Breda Mod. 37
| Breda Modello 1937 | |
|---|---|
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| Tipo | mitragliatrice media |
| Origine | |
| Impiego | |
| Utilizzatori | |
| Conflitti | Seconda guerra mondiale Guerra coloniale portoghese |
| Produzione | |
| Progettista | Breda Meccanica Bresciana |
| Date di produzione | 1937-1943 (dopo per l'esercito tedesco) |
| Varianti | Breda Mod. 38 per veicoli |
| Descrizione | |
| Peso | 19,4 kg (senza treppiede) Peso del treppiede: 18,8 kg |
| Lunghezza canna | 740 mm, peso 4,4 kg |
| Calibro | 8 mm |
| Munizioni | 8 × 59 mm RB Breda |
| Azionamento | sottrazione di gas |
| Cadenza di tiro | 460 / 550 colpi/min |
| Velocità alla volata | 780 / 900 m/s |
| Tiro utile | 2000 m |
| Gittata massima | 5200 m |
| Alimentazione | Caricatore a piastrina da 20 colpi |
| Istruzione provvisoria sulla mitragliatrice Breda 37 | |
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La Breda Modello 37 era una mitragliatrice pesante prodotta dalla Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche e adottata dal Regio Esercito come mitragliatrice pesante standard nel 1937. Camerata per la cartuccia 8 × 59 mm RB Breda, fu impiegata estensivamente durante la seconda guerra mondiale su tutti i fronti in cui operarono le forze armate italiane.
Considerata una delle migliori mitragliatrici pesanti della guerra per precisione, robustezza e affidabilità, era tuttavia penalizzata da un sistema di alimentazione a lastrine rigide da 20 colpi che rendeva il fuoco meno continuo rispetto alle armi alimentate a nastro adottate da altri eserciti. Nonostante ciò, la Breda 37 si dimostrò particolarmente efficace nel tiro sostenuto a lunga distanza e mantenne il servizio anche nel secondo dopoguerra con alcuni esemplari continuarono tuttavia a essere impiegati in postazioni fortificate del Vallo Alpino e della Fanteria d’Arresto fino circa agli anni ’80.
Tecnica e specifiche

La Breda Mod. 37 era una mitragliatrice pesante a presa di gas e raffreddamento ad aria, camerata per la cartuccia 8 × 59 mm RB Breda, una munizione appositamente sviluppata per l’impiego in armi automatiche e caratterizzata da prestazioni comparabili alla cartuccia tedesca 7,92 × 57 mm Mauser.
L’arma era dotata di canna rapidamente sostituibile, che doveva essere cambiata ogni 400–500 colpi in caso di fuoco continuo per evitarne il surriscaldamento. La vita utile della canna era stimata in circa 20.000 colpi.
Il sistema di alimentazione utilizzava lastrine metalliche rigide da 20 colpi inserite lateralmente sul lato sinistro dell’arma. Tale soluzione, derivata concettualmente dalla Hotchkiss Mle 1914, limitava il volume di fuoco continuo rispetto alle mitragliatrici alimentate a nastro, poiché il servente doveva inserire manualmente una nuova lastrina dopo l’esaurimento della precedente.

Una caratteristica peculiare della Breda 37 era il reinserimento automatico dei bossoli sparati all’interno della lastrina di alimentazione. Per la ricarica delle lastrine era previsto uno speciale dispositivo portatile azionato a manovella, che estraeva i bossoli e inseriva nuove cartucce provenienti da una tramoggia di alimentazione. Sebbene il sistema consentisse il recupero ordinato dei bossoli e facilitasse il riutilizzo delle lastrine, esso aumentava la complessità meccanica dell’arma e risultava meno pratico in condizioni operative rispetto ai sistemi di alimentazione a nastro.
L’affusto a treppiede della Breda 37 era particolarmente robusto e consentiva regolazioni sia verticali sia orizzontali, comprese regolazioni micrometriche utili per il tiro a lunga distanza. Il treppiede poteva inoltre essere convertito per l’impiego contraereo mediante l’aggiunta di un quarto supporto e la modifica della posizione della culla.
La Breda 37 era apprezzata per la precisione, la stabilità di tiro e l’affidabilità meccanica, oltre che per la notevole gittata massima, superiore ai 5.000 metri. Tali caratteristiche la resero una delle mitragliatrici pesanti italiane più efficaci della seconda guerra mondiale, sebbene il sistema di alimentazione ne limitasse la cadenza pratica di tiro rispetto a molte armi contemporanee.
Breda modello 38

