stringata descrizione – definita blasonatura – dello stemma stesso. Se il disegno è stato eseguito secondo le regole araldiche, chiunque conosca tali regole è in grado di ricostruire l'esatta descrizione semplicemente guardando il disegno, e viceversa.[50]

La blasonatura e la libertà del disegno araldico

Schema esemplificativo raffigurante la blasonatura di uno stemma

È la descrizione araldica precisa dello stemma (partendo ovviamente dallo scudo), con i suoi termini specifici e spesso aulici. È detta meno comunemente blasonamento o viene usato proprio il termine blasone. Nell'araldica italiana la blasonatura parte descrivendo prima di tutto lo smalto del campo, quindi un «[Campo] d'argento» per esempio, successivamente vengono descritte le eventuali pezze onorevoli e poi le figure, entrambe con i rispettivi attributi, se presenti. La blasonatura è importante per descrivere lo stemma senza averne un disegno davanti. Grazie ad essa il disegno araldico può cambiare sostanzialmente. Uno stemma, per esempio, può essere "araldicamente" uguale nonostante i leoni siano disegnati radicalmente differenti o i colori siano più o meno accesi a vicenda, la cosa importante per leggere lo stemma è che chi lo guarda capisca le figure blasonate.[51]

Ad esempio, uno stemma blasonato "partito di rosso e d'argento, al leone d'oro attraversante" può essere disegnato nei seguenti stili:

La possibilità di riconoscere il sempre crescente numero dei segni distintivi individuali – i già citati stemmi – non poteva basarsi sulla disponibilità di costosi e voluminosi stemmari, ma si fondava sulla composizione e divulgazione di descrizioni che fossero costituite dal minimo numero possibile di parole pur mantenendo l'univocità di individuazione. I vari araldi si scambiavano, quindi, le descrizioni – la blasonatura – ricorrendo tutti ad uno stesso insieme di regole capaci di fornire loro il linguaggio comune. Questo è anche il motivo per cui quella parte dell'araldica che si occupa della descrizione degli stemmi è spesso definita come l'arte del blasone.[52] Mentre si chiama araldica in senso stretto lo studio delle genealogie delle famiglie aristocratiche e dei loro titoli nobiliari.

Creazione ed evoluzione del blasone

La creazione dei blasoni benché lasciata all'iniziativa dei loro futuri possessori, si è visto fin dall'inizio, si fornì di regole più o meno stringenti, con lo scopo di rendere l'identificazione efficace: lettura resa facile dall'impiego di colori netti che spiccano gli uni sugli altri, motivi di grande dimensione dai contorni semplificati e facilmente riconoscibili, e soprattutto unicità degli stemmi (spesso non rispettata, per ignoranza più che per volontà di plagio).[53]

Il «rebus» che costituisce le armi di La Tour-du-Pin, comune dell'Isère.

Questo desiderio di identità si esprime anche nell'utilizzo di simboli, ricordi di fatti notevoli o traduzione di tratti caratteristici legati al possessore (armi alludenti), o anche rappresentazione del patronimico, senza esitare davanti all'approssimazione, perfino il gioco di parole (armi parlanti).

Ma il blasone non è statico e può evolvere in funzione:

  • di un'alleanza, quando i blasoni degli alleati si riuniscono per formarne uno solo, unione codificata da regole che specificano il tipo di unione[54] (vedi sotto «partizione»);
  • di un'eredità, che talvolta impone all'erede una modifica (una brisura) del blasone originale in funzione del grado di parentela;
  • di una distinzione onorifica accordata da un signore feudale, che dà a un vassallo il diritto di aggiungere sul suo blasone un elemento distintivo tratto dal proprio (un aumento);
  • di una diffamazione (arma diffamata o scaricata[55]) quando il blasone originale è stato «disonorato» dal suo possessore o da un suo un antenato e vi sono stati inseriti marchi d'infamia (vedere leone araldico, leone codardo, immaschito vilené etc.).
  • di una sostituzione per evitare la scomparsa del blasone di una famiglia che si è estinta.[56][57]

Le componenti dello stemma

Scudo e campo

È la parte fondamentale e sulla quale si formano poi gli ornamenti esteriori che vanno a comporre la totalità dello stemma. Può avere diverse forme: Solitamente alcune forme hanno un uso più regionale, come può essere per lo scudo ritondato in Spagna e Portogallo, tuttavia la scelta solitamente è interscambiabile. Per le dame e le damigelle solitamente si usano dei particolari scudi a losanga.[58]

Il campo dello scudo è suddiviso in più punti. È importante notare che la sinistra e la destra araldica sono quelle di chi porta lo scudo, non di chi lo osserva. Esso è suddiviso come di seguente:[80][81]

