Bouchra Khalili

Bouchra Khalili (in arabo بشرى خليلي‎?; Casablanca, 5 maggio 1975) è un'artista francese di origini marocchine.[1]

Biografia

Cresciuta tra la Francia e il Marocco, ha studiato cinema all'Università Sorbonne Nouvelle ed è diplomata all'École Nationale Supérieure d’Arts de Paris-Cergy.[2]

Il suo lavoro, tra film, video, installazioni, fotografia e serigrafia, esplora il linguaggio, l’oralità, la soggettività e le geografie. I suoi progetti offrono una piattaforma per far emergere strategie e narrazioni di resistenza da parte di minoranze.[3]

Per "Blackboard" al Jeu de Paume, Bouchra Khalili affronta temi quali il razzismo, le migrazioni e l’ingiustizia, intrecciando narrazioni individuali e collettive. Nel film "Twenty-Two Hours", Khalili ha recuperato foto e documenti d’epoca per raccontare il viaggio di Jean Genet negli Stati Uniti, entrato illegalmente nel paese per incontrare i Black Panthers.[4]

Mostre

Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre internazionali, tra cui:

  • The Mapping Journey Project, mostra personale, MoMA, New York (2016)[5];
  • Garden Conversation, mostra personale, MACBA, Barcellona (2015)[7];
  • Here & Elsewhere, New Museum, New York (2014)[8];
  • The Opposite of the Voice-Over, mostra personale, Justina M. Barnicke Gallery, Toronto (2013)[9];
  • Living Labour, mostra personale, PAMM, Miami (2013)[11];
  • La Triennale, Palais de Tokyo, Parigi (2012)[12];
  • 10ª Biennale di Sharjah (2011).[14]

Riconoscimenti

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui:

  • Abraaj Group Art Prize (2014)[15];
  • Prix SAM per l’arte contemporanea, Sam Art Projects, Parigi (2013)[16];
  • Programma DAAD Artists-in-Berlin (2012)[17];
  • Vera List Center for Arts and Politics Fellowship (The New School, New York, 2011–2013)[18];
  • Villa Médicis Hors-les-Murs (2010)[19];
  • Videobrasil Residency Award (2009)[19];
  • Fond Image/Mouvement (CNAP – Centre National des Arts Plastiques, Parigi, 2008);
  • Prix Louis Lumière (Bureau du Film Documentaire, Ministère des Affaires Étrangères, Francia, 2005).[19]

Note

Collegamenti esterni

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