Bernardo Machiavelli

Bernardo Machiavelli (Firenze, 1432[1] – Firenze, 10 maggio 1500[2]) è stato un giurista, avvocato e letterato italiano, padre di Niccolò Machiavelli, scrisse un diario che costituisce una rilevante fonte di notizie per conoscere la società fiorentina del quattrocento e il contesto in cui crebbe il suo illustre figlio.

Biografia

Nacque da Niccolò e da Bartolomea di Stefano Nelli in una antica famiglia fiorentina che aveva ricoperto anche cariche importanti nel governo di Firenze. Messer Bernardo apparteneva a un ramo disagiato della famiglia e proveniva dalla Val di Pesa.[3] Rimase orfano di padre molto presto ma nondimeno giunse, con studi giuridici compiuti in anni e luoghi a noi sconosciuti, sino al grado dottorale, che gli attribuiva il titolo di messere; era avvocato ma dalla professione ricavò ben poco. I magri redditi terrieri che gli venivano dai beni di Sant'Andrea in Percussina, bastavano appena mantenere la famiglia.[1] Dotato però di una certa cultura, amava sinceramente i libri e con vari sacrifici era riuscito a mettere insieme una discreta biblioteca con libri di filosofi e maestri della retorica greci e latini, volumi sulla storia d'Italia e perfino una rara edizione della Storia di Roma di Tito Livio; opere preziose per la formazione dei suoi figli, di Nicolò in particolare che, dalla loro assidua lettura, cominciò a maturare il suo pensiero storico e filosofico.[3]
Le case di tutti i Machiavelli erano oltrarno, in quella che allora veniva chiamata la via di Piazza, ora via Guicciardini, a due passi dal Ponte Vecchio. Quelle delle famiglie benestanti erano del tipo detto "a muro" cioè case torri, tipiche della ricca borghesia toscana. Queste antiche case furono distrutte nella seconda guerra mondiale. Stessa sorte toccò alla Casa di Bernardo Machiavelli, più modesta delle altre. Ricostruita nel dopoguerra è al numero 18 dell'attuale via Guicciardini.
Bernardo era già un uomo maturo quando sposò Bartolomea di Alessandro Nelli, vedova di un certo Nicolò Bernizzi. Dal loro matrimonio nacquero le figlie Primavera (1465) e Margherita (1468) e i figli Niccolò (1469) e Totto (1476). Buoni furono i rapporti di Bernardo con la famiglia della moglie che, nell'estate del 1479, accolse i nipoti nella loro povera tenuta di Montebuiano in Mugello per sottrarli alla peste che minacciava Firenze.[1]
Una vivida memoria di questa epidemia e degli effetti nefasti sulla città ne serbò Niccolò, che era entrato nel suo nono anno d'età.[4]
Niccolò era assai affezionato al "buono e sfortunato babbo", con il quale aveva un rapporto più da amico che da figlio. Erano accomunati dallo stesso spirito gioioso, amante della compagnia, della conversazione allegra, del motto salace e pungente.[5]
Dal 1474 al 1500 Bernardo tenne un diario domestico sul quale andava annotando redditi e spese, avvenimenti rilevanti frattanto accaduti, riflessioni. storie boccaccesche e altro. Lo aveva chiamato Libro di ricordi.[1]
Bernardo morì il 10 maggio 1500. Quando Niccolò ne apprese la notizia, era in missione a Pisa, impegnato in una delicata fase diplomatica della guerra di Firenze contro la repubblica pisana. Ciononostante si mise in viaggio per tornare a casa, "con il cuore gonfio", come poi scrisse.[6]
Bernardo venne sepolto nella tomba di famiglia all'interno della Chiesa di Santa Croce.
Qualche anno dopo, quando i frati di quella chiesa segnalarono l'avvenuta introduzione abusiva di altri corpi nella tomba di Bernardo chiedendo se dovevano levarli, il figlio Niccolò rispose: "Deh, lasciateli fare, perché mio padre era sí amico della conversazione che quanti più andranno a trattenerlo tanto più piacere n'avrà".[1][5]

Note

  1. 1 2 3 4 5 Fulvio Pezzarossa, Machiavelli Bernardo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 67, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006. URL consultato il 14 marzo 2026.
  2. ↑ Viroli 2006, pp. 9-11
  3. 1 2 Viroli 2006, pp. 6-7
  4. ↑ Gabriele Nicolò, Firenze e la doppia peste, in L'Osservatore Romano, del 9 giugno 2020. URL consultato il 13 marzo 2026.
  5. 1 2 Viroli 2006, p. 7
  6. ↑ Viroli 2006, p. 49

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

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