Austromegabalanus psittacus

Austromegabalanus psittacus
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumArthropoda
SubphylumCrustacea
SuperclasseMulticrustacea
ClasseThecostraca
SottoclasseCirripedia
InfraclasseThoracica
SuperordineThoracicalcarea
OrdineBalanomorpha
SuperfamigliaBalanoidea
FamigliaBalanidae
SottofamigliaMegabalaninae
GenereAustromegabalanus
SpecieA. psittacus
Nomenclatura binomiale
Austromegabalanus psittacus
(Molina, 1788)
Nomi comuni

(ES) Picoroco

Specie
vedi testo

Austromegabalanus psittacus (Molina, 1788) è una specie di cirripede balanomorfo marino[1] di grandi dimensioni, raggiungendo degli esemplari adulti i 30 cm di lunghezza.

Endemico della costa pacifica del Perù meridionale, Cile e costa atlantica dell'Argentina meridionale, dove e vivono nella zona intertidale inferiore[2][3] questa specie, commestibile al pari di Pollicipes pollicipes, ha un'importanza gastronomica, consumato in Spagna con il nome volgare di picoroco.

Frutto di una profonda revisione della classe Thecostraca redatta nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, è una delle 65 famiglie e le oltre 2 100 specie in cui si suddivide l'intera classe in base ai principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.[4]

Descrizione e habitat

Carapace di A. psittacus.

A. psittacus è, come tutti i cirripedi, un organismo sessile che usa come punto di ancoraggio rocce e altri materiali solidi nella zona intertidale grazie alla sostanza adesiva secreta alla base del sottile disco d'adesione membranoso. Come altri cirripedi sessili, da adulto è un organismo filtratore onnivoro che rimane nel suo grande guscio fisso, il carapace o più precisamente muraglia, a forma di piccolo vulcano, o dente di cane, composto da dodici grandi piastre costituite da microcristalli di calcite cementati tra loro che negli esemplari adulti arriva alla ragguardevole altezza di 30 cm di lunghezza. Per l'alimentazione utilizza le sue appendici piumate, i cirri, in realtà zampe modificate, che estendendosi al di sopra dell'opercolo incernierato, l'apertura nella parte superiore dell'organismo, battono ritmicamente per attirare plancton e altri detriti organici al suo interno. Il colore generale è bianco opaco con macchie viola e marroni.[5]

Biologia

A. psittacus a riposo (a sinistra) e successivamente mentre utilizza i suoi cirri (a destra) per nutrirsi filtrando l'acqua

La specie è un ermafrodita simultaneo. I singoli individui vengono fecondati dallo sperma che passa attraverso un sottile pene esteso da un cirripede vicino. Le uova vengono trattenute all'interno del carapace, dove vengono incubate per circa tre o quattro settimane. Successivamente si schiudono nel primo dei due stadi larvali a vita planctonica, il nauplio, che nuotando liberamente attraversa sei stadi di sviluppo nel corso di circa 45 giorni, per poi mutare, nel secondo e ultimo stadio nella cypris. Queste larve sono lunghe circa 1 mm e si depositano sul fondo marino, solitamente in prossimità di altri cirripedi.[6]

Spesso le larve si depositano così vicine tra loro che, man mano che i cirripedi giovani crescono, si formano dei cumuli. In queste circostanze, la base calcarea si modifica assumendo una forma più porosa e cilindrica, sopra la quale si ergono i carapaci, con gli individui centrali che sono alti circa il doppio di quelli esterni. La densità dei cirripedi nei cumuli può superare i 1 000 individui per m².[6] Questa capacità di formare cumuli conferisce a questa specie un vantaggio quando compete per lo spazio con altre specie di cirripedi.[6]

Tra i suoi predatori naturali troviamo la stella marina Heliaster helianthus e, ma solo negli esemplari di taglia più piccola, il pesce osseo gobiesociforme Sicyases sanguineus.[7][8]

Pesca

Esemplari di A. psittacus in vendita come cibo in un mercato di Santiago del Cile.

