Bernardo Tanlongo

Bernardo Tanlongo durante il processo per lo scandalo della Banca Romana

Bernardo Tanlongo (Roma, 3 settembre 1820 – Roma, 29 luglio 1896) è stato un banchiere, imprenditore agricolo e grande affittuario fondiario italiano, figura centrale della vita economica e finanziaria della Roma post-unitaria.

Governatore della Banca Romana dal 1881 al 1893, fu uno dei protagonisti dello Scandalo della Banca Romana, uno dei più gravi episodi di crisi bancaria e politica dell'Italia liberale, che mise in luce l'intreccio strutturale tra istituti di emissione, classe dirigente e speculazione immobiliare.

Biografia

Origini e primi anni

Bernardo Tanlongo nacque a Roma da una famiglia di origine genovese appartenente al ceto mercantile urbano. Le fonti ottocentesche lo collocano sin dagli esordi in un contesto economico tutt'altro che marginale, legato all'amministrazione di beni fondiari e alle attività di intermediazione agraria nell'Agro Romano. Già nella prima metà degli anni sessanta dell'Ottocento Tanlongo risulta inserito nei circuiti economici cittadini e nei rapporti con enti pubblici e grandi proprietari terrieri.[1]

Documentazione coeva e studi successivi lo descrivono come imprenditore agricolo, affittuario e amministratore di vaste proprietà, attivo nel mercato dei foraggi e nelle forniture alla Regia Scuderia, ambiti che richiedevano capitali, strutture organizzative e solide relazioni politiche.[2]

Ascesa economica e attività fondiarie (anni 1860-1880)

Nel corso degli anni sessanta e settanta dell'Ottocento Tanlongo consolidò la propria posizione economica attraverso l'acquisizione, la gestione e l'appalto di numerose tenute agricole e proprietà immobiliari. Nel 1871 la stampa lo indicava come «facoltoso mercante di campagna»; nello stesso periodo figurò, insieme a Giuseppe Guerrini, tra i prestanome coinvolti nell'acquisto della villa di Castel Gandolfo dal principe Torlonia per conto della signora di Mirafiori, episodio che testimonia il suo inserimento nei più alti circuiti finanziari e di corte.[3]

Nel 1874 il periodico Don Pirloncino lo descriveva come uno dei maggiori possidenti di Roma, attribuendogli la gestione o l'appalto di oltre trecento consistenze fondiarie, incarichi in organismi fiscali provinciali e una presenza significativa nel settore bancario.[4]

Come grande affittuario e proprietario, Tanlongo si oppose a interventi di riforma dell'assetto tradizionale dell'Agro Romano. La storiografia urbanistica ha documentato come, grazie alla propria influenza amministrativa e politica, egli riuscì in alcuni casi a ottenere indennizzi per espropri di terreni agricoli trattati come edificabili, pratica diffusa nella Roma post-unitaria.[5]

Ruolo nella Banca Romana e nella finanza pubblica (1881-1892)

Già vice-governatore, nel 1881 Bernardo Tanlongo fu nominato governatore della Banca Romana, uno dei principali istituti di emissione del Regno d'Italia. Da tale posizione esercitò un'influenza rilevante sulle pratiche creditizie e sui rapporti tra banca, politica e grandi interessi immobiliari. Nel 1890 assunse anche la carica di presidente della Camera di Commercio di Roma, rafforzando ulteriormente il proprio ruolo nel sistema economico cittadino e nazionale.[6]

Nel contesto della sua gestione, la Banca Romana effettuò operazioni di sostegno a istituti minori e a iniziative speculative legate allo sviluppo urbano della capitale. Tra queste, il coinvolgimento nella vicenda della Banca Tiberina rappresenta uno degli episodi più rilevanti, in cui le scelte creditizie risultarono intrecciate a pressioni politiche e a interessi di gruppi sociali elevati.[7]

Nomina a senatore e crisi istituzionale (1892-1893)

Nel 1892 Tanlongo fu nominato senatore del Regno. La nomina, firmata dal sovrano, non venne tuttavia convalidata dal Senato, poiché nel frattempo erano emerse gravi contestazioni sulla gestione della Banca Romana. Tra la fine del 1892 e l'inizio del 1893 furono avviate inchieste parlamentari che portarono alla luce irregolarità nella circolazione dei biglietti, tra cui emissioni eccedenti i limiti consentiti, numerazioni duplicate e incongruenze formali nelle date e nelle firme, elementi che costituirono il nucleo dello scandalo.[6]

Scandalo della Banca Romana: inchiesta, arresto e processo (1893-1894)

Lo scandalo della Banca Romana esplose pubblicamente nel 1893 a seguito della divulgazione dei risultati di un'inchiesta parlamentare avviata per verificare le condizioni patrimoniali e le modalità di gestione degli istituti di emissione del Regno d'Italia. Bernardo Tanlongo, in qualità di governatore della Banca Romana dal 1881, si trovò al centro dell'indagine, poiché sotto la sua direzione erano state riscontrate gravi irregolarità nella circolazione dei biglietti e nella contabilità dell'istituto.[6]

