Belmoro

Belmoro
L'autore Corrado Alvaro
AutoreCorrado Alvaro
1ª ed. originale1957
Genereromanzo
Sottogenerefantascienza, distopico, post apocalittico
Lingua originaleitaliano
Ambientazionemondo futuro postatomico
ProtagonistiBelmoro

Belmoro è un romanzo fantascientifico[1] di Corrado Alvaro pubblicato postumo e incompiuto nel 1957, un anno dopo la scomparsa dell'autore; è ambientato in un mondo distopico post apocalittico.[2]

La critica novecentesca ha definito Belmoro «il romanzo più originale di Alvaro, per argomento e per struttura narrativa».[3]

Storia editoriale

Nel marzo del 1954 Corrado Alvaro annunciò in un'intervista radiofonica al «Terzo Programma» di avere in lavorazione Belmoro, presentandolo come «libro intermedio», «fantasia sugli anni del dopoguerra», destinato a uscire in autunno.[4] La malattia che ne provocò la morte nel 1956 impedì allo scrittore di completare l'opera. Il romanzo fu pubblicato postumo nel 1957 per Bompiani, a cura di Arnaldo Frateili; l'edizione reca un'«Avvertenza» che precisa l'incompletezza del testo (mancano parte della prima e della seconda parte).[2]

Trama

Un nuovo mondo è sorto dalla catastrofe atomica e dagli orrori della terza guerra mondiale, retto da un ordine tecnocratico in grado di plasmare le idee e i sentimenti degli uomini. Il suo nome è Opera Mundi e la capitale mondiale è Energheiton: una realtà disumanizzata nella quale la vita è scandita dai diktat della tecnocrazia.

In Opera mundi anche le pulsioni dell'anima sono osteggiate. Tutto è governato dalle leggi della tecnocrazia e del mercato. Anche la riproduzione è amministrata da politiche eugenetiche. I più ricchi si affidano alla fecondazione artificiale. Le debolezze umane, l'infelicità e la miseria appartengono esclusivamente a coloro che, fuori da questo sistema, vivono ai margini della società, disprezzati e perseguitati. Solo Magnitudo (una città in bilico tra un glorioso passato e un'incalzante e sempre più feroce modernità) e la regione di Lipona provano a resistere ai diktat dell'Ordine Mondiale, perpetuando passioni, virtù e vizi del passato.

Belmoro (questo il nome che gli viene dato dalla famiglia contadina che per prima lo accoglie sulla Terra) è una creatura extraterrestre, scaraventata tra gli uomini da un altro mondo. Un diciottenne senza sentimenti, senza storia, senza memoria: ricorda solo di provenire dal cielo. Quanto basta per scatenare l'incredulità fra i detentori del sapere e della tecnica, l'ottusità della gente, lo sberleffo dei vertici della polizia di Magnitudo. Ma anche i loro sospetti. Per i tutori dell'ordine, gli uomini dispongono naturalmente di una memoria. E rimuoverla dal loro vissuto è compito del potere. A ribadirlo a Belmoro è un tecnocrate di Energheiton:

«Noi non abbiamo storia. Non abbiamo passato. Noi abbiamo soltanto un avvenire. Noi insegniamo la storia del futuro. E del passato noi non abbiamo che un repertorio di parole e di nomi. Noi sappiamo soltanto quello che faremo domani. Tutti aspettiamo domani. E questo è il compito nostro»

A Belmoro sono ignoti non solo i concetti di bene e di male, di colpa e di peccato, ma anche la speranza e la paura. Inizierà a sperimentare la paura solo quando incontrerà per la prima volta un altro essere umano, una donna. Il suo nome è Irmene.

Per un insondabile paradosso, sarà proprio l'extraterrestre Belmoro a incarnare, nel corso della storia, la forza e i valori dell'umanità, sfidando con coraggio un mondo dominato dal mercato e nel quale anche la natura è oramai divenuta asettica, mondata, artificiale:

«Era gente calma, ben vestita, ingegnosa, che aveva trasformato tutto in industria, ma senza perciò perdere il senso della vita e della natura. I grandi boschi, i grandi laghi, i prati verdissimi, sembravano, ora me ne accorgevo, anch'essi artificiali; non c'era mai l'idea che essi potessero deperire, sporcarsi, con tutto il loro popolo di animali e di piante. Tutto era fresco, nuovo, intatto, come al settimo giorno della creazione»

Una vita irenica e artificiale, regolata da una beata atarassia e nella quale «si potrà avere un cuore di cellophane, le donne saranno fecondate artificialmente, nasceranno gli omoteri senz'anima, cioè ibridi di uomini e animali. Sarà estirpato ogni sentimento».[5]

Per sfuggire all'omologazione dell'umanità programmata da Jupiter, la centrale atomica che regola e alimenta l'ordine globale, Belmoro si troverà, così, costretto a rifugiarsi, «fuori dal mondo», in una città popolata da dissidenti, poveri ed emigrati, «i quali costituiscono l'ultimo residuo di vera umanità».[5] Tra questi uomini anche Belmoro si farà uomo.

Accoglienza e critica

La valutazione critica coeva e successiva converge sull'eccezionalità del testo nell'itinerario dell'autore: Belmoro è stato definito «il romanzo più originale di Alvaro, per argomento e per struttura narrativa».[3] Balduino, nel quadro di una mappa dell'ultimo Alvaro, ne sottolinea l'estraneità al «dilettantismo» di certa narrativa di consumo e l'innesto in una tradizione satirico-allegorica alta (Swift, Voltaire; poi Wells, Huxley, Orwell).[6]

Sul piano tematico e morfologico, studi recenti hanno messo in rilievo la costruzione distopica: l'assetto mondiale dell'«Ordine Mondiale Igiene e Bellezza» detto anche Opera Mundi e l'impianto tecnocratico che include politiche eugenetiche e controllo dei sentimenti.[2] Nello stesso quadro esegetico, Magnitudo è letta come trasfigurazione di Roma e Lipona come anagramma di Napoli, residui di umanità che oppongono una resistenza imperfetta al sistema globale.[7]

In un'intervista radiofonica del marzo 1954, l'autore definiva Belmoro «libro intermedio», «fantasia sugli anni del dopoguerra»: indicazioni che orientano la lettura del romanzo tra allegoria politica e proiezione futuribile.[4] L'opera è stata inserita tra le opere della fantascienza italiana del dopoguerra.[1] A differenza dell'altro romanzo distopico di Alvaro, L'uomo è forte, Belmoro non ha visto successo editoriale e ristampe.

Edizioni

Note

  1. 1 2 «ascrivibile certamente al genere fantascientifico» Daniele 2019, p. 43; «topoi del genere fantascientifico» Daniele 2019, p. 52
  2. 1 2 3 Daniele 2019, p. 43
  3. 1 2 Cassata 1979, p. 84
  4. 1 2 Bocelli 1957, p. 148
  5. 1 2 De Fiores 2006, p. 26
  6. ↑ Balduino 1965, p. 146
  7. ↑ Daniele 2019, p. 44

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni