Arimanius

Arimanius ((EL, Ἀρειμάνιος) traslitt. Areimánios; (LA, Arīmanius) ) è il nome di una divinità oscura menzionata in alcuni testi letterari greci e in cinque iscrizioni latine. Nei testi pervenuti Areimanios (con varianti) si riferisce chiaramente all'interpretazione greca e romana dell'Ahriman zoroastriano[1] e come tale si suppone sia l'avversario di Oromazes ((GRC, Ὡρομάζης) traslitt. Hōromázēs), il dio della luce.
Le iscrizioni latine rinvenute in contesto mitraico suggeriscono che fosse la riproposizione della medesima divinità, oppure una diversa che ne riprendeva le principali caratteristiche.[2] Nel contesto del mitraismo romano, tuttavia, dal modo in cui viene usato il nome, sembra implausibile che si riferisca a un'entità malvagia, per quanto formidabili possano apparire le sue raffigurazioni.[2] Se alla scarna epigrafica si associa l'iconografia (che rimane comunque di difficile lettura), si può supporre che fosse semmai una divinità ordinatoria associata al Tempo Eterno, molto simile ad Aion, preposta a sovrintendere al movimento delle stelle e delle fasi dello zodiaco.[3]
Etimologia
La forma più comune del nome nelle sue rare occorrenze tra gli autori greci è Ἀρειμανιος (Areimanios), che presumibilmente rende una forma persiana antica non attestata *ahramanyu, che, tuttavia, avrebbe prodotto un persiano medio *ahrmen. Il nome è dato come Ἀριμάνης (Arimanēs) da Agatia, e Ἀρειμανής (Areimanēs) da Esichio di Alessandria, rendendo il persiano medio Ahreman. Le variazioni del nome non derivabili dalla linguistica sistematica possono ben essere spiegate dalla sua somiglianza con parole greche che significano "bellicoso" (vedi Nomi ed epiteti di Ares).[4]
Fonti letterarie
Plutarco
Il passaggio più esteso nella letteratura classica su Areimanios si trova in due sezioni di Plutarco[5] che lo descrive come il lato oscuro o malvagio in un'opposizione dualistica con Oromazes (per Ohrmuzd o Ahura Mazda). Secondo Plutarco,[5] Zoroastro nominò "Areimanios" come uno dei due rivali che erano gli artefici del bene e del male. In termini di percezione sensoriale, Oromazes doveva essere paragonato alla luce, e Areimanios alle tenebre e all'ignoranza; tra questi vi era Mitra il Mediatore. Areimanios riceveva offerte relative all'allontanamento del male e al lutto.
Nel descrivere un rituale ad Areimanios, Plutarco[5] afferma che il dio veniva invocato come Ade, identificandolo con Plutone, il nome del sovrano greco degli inferi usato più comunemente nei testi e nelle iscrizioni relative alle religioni misteriche.[6] Il rituale richiedeva una pianta altrimenti sconosciuta che Plutarco chiama "omomi" (Haoma o Soma), che doveva essere pestata in un mortaio e mescolata con il sangue di un lupo sacrificato, poi portata in un luogo "dove il sole non splende mai" e gettata lì.