Le ispezioni misero in luce un'eccessiva emissione di banconote rispetto ai limiti consentiti dalla legge, nonché la presenza di biglietti in doppia serie e di titoli recanti incongruenze formali tra data di emissione, numerazione e firme autorizzative. Tali pratiche avevano consentito alla banca di finanziare operazioni speculative, sostenere istituti in difficoltà e alimentare una rete di crediti concessi a esponenti politici e imprenditoriali, spesso senza adeguate garanzie.[6][7]

Nel quadro emerso, Tanlongo risultò figura chiave di un sistema nel quale la Banca Romana fungeva da strumento di intermediazione tra finanza, politica e rendita fondiaria. La concessione di fondi a partiti, deputati e organi di stampa, finalizzata a ottenere protezione istituzionale e consenso pubblico, rappresentò uno degli aspetti più rilevanti dello scandalo e contribuì a coinvolgere ampi settori della classe dirigente dell'Italia liberale.[8]

Il 19 gennaio 1893 Tanlongo fu arrestato con l'accusa di falso, abuso di emissione e irregolarità amministrative. Pochi mesi prima, nel 1892, era stato nominato senatore del Regno, ma la nomina non venne mai convalidata dal Senato e fu formalmente revocata con decreto del dicembre 1893, a seguito dell'emergere delle responsabilità connesse alla gestione della banca.[6]

Il processo, celebrato nel 1894 in un clima politico e mediatico fortemente polarizzato, si concluse con l'assoluzione di Tanlongo dalle imputazioni penali. La storiografia ha tuttavia sottolineato come l'assoluzione giudiziaria non abbia attenuato il rilievo politico e sistemico dello scandalo, che mise in evidenza la debolezza dei controlli sul sistema bancario e l'intreccio strutturale tra potere economico e potere politico nell'Italia post-unitaria.[6][9]

La vicenda ebbe conseguenze di vasta portata: contribuì alla caduta del governo in carica, alla delegittimazione di parte della classe politica e all'avvio di una profonda riforma del sistema creditizio, che culminò nella riorganizzazione degli istituti di emissione e nella successiva centralizzazione delle funzioni monetarie, aprendo la strada alla costituzione della Banca d'Italia.[6]

Ultimi anni e morte (1894-1896)

Dopo il processo Tanlongo si ritirò progressivamente dalla vita pubblica, mantenendo interessi patrimoniali ma evitando incarichi istituzionali di primo piano. Morì nel 1896. La sua figura rimane strettamente legata, nella storiografia, alla crisi del sistema bancario dell'Italia liberale, che contribuì alla riforma del credito e alla successiva centralizzazione delle funzioni di emissione, culminata nella nascita della Banca d'Italia.[6]

Onorificenze

Commendatore dell'ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
«membro del consiglio direttivo della Banca Romana, espositore di cavalli di razza romana al concorso di Caserta, premiato con medaglia d'oro»
— 12 febbraio 1880[11]
Ufficiale dell'ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
«vicepresidente della Commissione comunale per le imposte dirette in Roma»
— 8 giugno 1879[12]

Note

  1. ↑ Almanacco pontificio, 1863, p. 431.
  2. ↑ L. Bortolotti, Roma fuori le mura, Laterza, 1988, p. 69-72.
  3. ↑ La vendita della Villa Torlonia a Castel Gandolfo, in La Frusta, 11 gennaio 1872, p. 25.
  4. ↑ Don Pirloncino, 1874.
  5. ↑ L. Bortolotti, Roma fuori le mura, Laterza, 1988, p. 70.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 Franco Bonelli, La crisi della Banca Romana, Einaudi, 1971.
  7. 1 2 Napoleone Colajanni, Banche e parlamento, Treves, 1893.
  8. ↑ Indro Montanelli e Roberto Gervaso, L'Italia giolittiana, Rizzoli, 1974.
  9. ↑ Piero Della Seta e Roberto Della Seta, I suoli di Roma: uso e abuso del territorio nei cento anni della capitale, Editori Riuniti, 1988.
  10. ↑ Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, in Gazzetta ufficiale, 23 settembre 1882.
  11. ↑ Ordine della Corona d'Italia, in Gazzetta ufficiale, 10 maggio 1880.
  12. ↑ Ordine della Corona d'Italia, in Gazzetta ufficiale, 4 settembre 1879.

Bibliografia

  • N. Quilici, Banca Romana, 1935, p. 141.
  • Napoleone Colajanni, Banche e parlamento, Treves, Milano, 1893.
  • Franco Bonelli, La crisi della Banca Romana, Einaudi, Torino, 1971.
  • L. Bortolotti, Roma fuori le mura, Laterza, Bari, 1988.
  • Piero Della Seta, Roberto Della Seta, I suoli di Roma, Editori Riuniti, Roma, 1988.
  • La Frusta, annate 1871-1874.

Collegamenti esterni