Arnold Leese

Arnold Spencer Leese (Lytham St Annes, 16 novembre 1878 – Londra, 18 gennaio 1956) è stato un politico britannico, uno dei maggiori esponenti del fascismo e dell'antisemitismo inglese tra le due guerre mondiali.[1]

Biografia

Infanzia

Nato a Lytham St Annes, nel Lancashire, nel 1878, era figlio di Spencer Leese, un artigiano e artista, la madre invece era figlia di un coroner di Stockport. Leese studiò alla Giggleswick School, nel North Yorkshire. Figlio unico, trascorse un’infanzia segnata dalla solitudine. La morte del padre, nel 1894, mise la famiglia in difficoltà economiche, costringendolo a lasciare il collegio. Riuscì comunque a frequentare il Royal College of Veterinary Surgeons grazie all’aiuto finanziario del nonno[1].

Veterinario in India e Somalia

Dopo la laurea, nel 1903, Leese iniziò a lavorare a Londra come veterinario specializzato in cavalli. Nel 1907 accettò poi un incarico presso il Civil Veterinary Department in India, dove maturò una competenza di prim’ordine nello studio del cammello[2], che sarebbe diventata la sua specialità riconosciuta a livello internazionale. Lavorò in India per sei anni, soprattutto lungo la frontiera nord‑occidentale, per poi essere trasferito nella Somalia Italiana, dove entrò a far parte del dipartimento veterinario del governo coloniale italiano. Qui si trovava di stanza allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914. Leese fu riconosciuto come una delle massime autorità nello studio del cammello e pubblicò diversi articoli su questo animale e sulle sue malattie, il primo dei quali apparve nel The Journal of Tropical Veterinary Science nel 1909[3]. Nel 1910, il parassitologo francese Louis‑Joseph Alcide Railliet diede il suo nome a un parassita del cammello, il Thelazia leesei, in suo onore. Nel 1927 pubblicò A Treatise on the One‑Humped Camel in Health and in Disease, destinato a rimanere per cinquant’anni un testo di riferimento in India[4].

Prima guerra mondiale

Durante la Grande guerra, Leese ricevette l’incarico di ufficiale nel Royal Army Veterinary Corps; prestò poi servizio per la Somaliland Remount Commission e, in Francia, sul fronte occidentale, come ufficiale veterinario. Nel corso del conflitto sposò May Winifred King, figlia del suo ex proprietario di casa. Terminata la guerra, fece ritorno in Inghilterra e si stabilì a Stamford, nel Lincolnshire, dove esercitò la professione veterinaria fino al pensionamento, avvenuto a quasi cinquant'anni nel giugno 1928[1].

Adesione al fascismo e all'antisemitismo

Negli anni Venti, Leese si avvicinò al fascismo italiano, sviluppando una vera ammirazione per Benito Mussolini dopo la marcia su Roma. Nell'aprile 1923 scrisse l’opuscolo Fascism for Old England, in cui elogiava il Duce e ne sottolineava la rilevanza per la Gran Bretagna, un mese dopo entrò nei British Fascists, da poco fondati. Nel marzo 1924 creò una sezione dei BF a Stamford, che raggiunse circa 80 iscritti. Presto disprezzò la politica del partito di accogliere ex socialisti ed ebrei, sostenendo che fosse “infiltrato” da comunisti e che non comprendesse la vera essenza del fascismo, che per lui era “una rivolta contro la democrazia e un ritorno alla statura dello statista”. Sosteneva inoltre che le pratiche di macellazione nella religione ebraica avessero influenzato il suo antisemitismo. Entrò a far parte del Centre International d’Études sur le Fascisme (CINEF), con sede in Svizzera, come corrispondente britannico. Strinse amicizia con l’economista Arthur Kitson, che lo convinse che il controllo della moneta fosse la chiave del potere e che questo fosse in mano agli ebrei. Leese ricevette sempre da Kitson una copia dell'opera Protocolli dei Savi di Sion.

Nel 1924 fu eletto consigliere comunale a Stamford insieme al fascista Harry Simpson, diventando tra i primi eletti fascisti a livello locale nel Regno Unito. Scrisse che molti votarono per lui solo perché aveva curato i loro animali, senza sapere nulla delle sue idee. Deluso dai BF, che definì “conservatorismo con pomelli”, nel 1925 lui e Simpson passarono ai National Fascisti (NF), poi rinominati British National Fascists (BNF) nel 1926. Portò con sé la sezione di Stamford. Nell'ottobre 1927 lasciò la carica consiliare dopo un solo mandato e si trasferì a Guildford, nel Surrey.

