Biriciana

Biriciana
Veduta aerea del castrum di Biriciana - fotografia del 2026
Periodo di attivitàfortezza legionaria dal 80 d.C. al V secolo?
Località modernaWeißenburg in Bayern
Unità presentiAla I Hispanorum Auriana
Dimensioni castra170 x 174 x 179 m
Provincia romanaRezia
Battaglie nei pressisconosciute

Biriciana (Kastell Weißenburg in lingua tedesca) era un castrum romano, poi vicus di città, della provincia romana di Rezia, la cui guarnigione (un'ala di cavalleria) era responsabile della sicurezza e della sorveglianza lungo il Limes germanico-retico. I resti strutturali del forte si trovano all'interno della città di Weißenburg in Bayern, nel distretto medio-francone Weißenburg-Gunzenhausen. Dal 2005, Biriciana fa parte del "Limes germanico-retico superiore", sito patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, ed è uno dei siti più importanti per la ricerca sul Limes in Germania: i resti parzialmente interrati del castrum (con la porta nord ricostruita) sono ben conservati, come le terme; è presente un Museo Romano con un Centro informazioni integrato sul Limes.

Archeologia e tutela

Biriciana nella Tabula Peutingeriana in alto a sx

Il nome romano Biriciana è riportato nella Tabula Peutingeriana ma l'esatta ubicazione del sito rimase incerta fino al principio del XIX secolo, quando lo storico Andreas Buchner (1776-1854) suggerì Weißenburg come probabile sito del castrum nel suo Reise auf der Teufels-Mauer (1818),[1] cadendo però nell'errore di posizionarlo presso l'Alten Bürg, un sito medievale 2,5 chilometri a est della città, generando il longevo equivoco che portò alla pietra commemorativa del castrum eretta all'estremità occidentale del Bürg al tempo di Massimiliano II di Baviera (1848-1864).[2]

Nel febbraio del 1868, durante la costruzione della linea ferroviaria Treuchtlingen-Pleinfeld, venne scoperto il diploma militare di Weißenburg del 30 giugno 107.[3][4] Nell'area intorno al campo "Kesselfeld", situato a nord-ovest della stazione, inizialmente si sospettava solo un insediamento civile romano. Fu il pioniere dell'archeologia Friedrich Ohlenschlager (1840-1916) che, nel 1884, considerò questo luogo, sul presupposti teorici, il sito corretto del castrum[5] – etimologicamente, collegò il nome "Kesselfeld" al latino Castellum[6] ma i suoi scavi non diedero alcun risultato risolutivo. La prova archeologica defintiva fu fornita nel 1890 dall'archeologo dilettante Wilhelm Kohl (1848-1898) che diresse uno scavo ivi finanziato dalla neonata Società di Antichità di Weißenburg. Fino alla sua morte, Kohl continuò le indagini come commissario di percorso per la Reichs-Limeskommission (RLK). Entro il 1898, tutte le principali strutture in pietra del complesso erano note. I successori di Kohl, Julius Tröltsch (1841-1910) e Max Raab (1860-1946), continuarono gli scavi per conto della RLK fino al 1913. Nel 1914, Raab salvò il sito dallo sviluppo edilizio promuovendone l'acquisto da parte del governo regionale ed vi condusse indagini supplementari fino al 1917.[5]

Lo scavo più significativo del periodo tra le Due Guerre interessò il piccolo stabilimento termale a ovest del forte, nel 1926. Dopo la Seconda guerra mondiale, ci furono ripetute, anche sensazionali, scoperte a Weißenburg e dintorni, in cui l'Ufficio statale bavarese per la conservazione dei monumenti di solito svolse un ruolo di primo piano. Le fondamenta degli edifici del castrum, fino ad allora esposte, furono ricoperte nel 1965 dopo che nessuno dei metodi di conservazione conosciuti si era rivelato efficace.[7] Per rendere meglio visibili al pubblico le planimetrie degli edifici, nel 1963-1964 fu applicato del cemento alla sommità dei muri.[8]