La Breda Mod. 38 fu una variante concepita per l'uso su veicoli, ed era alimentata da un caricatore a serbatoio curvilineo, da 24 cartucce, posto sopra l'arma. La Breda Mod. 38 a differenza dal Mod. 37 dopo lo sparo espelleva il bossolo. Il bossolo veniva comunque recuperato in un sacco raccogli bossoli applicato sotto la mitragliatrice. Il Mod. 38 aveva una impugnatura a pistola. Fu montata anche sui carri armati del Regio Esercito.
Storia e servizio
Sviluppo e adozione
La Breda Mod. 37 venne sviluppata nel corso degli anni trenta dalla Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche per dotare il Regio Esercito di una moderna mitragliatrice pesante in sostituzione della Fiat-Revelli Mod. 1914. Sebbene quest’ultima fosse stata adattata al nuovo calibro 8 mm nella versione Mod. 1914/35, la conversione non aveva risolto in modo soddisfacente le criticità legate alla complessità meccanica, all’affidabilità e alla praticità d’impiego, rendendo necessario lo sviluppo di un’arma completamente nuova.
Il progetto della Breda 37 mirava quindi a realizzare una mitragliatrice pesante più robusta, affidabile e adatta alle esigenze della guerra moderna, pur mantenendo una forte attenzione alla precisione del tiro e alla stabilità su affusto.
I primi esemplari furono distribuiti nella seconda metà degli anni trenta e alcune armi vennero impiegate già durante la guerra civile spagnola da unità del Corpo Truppe Volontarie e anche come parte delle forniture belliche italiane alle truppe nazionaliste. La Breda 37 fu inoltre utilizzata durante l’occupazione italiana dell’Albania nel 1939, contribuendo alla sua progressiva adozione nei reparti.
La Seconda Guerra Mondiale

All’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940, la Breda Mod. 37, pur affiancata ancora da un numero limitato di mitragliatrici più anziane come la Fiat Mod. 1914 e la Fiat-Revelli Mod. 1914/35, costituiva la principale mitragliatrice pesante in dotazione alle forze armate italiane. Camerata per la cartuccia 8 × 59 mm RB Breda, fu impiegata su tutti i principali fronti del conflitto, dall’Africa settentrionale ai Balcani fino al fronte orientale vedendo il primo impiego già durante la Battaglia delle Alpi contro la Francia nel giugno 1940.
Nel corso del conflitto l’arma si guadagnò una reputazione generalmente positiva presso i reparti italiani grazie alla robustezza costruttiva, all’affidabilità meccanica e all’elevata precisione di tiro. Il peso considerevole e il sistema di alimentazione a lastrine da 20 colpi limitavano tuttavia la mobilità e la continuità del fuoco rispetto ad altre mitragliatrici contemporanee alimentate a nastro.

Nel teatro nordafricano la Breda 37 si dimostrò generalmente più affidabile del Breda Mod. 30, soffrendo meno i problemi causati da sabbia e polvere grazie alla costruzione robusta e alle tolleranze meccaniche relativamente conservative. La lunga gittata e la stabilità dell’affusto la rendevano particolarmente efficace nel fuoco difensivo nel deserto, dove gli scontri avvenivano spesso a distanze elevate.

Sul fronte orientale, dove fu impiegata dal Corpo di Spedizione Italiano in Russia e successivamente dall’ARMIR, l’arma si dimostrò apprezzata per la precisione e la capacità di sostenere il tiro a lunga distanza nelle vaste pianure russe. Durante le operazioni difensive e la ritirata dell’inverno 1942-1943, le sezioni mitraglieri italiane utilizzarono frequentemente la Breda 37 come principale arma automatica di supporto.
Anche durante la campagna d’Italia l’arma continuò a essere ampiamente utilizzata, distinguendosi soprattutto in ruoli difensivi e in postazioni preparate, dove la precisione e la stabilità di tiro compensavano il peso elevato e il sistema di alimentazione meno pratico rispetto alle mitragliatrici alleate e tedesche contemporanee.
Alcuni esemplari catturati dalle forze del Commonwealth vennero riutilizzati operativamente dagli Alleati. Dopo l’armistizio di Cassibile e l’occupazione tedesca dell’Italia, le Breda 37 requisite dalla Wehrmacht furono rimesse in servizio con la denominazione schweres Maschinengewehr 259(i) o s.MG 259(i). Parallelamente, la produzione proseguì anche per le forze armate della Repubblica Sociale Italiana e per i tedeschi.
Le Breda 37 rimasero inoltre in dotazione all’Esercito Cobelligerante Italiano durante le operazioni condotte a fianco degli Alleati.
Dopoguerra

Dopo la guerra la Breda 37 rimase in servizio nell’Esercito Italiano per diversi anni, prima di essere progressivamente sostituita dalla MG 42/59 come mitragliatrice standard di reparto.
Nel contesto della riattivazione delle fortificazioni del Vallo Alpino e della realizzazione delle opere difensive della Fanteria d’Arresto durante la guerra fredda, numerose Breda 37 furono installate in postazioni fisse e camere di combattimento. In tale ruolo l’arma rimase operativa fino circa al 1980, anche a causa della necessità di sviluppare specifici affusti compatibili con le più moderne MG 42/59.
La Breda 37 risultò inoltre in dotazione al Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza fino agli anni ottanta, venendo gradualmente radiata dopo la smilitarizzazione del corpo e la nascita della Polizia di Stato nel 1981.
Utilizzatori esteri

