Ashinazuchi e Tenazuchi
Ashinazuchi (アシナヅチ? nel Kojiki: 足名椎命, nel Nihon shoki: 脚摩乳) e Tenazuchi (テナヅチ? nel Kojiki: 手名椎命, nel Nihon shoki: 手摩乳) sono una coppia di kami nella mitologia giapponese[1]. Sono le uniche due divinità del Kojiki esplicitamente dichiarate come anziane[2]. I loro nomi significano rispettivamente "anziano che accarezza i piedi" e "anziano che accarezza le mani"[3][4][5].
Descrizione
Sono i genitori di Kushinadahime, la moglie di Susano'o no Mikoto[6]. Entrambi sono figli di Ōyamatsumi e a loro volta nipoti di Izanagi e Izanami. Ashinazuchi è una divinità maschile e Tenazuchi è la divinità femminile. Negli antichi miti imperiali, Ashinazuchi si presenta a Susanoo come un kami terreno (kunitsukami).
Entrambi vivevano nel corso superiore del fiume Hii, nella regione di Izumo, e compaiono nel racconto dell'uccisione di Yamata no Orochi. Dopo la cacciata di Susanoo dal cielo, egli arrivò a Izumo e incontrò la già anziana coppia di dei. Ashinazuchi e Tenazuchi si lamentarono con Susanoo del fatto che Yamata no Orochi avesse divorato una delle sue otto figlie ogni anno[7][8] e che stesse per divorare anche la loro unica figlia sopravvissuta, Kushinadahime. La vecchia coppia acconsentì a offrire Kushinadahime in moglie a Susanoo in cambio della sconfitta di Orochi. Quindi Susanoo prese la giovane dea, la trasformò in un pettine (kushi) e se lo mise sulla testa, poi ordinò ad Ashinazuchi e Tenazuchi di preparare una trappola consistente in otto giare di sakè otto volte raffinato, poiché il serpente aveva otto teste. Dopo aver fatto ubriacare Yamata no Orochi, Susanoo attaccò e mutilò il serpente in diversi pezzi, riuscendo a estrarre la spada Kusanagi dalla sua coda[9]. In seguito, Susanoo e Kushinadahime si sposarono e costruirono un palazzo nella provincia di Suga.
Quindi Susanoo convocò Ashinazuchi, lo nominò capo (obito) del palazzo e gli diede il nome e il titolo di Inada no Miyanushi Suga no Yatsumimi no Kami (稲田宮主須賀之八耳神?, "Signore del palazzo di Inada, divinità dalle otto orecchie di Suga"). Anche Tenazuchi ricevette il medesimo titolo, divenendo entrambi sacerdoti capo del palazzo di Suga.[10] È stato osservato che il nome Inadahime, che significherebbe "principessa dei campi di riso", potrebbe rappresentare la personificazione delle aree coltivate a riso, lettura rafforzata dal fatto che in una versione del Nihon shoki la madre di Kushinadahime viene chiamata Inada no Miyanushi, ovvero "maestra del palazzo del campo di riso", come pure dal fatto che, secondo la stessa interpretazione, la sconfitta di Yamata no Orochi rappresenterebbe simbolicamente la bonifica del fiume Hi ai fini dell'irrigazione dei campi.[10]
Sono custoditi nel santuario di Hikawa, a Saitama, e rappresentano l'amore di una coppia sposata insieme a Kushinadahime e Susanoo[11].
Note
- ↑ (EN) Louis Frédéric, Japan Encyclopedia, collana Harvard University Press reference library, Belknap Press of Harvard University Press, 2005, ISBN 978-0-674-01753-5. URL consultato il 21 novembre 2020.
- ↑ (EN) Edward R. Drott, Buddhism and the Transformation of Old Age in Medieval Japan, University of Hawaii Press, 30 aprile 2016, p. 16, ISBN 978-0-8248-5150-7.
- ↑ (EN) Edward R. Drott, Buddhism and the Transformation of Old Age in Medieval Japan, University of Hawaii Press, 30 aprile 2016, p. 8, ISBN 978-0-8248-5150-7.
- ↑ (EN) Jean Herbert, Shinto: At the Fountainhead of Japan, Routledge, 18 ottobre 2010, ISBN 978-1-136-90376-2.
- ↑ Robert Borgen e Marian Ury, Readable Japanese Mythology: Selections from Nihon shoki and Kojiki, in The Journal of the Association of Teachers of Japanese, vol. 24, n. 1, 1990, p. 64, DOI:10.2307/489230, ISSN 0885-9884, JSTOR 489230.
- ↑ (EN) My Shinto: Personal Descriptions of Japanese Religion and Culture, su www2.kokugakuin.ac.jp. URL consultato il 16 ottobre 2023.
- ↑ Yamata no Orochi, su kikuko-nagoya.com. URL consultato il 16 ottobre 2023.
- ↑ Robert Borgen e Marian Ury, Readable Japanese Mythology: Selections from Nihon shoki and Kojiki, in The Journal of the Association of Teachers of Japanese, vol. 24, n. 1, 1990, p. 80, DOI:10.2307/489230, ISSN 0885-9884, JSTOR 489230.
- ↑ (JA) 御守り, su rokusho.jp. URL consultato il 16 ottobre 2023.
- 1 2 Marco Milone, Lo scintoismo, Guida, 2021, p. 529-530, ISBN 9788868667603.
- ↑ (EN) What Is a Temple: Three Shrines of Love in Japan! - Sakuraco, su sakura.co, 27 febbraio 2023. URL consultato il 16 ottobre 2023.