Veduta aerea della Porta Decumana (ricostruita) del castrum

Nel 1976, un fortino in legno e terra fu scoperto a circa 1,6 chilometri dal castrum, nella periferia nord-orientale di Weißenburg, nell'area di "Breitung", grazie all'archeologia aerea[9] e sottoposto a scavi durati sino al 1991.[N 1] A circa 1,7 chilometri a sud-est da Biriciana, nell'estate del 1977, fu riportata alla luce la pianta parziale di un altro fortino vicino a Emetzheim, situato nell'area di Steinmaueräcker.[10] Nel marzo 1977, durante la costruzione di un insediamento, fu rinvenuto il più grande complesso termale retico di un vicus scoperto fino ad allora.[11] Data la sua importanza e il buon stato di conservazione, a questo complesso fu data una struttura di copertura temporanea nel 1983, completamente restaurata entro il 1985 e infine messa in sicurezza per i posteri da un'elaborata struttura protettiva. Il c.d. "tesoro di Weißenburg", scoperto durante lavori di giardinaggio vicino alle terme nell'autunno del 1979, fu sensazionale.[12][13][14] Nel 1986-1987, ulteriori scavi sul fronte nord del forte in pietra fornirono la prima prova conclusiva dell'esistenza di una fortificazione in legno e terra come struttura antecedente. Nel 1989-1990, una ricostruzione della Porta Decumana fu eretta sulle fondamenta originali che, secondo le conoscenze attuali, avrebbero probabilmente dovuto essere un piano più alte. Nel parco archeologico istituito nel 1990, che copre l'intera area del forte, sono conservati i contorni delle mura difensive e dei Principia. Nel 2006, è stata condotta un'indagine magnetometrica sul sito del forte, che, per la prima volta dalla pubblicazione della pianta del forte nel 1906, ha prodotto alcuni risultati nuovi e talvolta diversi.[15]

Il summenzionato "tesoro di Weißenburg", il più importante ritrovamento del suo genere nella Germania meridionale,[12][13][14] divenne il fulcro del Museo romano di Weißenburg, una sezione della Collezione archeologica statale bavarese, dopo il suo acquisto da parte dello Stato della Baviera. Fondato nel 1981, il museo ampliò la sua collezione fino a includere il museo stesso. In seguito al riconoscimento del Limes germanico-retico superiore come sito patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 2005, Weißenburg fu scelta come sede del Centro informazioni del Limes bavarese, integrato nel Museo romano inaugurato nel maggio 2006.[16][17] Il sito ed i suoi reperti sono inoltre tutelati come monumenti archeologici registrati ai sensi della Legge bavarese sulla tutela del patrimonio (c.d. "BayDSchG"). La ricerca e la raccolta mirata di reperti richiedono un permesso; i ritrovamenti casuali devono essere segnalati alle autorità competenti in materia di beni culturali.

Storia

Ricostruzione della Porta decumana del castrum (1990) – interno
Ricostruzione della Porta decumana del castrum (1990) – esterno

La fondazione di Biriciana non è certa ma presuntivamente collocata al I secolo, o durante campagne germaniche di Domiziano o al tempo di Traiano. Forse intorno all'anno 100, il primo castrum in legno e terra, dell'estensione di 2,8 ettari, fu costruito dalla Ala I Hispanorum Auriana in una posizione strategicamente importante. La guarnigione serviva a proteggere il territorio appena conquistato a nord del Danubio, incorporato nella provincia Rezia.[8]

Intorno alla metà del II secolo, nel più ampio rafforzamento coordinato dell'intera sezione regionale del Limes al tempo di Antonino Pio,[18] l'originaria struttura lignea del castrum fu sostituita da una in pietra ampia 3,1 ettari. La nuova cinta muraria in pietra, con le sue porte e torri, fu eretta direttamente di fronte alla precedente in legno.