Oltre all’Italia, la Breda 37 fu adottata anche dal Esercito Portoghese con la denominazione Metralhadora pesada 7,92 mm m/938 Breda. Le armi portoghesi erano camerate per il calibro 7,92 × 57 mm Mauser e vennero impiegate anche durante la guerra coloniale portoghese in Africa.
Ebbe anche una diffusione limitata nell'Esercito Spagnolo, in quanto durante la Guerra Civile Spagnola l'Italia fornì alle forze nazionaliste aiuti militari comprendenti 2,500 mitragliatici Breda mod 37.
Valutazione tecnica
La Breda Mod. 37 è generalmente considerata una delle migliori mitragliatrici pesanti impiegate dal Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale. L’arma si distingueva per l’elevata qualità costruttiva, la robustezza meccanica e la precisione di tiro, favorita anche dall’ottimo affusto a treppiede dotato di regolazioni fini verticali e orizzontali. La potente cartuccia 8 × 59 mm RB Breda garantiva inoltre una buona gittata utile e un’elevata efficacia balistica[1].
A differenza della mitragliatrice di squadra Breda Mod. 30, dalla fama di inaffidabilità e tendenza all'inceppamento, la Breda 37 godeva di una reputazione generalmente positiva presso i reparti italiani e risultò nel complesso affidabile anche in condizioni ambientali difficili, come quelle del teatro nordafricano.
L’arma presentava tuttavia alcuni limiti significativi: il peso elevato ne riduceva la mobilità tattica, mentre il sistema di alimentazione tramite lastrine rigide da 20 colpi limitava la continuità del fuoco rispetto alle mitragliatrici alimentate a nastro adottate da molti altri eserciti contemporanei. Anche il peculiare sistema di reinserimento dei bossoli nelle lastrine, pur ordinato ed efficiente dal punto di vista logistico, introduceva una complessità meccanica non strettamente necessaria in condizioni di combattimento.
Nonostante tali limitazioni, la Breda 37 rimase un’arma temibile nel tiro difensivo e nelle postazioni preparate, dove la precisione, la stabilità e la robustezza costruttiva compensavano ampiamente la minore praticità del sistema di alimentazione.
Nella cultura di massa
Film
La Breda Mod. 37 compare in numerosi film ambientati durante la seconda guerra mondiale o dedicati alle campagne combattute dal Regio Esercito. Tra le apparizioni più note vi sono La battaglia di El Alamein, Italiani brava gente, Mediterraneo, Il Mandolino del Capitano Corelli e El Alamein - La linea del fuoco, nei quali viene utilizzata per rappresentare le sezioni mitraglieri italiane impegnate nei vari teatri del conflitto.
Videogiochi
La Breda Mod. 37 compare in diversi videogiochi ambientati durante la seconda guerra mondiale, generalmente come arma utilizzabile dalle forze italiane. Tra i titoli più noti figurano Battlefield 1942, attraverso mod dedicate al fronte mediterraneo, Call of Duty 2, in alcune conversioni storiche create dalla comunità, Call of Duty: Big Red One, nei livelli ambientati in Sicilia, Battlefield V[2] e Enlisted, nel quale è impiegata dalle truppe italiane e dell’Asse. Compare anche nel gioco strategico in tempo reale Hearts of Iron IV come equipaggiamento delle forze di fanteria italiane.
L’arma compare inoltre in numerosi simulatori storici, mod amatoriali e giochi strategici dedicati al secondo conflitto mondiale, dove viene spesso rappresentata come una mitragliatrice pesante precisa e potente, ma penalizzata da una cadenza pratica inferiore rispetto ad altre armi contemporanee.
Note
- ↑ Forgotten Weapons, Breda 37: Italy's Forgotten Heavy Machine Gun, 11 novembre 2023. URL consultato il 24 maggio 2026.
- ↑ finn .mov, Battlefield V MAB 38 1st and 3rd Person Reloads, 2 ottobre 2021. URL consultato il 24 maggio 2026.
Bibliografia
- Ministero della Guerra, Istruzione provvisoria sulla mitragliatrice Breda Mod. 37, Regio Esercito Italiano.
- Ministero della Guerra, Norme e tavole per l’impiego delle armi automatiche della fanteria, Regio Esercito Italiano.
- Stato Maggiore dell’Esercito, Istruzioni sull’impiego delle armi di reparto, Roma.
- Nicola Pignato, Le armi della fanteria italiana nella seconda guerra mondiale, Ermanno Albertelli Editore.
- Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Le armi della fanteria italiana 1919–1945, Ermanno Albertelli Editore.
- Giorgio Giorgerini, Le armi automatiche italiane 1861–1945.
- Ian V. Hogg, Machine Guns of the World, multiple editions.
- Chris Bishop, The Encyclopedia of Weapons of World War II, Amber Books.
- Peter Abbott, Manuel Rodrigues, Modern African Wars 2: Angola and Mozambique, 1961–1974, Osprey Publishing, 1998.
Voci correlate
Altri progetti
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