Plutarco fornisce poi un mito cosmogonico in cui Oromazes, nato dalla luce più pura, e Areimanius, nato dalle tenebre, sono costantemente in guerra. Oromazes creò sei dèi (Buon Pensiero, Verità, Ordine, Saggezza, Ricchezza e l'Artefice del Piacere), mentre Areimanius creò rivali uguali in numero. Alla fine, secondo il mito, Areimanius sarà completamente annientato.[5] La studiosa Mary Boyce ha affermato che il passaggio mostra una conoscenza "abbastanza accurata" dello Zoroastrismo di base.[7]
Altre fonti

Areimanios è menzionato anche in altri testi come forma daimonica malvagia, "lo spirito peggiore", o persino equiparato a Satana come "l'avversario": Diogene Laerzio 1.8; Damascio, Dubitationes et Solutiones 125; Agatia, Historiae 2.25; Teodoro di Mopsuestia apud Fozio, Bibliotheca 72.81.[8] Nella Vita di Temistocle, Plutarco fa invocare al re persiano Areimanios per nome; de Jong (1997)[9] dubitava che un re persiano avrebbe pregato il dio del male della propria religione nazionale, in particolare in pubblico. Secondo Plutarco, il re fece poi un sacrificio e si ubriacò – essenzialmente un topos sui re persiani negli scritti di Plutarco.[10]
Arimanius nel mitraismo
Franz Cumont credeva che il mitraismo greco-romano fosse stato influenzato da alcune credenze dell'antico Mazdeismo, incluso il dualismo etico. Tuttavia, non è stata trovata alcuna prova in nessun mitreo del culto dell'"omomi"[2] associato da Plutarco al rituale persiano di Arimanios.[5] La maggior parte degli studiosi dubita che i mitraisti abbiano effettivamente conservato la dottrina dei magi persiani,[2] tuttavia l'associazione di Mitra con un dio del male apparentemente imbattuto è stata respinta da molti studiosi come intrinsecamente implausibile.[2]
L'iscrizione Deo Areimanio (al Dio Areimanius) si trova su alcuni altari dedicati a Mitra, ma senza alcuna descrizione che collegherebbe quel nome a un'immagine particolare (CIL III.3415, III.3480, VI.47).[11] Come ha notato Gordon, "il punto reale è sicuramente che non sappiamo nulla di importante sull'Areimanius occidentale".[12]
La statua di York

Una statua mutilata trovata a York (antica Eboracum) nel 1874 durante la costruzione della stazione ferroviaria rappresenta la testimonianza più significativa del culto di Arimanius.[14] La scultura in arenaria (altezza 0,61 m), conservata presso lo Yorkshire Museum, fu rinvenuta sotto le mura cittadine nella stessa area in cui era stato scoperto nel 1776 un altare dedicato a Mitra, suggerendo la presenza di un mitreo nell'area di Micklegate.[15]
La statua raffigura una figura nuda con perizoma frangiato, cintura a serpente, due chiavi nella mano sinistra e uno scettro (ora spezzato) nella destra. Due ali sono sulle spalle. La testa è perduta, sebbene vi siano possibili tracce di una criniera,[14] il che ha portato a ipotizzare una figura leontocefala.[6]
Sulla base è presente un'iscrizione votiva frammentaria letta come ARIMANI[US] o DEO ARIMANI[O].[16] Questa è l'unica rappresentazione statuaria del culto mitraico che porta esplicitamente il nome di Arimanius, rendendo il reperto unico nell'intero corpus archeologico mitraico. Le altre quattro iscrizioni latine dedicate a "Deo Arimanio" nell'impero romano – da Ostia Antica (CIMRM 322), Roma (CIMRM 369) e Pannonia (CIMRM 1773, 1775)[3] – non sono accompagnate da rappresentazioni iconografiche.
