Biagio Sallusti

Biagio Sallusti
MorteComo, 8 febbraio 1946
Cause della mortefucilazione
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaFanteria
Gradotenente colonnello
GuerreSeconda guerra mondiale
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Biagio Sallusti (... – Como, 8 febbraio 1946) è stato un militare italiano durante la seconda guerra mondiale.

Biografia

Dopo l'Armistizio Biagio Sallusti, ufficiale del Regio Esercito, aderì alla Republica Sociale e nel dicembre 1943 divenne presidente del tribunale che condannò a morte il partigiano ventenne Giancarlo Puecher come rappresaglia per una serie di uccisioni di fascisti.[1] Gli unici ad intercedere a favore di Puecher e degli altri tre imputati, poi assolti, furono l’avvocato difensore Gianfranco Beltramini e in parte il podestà Airoldi.[2][3]

Processato alla fine della guerra, venne condannato a morte dalla Corte d’Assise straordinaria di Como, dopo un ricorso respinto, e fucilato al poligono di Camerlata l'8 febbraio 1946; venne poi sepolto nel cimitero di quartiere.[2][4]

Biagio Sallusti era il nonno del giornalista Alessandro Sallusti.

Secondo lo stesso, finita la guerra la famiglia Sallusti subì sevizie e privazioni: il giornalista infatti dichiarò che sua nonna venne stuprata e i figli vissero in assoluta povertà, dovendo far ricorso per anni all'assistenza cattolica.[5]

Note

  1. ↑ Sallusti al "Corriere" omaggia il nonno fascista "fucilato dai partigiani". Anpi: "Verità distorta, offende la Resistenza", su Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2025. URL consultato il 4 giugno 2025.
  2. 1 2 Armando Pepe, Biagio Sallusti » Storia Glocale, su Storia Glocale, 17 aprile 2025. URL consultato il 4 giugno 2025.
  3. ↑ Giacomo De Antonellis, Il caso Puecher, 1984, p. 104.
  4. ↑ Comune di Como, app di ricerca defunti "AldiLàrio".
  5. ↑ Sallusti: "Ecco la storia dimenticata della violenza dei partigiani sui miei nonni", su ilgiornale.it.