Arthur Scarf

Arthur Stewart King Scarf
Soprannome"Pongo"
NascitaWimbledon, 14 giugno 1913
MorteAlor Setar, Malaysia, 9 dicembre 1941
Cause della morteFerite riportate in combattimento
Luogo di sepolturaCimitero di guerra di Taiping, Malesia
Dati militari
Paese servitoRegno Unito (bandiera) Regno Unito
Forza armataRoyal Air Force
Anni di servizio1936-1941
GradoComandante di squadriglia
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneGuerra del Pacifico (1941-1945)
BattaglieCampagna della Malesia
Decorazionivedi qui
dati tratti da Arthur Stewart King Scarf VC[1]
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Arthur Stewart King Scarf (Wimbledon, 14 giugno 1913 – Alor Setar, 9 dicembre 1941) è stato un militare e aviatore britannico, insignito della Victoria Cross alla memoria nel corso della seconda guerra mondiale[2][3][4][5].

Biografia

La tomba di Arthur Scarf presso il cimitero di guerra di Taiping, Malesia, numero 14, fila G, sezione 2.

Nacque a Wimbledon, nel Surrey, il 14 giugno 1913, figlio di Arthur Samuel King e Florence Mary Storr.[2] Fu educato principalmente alla King's College School di Wimbledon, dove non si distinse particolarmente negli studi, dedicando la maggior parte delle sue energie all'attività sportiva.[1] Giocò a rugby per la sua scuola e il suo scarso interesse per gli studi rischiò di costargli l'espulsione.[1] Lasciato il College nel 1930 lavorò presso un ufficio assicurativo, decidendo successivamente di arruolarsi nella Royal Navy.[1] Non avendo qualifiche accademiche, la sua domanda di arruolamento nella Royal Navy venne respinta.[1] Nel gennaio del 1936, fece invece domanda per entrare nella Royal Air Force come pilota venendo accettato da una commissione di selezione molto attenta, la cui decisione si basò sul suo potenziale piuttosto che sui titoli di studio.[1] Nei primi tre mesi seguì le istruzioni di volo basico presso l'AST di Hamble su biplani Avro Cadet; in seguito passò alla No.9 FTS di Thornaby, dove pilotò aerei da addestramento Hawker Hart sotto la guida esperta dei veterani Squadron Leader David D'Arcy Grieg e Flight Lieutenant John Grandy (che in seguito divenne capo di stato maggiore della RAF).[1][5]

Conseguito il brevetto di pilota l'11 ottobre 1936, fu assegnato al No.9 RAF Squadron di stanza presso la base RAF di Scampton, nel Lincolnshire, e dotato dei bombardieri biplani Handley Page Heyford.[1] Dopo un breve distaccamento al No.206 Squadrone(GR) a Hemswell il 20 marzo 1937, dove volò sui bombardieri Hawker Hind, solo 4 settimane dopo, il 18 aprile, fu trasferito ad Abingdon, nel Berkshire, per formare una nuova unità, il No.62 RAF Squadron, anch'esso equipaggiato con gli Hind, che si trasferì alla base RAF di Cranfield nel giugno del 1937.[5] Promosso ufficiale pilota, fu immediatamente distaccato a Manston nell'estate del 1937 per un breve corso di navigazione, per poi riunirsi alla A Flight del No.62 RAF Squadron a Cranfield.[1]

Il No.62 RAF Squadron fu riequipaggiato con i bombardieri Bristol Blenheim Mk.I nel febbraio del 1938 e, quando l'anno successivo divenne evidente lo scoppio di una guerra, fu trasferito a Singapore via India, arrivando all'aeroporto di Tengah, a Singapore, sebbene per due anni non partecipasse ad alcuna attività operativa.[1] La routine consisteva in esercitazioni, voli di addestramento e manovre, tra cui simulazioni di combattimenti aerei e missioni di bombardamento.[1] Nel febbraio del 1941 il suo reparto fu trasferito a nord, ad Alor Star, nella provincia di Kedah, vicino al confine neutrale del Siam.[4] Poi, nel dicembre del 1941, il Giappone attaccò gli Stati Uniti d'America, le Indie orientali olandesi e i possedimenti britannici in estremo Oriente.[4] Sbarcò una forza d'invasione a Kota Bahru, sulla costa orientale, e cinque squadron della RAF furono incaricati di attaccare gli invasori alle prime luci dell'alba.[1]

