Bianchi Miles

Bianchi Miles
Descrizione
Tipoautocarro
Equipaggio2
CostruttoreF.I.V. Edoardo Bianchi
Data impostazione1931
Data entrata in servizio1938
Utilizzatore principaleRegio Esercito
Altri utilizzatoriWehrmacht
Sviluppato dalBianchi Mediolanum
Dimensioni e peso
Lunghezza6,052 m
Larghezza2,208 m
Altezza2,810 m
Peso3,500 t
Capacità combustibile100 l
Propulsione e tecnica
MotoreMDU35M diesel, 4 cilindri da 4.000 cm³
Potenza65 CV
Trazione6x2
Sospensionia balestre
Prestazioni
Velocità max60 km/h su strada
Autonomia350 km su strada
Pendenza max27%
Armamento e corazzatura
dati tratti da Semicingolati, motoveicoli, e veicoli speciali del Regio Esercito Italiano 1919/1943[1]
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Bianchi Miles
Un Bianchi Miles autocorriera
Descrizione generale
TipoAutobus
AllestimentoInterurbano
Produzionedal 1940 al 1950
Dimensioni e pesi
Lunghezza6,515 m
Larghezza2,32 m
Altezza2,58 m
Altre caratteristiche
Porte2

Il Bianchi Miles e stato un autocarro sia civile che militare, prodotto dalla Bianchi dal 1938 al 1943. Ne fu realizzata anche una apposita versione autocorriera a 23 posti, prodotta dal 1940 al 1950.[2]

Storia

Nel 1937 lo Stato maggiore del Regio Esercito assunse la decisione di concentrare il più possibile le produzioni di autocarri militari di tipo leggero, medio e pesante.[3] Le caratteristiche per questo autocarro designato di tipo unificato, prevedevano l'adozione di determinati tipi di motori, trasmissioni, ruote motrici, cabine, prestazioni, capienza dei serbatoi, e pesi.[3] Di tipo unificato dovevano essere i sistemi di traino, l'impianto frenante e quello elettrico, i cerchioni dei pneumatici e le luci esterne.[3] Anche i bulloni e i fogli di balestra per le sospensioni dovevano essere di tipo intercambiabile.[3] La specifica consigliava l'adozione di motori a ciclo diesel anziché a benzina, dotati di bassi regimi ed elevati valori di coppia.[3]

Nel 1938 la F.I.V. Edoardo Bianchi di Milano iniziò la produzione di un autocarro militare unificato per le Forze Armate Italiane, andando a sostituire sulle linee di produzione il Bianchi Mediolanum.[4][5] Si trattava di un autocarro dall'ingombro limitato, dotato di cabina di tipo semiarretrato, che incorporava parte degli organi meccanici, evitando così la tradizionale cabina arretrata dotata di muso prominente.[4] Il raggio di sterzata veniva così notevolmente ridotto.[4]

Purtroppo quando il Regno d'Italia entrò nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, il livello di standardizzazione richiesto dal Regio Esercito non era stato raggiunto, e risultavano in servizio anche autocarri risalenti alla prima guerra mondiale e di tipo civile requisito.[3] La produzione bellica non fu mai soddisfacente, e vi fu penuria di mezzi con carenza della mobilità e sull'efficienza dei reparti su tutti i fronti di guerra.[3]

Oltre al Bianchi Miles, i modelli di tipo unificato realizzati erano i medi Fiat 626, Alfa Romeo 430, OM Taurus, Isotta Fraschini D65, Lancia Esaro, mentre i pesanti risultavano Fiat 666, Lancia 3Ro, Isotta Fraschini D80, Alfa Romeo 800, e OM Ursus.[3]

Descrizione tecnica

Si trattava di un autocarro medio a cabina semiarretrata, con 3 tonnellate di portata.[6][7] La trazione era di tipo posteriore, con ruote a pneumatico, doppie sull'asse posteriore, e differenziale di tipo autobloccante.[6] Il frontale della cabina aveva le prese d'aria a forma di "virgola", utilizzate anche per l'apertura dei portelli laterali del vano motore.[6] Le fiancate potevano essere rimosse al fine di favorire l'accesso agli organi meccanici o migliorare il raffreddamento.[6] L'autocarro aveva guida a destra, con buona visibilità per il conducente, e la cabina poteva ospitare uno o due passeggeri.[6] Il parabrezza era dotato di tergicristalli, elettrico per il conducente e manuale l'altro, ed era diviso in due elementi apribili in avanti.[6][8] I comandi era semplici da usare, solo la leva del cambio necessitava di particolare attenzione per evitare indesiderate grattate o rotture degli ingranaggi non sincronizzati.[8] Le sospensioni erano del tipo a balestre semiellittich, doppie sul ponte posteriore.[8] Il telaio era costituito da longheroni in acciaio.[8]