Poiché Arimanius potrebbe anche essere un nome personale romano-celtico, rimane incerto se l'iscrizione si riferisca al dio o al dedicante.[1] Reinhold Merkelbach dubita dell'identificazione con l'Ahriman zoroastriano, ritenendo tale associazione sorprendente in un contesto mitraico.[6] La presenza delle chiavi e dello scettro suggerisce una divinità cosmica con funzioni di mediazione o controllo dell'accesso celeste, coerente con le teorie moderne sul leontocefalo come guardiano cosmico. York (Eboracum) rimane l'unico luogo in Europa dove sono stati rinvenuti monumenti dedicati sia a Mitra che ad Arimanius.[15]
La figura leontocefala

Il leontocefalo, una delle immagini più enigmatiche presenti nei luoghi di culto mitraici, è caratterizzato da una testa di leone, un corpo umano nudo avvolto da un serpente in spire ascendenti, spesso con i segni dello zodiaco incisi sul corpo.[17] Questa figura è stata talvolta identificata con Arimanius, sebbene tale identificazione sia controversa.[18]
Franz Cumont identificava questa rappresentazione con il Chronos mitraico equivalente a Zurvān,[19] e ha associato la figura leontocefala con statue frammentarie recanti l'iscrizione "Arimanius", identificandola con il dio del male della religione zoroastriana dualistica.[20] Robert Gordon ha tuttavia dimostrato persuasivamente che l'iconografia della figura leontocefala non supporta con certezza l'identificazione con Zurvān proposta da Cumont, il cui ragionamento si basava su un presupposto circolare: l'assunzione non verificata che il mitraismo romano fosse una continuazione diretta del culto persiano. Gordon osserva che in realtà non conosciamo con certezza né il nome dato a questa figura dai mitraisti (sebbene l'evidenza epigrafica suggerisca piuttosto il nome Arimanius) né il ruolo che essa svolgeva nel culto.[21]
Howard M. Jackson ha dimostrato che la figura rappresenta il Saturno mitraico, funzionando come cosmocrator che simboleggia l'ordine cosmico.[3] Sharon Khalifa-Gueta ha evidenziato una contraddizione nelle tesi di Cumont: l'Arimanius zoroastriano è un dio caotico, mentre il leontocefalo mitraico è rappresentato come direttore dell'orchestra cosmica di stelle e pianeti.[22]
Roger Beck ha associato il leontocefalo con Saturno/Chronos, il dio supremo della teologia mitraica, con il grado più alto nella gerarchia dei misteri mitraici.[23] Secondo Khalifa-Gueta, il leontocefalo rappresenta una mediazione tra il culto di Mitra e l'atmosfera neoplatonica prevalente tra la nobiltà romana nell'epoca severiana (fine II - inizio III secolo d.C.).[22]
Teorie concorrenti
In sintesi, su cosa potessero rappresentare le figure leontocefale, gli studiosi hanno proposto diverse identificazioni alternative:
- Chronos/Saturno/Zurvān - L'identificazione più accettata tra gli studiosi contemporanei è quella con Chronos, Saturno o il persiano Zurvān, tutti associati al tempo e all'ordine cosmico.[3] Come osserva Beck, il Saturno mitraico rappresentava il supremo ordinatore del tempo e del cosmo.[24]
- Aion - Alcuni studiosi identificano la figura con Aion, la personificazione del tempo eterno e ciclico nella filosofia ellenistica.[18] L'associazione con i segni zodiacali sul corpo delle statue supporterebbe questa interpretazione.
