Batteria Porta Furba

Batteria Porta Furba
Caserma M.A.V.M. Vittorio Galliano
Forti di Roma
StatoItalia (bandiera) Italia
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
Regione Lazio
Città Roma
IndirizzoVia della Batteria di Porta Furba 34
Coordinate41°52′10.72″N 12°32′33.21″E
Mappa di localizzazione: Roma
Batteria Porta Furba
Informazioni generali
TipoCaserma
Costruzione1883-1888
Primo proprietario Ministero della guerra
Condizione attualeIn uso
Proprietario attuale Ministero dell'economia e delle finanze
VisitabileNo
Informazioni militari
Utilizzatore Forze armate italiane
Funzione strategicaSupporto al Forte Appia Antica per il controllo della Via Appia;
Supporto al Forte Casilina per il controllo della Via Casilina;
Controllo della Ferrovia Roma-Cassino-Napoli
Termine funzione strategica1910
ArmamentoTroniera
Presidio Guardia di Finanza
Occupanti Reparto T.L.A. dei Reparti Speciali
Azioni di guerraResistenza romana
EventiDal 1925 al 1960 ha ospitato il Sanatorio "B. Ramazzini"
Fonti citate nel corpo del testo
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

La Batteria Porta Furba (nota anche come Caserma "M.A.V.M. Vittorio Galiano", in precedenza Sanatorio "Berardino Ramazzini"[1]) è una batteria fortificata facente parte del Campo trincerato di Roma, attuale sede del Reparto Tecnico-Logistico e Amministrativo dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza[2].

Storia

La Batteria di Porta Furba fu costruita tra il 1883 e il 1886 come parte del sistema difensivo della città di Roma. Collocata in posizione arretrata rispetto ai principali forti, aveva il compito di controllare e difendere gli accessi urbani lungo le consolari Casilina e Appia, nonché la linea ferroviaria Roma–Napoli.

Durante la costruzione son stati ritrovati dei resti di un fabbricato assieme a dei reperti ed un gruppo idraulico.[3]

Riutilizzi e trasformazioni

Negli anni 1910 la struttura fu utilizzata da un reparto della Regia Guardia di Finanza per l’addestramento di cani da guerra. Durante gli anni Venti, fu adibita a deposito e successivamente trasformata in sanatorio e convalescenziario militare. Nel 1927 divenne il Sanatorio "Bernardino Ramazzini", successivamente anche dispensario antitubercolare, attivo fino alla fine degli anni Sessanta.

Nel 1925, la batteria ospitò la prima Colonia Lavorativa d’Italia, istituita per consentire ai convalescenti di riprendere gradualmente le attività lavorative. La colonia fu inaugurata da re Vittorio Emanuele III durante il Giubileo del Regno e gestita dall’Associazione Nazionale Invalidi di Guerra. Estesa su circa undici ettari, comprendeva dormitori, alloggi, foresteria, chiesa, campo sportivo, una serra, un’azienda agricola e padiglioni per le famiglie dei coloni. Alcuni edifici furono adattati a nuovi usi, mentre altri furono costruiti ex novo per ospitare ospedale, laboratori, scuola, uffici, teatro e biblioteca.

Nel 1930 la struttura fu ulteriormente ampliata con la costruzione di nuovi padiglioni adibiti a ricovero e a dispensario antitubercolare. Dopo l’armistizio del 1943, l’ex sanatorio fu occupato da rifugiati politici, renitenti alla leva e partigiani, sfruttando la presenza di cunicoli e ambienti sotterranei.[4]

Il complesso ospedaliero rimase in funzione fino agli anni Sessanta e, successivamente, cadde in stato di abbandono fino al 1970, quando fu assegnato definitivamente alla Guardia di Finanza.

Caserma “Vittorio Galiano”

A partire dal 1970, la ex batteria fu concessa alla Guardia di Finanza. Il complesso si estendeva su una superficie di circa dodici ettari, di cui nove occupati dai padiglioni del sanatorio e tre destinati all’azienda agricola. Nei primi anni, la struttura versava in condizioni di degrado; solo a partire dalla fine degli anni Settanta furono avviati importanti lavori di ristrutturazione e adeguamento.

Nel 1977 fu insediato un primo nucleo di 50 finanzieri della Legione Allievi, incaricati della custodia e della vigilanza. Nel 1979 vi fu trasferita anche la Compagnia Pronto Impiego della 9ª Legione di Roma. Negli anni successivi, ulteriori interventi e fondi stanziati per il potenziamento delle forze di polizia permisero di ospitare nella caserma numerosi reparti della Guardia di Finanza, rendendola una delle strutture più ampie e attrezzate del Lazio.[5]

Struttura

La struttura presenta una pianta pentagonale irregolare, con fronte esterno a saliente e fronte di gola rettilineo. Il fossato perimetrale era difeso da due mezze caponiere a tenaglia addossate al muro di controscarpa e da un muro alla Carnot, scoperto sui fianchi e sul fronte esterno, ma coperto sul fronte di gola. Sul lato sinistro dell’ingresso, protetto da un rivellino, si trovava un tamburo difensivo su un unico livello. Il piano del ramparo era accessibile tramite rampe simmetriche e ospitava le postazioni per l'artiglieria.

La batteria era dotata di una polveriera, situata nel muro di controscarpa del fronte di gola, con accesso dal fossato, e di un pozzo di acqua sorgiva. Il fronte principale, spezzato in due facce di 49 e 53 metri, formava un angolo interno di 136 gradi, permettendo il fuoco d’infilata per colpire i fianchi delle truppe nemiche.

L’impianto comprendeva circa sessanta ambienti destinati a funzioni operative e logistiche, tra cui alloggi per ufficiali e truppa, corpo di guardia, mensa, cucina, latrine, magazzini, riservette d’artiglieria e gallerie di collegamento. [6]

Note

  1. ↑ Ex Sanatorio Berardino Ramazzini, su info.roma.it.
  2. ↑ Reparto T.L.A. dei Reparti Speciali, su indicepa.gov.it.
  3. ↑ Batteria Porta Furba, su info.roma.it.
  4. ↑ Caserma della Guardia di Finanza, su appasseggio.it.
  5. ↑ Il lavoro per le grandi amministrazioni dello stato, su archimonta.com, 28 ottobre 2016. URL consultato il 9 giugno 2025.
  6. ↑ Batteria Porta Furba, su progettoforti.wixsite.com.