  1. Angolo oppure cantone destro del capo
  2. Punto del capo (solitamente detto solo capo)
  3. Angolo oppure cantone sinistro del capo
  4. Fianco destro
  5. Abisso oppure cuore
  6. Fianco sinistro
  7. Angolo oppure cantone destro della punta
  8. Punta
  9. Angolo oppure cantone sinistro della punta

Il punto A viene chiamato punto o posto d'onore, mentre il punto Ω viene chiamato ombelico.[80]

Smalti

Sono tutti i colori araldici, e sono una tavolozza alquanto ristretta con una terminologia unica. Si dividono in metalli, colori e pellicce. Il loro uso segue solitamente la regola del contrasto dei colori, ad esempio una figura in metallo (come un leone d'oro) non dovrebbe essere su un campo di un altro metallo, come può essere d'argento, stessa cosa per i colori. Gli stemmi che non seguono volontariamente la regola sono detti armi d'inchiesta, come ad esempio lo stemma del Regno di Gerusalemme che è uno scudo d'argento con una croce di Gerusalemme d'oro. Solitamente la rigidità della regola varia da tradizione a tradizione, e con alcuni colori (come può essere il rosso e l'azzurro, grazie alla loro leggibilità reciproca) vengono tollerati.[82][83]

 Colori[n 1]
Rosso
Azzurro
Nero
Verde
Porpora
 Metalli
Oro
Argento
 Pellicce
Armellino Moscature nere su fondo bianco
Contrarmellino Inverso dell'armellino (moscature bianche su fondo nero)
Armellinato Variante dell'armellino
Contrarmellinato d'oro o Péan Inverso dell'armellinato
Vaio (a volte Vajo) Alternanza di campanelle blu o bianche
Vaio potenziato Variante del vaio
Piumato Piume stilizzate

Oltre agli smalti più usati sono presenti anche i cosiddetti stain, che sono smalti non tradizionali usati raramente e in tradizioni araldiche specifiche. Alcuni autori indicano l'uso di tali smalti come marchi d'infamia, tuttavia tale teoria è dibattuta: Difficilmente qualcuno porterebbe il proprio stemma in cui viene praticamente comunicato che egli è un alcolista, un adultero o un traditore. L'unico marchio veramente adoperato è l'abbassamento dello stemma del reo, cioè il capovolgimento verticale dello stemma prima di essere revocato.[84][85] Uno smalto particolare usato molto nell'araldica civica italiana è il campo di cielo, che può essere disegnato come un semplice colore azzurrino o un vero e proprio cielo al naturale.[86][87]

Un tipo di smalto particolare sono le pellicce, che non corrispondono né ai colori né ai metalli. Le due principali sono l'armellino, che sarebbe una stilizzazione della coda dell'ermellino, e il vaio, che sarebbe una stilizzazione della pelliccia di scoiattolo. L'armellino è una sorta di seminato, cioè un motivo di figure. Un celebre esempio di stemma seminato è lo stemma antico di Francia, cioè d'azzurro seminato di gigli d'oro.[88]

Solitamente gli scudi possono venire anche decorati con delle screziature decorative che ingentilivano l'aspetto dello stemma in generale, e veniva blasonato rabescato o diaprato. In disegni monocromatici, ci sono delle tecniche per rappresentare gli scudi senza usare colori. Quello più usato è il tratteggio, detto anche rappresentazione monocromatica. Consiste nell'usare dei motivi composti da linee o punti sulle figure e sulle pezze. In passato ogni nazione o araldista aveva un proprio motivo di tratteggio, tuttavia a partire dal XVII secolo si è consolidato l'uso del cosiddetto metodo Petra Sancta, da padre Silvestro da Pietrasanta con la pubblicazione del suo trattato Tesserae gentilitiae.[89] Tuttavia nell'ambito ufficiale il tratteggio è raramente usato: Il College of Arms inglese non ha mai usato il metodo del tratteggio, invece ha usato il cosiddetto tricking, cioè il disegnare solamente il contorno delle figure per poi dichiarare il colore con una le iniziali del rispettivo colore, ad esempio ar. per Argent.[90]

Partizioni

Le partizioni sono divisioni del campo dello scudo con linee rette (o variamente sagomate).[91] Le quattro partizioni fondamentali sono il partito per una divisione verticale, il troncato per una orizzontale, il trinciato per una divisione diagonale dall'alto a destra al basso a sinistra e il tagliato per una dall'alto a sinistra al basso a destra. Le partizioni più complesse sono l'inquartato, cioè la divisione dello scudo in quattro campi, detti cantoni, l'inquartato in decusse, idem però in diagonale, e il gheronato. L'inquartato è usato spesso per armi composte per includere più stemmi in uno solo, un esempio di ciò è lo stemma reale del Regno Unito, che incorpora gli stemmi di Scozia, Inghilterra e Irlanda.[92]

Le divisioni che nascono da pezze onorevoli, che quindi creano tre campi differenti dello scudo, si dicono interzati. Per una divisione verticale si dice interzato in palo, per una orizzontale invece interzato in fascia, per quelle diagonali interzato in sbarra e banda.