A quel tempo, esisteva ormai accanto al castrum anche un insediamento civile, il vicus, ove vivevano le famiglie dei soldati in servizio attivo, così come mercanti, artigiani e locandieri che rifornivano l'accampamento militare di beni e servizi. In seguito, vi si insediarono anche soldati che avevano terminato il servizio militare, come testimoniato dal sopracitato diploma militare dell'anno 107 rinvenuto durante gli scavi. Detto diploma apparteneva al soldato Mogetissa, figlio di Comatullus, un Boiano che aveva servito nella I Hispanorum Auriana e che, ormai congedato, poté sposare la compagna Verecunda e legittimare la loro figlia Matrulla.[4] Dalle informazioni contenute nel reperto sappiamo che il comandante della I Hispanorum Auriana a quel tempo era Marco Insteio Celeno, figlio di Marco, della tribù palatina.[3][4]

Sempre nel II secolo fu probabilmente costruito il castrum rinvenuto in località "Breitung" sopracitato, ove fu presumibilmente acquartierata la Cohors IX Batavorum equitata milliaria exploratorum,[19] ivi giunta con la plausibile missione di sostituire la Ala I Hispanorum Auriana ricollocata per servire nelle Guerre marcomanniche di Marco Aurelio e/o nelle campagne partiche di Lucio Vero.

A partire dal 233, la Rezia fu sistematicamente attaccata dagli Alamanni. Probabilmente intorno al 253, certo non oltre il 254,[20][21] il castrum e il vicus di Biriciana furono distrutti dagli Alamanni. Le monete facenti parte del predetto "tesoro di Weißenburg", ritrovato sulla Via principalis dextra, risalgono appunto al triennio 251-253 e sono ad oggi le più vecchie del sito. Nel parco del castello sono stati inoltre rinvenuti i resti di una statua corazzata, datati sempre al III secolo, simile a quella che un tempo si trovava nel santuario degli stendardi nei Principia.[22]

Descrizione

Il sito

Il castrum, oggi Integrato nel quartiere Kesselfeld, al margine occidentale della città di Weißenburg(Weißenburg-Gunzenhausen), occupava in origine un'altura prominente che digradava dolcemente verso nord-ovest in direzione del Swabian Rezat, affluente del Rednitz. Il fronte pretoriano e la porta principale, la Porta Praetoria, era orientato a sud-est, mentre la Porta Decumana, a nord, era allineata con al Limes germanico-retico, ubicato a circa cinque chilometri e mezzo di distanza. Da questa posizione elevata, la guarnigione del castrum, composta da truppe di cavalleria, godeva di una vista panoramica strategicamente vantaggiosa.

Il Castrum

Ipotesi ricostruttiva del castrum di Biricina in epoca medio-imperiale

Biriciana, nella sua fase finale di espansione, misurava 170x174x179 m: un castrum in pietra quasi quadrato. Le mura erano arrotondate agli angoli e dotate di torri difensive. Il castrum è orientato con la Porta praetoria (porta principale) rivolta a sud, mentre la più piccola Porta decumana punta verso il Limes, a nord. La Porta principalis dextra (porta laterale destra) e la Porta principalis sinistra (porta laterale sinistra) hanno le stesse dimensioni della Porta praetoria. Le quattro porte erano fiancheggiate da torri gemelle, con una torre più piccola posizionata tra ciascuna di queste e le torri angolari. Come rivelato dagli scavi del 1986, la Porta decumana del forte in legno e terra, identificata sul fronte settentrionale, era composta da dodici pali. Sei di questi pali appartenevano a ciascuna delle due torri d'ingresso che fiancheggiavano la porta principale. Le due torri rettangolari, costruite in legno, avevano una base di 3,2×3,6 m. La porta aveva una base di 3,60 metri. Un fossato largo circa 0,60 metri collegava la porta su entrambi i lati alle torri intermedie adiacenti, ciascuna sostenuta da quattro pali.

Il castrum era circondato da un doppio fossato, mentre un terzo fossato è stato identificato ma (finora) solo su tre lati del quadrato. Questo sistema di fossati a forma di V era interrotto solo nella zona delle porte dell'accampamento. Durante gli scavi archeologici sul fronte nord nel 1986, il sistema di fossati è stato nuovamente riportato alla luce. È stato determinato che il fossato più esterno a forma di V si era conservato, misurando 2,70 metri di larghezza e 1,60 metri di profondità. Il fossato centrale misurava 4,50 metri di larghezza e 1,40 metri di profondità. Una caratteristica unica di questo fossato era la sua costruzione come una fossa punica. Il lato rivolto verso il nemico era scavato verticalmente nel terreno, mentre il lato rivolto verso la cortina muraria era inclinato. Il fossato più interno, di 5,40 metri, era il più largo.[8]

