Attilio Cavallini

Boulevard Saint-Denis (1935 circa), Collezioni d'arte della Fondazione Cariplo

Attilio Emilio Alfonso Cavallini (Noale, 1º maggio 1888 – Camnago Volta, 17 febbraio 1946) è stato un pittore italiano. Fu attivo tra la Belle Époque e la seconda guerra mondiale, e noto soprattutto per le sue vedute veneziane e parigine.

Biografia e formazione

Costretto da vicende famigliari a studi itineranti, si formò dapprima come allievo di Guglielmo Ciardi all'Accademia di Belle Arti di Venezia, frequentando in seguito le Accademie di Firenze e Siena. Tornato a Venezia, entrò nell'atelier di Ferruccio Scattola.[1]

Nel 1907 partecipò alla I Mostra d'Arte Trevigiana, a Palazzo Spineda (ora Provera) di Treviso.[2]

Tra il 1910 e il 1914 si trasferì a Parigi, dove frequentò lo studio di John Singer Sargent, conobbe Medardo Rosso, Amedeo Modigliani e Maurice Utrillo, e partecipò con successo ad alcune esposizioni.[1] Nella capitale francese eseguì numerosi ritratti e acquerelli, alcuni dei quali firmati «CAVALLINI Paris La Rotonde», dal nome del famoso caffè di Montparnasse frequentato dall'avanguardia artistica internazionale.[3]

Allo scoppio della prima guerra mondiale prestò servizio come volontario. Al termine del conflitto riprese l'attività espositiva veneziana.[1]

Attività espositiva

Espose alla Ca' Pesaro di Venezia nel 1908, nel 1909 e nel 1919.[1] Nel 1920 partecipò per la prima volta alla Biennale di Venezia (XII edizione), cui tornò anche nelle edizioni del 1922, presentando Il convegno, del 1924, del 1926, del 1934 con Natura morta – Fiori e Ragazza bretone, e del 1936.[2]

Nel 1925 partecipò all'Esposizione d'Arte dei Combattenti delle Tre Venezie, a Venezia, con sette opere tra cui Sogno veneziano, Le Parc Dunal a Colombe e Rue de la Bonne Nouvelle.[2]

Nel 1927 figurò alla XVIII Esposizione di Ca' Pesaro a Venezia.[2]

Nel febbraio 1931 partecipò all'Esposizione Sociale della Camerata Artisti Combattenti d'Italia al Palazzo della Permanente di Milano, con i dipinti Vecchie case, Paesaggio veneto, Rio della Sapienza e quattro acqueforti veneziane.[2]

Allestì mostre personali a Livorno nel 1933 e a Milano negli anni 1935, 1941 e 1942.[1] Nel settembre–ottobre 1939 partecipò al Premio Bergamo – Mostra Nazionale del Paesaggio italiano, al Palazzo della Ragione di Bergamo, con il dipinto Piazza San Marco allagata.[2]

Opere

Fu pittore di vedute, specialmente veneziane e parigine, di figura e di natura morta. Realizzò anche opere di soggetto sacro, tra cui il trittico I Misteri Gaudiosi e San Giovanni Decollato (olio su tela grezza, cm 140×190).[3] Come incisore realizzò acqueforti di soggetto veneziano, tra cui lo Scorcio di Venezia (mm 231×175, firmata in lastra e a matita).[4]

Nelle Collezioni d'Arte della Fondazione Cariplo è conservato il dipinto Boulevard Saint-Denis (olio su tela, 1935 circa), ritenuto tra le sue opere più rappresentative.

Nel 1963, a diciassette anni dalla morte, fu incluso nella Prima Mostra Artisti Scomparsi (1913–1963), organizzata dall'Unione Internazionale Vedove d'Artisti al Palazzo del Turismo di Milano.[2]

Note

  1. 1 2 3 4 5 Attilio Cavallini, su Il Novecento – Collezioni d'Arte della Fondazione Cariplo. URL consultato il 12 maggio 2016.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Cavallini Attilio, su Dizionario d'Arte Sartori. URL consultato il marzo 2026.
  3. 1 2 Attilio Cavallini – sold at auction prices, su Invaluable.com. URL consultato il marzo 2026.
  4. ↑ Attilio Cavallini – Scorcio di Venezia, su Gonnelli Casa d'Aste. URL consultato il marzo 2026.

Bibliografia

  • XIII Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia, catalogo, 1922, p. 89.
  • Esposizione d'Arte dei Combattenti delle Tre Venezie, catalogo, Venezia, 1925, pp. 25–26.
  • U.N., «Cronache Veneziane: La XVIII "Ca' Pesaro" al Lido», in Emporium, n. 392, agosto 1927, pp. 117–122.
  • Esposizione Sociale della Camerata Artisti Combattenti d'Italia, catalogo, Milano, Palazzo della Permanente, 1931.
  • XIX Esposizione Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, catalogo, 1934, p. 116.
  • Luigi Servolini, Dizionario Illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, Gorlich, 1955, p. 184.
  • Prima Mostra Artisti Scomparsi (1913–1963), catalogo, Milano, Palazzo del Turismo, ottobre 1963, p. 17.
  • Paolo Bellini, Storia dell'incisione moderna, Bergamo, Minerva Italica, 1985, p. 404.
  • La Biennale di Venezia. Le Esposizioni Internazionali d'Arte 1895–1995, Venezia, Electa, 1996, p. 356.
  • Zeno Davoli, La Raccolta di Stampe "Angelo Davoli", vol. III, Reggio Emilia, Edizioni Diabasis, 1999, pp. 38–39.

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 9409049 · ISNI (EN) 0000 0001 1592 794X · SBN RAVV091206 · ULAN (EN) 500053461 · LCCN (EN) no91018316 · GND (DE) 1050538587