Biagio Aliprandini

Biagio Aliprandini
vescovo della Chiesa cattolica
 
Incarichi ricoperti
 
Nascitaa Livo
Nomina a vescovo23 marzo 1558[1][2]
Morte23 settembre 1571 a Bressanone

Biagio Aliprandini, o Aldobrandini (Livo, ... – Bressanone, 23 settembre 1571), è stato un vescovo cattolico italiano[1][2].

Biografia

Iscrizione del 1528 firmata da Biagio Aliprandini sopra al portale della chiesa della Natività di Maria a Varollo, la pieve di Livo, che dichiara "crimini di morte" i sette vizi capitali[3]

Era nativo di Livo in val di Non, di una famiglia discendente dai signori di Malosco; il 9 giugno 1528, quand'era ancora chierico, venne investito da Bernardo Clesio della stessa pieve di Livo, ed egli l'affidò ad un vicario di nome Timoteo che, per volere dell'Aliprandini e col consenso del regolano Bernardino di Tono, fece ingrandire sia la chiesa pievana a Varollo (1528‐1537, più la loggia esterna verso il 1570), sia la chiesa di Sant'Antonio di Preghena (1531)[1][4][5].

Laureatosi in legge all'università di Padova nel 1541, tre anni dopo rinunciò alla pieve di Livo cedendola al canonico Simone di Tono; nel 1552 ottenne la prebenda episcopale (vacante dopo la morte del pievano di Santa Maria Maddalena Giorgio Ackerle), e anche a questa rinunciò dopo aver ricevuto un canonicato a Bressanone[1].

il 23 marzo 1558 venne creato vescovo titolare di Belle (Bellinensis), sede rimasta vacante con la morte di Gerolamo Flacco, che era stato suffraganeo di Bressanone; contestualmente venne nominato suffraganeo e vicario generale del cardinal Cristoforo Madruzzo sia per Trento, sia per Bressanone, e in quest'ultima diocesi fu dal 1562 anche vicario nello spirituale[1].

Figura autorevole in leggi e disciplina ecclesiastica, nel 1565 venne incaricato da Cristoforo Madruzzo, assieme al vescovo coadiutore Tommaso Giovanni Spaur e al canonico Adamo d'Arsio, e con il supporto del teogolo Gabriele Alessandri, di presiedere un sinodo a Bressanone per riformare il clero e far applicare i decreti del concilio di Trento; nel 1569 partecipò a un sinodo analogo convocato da Giovanni Giacomo Kuen a Salisburgo. Nel frattempo, nel 1567 era divenuto principe-vescovo di Trento Ludovico Madruzzo, che ebbe a scontrarsi duramente con l'arciduca Ferdinando II d'Asburgo, dovendo anche riparare con la sua corte a Riva del Garda; nel 1568 l'Aliprandini venne così inviato come diplomatico all'imperatore e alla dieta di Innsbruck, dove però venne assai maltrattato: tanto Ferdinando quanto i nobili rifiutarono di ascoltarlo, minacciandolo di fronte alla sua insistenza, e arrivarono anche a chiuderlo in una stanza, intimandogli alla fine di partirsene da Innsbruck[1].

Nel suo ufficio di suffraganeo celebrò diverse consacrazioni, fra le quali: nel 1561 Sant'Antonio Abate di Alba, San Sebastiano di Verdesina, Santa Maria Assunta di Javré[6], Santa Maria Assunta di Ala e gli altari della chiesa del monastero dei Servi di Maria a Bagolino (attuale casa di riposo); nel 1562 Santi Vigilio e Valentino di Vezzano, San Rocco di Folaso (Isera) e Santi Sebastiano e Rocco di Penia[7]; nel 1567 Santa Maria Maddalena di Cusiano[8]; nel 1570 cappella e altare di San Michele nella chiesa di San Paolo a Marcena (Rumo)[1].

Tornato a Livo dai parenti nel 1570, fondò un ospedale e una confraternita intitolata a san Sebastiano; il 4 luglio stese testamento e, rientrato a Bressanone, vi morì il 23 settembre 1571, venendo sepolto nel duomo[1]. Nel 1572 venne nominato suffraganeo per entrambe le diocesi Giacomo Benuzzi da Dro, canonico di Arco e pievano di Calavino, che ereditò dall'Aliprandini anche il titolo di vescovo bellinese; non risulta però che il Benuzzi abbia mai esercitato questo ufficio, e dopo qualche mese soltanto venne sostituito come ausiliare di Trento da Gabriele Alessandri, rimanendo però vescovo di Belle (titolo che solo nel 1580 passò al francescano Giovanni Nasi quando questi venne nominato suffraganeo di Bressanone)[9].

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 Weber, pp. 109-115.
  2. 1 2 (EN) David Cheney, Bishop Biagio Aldobrandini †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 29 ottobre 2025.
  3. ↑ Varollo, la festa della Madonna di settembre, su il Melo, 1º settembre 2020. URL consultato il 31 ottobre 2025.
  4. ↑ Chiesa della Natività di Maria, su Beweb. URL consultato il 31 ottobre 2025.
  5. ↑ Chiesa di Sant'Antonio, su Beweb. URL consultato il 31 ottobre 2025.
  6. ↑ Chiesa di Santa Maria Assunta, su Beweb. URL consultato il 31 ottobre 2025.
  7. ↑ Chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco <Penia, Canazei>, su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 31 ottobre 2025.
  8. ↑ Chiesa di Santa Maria Maddalena, su Beweb. URL consultato il 31 ottobre 2025.
  9. ↑ Weber, pp. 115-117.

Bibliografia

  • Simone Weber, I vescovi suffraganei della Chiesa di Trento, Trento, Aor, 1932.

Collegamenti esterni