Gli edifici amministrativi e di rifornimento erano tutti costruiti in pietra e si trovavano nella parte centrale dell'accampamento, il cui punto focale era il grande Principia (edificio del quartier generale) con il suo santuario dedicato agli stendardi (Aedes), le armerie (Armamentaria), gli scriptoria (Tabularia) e una basilica antistante. Nelle vicinanze si trovavano un Horreum (granaio), costruito su una collina per proteggerlo da parassiti e umidità, e la residenza del comandante (Praetorium), che, modellata come una domus, si sviluppava attorno a un cortile aperto ed era dotata di ipocausto in alcune stanze. Nella parte occidentale dell'accampamento si trovavano le Fabricae (officine) e forse il Valetudinarium (infermeria), la cui presenza non è stata ancora confermata archeologicamente.

A differenza delle strutture precedentemente menzionate, gli alloggi per truppe e animali consistevano in case a graticcio. Indagini geomagnetiche hanno identificato 14 caserme allungate, otto delle quali addossate l'una all'altra nella parte posteriore, formando caserme doppie. Nella metà meridionale dell'accampamento, quattro caserme sorgevano su ciascun lato della strada centrale nord-sud, la via praetoria, le due centrali formavano una caserma doppia. Nella metà settentrionale dell'accampamento, tre alloggi per le truppe si trovavano a ovest ed est della strada centrale: una caserma doppia nell'estremo nord dell'accampamento e una caserma singola a sud di ciascuna. Ciascuno di questi edifici ospitava uno squadrone di cavalleria (turma); il decurione (comandante) viveva in un edificio più ampio situato verso il centro dell'accampamento. I suoi alloggi rimanenti consistevano in camere doppie adiacenti: quattro cavalieri Ala erano alloggiati in una camera posteriore, formando un contubernium, mentre i loro quattro cavalli erano tenuti in una camera adiacente. Questa divisione è evidente nella documentazione archeologica dai resti verdastri di fosse settiche nelle camere anteriori. Contrariamente a quanto i ricercatori avevano a lungo ipotizzato, non tutti gli alloggi dei soldati si trovavano nella metà settentrionale dell'accampamento, mentre le stalle erano separate da essi nella metà meridionale.

Il Vicus

Resti delle cantine interrate di una Casa a striscia nel vicus di Biriciana
Tepidarium n. 1 e piccolo frigidarium delle Grandi terme nel vicus di Biriciana

Il vicus di Biriciana, i cui confini esatti non possono più essere determinati causa le sovrappostesi costruzioni moderne, si estendeva su una superficie totale di circa 30 ettari e probabilmente raggiunse una popolazione di circa 2500 abitanti al suo apice, alla fine del II secolo.

Comprendeva, tra le altre cose, una Mansio e tre stabilimenti termali, di cui i cosiddetti "Grandi Bagni" sono tra gli edifici più notevoli del loro genere in Germania.[23] Sono state identificate tre fasi costruttive di questo complesso termale. Il primo edificio fu eretto contemporaneamente alla costruzione del forte intorno all'anno 90 ed era un semplice bagno a filari, notevolmente ampliato in una seconda fase costruttiva intorno al 130. Dopo che il bagno termale fu probabilmente distrutto a seguito delle guerre marcomanniche, un terzo bagno termale di 65 x 42,5 metri, ad anello e significativamente più grande e lussuoso, fu costruito intorno all'anno 180. Questo complesso rimase in piedi fino a quando non fu gravemente danneggiato intorno all'anno 230 durante le invasioni alemanniche. In seguito, solo poche stanze rimaste fu utilizzata e per scopi non balneari.

Fuori dal vicus, lungo le strade principali, si trovavano i cimiteri e i pascoli per i cavalli della guarnigione del forte. L'approvvigionamento alimentare del forte era probabilmente fornito dalle villae rusticae del circondario.[24] Una villa rustica individuata tramite rilevamento aereo, a circa due chilometri e mezzo a sud del forte, a ovest della strada che porta a Treuchtlingen, è stata scavata nel 1985-1986: si trattava di una proprietà piuttosto modesta con sei stanze e un cortile murato di 240 m².

