Baby Esther

Baby Esther, pseudonimo di Esther Lee Jones (Chicago, 1919 circa – ...), è stata una cantante e ballerina statunitense. È nota per essere stata una delle possibili fonti di ispirazioni, come altre artiste della sua epoca, per il celeberrimo personaggio immaginario Betty Boop, protagonista di alcuni film di animazione e di una serie a fumetti degli anni trenta.[1][2]
Biografia
Di Esther Lee Jones si ignora la data esatta di nascita, da attestarsi intorno al 1919, poiché era interesse dei suoi agenti giocare sulla sua giovinezza.[1] È nata comunque a Chicago, dove intorno agli anni venti vinse un concorso di charleston che la fece notare dall'agente teatrale Lou Bolton, esperto nel trovare e lanciare la carriera di giovanissimi artisti.[1] Baby Esther fu il soprannome più utilizzato dalla bambina ma non l'unico, tra cui Farina's Kid Sister, L'il Farina, Lil' Esther, Little Esther, Little Florence Mills, Young Flo Mills e Miniature Florence Mills.[1]
Arrivò a New York nel 1928, quando aveva ormai almeno un anno di esperienza in vari locali, sotto vari nomi.[1] All'inizio di quell'anno iniziò ad esibirsi nel locale The Everglades di Manhattan, ove nell'aprile seguente un suo spettacolo fu visionato da Helen Kane. Sempre in quell'anno si esibì nel corto della MGM "Movietone".[1]
Nel giugno 1928 il suo agente e suo padre vennero arrestati e multati perché Baby Esther si era esibita senza aver richiesto un permesso ufficiale fuori dagli orari concessi ad una minorenne.[1]
Nonostante questi avvenimenti Bolton riuscì a sfruttare il successo newyorkese di Baby Esther per organizzare un tour europeo, e già ad inizio 1929 era in Europa, dove venne spesso pubblicizzata come "Little Esther".[1] Il tour aprì alla bambina enormi possibilità ed un successo ben maggiore rispetto a quello che riscuoteva in patria.[1]
Nello stesso periodo però sorsero grossi problemi con Bolton, che secondo la madre di Esther, Gertrude Jones, gestiva malamente gli introiti, arrivando addirittura ad appropriarsene indebitamente e per questo, nel marzo del 1929, fu allontanato venendo sostituito da Sidney Garner, un afroamericano che abitava in Francia da più di un decennio e che già lavorava per la famiglia come traduttore.[1]
In Europa incontrò un sempre maggiore successo, esibendosi per le famiglie reali di Spagna, Norvegia e Svezia, oltre a esibirsi al Moulin Rouge di Parigi ed alla Scala di Milano.[1] Ebbe inoltre la possibilità di condividere persino il palco con la celeberrima Josephine Baker.[1] Era apprezzata per la sua abilità di parlare e cantare in molte lingue e per il fatto che imparasse canzoni popolari delle località ove si esibiva per accattivarsi il pubblico locale.[1]
Uno dei pochi episodi spiacevoli in cui Baby Esther incappò in Europa fu quando in un ristorante di Stoccolma venne negato il servizio alla ragazza ed al suo entourage: l'accaduto scandalizzò l'opinione pubblica svedese.[1] La proprietaria del locale, Branada Tomtom, fu accusata di voler "sembrare americana" ed un'inchiesta del giornale Stockholms Dagblad, di stampo conservatore, rilevò che i principali ristoranti e hotel della zona avrebbero servito con orgoglio qualsiasi "negro", ma che sarebbero stati particolarmente orgogliosi di servire un'artista importante come Baby Esther.[1] La protesta pubblica fu così grande che il ristorante della Tomtom fu infine costretto a chiudere.[1]
I successi europei di Baby Esther furono ignorati dai principali giornali statunitensi e solo i giornali afroamericani, tra cui The Birmingham Reporter, Chicago Defender, The Baltimore Afro-American ed il The Pittsburgh Courier, pubblicarono articoli su Esther, che diede seguito al successo in Europa con un tour sudamericano altrettanto riuscito nel 1931.[1]
Quando Esther tornò negli Stati Uniti nel 1932, era ormai prossima all'età adulta ed era ancora praticamente sconosciuta in patria, nonostante avesse raggiunto la celebrità in Europa e Sud America, e probabilmente non più adatta a portare il soprannome di "baby" su cui aveva costruito buona parte della sua carriera.[1] Fu durante questo periodo che Baby Esther si esibì al famoso Cotton Club di Harlem nella compagnia di danza "Sepia Dolls" di Cab Calloway.[1]
Nel 1934, all'età di 15 anni, Baby Esther si ritirò dalla vita pubblica e si ignora dove sia andata o cosa abbia fatto in seguito.[1]
Controversia sulle origini di Betty Boop

Il mistero dell'abbandono di Baby Esther dalla vita pubblica, unito all'interesse del pubblico per il suo rapporto con la fallita causa legale di Helen Kane contro Max Fleischer e la Paramount Pictures, diede origine a decenni di speculazioni e di identificazioni errate che hanno solo accelerato negli ultimi anni a causa della natura virale di internet.[1]
Nel 2015 la PBS affermò che il celeberrimo personaggio immaginario Betty Boop, protagonista di alcuni film di animazione e di una serie a fumetti degli anni trenta fosse stato ispirato direttamente a Baby Esther e che quindi l'artista avesse subito un whitewashing nella sua resa cartonesca. La notizia venne rilanciata nel settembre 2021 dall'attrice Taraji P. Henson, che ne parlò durante il BET Awards dello stesso anno suscitando molto interesse mediatico.[2]
La stessa PBS però nei giorni seguenti ritrattò la notizia, affermando che l'articolo del 2015 era stato superficiale e non riportando alcuna prova a supporto e che la foto inserita a supporto dell'articolo, che ritraeva una donna di colore vestita alla maniera di Betty Boop, non era Baby Esther, che si era ritirata dalla scena appena quindicenne.[2]
I Fleischer Studios contattarono la PBS spiegando il loro punto di vista e portando a supporto delle loro affermazioni quando nel 1932 la cantante Helen Kane fece causa a Fleischer e alla Paramount Publix Corporation per 250.000 dollari, con l'accusa di aver sfruttato con una deliberata caricatura la sua immagine e la sua personalità.[2] Fleischer si difese sostenendo che il suo era un personaggio di pura fantasia. In realtà, la Kane non era l'unico modello di Betty Boop: anche Clara Bow[3], la star della Paramount, poteva essere considerata come una Betty Boop reale.[2]
Le accuse di Helen Kane si basavano sul modo di parlare e cantare del cartone, che richiamava un modo di parlare molto particolare che caratterizzava proprio la stessa Kane. Al processo si affermò che la cantante aveva assistito nell'aprile 1928 appunto ad una esibizione di Baby Esther.[1] Per il giudice, la "tecnica baby" per il canto non era nata con la Kane[4], per cui la cantante perse la causa.
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 (EN) Baby Esther, su fleischerstudios.com. URL consultato il 12 settembre 2025.
- 1 2 3 4 5 (EN) Betty Oops, su pbs.org. URL consultato il 12 settembre 2025.
- ↑ Si veda ad esempio la menzione in (EN) Carolyn McGuire, Will Betty Boop Be A Big Hit as 'It?', su Chicago Tribune, 20 marzo 1985. URL consultato il 7 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2015).
- ↑ (EN) The Mansfield News, 5 maggio 1934.
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