Arcavacata

Arcavacata
frazione
Arcavacata – Veduta
Arcavacata – Veduta
Panorama
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Calabria
Provincia Cosenza
Comune Rende
Territorio
Coordinate39°21′29″N 16°12′41″E
Altitudine320 m s.l.m.
Abitanti1 831[1]
Altre informazioni
Cod. postale87036
Prefisso0984
Fuso orarioUTC+1
Cod. catastaleH235
TargaCS
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[2]
PatronoMadonna della Consolazione
Giorno festivoLunedì dell'Angelo

20 febbraio (intero Comune di Rende)

Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Arcavacata
Arcavacata

Arcavàcata (AFI: /arkaˈvakata/[3][4]) è una frazione del comune di Rende, di 1 831 abitanti (2009), in provincia di Cosenza.

Situata nella parte nord-occidentale del territorio comunale, costituisce uno dei principali nuclei abitati dell'area urbana cosentina ed è nota soprattutto per ospitare il campus dell'Università della Calabria, uno dei maggiori atenei dell'Italia meridionale.

Geografia fisica

Geografia fisica

Sorge su un sistema di colline comprese tra circa 240 e 370 metri sul livello del mare, nella porzione nord-occidentale del territorio comunale di Rende. Il paesaggio è caratterizzato da rilievi dolci e da terreni storicamente destinati all'agricoltura tipica della media valle del Crati.[5]

Geografia politica

Storicamente Arcavacata non si è sviluppata come un centro abitato compatto, ma come un insieme di contrade rurali distribuite sul territorio collinare. Tra le principali contrade si ricordano: Bagno, Bertoni, Bianchi, Coda di Volpe, Dattoli, Longeni, Molicelle, Rocchi, San Gennaro, Tufo, Vermicelli.[6]

Storia

Origini del nome

L'origine del nome Arcavacata non è stata accertata in modo definitivo ed è stata oggetto di diverse interpretazioni formulate nel corso del tempo da studiosi e dalla tradizione popolare. Attualmente si fa riferimento a varie ipotesi. Lo storico acrese Vincenzo Padula definì Arquagabatha una "terra alta ed elevata".[7]

La Leggenda

L'icona miracolosa della Madonna della Consolazione

Secondo la tradizione religiosa locale, il nome Arcavacata deriva da un dipinto posto in un arco di muratura. In una notte di tempesta, un cieco e uno zoppo vennero guidati da una luce a scavare nel terreno. Sotto un arco rinvennero un dipinto antico della Madonna col Bambino e guarirono istantaneamente dalle loro infermità. Sul luogo del ritrovamento fu poi eretta la chiesa in cui il quadro è tuttora custodito e venerato. La Madonna del quadro viene detta della Consolazione o "dall'arco-cavata"[8].

La fortezza

La torre di vedetta, vista da contrada Longeni

Un'altra ipotesi spiega l'etimologia del nome dalla parola latina Arx, Arcis ("rocca" o "fortezza"), che collegherebbe il toponimo alla funzione strategica delle alture occupate anticamente dalle popolazioni enotrie. La tradizione locale individua un'antica fortezza-vedetta, in una piccola abitazione antica situata su una delle colline vicino la chiesa parrocchiale, della quale si parla in alcuni documenti pontifici del Medioevo[9]. La rocca militare era utilizzata dagli Enotri, antica popolazione di Rende che fondò sulle rive di un fiume, da essi stessi denominato "Acheronte", la primitiva Acheruntia, che nell'etimologia della parola, significa "le case dei forti presso le acque del fiume". Tale fiume sarebbe il fiume Emoli che scorre alle pendici delle colline di Arcavacata.

Epoca romana

Le testimonianze archeologiche raccolte negli anni suggeriscono una frequentazione del territorio di Arcavacata fin dall'età romana.[10]

La Fontana di Bagno

Nel 1887, durante alcuni scavi promossi dal proprietario terriero Giovanni Magdalone nella contrada Molicelle, furono rinvenuti i resti di strutture attribuite a un insediamento romano. Le indagini, condotte con i metodi dell'epoca, portarono alla scoperta di murature, di un pozzo, di pavimentazioni in tessere, di condutture in terracotta, capitelli in granito, un satiro in bronzo e monete di età augustea. Sulla base dei reperti emersi, gli studiosi dell'epoca ipotizzarono la presenza di un complesso articolato comprendente edifici destinati ad attività produttive e pubbliche. Tuttavia gli scavi non furono completati e gran parte dell'area venne nuovamente interrata, rendendo tuttora incerta l'effettiva estensione dell'insediamento.[11]La toponomastica della contrada Molicelle è stata inoltre messa in relazione con il termine latino mola, interpretazione che potrebbe richiamare la presenza di impianti per la macinazione o la lavorazione delle olive, senza che tale ipotesi abbia trovato una conferma archeologica definitiva.

