Biomeccatronica
La biomeccatronica è la branca comune alla bionica e alla meccatronica che si occupa di riprodurre con tecnologie cibernetiche le funzioni motorie degli organismi viventi.
Esempi di applicazioni sull'organismo umano sono i dispositivi e gli apparati per il recupero o il potenziamento della locomozione: arti o parti di arti artificiali a controllo volontario, esoscheletro.
Definizione e storia
La biomeccatronica è una scienza applicata e interdisciplinare che unisce la biologia, la meccanica e l'elettronica (integrando i principi della meccatronica con le scienze biologiche) con l'obiettivo di progettare e realizzare dispositivi in grado di interagire in modo bidirezionale con l'organismo umano o animale.[1] A differenza della robotica tradizionale, la biomeccatronica non punta semplicemente ad automatizzare compiti esterni, ma cerca di fondere strutture meccaniche ed elettroniche con l'apparato muscolo-scheletrico e il sistema nervoso dei soggetti riceventi.[2]
La disciplina ha vissuto una forte accelerazione a partire dai primi anni duemila, trainata dai progressi della microelettronica, della scienza dei materiali bio-compatibili e delle neuroscienze, permettendo il passaggio da semplici protesi passive a sistemi biomeccanici complessi e "intelligenti" capaci di elaborare segnali in tempo reale.[3]
Componenti fondamentali
L'interazione tra l'apparato biologico e la macchina biomeccatronica si basa su un ciclo continuo di feedback (anello chiuso o *closed-loop*), che si articola attraverso quattro componenti funzionali principali:
- Biosensori: hanno il compito di intercettare le intenzioni di movimento dell'utente. Catturano i segnali biologici emessi dal sistema nervoso o muscolare, come i segnali mioelettrici tramite elettromiografia (EMG) o i segnali cerebrali tramite elettroencefalografia (EEG).[4]
- Sensori meccanici: misurano le informazioni fisiche esterne relative al dispositivo stesso e all'ambiente circostante, monitorando costantemente variabili quali la forza esercitata, l'angolo di inclinazione delle articolazioni, lo spostamento spaziale e la velocità di movimento.[5]
- Controllore (Unità di elaborazione): rappresenta il "cervello" elettronico del sistema. Traduce e decodifica i segnali biologici captati dai biosensori e, incrociandoli con i dati dei sensori meccanici, elabora istantaneamente gli impulsi di comando da inviare alle componenti meccaniche.[6]
- Attuatori: sono i motori o i muscoli artificiali che convertono l'impulso elettrico elaborato dal controllore in una forza meccanica o in un movimento effettivo, permettendo alla protesi o all'esoscheletro di compiere l'azione fisica desiderata dall'utente.[7]
Ambiti di applicazione
I principali filoni applicativi della biomeccatronica includono:
- Protesi bioniche attive: arti superiori e inferiori in grado non solo di muoversi fluidamente recependo gli impulsi muscolari residui del paziente, ma anche di restituire stimoli tattili o propriocettivi al sistema nervoso dell'utilizzatore, ricreando un vero e proprio senso del tatto.[8]
- Esoscheletri robotici: strutture robotiche indossabili progettate per supportare il movimento degli arti. Trovano largo impiego sia in ambito clinico per la riabilitazione motoria di pazienti con disabilità o traumi midollari, sia in contesti industriali e militari per l'incremento delle capacità di carico e la riduzione dello stress muscolo-scheletrico.[9]
- Organi artificiali bioibridi: dispositivi biomedici miniaturizzati inseriti all'interno del corpo umano per sostituire o supportare stabilmente funzioni biologiche compromesse, come nel caso dei sistemi di assistenza ventricolare o di micro-dispositivi diagnostici attivi.[10]
Centri di ricerca e sviluppo
A livello internazionale, lo sviluppo della disciplina è guidato da laboratori accademici altamente specializzati. Tra i più rilevanti si distinguono il *Biomechatronics Research Group* presso il MIT Media Lab di Boston, diretto dallo scienziato Hugh Herr, focalizzato sulla progettazione di protesi d'avanguardia ispirate alla natura e sull'azzeramento delle disabilità fisiche.[11]
In Italia, un ruolo di primo piano a livello globale è ricoperto dall'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa (con centri d'eccellenza distribuiti a Pontedera e in Toscana), dove vengono progettate mani bioniche controllate dal pensiero, sensori tattili artificiali e tecnologie robotiche assistive volte al recupero funzionale della persona.[12]
Note
- ↑ Definizione dell'approccio connessionistico e della biomeccatronica nella robotica avanzata, in Enciclopedia Treccani
- ↑ Linee di ricerca storiche ed evoluzione dei sistemi bioibridi, dal portale ufficiale del Biomechatronics Group del MIT Media Lab
- ↑ Studio sull'evoluzione delle tecnologie impiantabili, indossabili e collaborative della biorobotica italiana, Fondazione Symbola
- ↑ Sviluppo di protesi bioibride smart e interfacce neurali dirette, su BrainFacts.org
- ↑ Analisi della sensoristica applicata alla cinematica dei corpi, dal portale ufficiale del Biomechatronics Group del MIT Media Lab
- ↑ Studio sull'evoluzione delle tecnologie impiantabili e dei microcontrollori nella biorobotica, Fondazione Symbola
- ↑ Sistemi di attuazione per la biomeccatronica e la bionica, su BrainFacts.org
- ↑ Ricerca scientifica applicata su arti artificiali, organi e sistemi robotici complessi, Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna
- ↑ Strutture esoscheletriche attive e robotica riabilitativa, su BrainFacts.org
- ↑ Sviluppo di organi artificiali e tecnologie micro-robotiche, Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna
- ↑ Struttura del centro di ricerca e biografie del team di ingegneria neurale, dal sito del Biomechatronics Group del MIT Media Lab
- ↑ Il polo della biorobotica di Pisa e le sue eccellenze industriali, Fondazione Symbola