Aristide Busi
Aristide Busi (Bologna, 21 luglio 1874 – Grottaferrata, 30 ottobre 1939) è stato un radiologo italiano.
Biografia
Nacque il 21 luglio 1874 a Bologna, in Emilia-Romagna, da Attilio Busi e Fanny Belvederi in una famiglia modesta. Si iscrisse al corso di laurea in medicina e chirurgia dell'Università di Bologna, dovendo compilare dispense e impartire lezioni private per potersi pagare gli studi, e si laureò nel 1900. Terminati gli studi fu assistente pediatra all'Ospizio degli esposti tra il 1901 e il 1903, passando poi alla prima sezione medica dell'Ospedale Maggiore.[1]
Si interessò particolarmente ai progressi della neonata radiologia e nel 1906 passò all'Ospedale civile di Trieste per frequentare l'Istituto radiologico diretto da Massimiliano Gortan, proseguendo la sua attività presso gli istituti di Guido Holzknecht e Robert Kienböck a Vienna. Entusiasmato dall'incontro con questi pionieri della radiologia, tornò a Bologna e convinse il suo maestro di clinica medica, Augusto Murri, della validità di questo innovativo mezzo diagnostico, venendo nominato nel 1907 direttore e poi nel 1909 primario del gabinetto radiologico dell'Ospedale Maggiore di Bologna. A partire dall'anno accademico 1911/1912 diede inizio all'insegnamento delle applicazioni dei raggi X nella diagnostica e nella terapia presso l'Istituto di clinica medica diretto dallo stesso Murri.[1]
All'attività didattica e organizzativa affiancò degli studi intensi in un campo nel quale lo stesso metodo era ancora appena abbozzato, pubblicando diverse monografie di carattere generale, tra cui: La radiologia in medicina legale con Raffaele Guerrieri nel 1911 e I fondamenti della radiologia medica nel 1912. Tra le sue maggiori pubblicazioni risalta il volume Saggio di uno studio di anatomia normale descrittiva e radiografica della sella turcica e dei suoi annessi, pubblicato nel 1911 con Ruggero Balli, nel quale descrisse rigorosamente la morfologia normale della sella turcica, su cui si era concentrato l'interesse dei clinici e dei patologi dopo la scoperta da parte di Pierre Marie dell'adenoma ipofisario, responsabile della sindrome acromegalica.[1]
Nel 1913 partecipò alla fondazione della Società italiana di radiologia medica (SIRM), di cui fu primo presidente[2], e nel 1915 conseguì la docenza in elettrologia e radiologia. Durante la prima guerra mondiale fu direttore del gabinetto radiologico dell'Ospedale militare Gozzadini e dei servizi radiologici del corpo d'armata di Bologna, impartendo lezioni di radiologia di guerra all'università.[1]
Dal 1919 al 1923 fu professore incaricato di elettroterapia e radiologia medica all'Alma Mater, dovendo sopperire alla mancanza di un vero e proprio istituto accogliendo i suoi allievi in un gabinetto privato che aveva allestito presso la clinica Villa Verde. Nel 1928 fu poi chiamato all'Università degli Studi di Roma come professore stabile delle stesse materie già insegnate a Bologna, avviando un periodo di intensa attività organizzativa in collaborazione coi suoi numerosi allievi. Presso l'ospedale del Littorio allestì nel 1930 un moderno istituto radiologico, replicato nel 1935 presso il policlinico Umberto I.[1]
Già membro di numerose società scientifiche, tra cui l'Accademia nazionale tedesca delle scienze Leopoldina[3], fu preside della Facoltà di Medicina dell'ateneo romano dal 1929 al 1935. Con decreto reale del 13 giugno 1939 fu nominato Senatore del Regno[4] ma l'iter non fu mai completato, complice probabilmente il decadimento della sua salute a causa delle radiazioni ionizzanti.[1]
Morì il 30 ottobre 1939 a Grottaferrata.[1]
La raccolta completa dei suoi scritti è custodita presso la Biblioteca di Scienze radiologiche "Francesco Ghilarducci" dell'Istituto radiologico dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".[1] Il comune di Roma gli ha dedicato nel 1960 una strada nel quartiere Gianicolense[5] e anche il comune di Bologna gli ha dedicato una via nel quartiere Murri. Sempre a Roma uno dei padiglioni dell'ospedale San Camillo[6] e un'aula del Dipartimento di Scienze radiologiche, oncologiche e anatomo-patologiche dell'Università La Sapienza[7] portano il suo nome.
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Mario Crespi, BUSI, Aristide, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 15, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1972. URL consultato il 5 agosto 2026.
- ↑ La storia, su sirm.org, Società italiana di radiologia medica. URL consultato il 5 agosto 2026.
- ↑ (DE) Aristide Busi (✝︎), su leopoldina.org. URL consultato il 5 agosto 2026.
- ↑ Decreto 13 giugno 1930, su augusto.agid.gov.it. URL consultato il 5 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 5 agosto 2017).
- ↑ Via Aristide Busi, su geoportale.comune.roma.it, Ufficio toponomastica di Roma Capitale. URL consultato il 5 agosto 2026.
- ↑ Mappa Ospedale San Camillo, su scamilloforlanini.rm.it. URL consultato il 5 agost 2026.
- ↑ Aule, su droap.web.uniroma1.it, Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologiche a Anatomo Patologiche dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". URL consultato il 5 agosto 2026.
Collegamenti esterni
- Busi, Arìstide, su sapere.it, De Agostini.
- Mario Crespi, BUSI, Aristide, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 15, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1972.
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