Truppe e ufficiali

Iscrizione dedicatoria di Flavio Retico

Gli scavi archeologici hanno fornito un buon numero di epigrafi riportanti nomi di soldati ed ufficiali ed altre informazioni sulle due unità di stanza a Weißenburg (la Ala I Hispanorum Auriana e la Cohors IX Batavorum).

Un altare votivo a Giove, murato nella chiesa di Sant'Andrea a Weißenburg fino al 1892, nomina Marco Vittorio Provinciale come Praefectus cohortis della IX Batavorum equitata:[25]

(latino)
«Dedicato a Giove, il migliore e il più grande. Il 9. La coorte di ricognizione batava, composta in parte da cavalieri e composta da 1000 uomini, comandata da Marco Vittorio Provinciale, adempì con gioia, entusiasmo e debitamente al suo giuramento»
(italiano)
«I(ovi) o(ptimo) m(aximo) / sacro / coh(ors) IX Bat(avorum) / eq(uitata) (miliaria) expl(oratorum) / cui praeest / Marco Vittorio / Provincia- / lis praef(ectus) / v(otum) s(olvit) l(ibens) l(aetus) m(erito)»

Il ricco decurione Primo Saturnino dell'Ala I Hispanorum Auriana commissionò un'epigrafe dopo il suo onorevole congedo (latino honesta missio) alla fine del II secolo e si stabilì a Celeusum (Kastell Pförring), che, in base ai ritrovamenti, doveva essere anche un luogo importante sul Limes.[26] La sua stele funeraria di 1,22x0,5 m, parte di un monumento più grande, fu ritrovata nel 1903 durante i lavori di ristrutturazione della chiesa parrocchiale di Pförring e ora si trova nella cappella di San Sebastiano.

(latino)
«Primo Saturnino, ex decurione di cavalleria congedato con onore dell'Ala Auriana, ha dato in sposa Giulia Vittoria»
(italiano)
«Saturnino Primo(us) / ex dec(urione) al(ae) Auri(anae) m(issus) h(onesta) m(issione) / Iul(iae) Victorinae uxo(ri) / Prim(ae) Saturninae»

La lapide di un soldato, precedentemente situata sempre in Sant'Andrea a Weißenburg, menziona un altro decurione di nome Martino: [27]

(latino)
«Nelle mani del vincitore la cura della nazione, dalla compagnia di Martino»
(italiano)
«D(is) M(anibus) Victor(is) / cura[gentis] / ex t(urma) / Martini»

L'Optio equitum Flavio Retico, è menzionato in un'iscrizione dedicatoria dell'anno 153 trovata nella vicina Emetzheim:[28]

(latino)
«Alla salute del nostro Imperatore Antonino. Per il santo Mercurio, Flavio Retico, Optio equitum dell'Ala Auriana, adempì con gioia, felicità e devozione il suo voto. Durante il consolato di Presens e Rufino»
(italiano)
«Pro salute An / tonini imp(eratoris) n(ostri) / Mercurio sa(crum) Fl(avius) Rae / ticus optio / eq(uitum) al(ae) Aur(ianae) / v(otum) s(olvit) l(ibens) l(aetus) m(erito) / Pr[ae]sente et [Ruf]ino co(n)s(ulibus)»

Le informazioni fornite dalle epigrafi e dal predetto diploma di Mogetissa[3][4] hanno permesso di identificare alcuni comandanti della Ala I Hispanorum Auriana:

Nome Grado Data Note
Marco Insteio Celeno 30 giugno 107 Figlio di Marco, della tribù palatina
[...] Basso Roma [29] 122-140
Sesto Greso Severo Piceno 28 settembre 157

Note

Esplicative

  1. ↑ Per una summa degli scavi in situ nel secolo 1890-1990 si rimanda a Grönke 1997 in bibliografia