La Lega Fascista Imperiale (1929-1939)

Leese fondò nel 1929 a Londra la propria organizzazione politica, la Lega Fascista Imperiale (Imperial Fascist League)[2]. Inizialmente ispirata al fascismo italiano, l’IFL si concentrò poi sempre di più sull’antisemitismo, anche per l’influenza del giornalista antisemita Henry Hamilton Beamish. Le attività e le pubblicazioni del movimento erano finanziate interamente da Leese[2].

Il partito inizialmente ebbe buoni rapporti con l'altro grande riferimento fascista inglese, l'Unione Britannica dei Fascisti (British Union of Fascists) di Oswald Mosley. Il 27 aprile 1932 Leese tenne anche un discorso a un incontro presieduto da Mosley, intitolato The Blindness of British Politics under the Jew Money-Power. Ben presto, però, Leese attaccò pubblicamente Mosley per la sua mancanza di azione sulla questione ebraica e arrivò a definire il gruppo di Mosley dei “fascisti kosher”. Il partito di Mosley tentò invece, senza successo, di assorbire la Lega Fascista di Leese.

L'emblema della Lega Fascista Imperiale

Nella metà degli anni Trenta, la politica di Leese era ormai totalmente assorbita da un antisemitismo virulento e cospirazionista, che divenne poi sempre il fulcro delle sue dichiarazioni e delle sue pubblicazioni. Un viaggio nella Germania nazista e l’incontro con Julius Streicher - editore del famigerato Der Stürmer - incisero profondamente sul suo stile propagandistico. The Fascist, il giornale della Lega, venne rimodellato per imitare la retorica sensazionalistica e d’odio di Der Stürmer[5]. Leese sosteneva la tesi secondo cui la "razza ariana" fosse la creatrice della civiltà e della cultura, impegnata in una lotta permanente contro gli ebrei, dalla cui risoluzione dipendeva - secondo lui - il futuro dell’umanità[3]. Inoltre Leese preferiva il termine "fascismo razziale" a nazionalsocialismo. Nel 1935 arrivò a proporre apertamente lo sterminio degli ebrei tramite camere a gas, anticipando concetti che sarebbero stati tragicamente messi in atto dal regime nazista[6]. Propose anche, insieme a Bearmish, di deportare gli ebrei europei in Madagascar, preconizzando il piano nazista, poi fallito[7]. Queste posizioni portarono la Lega e lo stesso Leese ad allontanarsi dal regime di Mussolini, considerato fino a questo momento un "sostenitore degli ebrei" e bollò la sua guerra d'Etiopia come un complotto ebraico.

Nel luglio 1936, due articoli dal titolo Jewish Ritual Murder pubblicati su The Fascist portarono al suo processo insieme a Walter Whitehead, tipografo e membro della Lega. Con sei capi d’imputazione complessivi, entrambi furono condannati per due capi di diffamazione sediziosa, mirata a fomentare ostilità tra sudditi britannici di fede ebraica e non ebraica. Durante la sentenza, il giudice Greaves-Lord condannò duramente la condotta di Leese, che dovette scontare sei mesi di carcere, sottolineando il pericolo che le sue pubblicazioni rappresentavano per l’ordine pubblico[2]. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale la Lega Fascista Imperiale cessò definitivamente le sue attività, anche perché Leese dichiarò la propria fedeltà al "Re e alla Patria", scelta che irritò i membri più filo-tedeschi del movimento.

La detenzione e il secondo dopoguerra

Leese fu tra gli ultimi leader fascisti britannici ad essere imprigionati sotto il Defence Regulation 18B, norma che permetteva la detenzione senza processo di sospetti per motivi di sicurezza nazionale. Si dichiarava fedele al Regno Unito e, pur condividendo l’antisemitismo nazista, aveva espresso alcune critiche ad Adolf Hitler dopo l’inizio della guerra. Nel giugno 1940 ricevette l’ordine di internamento e lo considerò un oltraggio alla propria lealtà. Si nascose in vari rifugi, diffondendo opuscoli contro la guerra, finché fu catturato il 9 novembre 1940. Dalla sua cella definì il conflitto una "guerra ebraica", pur condannando alcune azioni tedesche come il Patto Molotov-Ribbentrop o l'invasione della Norvegia[3].

Rilasciato per motivi di salute nel 1944, non ricostituì l'IFL. Nel 1945 si offrì di testimoniare a favore del collaborazionista filonazista William Joyce, noto come Lord Haw-Haw, e poi, insieme a Henry Hamilton Beamish, si disse disposto a intervenire in difesa dei nazisti al Processo di Norimberga sulla questione ebraica. Definì le udienze di Norimberga una “faccenda ebraico-massonica” e un atto di vendetta, equiparandole alle misure restrittive subite in patria con il Regulation 18B[8].