Medioevo

Il centro storico visto da Contrada Longeni

Le prime attestazioni documentarie dell'esistenza di Arcavacata risalgono all'XI e al XII secolo, periodo nel quale il territorio appare strettamente legato alla presenza di insediamenti rurali, proprietà monastiche e luoghi di culto distribuiti nelle odierne contrade. Uno dei documenti più antichi è un atto del 1115, nel quale Drogone, signore di Montalto, donò al monastero di San Lucido i terreni appartenenti alle chiese di San Pietro di Arcavacata e di Santa Venere di Vennarello. Tale documento costituisce la prima testimonianza conosciuta del toponimo e conferma l'esistenza di un'organizzazione religiosa e fondiaria già strutturata nel territorio. Nel 1268, una bolla di papa Clemente IV, emanata durante la controversia relativa al castello di Rende, menziona il casale di Arcevocate.[12]

Ulteriori riferimenti compaiono nel Regesto Vaticano, dove, tra il XV e il XVI secolo, sono documentate diverse chiese presenti nel territorio di Arcavacata. Sulla base della documentazione superstite gli studiosi ritengono che il territorio comprendesse almeno cinque edifici religiosi:[13]

  • La chiesa parrocchiale di San Nicola (Sancti Nicolai Arctuagata), citata nel 1410;
  • La chiesa di Santa Maria, documentata nel 1494;
  • La chiesa di San Martino de Micelis, anch'essa attestata nel 1494.
  • La Chiesa di San Pietro dei Rocchi.
  • La chiesa di Santa Lucia.

L'esatta ubicazione della maggior parte di questi edifici è oggi sconosciuta, in quanto non sono stati documentati ritrovamenti o resti archeologici di molte di esse.

Il monastero dei Santi Pietro e Paolo

Uno degli edifici appartenenti al monastero, oggi ridotto a un rudere

Tra le istituzioni religiose medievali più importanti dell'area figurava il monastero dei Santi Pietro e Paolo, situato nell'attuale contrada Rocchi. La sua esistenza è attestata almeno dall'XI secolo, anche se alcuni studiosi ne ipotizzano origini ancora precedenti nell'ambito del monachesimo bizantino diffuso in Calabria. Il monastero nacque come comunità di monaci basiliani e, nel corso del XII secolo, passò progressivamente sotto la giurisdizione della Chiesa di Roma, adottando il rito latino pur mantenendo un ruolo centrale nella vita religiosa ed economica del territorio.[14]

Oltre alla funzione spirituale, il monastero amministrava vaste proprietà agricole, contribuendo allo sviluppo economico della zona attraverso la coltivazione di cereali, olivi, fichi e gelsi destinati all'allevamento dei bachi da seta, attività che avrebbe continuato a caratterizzare l'economia locale anche nei secoli successivi. La storia del monastero subì una svolta decisiva con il terremoto del 1569, che devastò gran parte del territorio rendese provocando il crollo quasi totale dell'edificio e segnandone il definitivo declino. Le strutture superstiti furono progressivamente riutilizzate come cava di materiali da costruzione e le proprietà passarono a famiglie nobiliari e proprietari terrieri che si succedettero nei secoli. [15]

Età moderna

Tra il XVI e il XVIII secolo, il territorio di Arcavacata ha subito profonde trasformazioni causate da epidemie, calamità naturali e dal cambiamento nella gestione della proprietà terriera. In particolare, la peste del 1539 e il terremoto del 1569 causarono un grave calo demografico e la distruzione del monastero di contrada Rocchi, importante centro religioso ed economico dell'area. Con la fine della comunità monastica, le vaste proprietà dell'ente furono smembrate e acquisite da privati, come le famiglie Pagliaro, Pastore e Alarcón Mendoza, pur mantenendo una vocazione prevalentemente agricola.[16] La memoria dell'antico monastero è sopravvissuta sia attraverso le strutture residue inglobate nei nuovi edifici padronali, sia grazie alla continuità del culto mariano nelle campagne. È proprio all'interno di questa tradizione religiosa rurale, testimoniata da cappelle e icone locali, che si colloca il ritrovamento dell'icona oggi venerata come Madonna della Consolazione.