I motori erano di due tipi, diesel a iniezione diretta, del tipo Daimler-Benz costruiti su licenza.[8] Il primo tipo era lo MDU35, dotato di accumulatori Marelli, motorino di avviamento, candelette d'accensione a incandescenza, e alimentazione del carburatore a pressione.[8] Il secondo tipo era lo MDU35M a 4 cilindri da 4 849 cm³ costruito su licenza Mercedes, equipaggiato con dinamo, alimentazione sia a pressione che a gravità, privo di candelette, e con avviamento mediante avviatore ad inerzia di tipo Bosch azionato da una manovella esterna mossa a mano.[8] Il rapporto di compressione di questo propulsore era di 1:18,5.[1] La motorizzazione con lo MDU35M risulta la più diffusa nella produzione, che fu divisa in due sottoversioni, autotelaio Miles e autotelaio Miles FG.[8] Il primo tipo aveva serbatoio da 75 litri (di cui 15 costituivano la riserva) di carburante, situato sotto il sedile di guida, mentre il secondo aveva un serbatoio da 83 litri situato dietro la cabina.[8][1] Il motore disponeva di una distribuzione a valvole in testa con albero nel basamento mosso da ingranaggi.[8] La lubrificazione avveniva tramite pompa ad ingranaggi situata nella coppa dell'olio, che conteneva 12 litri.[8][1] Il raffreddamento a liquido era del tipo a circolazione forzata, con radiatore, della capacità di 26 litri, di tipo militare suddiviso in vari elementi, ognuno dei quali poteva essere isolato in caso di perdite.[8][1] Non vi era alcuna mascherina di protezione.[8] La frizione era del tipo a doppio disco a secco, che poteva essere facilmente smontata.[9][7] Il cambio era del tipo a quattro marce in avanti e una indietro, raddoppiabili tramite l'uso di riduttore.[9][7] Vi era un sistema di arresto-indietreggio per le partenze in salita, azionabile tramite apposita leva.[9] Freni del tipo idraulico con servofreno ad aria compressa, mentre il comando manuale agiva meccanicamente sul treno posteriore.[9][7]

La tensione era a normalmente a 12 Volt, mentre per l'avviamento era a 24 volt.[9][7] L'impianto di illuminazione esterno era formato da due fari proiettori elettrici posizionati sui parafanghi anteriori, più un fanalino rosso sulla targa posteriore.[9] Vi erano anche due fanali di emergenza ad acetilene siti sui lati della cabina.[7] Questi furono poi eliminati in fase di produzione.[9] Gli indicatori di direzione erano di tipo meccanico, ma potevano essere installati anche quelli elettrici.[9] Era installato anche un attacco meccanico dotato di giunto elettrico per il collegamento al rimorchio.[9] Il cassone era lungo 4,00 m, largo 2,00 m e alto 0,85 m.[8] Esso era realizzato in legno con sponde fisse, a parte quella posteriore ribaltabile e dotata di montatoio.[9] Una apposita intelaiatura consentiva il fissaggio del telone di protezione, e quando questo non era usato le sue centine venivano riunite dietro la cabina, e le relative aste longitudinali di collegamento stipate lungo le fiancate del cassone.[9] La cabina era dotata di mezze portiere senza vetri, al posto dei quali era disponibile un telo di protezione avente una finestratura in celluloide o mica, trasparente. [9] La portata massima era fissata in 3 500 kg, ma poteva essere superata, e quella di rimorchio era pari a 6 500 kg.[9] Nel corso della produzione l'impianto elettrico incluse più spesso gli accumulatori con motorino d'avviamento, riservando quello manuale ai climi rigidi con temperature sottozero.[9] Il Bianchi Miles aveva un raggio di sterzata di 6,50 m, e poteva guadare 75 cm di profondità.[9][1]

Impiego operativo

Autocarro Bianchi Miles versione con autobagno con docce, conservato presso il Museo Storico Italiano della Guerra.
Il Miles tra i prigionieri inglesi in Libia.