Leese istituì il Jewish Information Bureau e iniziò a pubblicare la rivista Gothic Ripples, fortemente antisemita e includeva anche rubriche profondamente razziste nei confronti delle persone nere. Leese sosteneva - senza alcun fondamento - che nel Regno Unito vivessero 2,5 milioni di ebrei, circa sette volte la cifra reale[9]. Gothic Ripples fu tra le prime pubblicazioni a promuovere la negazione dell’Olocausto, arrivando nel 1953 a negare lo sterminio di sei milioni di ebrei e affermava, in sostanza, che se il numero fosse stato maggiore, e l’operazione “condotta in modo umano”, sarebbe stato “a vantaggio di tutti”.

Nel 1946, Leese, insieme ad altri sei uomini, Emanuel John William Alford, Leslie Raymond Alford, Alfred McCarthy, Alfred John Robert McCarthy, Frederick Tom Edmunds, e Anthony William Gittens, fu arrestato per aver aiutato due prigionieri di guerra olandesi evasi - ex membri delle Waffen-SS - che volevano fuggire in Argentina[10]. Furono riconosciuti colpevoli e condannati a un anno di carcere. Leese uscì di prigione nel novembre 1947[5] e l'anno successivo fondò a Londra - dove si era trasferito - il National Workers Movement, un piccolo gruppo che continuava a propagandare le sue idee estremiste e antisemite[11].

Gli ultimi anni e la morte

Nel dicembre 1950 fu processato per diffamazione ai danni di Harold Scott, commissario della polizia metropolitana londinese, ma venne assolto. Nel 1951 pubblicò la sua autobiografia Out of Step: Events in the Two Lives of an Anti‑Jewish Camel Doctor (“Fuori passo: eventi nelle due vite di un dottore dei cammelli antiebraico”). Negli ultimi anni Leese fece da mentore a Colin Jordan e John Tyndall, considerati dagli storici come due delle figure più influenti dell’estrema destra britannica dagli anni sessanta in poi[9].

Leese morì nella sua casa londinese al n. 74 di Princedale Road a Holland Park il 18 gennaio 1956, all'età di 77 anni[12]. La moglie May Winifred Leese continuò a finanziare gruppi neofascisti e neonazisti inglesi. L’abitazione dei Leese divenne la base operativa di Colin Jordan, ospitando sedi di organizzazioni come la White Defence League, il National Socialist Movement e altri gruppi di estrema destra[13].

Note

  1. 1 2 3 Macklin, Graham (16 April 2020). "Arnold Leese: The 'anti-jewish' camel doctor". Failed Führers: A History of Britain's Extreme Right. Abingdon-on-Thames: Routledge. pp. 22–91
  2. 1 2 3 4 Griffiths, Richard (1983). Fellow Travellers of the Right: British Enthusiasts for Nazi Germany, 1933-9. Oxford University Press.
  3. 1 2 3 Thurlow, Richard C. (1987). Fascism in Britain: A History, 1918–1985. Blackwell.
  4. ↑ Pugh, Martin (2006). Hurrah for the Blackshirts!: Fascists and Fascism in Britain Between the Wars. Random House.
  5. 1 2 Benewick, Robert (1969). Political Violence & Public Order: A Study of British Fascism. Allen Lane
  6. ↑ Peter Barberis, John McHugh, Mike Tyldesley, Encyclopedia of British and Irish Political Organizations: Parties, Groups and Movements of the 20th Century, Continuum, 2000, p. 183
  7. ↑ Dan Stone, L’Olocausto. Una storia incompiuta, Einaudi, Milano, 2023, p. 124.
  8. ↑ Leese, Arnold, Out of Step; Events in the Two Lives of an Anti-Jewish Camel Doctor, p. 70
  9. 1 2 Hillman, Nicholas (2001). "'Tell me chum, in case I got it wrong. What was it we were fighting during the war?' The Re-emergence of British Fascism, 1945-58". Contemporary British History. 15 (4): 1–34
  10. ↑ Daily Mirror. 1 April 1947. p. 8.
  11. ↑ Walker, Martin (1977). The National Front. London: Fontana.
  12. ↑ The London Gazette. 10 February 1956. p. 880.
  13. ↑ Sykes, Alan, The Radical Right in Britain, Palgrave, (2005), p. 99

Bibliografia

  • A. Leese, Out of Step: Events in the Two Lives of an Anti‑Jewish Camel Doctor, 1951.
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