Età contemporanea

Dal XVIII secolo, il territorio di Arcavacata fu caratterizzato prevalentemente dall'ascesa della famiglia Magdalone[17], che consolidò vasti possedimenti agricoli e segnò il paesaggio attraverso la costruzione di masserie e residenze padronali. Il terremoto del 1854, un evento sismico che devastò la provincia di Cosenza, causò oltre a ingenti danni al patrimonio edilizio rurale e religioso di Rende, anche molti decessi.

In questo periodo, la struttura sociale ed economica di Arcavacata si basava su un sistema di contrade agricole[18] dedite alla cerealicoltura, all'olivicoltura, alla produzione di fichi e all'allevamento ovino. Tra le aree di maggiore rilievo economico spiccava la contrada Dattoli, dominata dai poderi di famiglie come i Miceli, gli Spada e i Quintieri. Fino alla prima metà del XX secolo, l'economia locale rimase saldamente legata alla terra, includendo anche la gelsicoltura per la bachicoltura, un'attività tradizionale dell'intera area cosentina. Il declino di questo assetto rurale ebbe inizio negli anni Sessanta del Novecento, a causa dello spopolamento delle campagne e dello spostamento demografico verso il centro della frazione. La vera svolta avvenne tuttavia negli anni Settanta con l'edificazione del campus dell'Università della Calabria, il cui insediamento sulle colline di Arcavacata stravolse radicalmente il territorio. Questo processo ha favorito un forte sviluppo edilizio e l'integrazione di Arcavacata nel sistema urbano di Rende e nell'area metropolitana di Cosenza, trasformando la località da un centro agricolo a uno dei principali poli di ricerca e studio della regione, pur mantenendo, nelle zone periferiche, diverse tracce storiche del suo passato rurale.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

  • La Chiesa di Santa Maria della Consolazione: la più importante chiesa della frazione, sita nel centro storico di Arcavacata. La struttura è in stile neoclassico, nata a seguito di un evento miracolo ed ampliata grazie alla devozione e all’offerta della famiglia Magdalone-Morelli nella seconda metà del XIX secolo. Ha sede parrocchiale e comprende tutta Arcavacata, la frazione di Santo Stefano e le contrade di Dattoli, Cutura e Monticello. Presenta un'unica navata decorata da capitelli e lesene di gusto barocco, con soffitto a volte a botte affrescata. Sulle pareti in sezioni decorate sono presenti tele e grandi stipiti, nei quali sono conservate alcune statue, una delle quali è quella della Madonna a cui è dedicata la chiesa. L’altare in stucchi policromi, è sormontato da una possente pala d’altare che comprende un’antica icona della Madonna della Consolazione. L’esterno di gusto classico semplice, è decorato da lesene e due nicchie che un tempo ospitavano due statue. La facciata rosa è sormontata da un possente timpano e alla destra della chiesa è presente la torre campanaria con tre campane. Nella contrada Dattoli, è presente una piccola cappella ricavata dai locali di un palazzo dove è custodita una statua di San Pio ed afferisce alla suddetta parrocchia.
  • La Chiesa di San Rocco. Dedicata a San Rocco di Montpellier, sorge nell’omonima contrada nei pressi di un antico convento oramai in rovina, dedicato ai Santi Pietro e Paolo Apostoli. Nata come chiesa campestre baronale, negli anni è stata rimaneggiata e stravolta nelle sue forme semplici originali. L’interno di piccole dimensioni è stato ampliato successivamente con l’aggiunta di un piccolo atrio coperto. Sul tetto spicca un campanile a vela con una sola campana a corda. All'interno una modesta e moderna mensa d'altare e un crocifisso ligneo spiccano sul resto della chiesa semplice e moderno. Nella chiesetta è custodita la statua di San Rocco di perenne devozione, festeggiato la prima domenica di Settembre.
  • La parrocchia universitaria di San Paolo Apostolo[19]: sita in contrada San Gennaro, all’interno del Campus universitario. La sua parrocchia comprende l’università, i Rocchi e parte di Quattromiglia. In passato l'edificio era un grande panificio denominato PAB (Panificio Automatico Bruzio). Nel 1973 Papa Paolo VI decise di fornire un’assistenza spirituale ai giovani studenti dell'Università della Calabria tramite i Padri Dehoniani. La chiesa fu fondata nei primi anni ‘80. L'interno della chiesa è alquanto austero, di forma rettangolare, manca di elementi decorativi, a parte la grande croce in legno dietro l'altare e le 14 raffigurazioni della passione di Cristo. All'esterno dell'edificio svetta una croce luminosa a forma di tàu, con uno spazio vuoto a forma di cuore all'estremità superiore, che simboleggia il Sacro Cuore di Gesù. Lungo il ponte Pietro Bucci dell’Università della Calabria è presente una piccola cappella che afferisce alla parrocchia di San Paolo Apostolo. Nella medesima contrada, esisteva fino al secolo scorso una cappella dedicata proprio a San Gennaro, nei dintorni del polifunzionale.