- Arimanius - Sebbene alcune iscrizioni dedicate ad "Arimanius" siano state trovate in contesti mitraici (CIMRM 322 da Ostia, 369 da Roma, 1773 e 1775 da Pannonia),[3] la maggior parte degli studiosi contemporanei contesta l'identificazione del leontocefalo con il principio del male zoroastriano. Reinhold Merkelbach dubita dell'identificazione con Ahriman,[6] poiché il leontocefalo è rappresentato come ordinatore cosmico e direttore dell'orchestra cosmica di stelle e pianeti, non come forza caotica.[22]
- Simbolo iniziatico - L'occultista D.J. Cooper ha proposto che la figura non rappresenti un dio, ma simboleggi lo stato spirituale raggiunto nel grado Leo, il livello di "adepto" nei Misteri mitraici.[25]
Note
- 1 2 Beck, 1984, pp. 2034-2035
- 1 2 3 4 5 Gordon, 1975, pp. 226-227
- 1 2 3 4 5 Jackson, 1985, pp. 17-45
- ↑ de Jong, 1997, pp. 312-313
- 1 2 3 4 5 Plutarco, 1936, pp. 46-47
- 1 2 3 4 Merkelbach, 1984, p. 104
- ↑ Boyce, Grenet, 1991, pp. 458-459
- ↑ de Jong, 1997, pp. 313-314
- ↑ de Jong, 1997, p. 313
- ↑ de Jong, 1997, p. 314
- ↑ Bivar, 1975, p. 278
- ↑ Gordon, 1975, p. 227
- ↑ CIMRM 833-834 - Arimanius - Lion-headed statue from York. (RIB 641)
- 1 2 Fear, 2022, p. PT148
- 1 2 History of York - Mithras and Arimanius
- ↑ RIB 641 - Roman Inscriptions of Britain
- ↑ Beck, 1988, pp. 34-67
- 1 2 Bortolin, 2012
- ↑ Cumont, 1896-1899, p. 78
- ↑ Cumont, 1896-1899, p. 116
- ↑ Gordon, 1975, pp. 221-224
- 1 2 3 Khalifa-Gueta, 2022, pp. 31-49
- ↑ Beck, 1988, pp. 15-34, 64-77, 85-100
- ↑ Beck, 1988, pp. 85-100
- ↑ Cooper, 1996, pp. 48-49
Bibliografia
Fonti antiche
- Plutarco, Moralia: Isis and Osiris, Cambridge, MA, Loeb Classical Library, 1936, DOI:10.4159/DLCL.plutarch-moralia_isis_osiris.1936. In lingua originale
Studi moderni
- Roger Beck, Planetary Gods and Planetary Orders in the Mysteries of Mithras, Leida, Brill, 1988, ISBN 90-04-08450-9.
- Raffaella Bortolin, Il Leontocefalo dei Misteri mitriaci. L'identità enigmatica di un Dio (PDF), Padova, Il Poligrafo, 2012, ISBN 978-88-7115-804-4.
- Mary Boyce e Frantz Grenet, A History of Zoroastrianism, Vol. 3: Zoroastrianism under Macedonian and Roman Rule, Leida, Brill, 1991 [1989], ISBN 9789004092716.
- D. Jason Cooper, Mithras: Mysteries and initiation rediscovered, York Beach, Maine, Samuel Weiser, 1996, ISBN 9780877288657.
- Franz Valery Marie Cumont, Textes et monuments figurés relatifs aux mystères de Mithra, Bruxelles, H. Lamertin, 1896-1899.
- Franz Valery Marie Cumont, Les mystères de Mithra, 3ª ed., Bruxelles, Libraire Orientale & Américaine, 1913.
- Albert de Jong, Traditions of the Magi: Zoroastrianism in Greek and Latin literature, Leida, Brill, 1997, ISBN 9789004108448.
- Andrew Fear, Mithras, collana Gods and Heroes of the Ancient World, Abingdon, Routledge, 2022, ISBN 9781138499799.
- (DE) Reinhold Merkelbach, Mithras, Königstein, Hain, 1984, ISBN 3-445-02329-8.
Articoli
- Roger Beck, Mithraism since Franz Cumont (PDF), in Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, II.17.4, De Gruyter, 1984, pp. 2002-2115, DOI:10.1515/9783110864397-003.
- Robert L. Gordon, Cumont and the doctrine of Mithraism, in Mithraic Studies, I, Manchester University Press, 1975, pp. 215-248, ISBN 9780719005367.
- (EN) A.D.H. Bivar, Mithra and Mesopotamia, in Mithraic Studies, II, Manchester University Press, 1975, pp. 275-289.
- Howard M. Jackson, The Meaning and Function of the Leontocephaline in Roman Mithraism (XML), in Numen, vol. 32, n. 1, 1985, pp. 17-45, DOI:10.1163/156852785X00148.
- Sharon Khalifa-Gueta, The Leontocephaline from the Villa Albani: Material Documentation for Religious Entanglement, in Humans, vol. 2, n. 2, 2022, pp. 31-49, DOI:10.3390/humans2020003.
Voci correlate

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