Carichi

Di rosso, alla croce gheronata d'oro e d'azzurro

Pochi scudi sono di colore uniforme (anticamente «pieno»)[93], la maggior parte è ornata (caricati) da disegni (carichi) il cui fine tecnico principale è quello di rendere distinguibili univocamente le armi.

Ai motivi geometrici elementari dell'inizio (che hanno costituito il gruppo delle «pezze onorevoli», con posizione sul campo e dimensione convenzionali), si sono venute ad aggiungere un'infinità di figure di ogni sorta: forme geometriche pure, tra cui le pezze ordinarie (o di second'ordine), esseri viventi animali o vegetali, reali o fantastici, oggetti artificiali o naturali.

Il disegno dei carichi è sempre molto stilizzato, talvolta in modo estremo, senza effetti di tridimensionalità o di chiaroscuro (colore a tinta piatta, talvolta con i contorni evidenziati da una linea).

I carichi sono di un solo colore. Ma può succedere che alcuni elementi di un carico complesso siano di un colore differente (ad esempio: un leone rosso con le unghie nere), in questo caso occorre precisarlo con un termine appropriato (leone di rosso, armato di nero).

A differenza delle partizioni (che delimitano delle zone allo stesso livello), i carichi si pongono sul campo o su un altro carico (ecco perché caricano) andando a costituire uno spessore (nelle rappresentazioni accurate, questo spessore è evidenziato da un'ombra prodotta sul campo che carica, con la luce che convenzionalmente proviene dal davanti in alto e a destra, convenzione di luce che si ritrova nel disegno architettonico: si veda, a fronte, l'ombra della croce sul campo).

I carichi possono essere partizionati se sono di grandezza sufficiente e possono essere ornati da altri carichi (a fronte una croce partizionata: gheronata d'oro e d'azzurro).

Fra i carichi più rappresentati, oltre alle pezze onorevoli, si trovano la croce, il leone, l'aquila, il giglio.

Il numero praticamente infinito dei carichi ha spinto un gran numero di studiosi di araldica a proporre delle classificazioni. Attualmente non vi è l'unanimità su nessuna di esse. Poiché queste classificazioni non intervengono nella blasonatura, esse rivestono un interesse essenzialmente teorico.

Note

Annotazioni

  1. ↑ Viene raffigurata la rappresentazione bicromatica e monocromatica in bianco e nero (detto anche tratteggio).