Il 9 dicembre 1941, in Malesia, vicino al confine con il Siam, tutti gli aerei disponibili ricevettero l'ordine di effettuare un attacco diurno su Singora, da dove l'esercito imperiale giapponese stava invadendo il Siam.[4] Posto a capo della missione, era appena decollato dalla base di Butterworth quando gli aerei nemici attaccarono il campo d'aviazione, distruggendo o mettendo fuori combattimento tutti gli altri velivoli.[4] Già in volo decise comunque di volare da solo verso Singora, e nonostante gli attacchi dei caccia nemici, completò la sua missione di bombardamento.[4] Mentre stava rientrando, il suo aereo fu crivellato di proiettili e lui fu gravemente ferito: il braccio sinistro era stato frantumato, aveva una grossa ferita alla schiena e perdeva e riprendeva conoscenza a intermittenza.[1] Riuscì ad effettuare un atterraggio di emergenza con il velivolo ad Alor Star, senza causare feriti tra gli altri membri dell'equipaggio, e fu trasportato d'urgenza in ospedale, dove morì due ore dopo.[1]

In quell'ospedale lavorava come infermiera sua moglie Elizabeth Lunn, che aveva sposato a Penang nell'aprile del 1941.[1] Si era offerta volontaria all'ospedale di Alor Star per stare vicino al marito.[1] Donò il sangue per cercare di salvargli la vita in sala operatoria. Purtroppo lui morì poco dopo averla vista per l'ultima volta, stringendole la mano e dicendole "Continua a sorridere, Sal".[1] Al momento della sua morte, stava per diventare padre per la prima volta.[1]

Nel giugno del 1946, a causa della natura caotica della campagna malese, fu insignito postumo della Victoria Cross.[3] L'onorificenza fu consegnata alla vedova da re Giorgio VI in una apposita cerimonia tenutasi a Buckingham Palace il 30 giugno 1946.[3] Anche gli altri due membri dell'equipaggio del suo Blenheim ricevettero onorificenze dopo la guerra per il loro coraggio durante l'azione: il sergente (in seguito comandante di squadriglia) Paddy Calder fu insignito della Distinguished Flying Medal e il sergente Cyril Rich (morto in combattimento nel 1943) ricevette una menzione postuma. Il comandante di squadriglia Scarf (numero di matricola 37693) è sepolto nella tomba 14, fila G, sezione 2 del cimitero di guerra di Taiping, Malesia.[4] La sua Victoria Cross è stata esposta al Royal Air Force Museum di Londra, in Inghilterra. Il 27 aprile 2022, la famiglia ha messo la medaglia all'asta da Spink.[3] Secondo quanto riferito, è stata venduta per il prezzo record di 682.000 sterline.[3] Il 1° maggio 2023, il museo della RAF ha annunciato di aver raccolto i fondi per conservare la Victoria Cross e la barretta della medaglia, che saranno esposte nel museo.[3]

Onorificenze

Victoria Cross - nastrino per uniforme ordinaria
«Il 9 dicembre 1941, tutti gli aerei disponibili della base della Royal Air Force di Butterworth, in Malesia, ricevettero l'ordine di effettuare un attacco diurno contro la base operativa avanzata dell'aeronautica giapponese a Singora, in Thailandia. Da questa base, gli squadroni di caccia nemici supportavano le operazioni di sbarco. Gli aerei destinati alla missione stavano per decollare quando il nemico sferrò un attacco combinato di bombardamento in picchiata e mitragliamento a bassa quota sull'aeroporto. Tutti i nostri aerei furono distrutti o danneggiati, ad eccezione del Blenheim pilotato dal comandante di squadriglia Scarf. Questo aereo era decollato pochi secondi prima dell'inizio dell'attacco. Il comandante di squadriglia Scarf sorvolò l'aeroporto e fu testimone del disastro. Sarebbe stato ragionevole se avesse abbandonato l'operazione prevista, che doveva essere una missione in formazione. Decise, tuttavia, di proseguire verso Singora con il suo unico aereo. Sebbene sapesse che la sua azione individuale non avrebbe potuto infliggere danni materiali significativi al nemico, egli apprezzò comunque l'effetto morale che avrebbe avuto sul resto dello squadrone, che assisteva impotente all'incendio dei propri aerei a terra. Il comandante di squadriglia Scarf portò a termine con successo il suo attacco. La resistenza sull'obiettivo fu aspra e incluse attacchi da parte di un considerevole numero di caccia nemici. Nel corso di questi scontri, il comandante di squadriglia Scarf fu ferito a morte. Il nemico continuò a ingaggiarlo in un combattimento aereo, che durò fino a quando non ebbe riconquistato il confine malese. Il comandante di squadriglia Scarf condusse una brillante manovra evasiva nel coraggioso tentativo di tornare alla sua base. Nonostante avesse dimostrato il massimo coraggio e determinazione, a causa delle ferite non riuscì nell'impresa. Effettuò un atterraggio di emergenza con successo ad Alor Star senza causare danni al suo equipaggio. Fu ricoverato in ospedale il prima possibile, ma morì poco dopo il ricovero. Il comandante di squadriglia Scarf dimostrò un eroismo supremo di fronte a enormi difficoltà e il suo splendido esempio di sacrificio di sé sarà ricordato a lungo.[6]»
— 21 giugno 1946.[2][4]

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni