Battle Fantasia

Battle Fantasia
videogioco
Schermata della versione arcade
Titolo originaleバトルファンタジア?
PiattaformaArcade, PlayStation 3, Xbox 360, Microsoft Windows
Data di pubblicazioneArcade:
Giappone aprile 2007[1]

PS3, Xbox 360:
Giappone 29 maggio 2008
America del Nord 16 settembre 2008
Phase Alternating Line 6 marzo 2008
Windows:
Mondo/non specificato 7 luglio 2015

GenerePicchiaduro a incontri
TemaFantasy
OrigineGiappone
SviluppoArc System Works
PubblicazioneTaito (Arcade), Arc System Works (PS3/360 in Giappone, PC), Aksys Games (PS3/360 in NA), 505 Games (PS3/360 in EU)
DirezioneEmiko Iwasaki
ProduzioneKōki Sadamori
ProgrammazioneTakuro Kayumi (capo), Yoshihito Yamaguchi, Ryohei Tokimura
SceneggiaturaEmiko Iwasaki
MusicheKennosuke Suemura
Modalità di giocoGiocatore singolo, due giocatori
Periferiche di inputGamepad
SupportoBlu-ray Disc, DVD-ROM
Specifiche arcade
CPUIntel Core 2 Duo E6400/Pentium 4 651/Celeron D 352[2]
Processore audioOnboard Realtek HD 7.1 canali
SchermoRaster orizzontale
Periferica di inputJoystick 8 direzioni, 5 pulsanti

Battle Fantasia (バトルファンタジア?, Batoru Fantajia) è un videogioco picchiaduro a incontri per arcade sviluppato da Arc System Works e pubblicato dalla Taito nel 2007, solo in Giappone. Venne convertito l'anno seguente (2008) per le console Xbox 360 e PlayStation 3. Nel 2015 esce la versione PC, Battle Fantasia: Revised Edition, tuttora scaricabile tramite Steam.

Il titolo si distingue per il suo stile che lo differenzia da molti altri picchiaduro, ed è ambientato in un mondo fantasy raffigurato come un libro di fiabe, prendendo in prestito molti elementi superficiali dai giochi di ruolo, tra cui la rappresentazione dei danni tramite numeri e una modalità storia ricca di testo, in cui diversi eroi rispondono alla chiamata alle armi per impedire a una forza malvagia di distruggere il mondo.

Modalità di gioco

Battle Fantasia è un tradizionale gioco di combattimento uno contro uno in cui fino a due giocatori si sfidano utilizzando una varietà di personaggi, ognuno con i propri attacchi speciali e stili di lotta. Sebbene il titolo utilizzi una grafica tridimensionale per i personaggi, questi sono limitati a un'area di combattimento bidimensionale che consente loro di muoversi solo avanti e indietro o in aria. Gli utenti si affrontano in battaglie al meglio dei tre round che prevedono l'uso di attacchi normali, prese e mosse speciali che spesso implicano combinazioni di pressioni di pulsanti e input direzionali, che possono essere concatenate in lunghe combo. Si hanno quattro pulsanti di attacco principali - due pugni e due calci - così come un quinto pulsante "Gachi" (ガチ lett. "eleganza" o "grazia") utilizzato per parare gli attacchi in arrivo. Se un utente esegue un comando Gachi proprio mentre l'attacco di un avversario va a segno, annulla tutti i danni e consente a egli di contrattaccare in un breve lasso di tempo. Il pulsante può essere utilizzato anche per respingere l'avversario se combinato con una direzione, oltre a consentire all'utente di riprendersi più velocemente da un atterramento.

Quando gli utenti infliggono e subiscono danni, la loro barra MP, situata nella parte inferiore dell'interfaccia, si riempie fino a un massimo di tre livelli. I giocatori possono spendere MP per attivare la modalità "Heat Up" per aumentare la propria forza e aggiungere effetti speciali ai propri attacchi, con potenziamenti specifici che variano a seconda del personaggio. La barra MP permette inoltre ai personaggi di scatenare potenti super mosse che infliggono danni ingenti ma richiedono di spendere un livello di barra per essere attivate e possono essere concatenate con mosse speciali con il giusto tempismo, dando luogo a una Super Cancel. Le partite si vincono quando un giocatore esaurisce la barra della salute dell'avversario o quando scade il tempo limite di ogni round, con la vittoria assegnata all'utente con più punti vita rimanenti. La quantità di salute è diversa per ogni personaggio ed è rappresentata da punti vita numerici sotto la barra della salute.