Fonti

  1. ↑ (EN) AA. VV., Araldica, su Collins. URL consultato il 24 giugno 2026.
  2. ↑ Araldica - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato l'11 giugno 2024.
  3. ↑ Pastoureau, pp. 94-95.
  4. ↑ Filmato audio Carta Canta, 22/10/2016_Massimo Ghirardi_Le Marche sugli scudi_Parte 1/4, su YouTube, 4 novembre 2016. URL consultato il 5 giugno 2026.
  5. ↑ Araldica, su Dizionario italiano De Mauro. URL consultato il 9 giugno 2026.
  6. ↑ Stemmario Italiano: Araldica, definizione, etimologia, origine e sinonimi, su stemmario.it. URL consultato il 13 giugno 2024.
  7. ↑ Araldo, etimologia e significato, su Una parola al giorno. URL consultato il 13 giugno 2024.
  8. ↑ (FR) Étymologie de HÉRAUT, su CNRTL. URL consultato il 9 giugno 2026.
  9. ↑ Araldico, su Dizionario italiano De Mauro. URL consultato il 9 giugno 2026.
  10. 1 2 Grotto dell'Ero, pp. 9 e 13.
  11. ↑ (FR) Académie française, héraldique, su DAF9. URL consultato il 9 giugno 2026.
  12. ↑ Boutell, p. 2.
  13. ↑ Barronn, pp. 311-330.
  14. ↑ Blasone, su Dizionario italiano De Mauro. URL consultato il 9 giugno 2026.
  15. ↑ Palizzolo Gravina, p. 9.
  16. ↑ Crollalanza, p. 118.
  17. 1 2 (EN) Heraldry | Meaning, Rules, Arm, & Symbols, su britannica.com, 13 giugno 2024. URL consultato il 15 giugno 2024.
  18. 1 2 Proto araldica, su Registro Araldico Italiano. URL consultato il 27 maggio 2026.
  19. ↑ Grotto dell'Ero, pp. 10-12.
  20. 1 2 Filmato audio Alessandro Barbero, La storia dell'araldica, stemmi e marchi, su YouTube, 23 agosto 2020. URL consultato il 15 giugno 2024.
  21. ↑ Fox-Davies, p. 15.
  22. ↑ Gilbert, p. 16.
  23. ↑ Franklyn 1968, p. 13.
  24. ↑ Franklyn 1968, p. 14.
  25. ↑ Laura Cocciolo e Davide Sala, Storia illustrata della moda e del costume, Firenze, Giunti Editore, 2001, pp. 76 e 77. URL consultato il 17 marzo 2010.
  26. ↑ Grotto dell'Ero, pp. 12-15.
  27. 1 2 3 Massimo Ghirardi, Introduzione all'Araldica Civica (PDF), p. 1.
  28. ↑ Pastoureau, p. 12.
  29. ↑ Pastoureau, pp. 24-25.
  30. ↑ Fox-Davies 2, pp. 4-5.
  31. 1 2 Friar, p. 25.
  32. ↑ Paston-Bedingfeld, p. 10.
  33. ↑ Pastoureau, p. 18.
  34. ↑ El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Manuscritos latinos, C.II.8, su preserver.beic.it. URL consultato il 27 maggio 2026.
  35. ↑ Bartolo's De Insigniis et Armis, su heraldica.org. URL consultato il 27 maggio 2026.
  36. ↑ Squibb, p. 244.
  37. ↑ (EN) The Scrope-Grosvenor Trial (1385-1390), su Chaucer's World, Harvard University. URL consultato il 7 giugno 2026.
  38. ↑ Fox-Davies, pp. 21-22.
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  41. ↑ Von Volborth, p. 180.
  42. ↑ Fox-Davies, p. 21-22.
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  47. 1 2 Von Volborth, p. 178.
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  49. ↑ (EN) 20th-century-heraldry, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
  50. ↑ Murray Eiland, Pre-heraldry on the Sangerhausen Disc, in The Armiger's News, vol. 25, n. 2, 2003, pp. 1, 9. Ospitato su academia.edu.
  51. ↑ Crollalanza, pp. 112-119
  52. ↑ Ginanni, p. 8.
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  54. ↑ Guelfi Camajani, p. 30.
  55. ↑ Ginanni, p. 34.
  56. ↑ Guelfi Camajani, p. 670.
  57. ↑ Ginanni, p. 35.
  58. ↑ Fox-Davies, p. 60
  59. ↑ Chiamato anche scudo appuntato, scudo gotico e scudo triangolare
  60. ↑ (EN) mediaeval French shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  61. ↑ Detto anche scudo sannitico (termine frequente nell'araldica civica italiana) e scudo moderno
  62. ↑ (EN) modern French shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  63. ↑ Chiamato anche scudo fiammingo, scudo portoghese, scudo ritondato
  64. ↑ (EN) traditional Iberian shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  65. ↑ Chiamato anche scudo tedesco e targa. In tedesco Tartsche
  66. ↑ (EN) targe - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  67. ↑ Fox-Davies, p. 64
  68. ↑ Detto anche scudo perale
  69. ↑ (EN) kite shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  70. ↑ (EN) Polish shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  71. ↑ (EN) English shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  72. ↑ Chiamato anche scudo con incavati al capo
  73. ↑ (EN) Swiss shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  74. ↑ Chiamato anche ancile
  75. ↑ (EN) oval shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  76. ↑ Detto anche scudo femminile.
  77. ↑ (EN) lozenge shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  78. ↑ Chiamato anche scudo a testa (o cranio) di cavallo
  79. ↑ (EN) italian shield - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 30 maggio 2026.
  80. 1 2 Manno, p. 46
  81. ↑ Crollalanza, p. 146
  82. ↑ Carta Canta, 22/10/2016_Massimo Ghirardi_Le Marche sugli scudi_parte 2/4, 9 novembre 2016. URL consultato il 31 maggio 2026.
  83. ↑ Carta Canta, 22/10/2016_Massimo Ghirardi_Le Marche sugli scudi_parte 4/4, 30 gennaio 2017. URL consultato il 31 maggio 2026.
  84. ↑ Fox-Davies, pp. 73-74
  85. ↑ (EN) abatement - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 31 maggio 2026.
  86. ↑ Manno, p. 20
  87. ↑ In questo stemma del comune ligure di Pontedassio si può vedere un cielo figurato in modo specifico compreso di nuvole.
  88. ↑ Fox-Davies, pp. 70-84
  89. ↑ Fox-Davies, p. 75
  90. ↑ Fox-Davies, p. 77
  91. ↑ (EN) partizione - HERO - Finto, su finto.fi. URL consultato il 31 maggio 2026.
  92. ↑ Manno, pp. 6-8
  93. ↑ Uno dei rari stemmi di un solo colore pieno è lo stemma di Campodoro, che è blasonato: D'oro pieno.

Bibliografia

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