Bibliografiche

  1. ↑ (DE) Andreas Buchner, Reise auf der Teufels-Mauer, Ratisbonda, Montag-Weissische, 1818, p. 20. Cit. in Wamser 1984, p. 15.
  2. ↑ Wamser 1984, p. 14.
  3. 1 2 3 (DE) Wilhelm von Christ, Das römische Militärdiplom von Weissenburg, Monaco di Baviera, Franz, 1868.
  4. 1 2 3 4 CIL XVI, 55.
  5. 1 2 Wamser 1984, p. 18.
  6. ↑ Wamser 1984, p. 26.
  7. ↑ Wamser 1984, p. 19.
  8. 1 2 3 Grönke 1987, p. 118.
  9. ↑ Wamser 1984, p. 28.
  10. ↑ Wamser 1984, p. 29.
  11. ↑ Garbsch 1983, p. 39.
  12. 1 2 Garbsch 1983, p. 40.
  13. 1 2 (DE) Hans-Jörg Kellner, Der römische Schatzfund von Weißenburg, 3ª ed., Ratisbona, Schnell & Steiner, 1997, ISBN 3-7954-1104-1.
  14. 1 2 (DE) Hans-Jörg Kellner et al., Der römische Tempelschatz von Weissenburg i. Bay., Magonza, von Zabern, 1993, ISBN 3-8053-1513-9.
  15. ↑ (DE) Martin Pietsch, Jörg Faßbinder e Ludwig Fuchs, Mehr Tiefenschärfe durch Magnetik: Der neue Plan des Kastells Weißenburg, in Das Archäologische Jahr in Bayern 2006, Stoccarda, 2007, pp. 98-101.
  16. ↑ (DE) Museen Weißenburg (a cura di), Bayerisches Limes-Informationszentrum, su museen-weissenburg.de. URL consultato l'8 luglio 2023.
  17. ↑ (DE) Bernd Steidl, Limes und Römerschatz. RömerMuseum Weißenburg, Ausstellungskataloge der Archäologischen Staatssammlung, n. 41, Friedberg, Likias, 2019, pp. 50-61, ISBN 978-3-9820130-0-8.
  18. ↑ (EN) Simon Forty e Jonathan Forty, Limits of Empire: Rome's Borders, Open Road Integrated Media, Inc., 2023, p. 123, ISBN 978-1-63624-077-0.
  19. ↑ (DE) Claus-Michael Hüssen, Weißenburg – Auf der Breitung, in Suzana Matešić e C. Sebastian Sommer (a cura di), Am Rande des Römischen Reiches (= Beiträge zum Welterbe Limes. Sonderband 3), Magonza, Philipp von Zabern, 2015, pp. 122-123.
  20. ↑ (DE) Marcus Reuter, Das Ende des raetischen Limes im Jahr 254 n. Chr., in Bayerische Vorgeschichtsblätter, vol. 27, 2007, pp. 105-108.
  21. ↑ (DE) Veronika Fischer, Die mittelkaiserzeitliche Donaugrenze in Raetien. Die "Ripa Danuvii provinciae Raetiae", in Der Limes, vol. 14, n. 2, 2020, pp. 20-25.
  22. ↑ (DE) Martin Kemkes, Das Bild des Kaisers an der Grenze. Ein neues Großbronzenfragment vom Raetischen Limes, in Andreas Thiel (a cura di), Neue Forschungen zur Funktion des Limes (= Beiträge zum Welterbe Limes. Band 3), Stoccarda, Konrad Theiss, 2008, pp. 141-153, ISBN 978-3-8062-2251-7.
  23. ↑ (DE) Bernd Liermann, Großen Thermen, su antikefan.de. URL consultato il 27 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2007).
  24. ↑ (DE) Bernd Steidl, Limes und Römerschatz. RömerMuseum Weißenburg, Friedberg, Likias, 2019, p. 50, ISBN 978-3-9820130-0-8.
  25. ↑ CIL III, 11918
  26. ↑ (DE) Konrad Kraft, Zur Rekrutierung der Alen und Kohorten an Rhein und Donau, Berna, Francke, 1951, p. 75.
  27. ↑ CIL III, 5925
  28. ↑ CIL III, 5924
  29. ↑ CIL XVI, 105.

Bibliografia

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Altri progetti

Collegamenti esterni

  • (DE) Deutsche Limeskommission (a cura di), Kastell Weißenburg, su deutsche-limeskommission.de.