Bardotto

Bardotto
Dati generali
PadreEquus ferus caballus
MadreEquus africanus asinus
Presente in naturaNo
Longevità30-50 anni
Impieghianimale da soma
Dimensioni
Altezza130-140 cm
Riproduzione
Feconditàesemplari femmina occasionalmente fertili

Il bardotto è un ibrido di equino generato dall'incrocio tra un maschio di cavallo (lo stallone) e una femmina di asino (l'asina). Esso è l'incrocio reciproco del mulo, il quale è generato dall'accoppiamento tra una femmina di cavallo (la giumenta) e un maschio di asino.

Rispetto al mulo, il bardotto presenta una maggiore somiglianza con il cavallo e ha una criniera più folta. Presenta orecchie piccole e il suo verso è un nitrito analogo a quello del cavallo, a differenza del raglio asinino del mulo.

Per le difficoltà di accoppiamento, il bardotto è il tipo di incrocio più difficile da ottenere. Le femmine nate da tale incrocio possono essere occasionalmente fertili, mentre i maschi sono generalmente sterili.

Storia

Il bardotto era conosciuto già in Mesopotamia, come animale da traino e da soma.

Nel corso del Novecento, era impiegato dai ranghi militari per il trasporto pesante di armi, munizioni e vettovagliamento. Anche se fisicamente capace di svolgere gli stessi lavori del mulo, il bardotto è meno interessante economicamente dato che è difficile da allevare, a causa del basso tasso di fecondità dell'incrocio tra cavallo e asina e della diffusa opinione che sia meno robusto del mulo[1].

Ai giorni d'oggi, il bardotto è allevato raramente e quasi esclusivamente per la qualità della carne; decenni fa, veniva allevato in Sicilia, Spagna e Portogallo.

Descrizione

Il bardotto possiede le caratteristiche fisiche ereditate dallo stallone e dall'asina che lo hanno generato. Nonostante le chiare differenze abitualmente presenti, esistono a volte esemplari con caratteri intermedi, il che rende, a volte, molto difficile distinguerlo in maniera certa dal mulo, per cui l'unico metodo certo è in questi casi un test del DNA[2].

Inoltre, esiste solo un numero limitato di studi dedicati a quest'ibrido, data la sua scarsa diffusione. Le notizie false o leggendarie a suo riguardo sono invece comuni e circolano da sempre[3].

Morfologia

Il bardotto è fisicamente simile al mulo (che sono ibridi di asino e giumenta). Anche se è a volte molto difficile distinguerlo dal mulo, si osserva che il bardotto è morfologicamente più simile al cavallo: un corpo leggermente arrotondato e una groppa che lo è ancora di più all'estremità. Le orecchie sono un po' più lunghe che nel cavallo, anche se in media più corte che nel mulo[3][4]. È più piccolo al garrese, raggiungendo un'altezza di circa 130-140 cm, avendo delle zampe più diritte rispetto a quelle del mulo[3].

Mantello

Il mantello del bardotto è spesso chiaro, visivamente prossimo al bianco, anche se tutte le combinazioni di colori sono possibili[5]. Nel XIX secolo, Louis Gossin lo descriveva con un mantello baio, da chiaro a bruno scuro, con una striscia sul dorso[6]. Il mantello pezzato tobiano è impossibile da ottenere in quanto il bardotto non può ereditare il set genetico completo corrispondente a questo colore, finendo generalmente con quattro balzane alte e una coda bianca[7].

Verso

Il verso del bardotto è più simile al nitrito del cavallo che al raglio dell'asino[8][9]. Il suo verso viene anche descritto come un misto di quello dei suoi genitori[6].

Biologia

Il bardotto è uno degli equini meno conosciuti[10]. Anche se delle nascite possano avvenire eccezionalmente in natura quando mandrie di cavalli e asini condividono uno stesso pascolo, la maggior parte di questi animali è nata in allevamenti casualmente[11]. Il bardotto è considerato meno resistente dell'asino o del mulo, con una salute più debole[3][12]; preferisce la compagnia degli asini a quella dei cavalli, un comportamento verosimilmente ereditato dalla madre[2].

Nascita

Numerose ragioni pongono freno alla nascita del bardotto. Uno di questi è il rituale d'accoppiamento che gli asini compiono, durante il quale il maschio morde la femmina, raglia ed esplora il suo corpo. Questo rituale, se non sembra impedire la nascita del mulo, sembra frenare quella del bardotto[13]. Inoltre, i cavalli si rifiutano spesso di montare un'asina[14]. Un metodo pratico è quello di preparare uno stallone perché copra le asine, separandolo dalla sua razza immediatamente dopo la nascita e facendolo allevare da asine. In ogni modo, l'allevatore deve fare attenzione a che un cavallo troppo pesante non monti un'asina, altrimenti quest'ultima potrebbe subire danni permanenti[15].

Mentre in condizioni normali la fertilità di un'asina è notoriamente molto più spiccata di quella di una giumenta, negli incroci la fertilità delle asine è inferiore a quella delle giumente[12]; ne risulta un'importante differenza nella facilità di concepimento di muli e bardotti. Questa differenza di fertilità sembra dipendere dalla differenza di cromosomi fra le specie dei genitori: l'ibrido sembra essere più facile da ottenere quando il numero di cromosomi del maschio riproduttore è minore. In questo caso, l'accoppiamento asino-cavalla sarebbe favorito piuttosto che asina-cavallo[2][16].

Gestazione

La durata della gestazione è di 350 giorni in media[17], leggermente inferiore rispetto all'asino (374 giorni). Un altro inconveniente nella produzione del bardotto è dovuta all'elevato numero di aborti spontanei[15], senza contare che la nascita di un bardotto troppo grosso rispetto alla madre può comportare difficoltà durante il parto (cesareo o altro).