Personaggi

  • Urs Van de Land (voce di Emi Anzai) - È il figlio di "Silver Knight Dyna", uno dei quattro eroi che salvarono il mondo. Come arma brandisce un "Basilisk", che utilizza la tecnologia dell'Impero del Vapore.
  • Marco Van de Land (voce di Emiko Iwasaki e Hiromi Konno) - È il figlio di "Silver Knight Dyna" e fratello minore di Urs. Porta con sé la spada del padre, la "Spada di Dyna", e viaggia con il suo piccolo drago, "Char Siu".
  • Olivia Von Roselia (voce di Masako Ōkōchi) - La principessa del piccolo regno delle rose di "Roselia". Sua madre è una delle Quattro Eroine.
  • Ashley Loveless (voce di Hiroaki Miura) - Un ex membro della Guardia Reale di Roselia e l'ombra protettrice della Principessa.
  • Cedric Ward (voce di Daisuke Sakaguchi) - Uno studente di alto livello presso il Royal College of Monks.
  • Watson Livingston (voce di Katsue Miwa) - Uno dei Quattro Eroi. È il direttore dell'Osservatorio Reale del Regno Magico e un "profeta" che sa prevedere il corso del mondo.
  • Coyori (voce di Umeka Shōji) - Una ragazza-gatto che funge da testimonial per il negozio di avventurieri "Koyose-tei" diffuso in tutta "Sumeramikuni". Indossa abiti tradizionali giapponesi, con lunghi calzini tabi e sandali zori con tacco alto.
  • Freed Velez (voce di Daisuke Ishiwatari e Keiichiro Yamamoto) - Il capo di una banda di pirati dell'aria che pilotano idrovolanti.
  • Face (voce di Takahiro Fujimoto) - Un pistolero che brandisce due pistole e cerca vendetta per la morte della sua amata.
  • Donvalve Du Don (voce di Naoki Tatsuta) - Uno dei Quattro Eroi e il re dell'ormai defunto Impero dei Nani.
  • DeathBringer (voce di Naoki Imamura) - Un cavaliere oscuro, di cui si dice sia il "Presagio Nero", è alla ricerca del "Portatore della Fine". Si narra che in origine fosse umano e che potrebbe essere ciò che resta di Dyna.
  • Odile & Dokurod (voce di Masako Okochi, Takuro Kayumi e Kota Nemoto) - Odile, una bambola magica che somiglia molto a Olivia, e il bastone oscuro che brandisce, Dokurod. Odile non ha autocoscienza e agisce esclusivamente su comando di Dokurod. I nomi delle sue tecniche derivano dal balletto.

Sviluppo

In Giappone, i videogiochi picchiaduro volevano combinare la grafica 3D con un'esperienza di gioco 2D, ma si pensava che fosse tecnologicamente impossibile per oltre 10 anni dall'uscita di Street Fighter EX. Battle Fantasia rappresentò una moderna innovazione nei giochi di combattimento in stile 2.5D. Il titolo fu sviluppato da Arc System Works originariamente come gioco arcade giapponese a partire dal 2006. La software house era precedentemente nota per il suo lavoro sulla popolare serie di giochi di combattimento Guilty Gear e stava cercando modi per espandere il proprio mercato a un pubblico più generale, nominando l'illustratrice di personaggi Emiko Iwasaki come direttrice del progetto, una delle poche donne a raggiungere tale posizione nell'industria videoludica giapponese.[3] Il gioco fu il primo titolo dell'azienda sviluppato per l'hardware della scheda hardware Taito Type X² e fu il primo a utilizzare il cabinato arcade Vewlix di Taito, che consentiva al gioco di funzionare in alta definizione a risoluzione 720p.[4] Sebbene a Iwasaki fosse stata concessa una grande libertà durante la creazione del gioco, fu incoraggiata dalla compagnia a mantenere molte caratteristiche del franchise di Guilty Gear per preservare il loro pubblico principale, e le fu anche detto che il gioco "doveva" utilizzare la grafica tridimensionale per sviluppare il talento 3D dell'azienda e per utilizzare in modo più efficiente l'hardware Type X².[3] Stilisticamente, il gioco rappresentava una svolta rispetto ai precedenti giochi di Arc System Works, con la colorata direzione artistica fantasy di Battle Fantasia scelta a causa della popolarità dei giochi di ruolo in Giappone, supervisionata dal grafico Junya Motomura.[3] Il gameplay fu anche semplificato rispetto ad altri giochi del genere nel tentativo di avvicinare più persone ai giochi di combattimento e di espanderlo al pubblico femminile.[3] Le prime versioni beta di Battle Fantasia iniziarono i test pubblici in alcune sale giochi in tutto il Giappone nell'ottobre 2006, con ulteriori test condotti nei mesi successivi fino all'uscita ufficiale del gioco nell'aprile 2007.[5]