Architetture civili

  • Il Casino Magdalone: sorge in Arcavacata centro storico.[20] È stato riedificato di fronte alla struttura originaria nella prima metà dell’ottocento a seguito di un devastante terremoto nel 1854 che lo rase quasi completamente al suolo. La struttura ottocentesca è abitata e restaurata, mentre l'edificio antico di fronte è in parte abitato ma in gran parte fatiscente.
  • L’antico convento dei Santi Pietro e Paolo: situato fuori da Arcavacata nel quartiere dei Rocchi, oggi è in stato di grave abbandono e rovina. Con la fine del monastero le fertili terre di Arcavacata finirono col passare da una famiglia all’altra. Le trasformazioni successive al crollo, mutarono profondamente l'aspetto originario del complesso. Tra il XVIII e il XIX secolo l'area divenne dapprima proprietà della famiglia Alarcón Mendoza e successivamente della famiglia Magdalone, che ampliò l'edificio esistente trasformandolo in una residenza rurale nota come Casino delle Rose. Ancora oggi sono riconoscibili alcune strutture murarie che la tradizione locale attribuisce all'antico monastero medievale. Fedele Fonte ricorda che nel maggio 1887 si eseguirono degli scavi interessanti. Tali scavi eseguiti in modo irrazionale e rudimentale da più di 200 contadini guidati da un dipendente di Don Giovanni Magdalone, un certo Francesco Pellegrini. Questo evento fu riportato anche sulla Gazzetta della Calabria (a.XII, n.40 del 22 maggio del 1887). Tanti furono gli oggetti disotterrati e molte le mura scoperte che facevano capire la reale dimensione del monastero. Fino agli anni 50 una possente costruzione di tipo nobiliare, ancora oggi presente ma in stato di grave degrado, veniva abitato da tante famiglie di Arcavacata che lavoravano la terra per i proprietari del terreno circostante.
  • Il Casino dei Dattoli[21]: oggi abbandonato ma utilizzato fino a decenni fa come abitazione privata. Fu palazzo signorile di varie famiglie nobili fra le quali Spada, Miceli, Quintieri. Circondato da poche case originariamente coloniche, era il luogo di maggiore produzione agricola di Arcavacata. Negli anni ‘60 con il boom economico, la popolazione rurale iniziò a costruire case più moderne nel centro di Arcavacata, spopolando lentamente la contrada. Oggi è popolata da nuovi quartieri residenziali, ma nei terreni circostanti al palazzo ancora oggi viene praticata la produzione agricola storica di Olive e fichi da essiccazione.

Cultura

Università della Calabria

Il Campus UNICAL visto dall'alto

L'Università della Calabria[22] è ubicata sulle colline di Arcavacata in prossimità dello svincolo autostradale (A2) Rende-Cosenza nord, della Salerno-Reggio Calabria e a poco più di 3 km dalla stazione ferroviaria di Castiglione Cosentino, nodo di collegamento per Cosenza, Paola e Sibari. L'idea di realizzare un'università in Calabria maturò negli anni Sessanta del Novecento nell'ambito delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno. La scelta di localizzare il nuovo ateneo ad Arcavacata fu determinata dalla disponibilità di vaste aree collinari, dalla posizione baricentrica rispetto ai principali centri della regione e dalla vicinanza alle principali infrastrutture di collegamento. L'ateneo venne istituito nel 1968 e il campus iniziò a svilupparsi nei primi anni Settanta su progetto degli architetti Vittorio Gregotti e Dario Passi, secondo un modello innovativo basato sull'integrazione tra attività didattiche, ricerca, servizi e residenze universitarie. L'insediamento universitario modificò profondamente il territorio di Arcavacata. Accanto all'antico nucleo rurale sorsero nuovi quartieri residenziali, attività commerciali, strutture ricettive e servizi destinati alla popolazione studentesca, determinando una rapida crescita demografica e l'integrazione della frazione nel sistema urbano di Rende.

Oggi l'Università della Calabria costituisce uno dei maggiori poli scientifici e culturali dell'Italia meridionale[23] e rappresenta il principale fattore identitario della moderna Arcavacata.