Questo cirripede, chiamato localmente in lingua spagnola picoroco, è un ingrediente della cucina cilena.[9] La sua carne, bianca e morbida e molto apprezzata, viene solitamente consumata cotta[9] ed è uno degli ingredienti del curanto, piatto tradizionale dell'arcipelago di Chiloé[9], preparato con vari ingredienti a base di pesce cotti in una grande fossa preriscaldata con pietre roventi. I metodi di cottura moderni utilizzano una grande pentola, riscaldata in modo convenzionale.[10][11][12]

La sovrapesca ha tuttavia ridotto le quantità di A. psittacus disponibili per la raccolta commerciale. Esistono progetti per la sua coltivazione lungo la costa cilena e possibilità di esportarlo per il mercato ittico giapponese.[3]

Note

  1. ↑ Austromegabalanus psittacus, su WoRMS.
  2. ↑ (EN) Robert W. Simpfendörfer, Karin B. Oelckers, David Nash e Daniel A. López, Kinetic properties of the muscular pyruvate kinase from the giant marine barnacle, Austromegabalanus psittacus (Molina, 1782) (Cirripedia, Balanomorpha), in Crustaceana, vol. 78, n. 10, Brill, January 2005, pp. 1203-1218, DOI:10.1163/156854005775903573, ISSN 1568-5403. URL consultato il 31 gennaio 2026.
  3. 1 2 (EN) Daniel A. López, López, Boris A., Arriagada, Sergio E., González, María L., Mora, Oscar A., Bedecarratz, Paula C., Pineda, Mauricio O., Andrade, Lorenzo I., Uribe, José M. e Riquelme, Verónica A., Diversification of Chilean aquaculture: the case of the giant barnacle Austromegabalanus psittacus (Molina, 1782), in Latin American Journal of Aquatic Research, vol. 40, n. 3, 2012, pp. 596-607, DOI:10.3856/vol40-issue3-fulltext-9, ISSN 0718-560X. URL consultato il 31 gennaio 2026.
  4. ↑ (EN) Benny K.K. Chan et al., The evolutionary diversity of barnacles, with an updated classification of fossil and living forms, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 193, n. 3, London, Oxford University Press, 25 February 2021, pp. 789-846, DOI:10.1093/zoolinnean/zlaa160, ISSN 1096-3642. URL consultato il 26 gennaio 2026.
  5. ↑ Rodriguez-Navarro et al, 2006, pp. 355, 362.
  6. 1 2 3 López et al, 2007.
  7. ↑ Zagal e Hermosilla, 2007, p. 149.
  8. ↑ (EN) R. T. Paine e A. R. Palmer, Sicyases sanguineus: a Unique Trophic Generalist from the Chilean Intertidal Zone, in Copeia, vol. 1978, n. 1, American Society of Ichthyologists and Herpetologists (ASIH), February 1978, pp. 75-81, DOI:10.2307/1443824. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  9. 1 2 3 (ES) picorocos, Austromegabalanus psittacus, su tesauroregional.cl. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  10. ↑ (ES) Pilar Rivas e Carlos Ocampo, El antiguo curanto chilote, in Fondecyt 1020616 - Proceso y orígenes del poblamiento marítimo de los canales patagónicos: Chiloé y el núcleo septentrional, 2002.
  11. ↑ (ES) Rodolfo Lenz, Diccionario etimológico, Santiago, Universidad de Chile, Seminario Filológico Hispano, 1910.
  12. ↑ (ES) Francisco Cavada, Apuntes para un vocabulario deprovincialismos de Chiloé (República de Chile): Precedidos de una breve reseña histórica del archipiélago, Punta Arenas, 1910.

Bibliografia

  • (EN) B. A. Foster, Barnacle ecology and adaptation, in Crustacean Issues V. Barnacle Biology, Rotterdam, Balkema, 1987, pp. 113-133, ISBN 90-6191-628-3.
  • (ES) Carolina J. Zagal e Consuelo Hermosilla, Guía de Invertebrados marinos del sur de Chile, Punta Arenas, Chile, Editorial Fantástico Sur, 2007, ISBN 978-956-8007-19-5.
  • (EN) Alejandro B. Rodriguez-Navarro, Christiane CabraldeMelo, Nelson Batista, Nilton Morimoto, Pedro Alvarez-Lloret, Miguel Ortega-Huertas, Victor M. Fuenzalida, Jose I. Arias, Juan P. Wiff e Jose L. Arias, Microstructure and crystallographic-texture of giant barnacle (Austromegabalanus psittacus) shell (PDF), in Journal of Structural Biology, vol. 156, n. 2, Elsevier, November 2006, pp. 355-362, ISSN 1047-8477. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  • (EN) Daniel A. López, Boris A. López, Ignacia C. Burgos, Sergio E. Arriagada e María L. González, Consequences of base modification in hummocks of the barnacle Austromegabalanus psittacus, in New Zealand Journal of Marine and Freshwater Research, vol. 41, n. 3, Taylor & Francis, September 2007, pp. 291-298, DOI:10.1080/00288330709509916, ISSN 0028-8330. URL consultato il 1º febbraio 2026.

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