Accoglienza

Valutazioni professionali
TestataVersioneGiudizio
Metacritic (media al 7-5-2026) PC 58/100[6]
PlayStation 3 67/100[7]
Xbox 360 71/100[8]
1UP.com Xbox 360 B−[9]
Edge Xbox 360 7/10[10]
Eurogamer Xbox 360 7/10[11]
Famitsū PlayStation 3 25/40[12]
Xbox 360 29/40[13]
Game Informer Xbox 360 7.5/10[14]
IGN Xbox 360 6.5/10[15]
Official PlayStation Magazine (UK) PlayStation 3 7/10[16]
Official Xbox Magazine (US) Xbox 360 6.5/10[17]
TeamXbox Xbox 360 7.6/10[18]
VideoGamer.com PlayStation 3 6/10[19]
Xbox 360 6/10[19]

Vendite

Le versioni casalinghe di Battle Fantasia hanno registrato vendite relativamente basse in Giappone, con le versioni per PlayStation 3 e Xbox 360 che hanno venduto rispettivamente 3 100 e 2 300 copie durante la settimana di debutto.

Giudizio della critica

Battle Fantasia ha ricevuto "recensioni miste o nella media" su tutte le piattaforme secondo il sito web aggregatore di recensioni Metacritic.[6][7][8] Molti critici hanno paragonato il titolo al precedente gioco di combattimento di Arc System Works, la serie Guilty Gear, con 1UP.com che ha dichiarato che il gioco era più semplice rispetto ai lavori precedenti della compagnia, con meno attenzione agli aspetti tecnici come le combo, e che le mosse speciali di ogni personaggio erano "spettacolari e non così situazionali".[9] Il sito web riteneva che molti dei cambiamenti avessero portato a personaggi più interessanti e ha definito il motivo artistico fantasy del gioco "un piacevole passo indietro" rispetto allo stile più "edgy" di Guilty Gear, ma ha riscontrato che la maggior parte degli incontri erano lenti e che l'arte colorata, la regia e le voci giapponesi si rivolgerebbero solo a un pubblico di nicchia.[9] Game Informer ha dichiarato che la presentazione di Battle Fantasia era affascinante "con tutta la vivacità e lo stile artistico di un anime", eppure ha fatto poco per rivoluzionare il genere nonostante abbia aggiunto estetiche tradizionali dei giochi di ruolo come "segmenti di storia prolissi".[14] IGN ha definito il character design del gioco "spensierato e accattivante", ma che la dimensione totale del cast di soli dodici personaggi giocabili era relativamente piccola rispetto ad altri giochi di combattimento e che i design degli sfondi erano "spesso insipidi e brutti".[15] Per quanto riguarda gli aspetti tecnici del gioco, IGN ha ritenuto che il gioco fosse carente rispetto a titoli più altisonanti come Virtua Fighter 5 di Sega e che il gameplay fosse più incentrato su "tempismo e mosse calcolate che su massicci combo o memorizzare set di mosse complessi".[15] Anime News Network lo ha classificato al quarto posto nella sua lista di videogiochi che "meritavano molta più attenzione di quanta ne abbiano ricevuta", affermando che ciò che "lo distingue è l'aspetto" degli sfondi e dei personaggi.[20]

Le versioni europee di Battle Fantasia all'inizio del 2009 venivano spesso paragonate all'attesissimo Street Fighter IV di Capcom, uscito appena un mese dopo. Eurogamer affermò che il gioco "non era nemmeno nella stessa lega della superlativa rivisitazione di Capcom", eppure paragonò il suo sistema di parata difensiva Gachi a quello di Street Fighter III. Il sito web avrebbe criticato il gameplay "banale" del titolo e la mancanza di competizione online, e definì lo stile artistico di Battle Fantasia "una piacevole novità, ma molti troveranno la presentazione eccessivamente sdolcinata un po' troppo zuccherosa per i loro gusti da picchiaduro". Anche Play commentò l'uscita del gioco, affermando che "Sei mesi fa lo avremmo volentieri consigliato come soluzione temporanea in attesa di Street Fighter IV, ma ora non possiamo più dirlo". I giornalisti della rivista criticarono aspramente la scarsità di opzioni di gioco e definirono la modalità storia "una barzelletta".[21][22] Ironicamente, sebbene fosse spesso considerato inferiore a Street Fighter IV, il regista della serie Yoshinori Ono citò la versione arcade originale di Battle Fantasia nel 2007 come fonte d'ispirazione per il nuovo stile grafico tridimensionale del suo gioco, affermando: "Il nostro timore era che con Street Fighter IV, dato che i nostri personaggi sono più alti e con proporzioni più umane, il risultato potesse sembrare strano... Quello che abbiamo imparato durante lo sviluppo è che no, non sembrerà strano... Battle Fantasia ha contribuito a farcelo capire, credo".[23]