Adottato da Regio Esercito, durante la seconda guerra mondiale il Miles operò su tutti i fronti, in particolare su quello nord africano e sul fronte orientale.[4] In Unione Sovietica fu utilizzato dai reparti del CSIR e dell'ARMIR anche come trattore per i cannoni contraerei 75/46. Esemplari di questo modello furono utilizzati anche dalla altre Forze Armate italiane.[4]

La produzione riguardo derivati come autofrigorifero, costruita dalla Viberti a Fissore, autobagno con docce per la decontaminazione dei militari esposti ad aggressivi chimici come i gas (usati soprattutto per la pulizia personale), trasporto feriti, ambulanza radiologica, furgonato per il trasporto di materiale, in particolare sanitario, e autocorriera.[10] Un esemplare di quest'ultima versione fu usato come posto comando dal generale Giovanni Messe durante la campagna di Tunisia.[11] In Nord Africa il Miles venne utilizzato come veicolo contraereo con l'installazione di pezzi da Breda 20/65 Mod. 1935 calibro 20 mm sul cassone.[12] Su 20 esemplari si progettò, senza seguito, l'installazione di mitragliere contraeree francesi da 25 mm.[12]

Dopo la fine della guerra le autocorriere a 23 posti, prodotte dalle carrozzerie Menarini di Bologna e Luigi Dalla Via di Schio, vennero intensamente impiegate nei collegamenti extraurbani.[10] La versione autobus aveva un peso di 6 800 kg, raggiungeva una velocità massima di 72 km/h, un passo di 3,35 m, e un cambio manuale con riduttore con 8 marce avanti e due indietro.[5]

Anche l'autocarro Miles fu intensamente impiegato ad esaurimento, mentre ne fu prodotta una nuova versione civile denominata Bianchi Civis 46, realizzata in circa 100 esemplari al mese fino al 1952.[6][5] La successiva versione Civis 51 aveva una portata massima di circa 4 200 Kg.[5] Anche il Civis fu realizzato in versione autocorriera.[2]

Dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943, e la immediata reazione delle truppe tedesche (Operazione Achse) numerosi esemplari dell'autocarro furono catturati e poi immessi in servizio.[13] La produzione fu fatta continuare, anche apportando qualche modifica alla carrozzeria.[3] Gli unici dati certi disponibili riguardano 90 esemplari prodotti tra il maggio e il dicembre 1944.[3] Esemplari del Miles furono utilizzati dalla Wehrmacht e dalla Luftwaffe non solo sul fronte italiano.[6][13] Un esemplare è visibile a Bologna presso il Museo del Memoriale della Libertà.[5]

Utilizzatori

Italia (bandiera) Italia
Repubblica Sociale Italiana (bandiera) Repubblica Sociale Italiana
Germania (bandiera) Germania

Note

Bibliografia

  • Giulio Benussi, Semicingolati, motoveicoli, e veicoli speciali del Regio Esercito Italiano 1919/1943, Milano, Intergest Editore, 1976.
  • Valido Capodarca (a cura di), Immagini ed evoluzione del corpo automobilistico. Volume II (1940-1945), Roma, Comando trasporti e materiali dell'Esercito, 1994.
  • Alfredo Dini, Bianchi Miles come muli, Udine, Gaspari Editore, 2013.
  • Nicola Pignato, Gli autoveicoli del Regio Esercito nella seconda guerra mondiale, Parma, Ermanno Albertelli Edizioni Speciali, 2004.
  • Nicola Pignato e Filippo Cappellano, Gli autoveicoli del tattici e logistici del Regio Esercito italiano fino al 1943. Tomo I e II, Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, 2005.
  • Luca Valente, Due anni al volante su piste di neve e fango. Cronaca e immagini della campagna di Russia nel diario dell'autiere scledese Lino Sassaro (188° Autoreparto Pesante), Schio, Edizioni Menin, 2009.
Periodici
  • Daniele Guglielmi e Mario Pieri, Un “Milite” per il Regio Esercito, in Storia Militare, n. 334, Parma, Edizioni Storia Militare, luglio 2021, pp. 21-34, ISSN 1122-5289.

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