Sterilità

Come la maggior parte degli ibridi, il bardotto è in genere sterile[18], a causa del numero dispari dei suoi cromosomi[19]. Il cavallo domestico ha 64 cromosomi (32 paia), mentre l'asino domestico ne ha 62 (31 paia); di conseguenza, il bardotto ne ha 63[1], ciò che si ritiene all'origine dell'impossibilità di portare a maturazione gli spermatozoi[5].

Il bardotto maschio ha, inoltre, un ridotto numero di cellule germinali nei testicoli[20], ragione per cui anche in numero assoluto gli spermatozoi[21] abbozzati sono scarsi. La femmina può avere cicli estrali con ovulazioni; nella pratica, l'occasione che un ovocita incontri un complemento di cromosomi che permetta lo sviluppo di un embrione nella bardotta è infrequente[22], anche se resta da analizzare quanto e quale ruolo giochi la generale segregazione nella quale vivono questi soggetti.

Secondo una letteratura meno recente, sono presenti casi storici di mule e bardotte riprodottesi, il che avrebbe una probabilità di uno su un milione[14]. Queste osservazioni vengono però attribuite ad adozioni spontanee di puledri da parte di mule o bardotte capaci di allattare[23][24]. Le analisi che si sono potute fare su animali ibridi e fertili hanno mostrato finora che si trattava di asini o di cavalli dall'inusitata morfologia[23].

Malgrado ciò, alcuni casi studiati scientificamente (in Cina nel 1988 e negli Stati Uniti d'America nel 1989)[25], hanno mostrato che la riproduzione di questi animali è possibile, anche se rara[26][27]. Il primo caso descrive una femmina bardotto che diede alla luce un puledro con un padre asino[25], che possiede un misto di cromosomi di asino e di cavallo. Il fatto che sia sopravvissuto suggerisce la vicinanza genetica estrema del cavallo domestico e del asino domestico[27][28]; ulteriori studi sono necessari per conoscere i meccanismi di questi ibridi fertili[29].

Benché nessuno studio porti sulla fertilità dei bardotti maschi, la possibilità non è da scartare[30]. È comunque sconsigliato avere bardotti maschi non castrati, dato che la castrazione inibisce il comportamento aggressivo tipico dei maschi[14].

Note

  1. 1 2 (EN) José M. Trujillo, Susumu Ohno, John H. Jardine e N. B. Atkins, Spermatogenesis in a Male Hinny: Histological and Cytological Studies, in Journal of Heredity, vol. 62, n. 2, 1969, pp. 79-84.
  2. 1 2 3 Lynghaug, p. 397.
  3. 1 2 3 4 Campbell Smith, p. 119.
  4. ↑ Attar, pp. 37-38.
  5. 1 2 Attar, p. 36.
  6. 1 2 (FR) Louis Gossin, Principes d'agriculture, appliqués aux diverses parties de la France: l'agriculture française, 2ª ed., Lacroix et Baudry, 1858, p. 330.
  7. ↑ Lynghaug, p. 399.
  8. ↑ (FR) Sylvie Mellet, Centre de Recherches Comparatives sur les langues de la Méditerranée ancienne, Les zoonymes, 1997, ISBN 2-910897-39-7.
  9. ↑ Attar, p. 37.
  10. ↑ (EN) Masters of Foxhounds Association of America, Chronicle of the Horse, 29 ( 14-26), 1986.
  11. ↑ (FR) Alain Giret, Le quaternaire: climats et environnements : Biologie, écologie, agronome, L'Harmattan, 2009, ISBN 2-296-57796-2.
  12. 1 2 Siméon, pp. 146-157.
  13. ↑ Petrus, p. 37.
  14. 1 2 3 Lynghaug, p. 398.
  15. 1 2 Attar, p. 38.
  16. ↑ Longear Lingo, su lovelongears.com, American donkeys and mules society. URL consultato il 9 luglio 2015.
  17. ↑ (EN) D. Fielding, Reproductive characteristics of the jenny donkey (Equusasinus) : a review, in Trop. Animal Health Production, n. 20, 1988, pp. 161-166.
  18. ↑ Petrus, p. 102.
  19. ↑ (FR) J. Kobozieff e M. Zieff Pomriaskinsky-Kobo, Stérilité et génétique, in Précis de génétique appliquée à la médecine vétérinaire, Parigi, Vigot frères, 1943.
  20. ↑ Petrus, p. 105.
  21. ↑ (EN) F. C. Landim, J. Bortolozzi, Ultrastructure of the hinny (Equus asinus x Equus caballus) seminiferous epithelium, in Anat. Histol. Embryol, n. 23, 1994, pp. 343-351.
  22. ↑ (EN) M. J. Taylor, R. V. Short, Development of the germ cells in the ovary of the mule and hinny, in , J. Reprod. Fert., vol. 32, 1973, pp. 441-445.
  23. 1 2 Petrus, p. 123.
  24. ↑ Petrus, p. 104.
  25. 1 2 (EN) R. A. Rong, A. C. B. Chandley, J. A. Song, S. B. McBeath, P. P. A. Tan, Q. A. Bai, R. M. B. Speed, A fertile mule and hinny in China, in Cytogenet Cell. Genet., vol. 47, n. 3, 1988, DOI:10.1159/000132531.
  26. ↑ Petrus, pp. 127-128.
  27. 1 2 (EN) Max King, Species Evolution: The Role of Chromosome Change, Cambridge University Press, 1995, ISBN 0-521-48454-5.
  28. ↑ Petrus, p. 128.
  29. ↑ Petrus, p. 130.
  30. ↑ Petrus, p. 131.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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