Note

  1. ↑ (JA) バトルファンタジア, su mediaarts-db.artmuseums.go.jp. URL consultato il 7 maggio 2026.
  2. ↑ (EN) Taito Type X2 Hardware (Taito), su system16.com. URL consultato il 7 maggio 2026.
  3. 1 2 3 4 (EN) Christian Nutt, Dodging, Striking, Winning: The Arc System Works Interview, su Gamasutra, UBM plc, 13 gennaio 2009. URL consultato il 2 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2009).
  4. ↑ (JA) TAITO Type X: アミューズメント専用システムボード, su Taito, 2007. URL consultato l'8 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2012).
  5. ↑ (JA) バトルファンタジア NEWS, su Arc System Works, 2008. URL consultato il 10 dicembre 2009 (archiviato il 10 febbraio 2010).
  6. 1 2 (EN) Battle Fantasia: Revised Edition for PC Reviews, su Metacritic, CBS Interactive. URL consultato il 19 febbraio 2018 (archiviato l'8 marzo 2018).
  7. 1 2 (EN) Battle Fantasia for PlayStation 3 Reviews, su Metacritic, CBS Interactive. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato il 14 dicembre 2018).
  8. 1 2 (EN) Battle Fantasia for Xbox 360 Reviews, su Metacritic, CBS Interactive. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato il 12 dicembre 2018).
  9. 1 2 3 (EN) Ray Barnholt, Battle Fantasia Review (XBOX 360), su 1UP.com, Ziff Davis, 16 settembre 2008. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2016).
  10. ↑ (EN) Edge staff, Review: Battle Fantasia (X360), in Edge, n. 193, Future plc, settembre 2008, p. 94. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2012).
  11. ↑ (EN) Matt Edwards, Battle Fantasia (Xbox 360), su Eurogamer, Gamer Network, 13 febbraio 2009. URL consultato il 1º dicembre 2009 (archiviato il 20 gennaio 2010).
  12. ↑ (JA) バトルファンタジア [PS3], in Famitsū, Enterbrain. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato l'11 dicembre 2018).
  13. ↑ (JA) バトルファンタジア [Xbox 360], in Famitsū, Enterbrain. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato l'11 dicembre 2018).
  14. 1 2 (EN) Ben Reeves, Battle Fantasia (X360): Can the Studio Behind Guilty Gear Reinvent the Fighting Genre?, in Game Informer, n. 185, GameStop, settembre 2008. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato il 20 settembre 2008).
  15. 1 2 3 (EN) Erik Brudvig, Battle Fantasia Review (X360), su IGN, Ziff Davis, 16 settembre 2008. URL consultato il 10 dicembre 2018 (archiviato l'11 dicembre 2018).
  16. ↑ (EN) Battle Fantasia, in PlayStation Official Magazine – UK, Future plc, marzo 2009, p. 102.
  17. ↑ (EN) Battle Fantasia, in Official Xbox Magazine, Future US, novembre 2008.
  18. ↑ (EN) Dale Nardozzi, Battle Fantasia Review (Xbox 360), su TeamXbox, IGN Entertainment, 18 settembre 2008. URL consultato l'11 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale l'8 novembre 2013).
  19. 1 2 (EN) Wesley Yin-Poole, Battle Fantasia Review, su VideoGamer.com, Resero Network, 16 febbraio 2009. URL consultato l'11 dicembre 2018 (archiviato il 14 dicembre 2018).
  20. ↑ (EN) Todd Ciolek, The X Button: Misfit Joys, su Anime News Network, 17 dicembre 2008. URL consultato il 28 gennaio 2014 (archiviato il 24 febbraio 2014).
  21. ↑ (EN) Tom Leclerc, Battle Fantasia (PS3) review, su Play UK, Imagine Publishing, 4 febbraio 2009. URL consultato il 1º dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2010).
  22. ↑ (EN) David Lynch, Battle Fantasia (Xbox 360) review, su Play, Imagine Publishing, 6 febbraio 2009. URL consultato il 1º dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2009).
  23. ↑ (EN) Brandon Sheffield, Saving Street Fighter: Yoshi Ono on Building Street Fighter IV (Page 3), su Gamasutra, UBM plc, 26 settembre 2008. URL consultato il 2 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2009).

Bibliografia

Collegamenti esterni