Museo di paleontologia

Situato lungo il ponte Pietro Bucci, è strutturato in modo semplice e chiaro: si sviluppa attraverso una sequenza cronologica di espositori e di pannelli illustrativi che permettono la comprensione degli argomenti trattati. Negli espositori sono racchiusi i milioni di anni di storia della vita sulla Terra. Una storia che si può immaginare osservando con attenzione le forme fossili. Le collezioni comprendono reperti fossili di invertebrati di diversa età, provenienti sia dal territorio italiano sia da alcune località fossilifere mondiali, resti di vertebrati dal famoso sito di Cessaniti ed un dinosauro erbivoro Ouranosaurus nigeriensis.

Economia

Gli oliveti delle colline di Arcavacata

Fino alla seconda metà del Novecento l'economia di Arcavacata era prevalentemente agricola. Le principali coltivazioni comprendevano cereali, olivo, vite, fichi, ortaggi e alberi di gelso destinati all'allevamento del baco da seta. L'olivicoltura e la produzione di fichi essiccati costituivano due delle attività più importanti dell'economia rurale locale. L'allevamento ovino consentiva la produzione di formaggi pecorini e di altri derivati del latte destinati prevalentemente al consumo locale.

Lo sviluppo dell'Università della Calabria ha progressivamente modificato la struttura economica della frazione. Oggi il settore terziario rappresenta l'attività prevalente, grazie alla presenza di servizi universitari, strutture ricettive, attività commerciali, ristorazione e residenze per studenti, pur permanendo nelle contrade periferiche aziende agricole che conservano produzioni tradizionali.

Sport

Giovanni Tocci a Campora San Giovanni.

Arcavacata è la terra in cui è cresciuto Giovanni Tocci, tuffatore ed atleta del Centro Sportivo dell'Esercito e del Cosenza Nuoto. Ha partecipato a numerosi campionati Mondiali ed Europei e come ultimo traguardo, nel 2024 ha vinto l’argento nel sincro 3m ai Mondiali del Qatar.

Note

  1. ↑ Arcavacata, Italy, su geonames.org. URL consultato il 6 agosto 2021.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Luciano Canepari, Arcavacata, in Il DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, ISBN 88-08-09344-1.
  4. ↑ Accentazione dei nomi geografici, su accademiadellacrusca.it, 30 settembre 2002. URL consultato il 2 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2019).
  5. ↑ Google Maps, su Google Maps. URL consultato il 27 novembre 2015.
  6. ↑ Arcavacata di Rende, su italiamappata.it.
  7. ↑ Lo studioso Vincenzo Padula, appassionato ricercatore delle tradizioni calabresi, scrisse infatti: "La contrada Arcavàcata ha preso il nome da ciò: servendosi quivi dei ruderi, sotto un arco diruto trovòsi dipinta a fresco l'immagine di Maria con veste rossa, manto ceruleo sulla testa e bambino in braccio, e che chiamossi la Madonna dell'Arcavàcata. In fondo all'altare sta il pezzetto di muro con l'antica immagine."
  8. ↑ Gerardo Giraldi, Le chiese di Rende: itinerario storico, artistico, Cosenza, De Rose, 1985, SBN PAL0082013.
  9. ↑ La frazione di Arcavacata nel comune di Rende (CS) Calabria, su italia.indettaglio.it. URL consultato il 31 luglio 2022.
  10. ↑ La villa romana di Arcavacata, su icalabresi.it.
  11. ↑ Padre Fedele Fonte, Rende nella sua cronistoria.
  12. ↑ Arcavacata, in Rende nella sua Cronistoria.
  13. ↑ REGESTO VATICANO PER LA CALABRIA, su catalogo.share-cat.unina.it.
  14. ↑ Il monastero dei Santi Pietro e Paolo a Rocchi di Rende, in Rende nella sua cronistoria.
  15. ↑ Contrada Rocchi, su galcrati.it.
  16. ↑ XVI secolo a Rende, famiglie nobili, in Rende nella sua Cronistoria.
  17. ↑ Famiglia Magdalone di Rende, su nobili-napoletani.it.
  18. ↑ Famiglia Magdalone a Rende e Latifondismo, su rendecentrostorico.it.
  19. ↑ Parrocchia Universitaria S. Paolo Apostolo, su dehonianisud.it. URL consultato il 2 novembre 2015.
  20. ↑ Famiglia Magdalone o Maddalone, su www.nobili-napoletani.it. URL consultato il 4 luglio 2022.
  21. ↑ La Famiglia Quintieri, su digilander.libero.it. URL consultato il 1º marzo 2023.
  22. ↑ Portale Unical - Universitá della Calabria, su unical.it. URL consultato il 2 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2014).
  23. ↑ Classifica Censis, su unical.it.

Altri progetti