Bruno da Osimo

Bruno da Osimo, nome d'arte di Bruno Marsili (Osimo, 2 marzo 1888 – Ancona, 11 aprile 1962), è stato un incisore e scrittore italiano.

È stato un artista dalla vastissima produzione xilografica, contraddistinta da un intimo lirismo profondamente religioso e a tratti mistico. Le sue illustrazioni poste a corredo di libri rivelano un sentire che non considera il libro soltanto come un oggetto d'uso, ma come un'opera d'arte in cui il testo deve essere in stretto rapporto con la grafica e le decorazioni. Oltre che incisore di legno è stato anche disegnatore di ceramiche e di progetti per mobili, per lavori in ferro battuto e per produzioni artigianali in cuoio lavorato.

Biografia

Figlio di Luigi, falegname e garibaldino ferito a Mentana[1], e di Annunziata Papini, tessitrice; fu l'ultimo di dodici figli. Fin da bambino rivelò le sue spiccate capacità artistiche, ma a causa della povertà la sua famiglia non poté mantenerlo agli studi in accademia. Frequentò le scuole tecniche ad Osimo e per mantenersi lavorò come istitutore al Collegio Campana. Nel 1910 a Perugia conseguì un diploma per l'insegnamento della calligrafia e ad Urbino iniziò a frequentare la Scuola magistrale "Bernardino Baldi"[2], ove si diplomò. Iniziò così a lavorare come insegnante, prima a Castelfidardo poi ad Ancona. Nel frattempo si dedicò allo studio del disegno dal vero e dell'incisione.

Nel 1916, con la prima guerra mondiale, fu chiamato alle armi come ufficiale e destinato a Plezzo: anche in questa occasione, quando ne ebbe il tempo, eseguì disegni ed incisioni del paesaggio e della vita al fronte. Firmò questi lavori come Bruno da Osimo, pseudonimo che userà per tutta la vita. Al fronte conobbe il pittore Diego Pettinelli[1] che nel dopoguerra lo fece conoscere ad Adolfo De Carolis. Dopo tale incontro nacque in lui l'interesse per la xilografia e cominciò a dedicarsi all'incisione di ex libris. Una passione che lo porterà a formarsi da autodidatta.

Tornò all'insegnamento ad Ancona dove, con il poeta Mario Blasi, fondò la rivista Il Desco. Tra il 1925 ed il '27[3] lasciò Ancona, per insegnare xilografia, fregi e decorazione presso l'Istituto per l'Illustrazione e la Decorazione del Libro di Urbino, nel cui ambito realizzò il pregevole volume de Le Aquile Feltresche (1927). Proseguì con l'attività di xilografo partecipando a diverse esposizioni e fornendo illustrazioni per diversi editori, tra cui la famosa Eroica e la stessa Xilografia. Si ricordano poi le splendide illustrazioni per Il Giovine Re di Oscar Wilde (1928).

Nel 1933 sposò Alma Andreani, ammiratrice delle sue incisioni, che l'aiutò organizzando le mostre delle sue opere, ma tre anni dopo morì prematuramente; fatto che rappresentò per l'artista il primo di una serie di lutti. Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu volontario a Pola col grado di capitano. Fu congedato nel 1943 e fece ritorno nelle Marche. Nel 1944 perse un fratello ed i nipoti, vittime della guerra.

Nel dopoguerra tornò ad insegnare fino al pensionamento nel 1946, quando prese a dedicarsi solo alla sua produzione d'arte fino alla sua morte. Quando iniziò ad incidere i suoi primi ex libris l'artista era solito contrassegnarli con una stella, ma, dopo la prematura morte della moglie Alma, nel 1936, aggiunse una seconda stella a contrassegno delle sue incisioni. Nel 1938 le stelle divennero tre, in seguito alla morte della sorella Anita, a cui era legatissimo. Nella seconda metà degli anni cinquanta un noto produttore di verdicchio chiese a Marsili di disegnare un'etichetta per la famosa anfora appositamente creata dall'architetto milanese Antonio Maiocchi nel 1953. L'etichetta xilografata con motivi di impronta greca, nel segno di una coerente rivisitazione dei modelli classici, è rimasta sulla bottiglia per più di cinquant'anni fino al restyling avvenuto qualche anno fa.

Opere

Al Museo civico di Osimo, nella sezione d'arte moderna e contemporanea, si conservano diverse opere sue, come una xilografia riproducente la falegnameria del padre (La bottega di mio padre, 1937)[2]. All'Istituto Centrale per la Grafica di Roma si conservano cinque sue stampe xilografiche.

Note

  1. 1 2 Zampetti, 1986, p.59
  2. 1 2 Tinti, 2006, p. 166.
  3. ↑ Zampetti, 1986, p. 59-60.

Bibliografia

  • P. Zampetti, Bruno Marsili, in AA.VV., La Scuola del Libro di Urbino: Copenaghen, Istituto Italiano di Cultura, 22-31 maggio, Urbino, Arti Grafiche Editoriali, 1986, pp. 59-64, SBN UMC0978082.
  • G. Cucco, Bruno da Osimo, catalogo, Osimo, 1989.
  • S. Papetti, L'Officina di Bruno da Osimo. Xilografie, maioliche, tessuti, Milano, Federico Motta Editore, 2000.
  • A. Nave, Bruno da Osimo un artista francescano, in Frate Francesco. Rivista di cultura francescana, 1 - LXXI, aprile 2005, pp. 149-166.
  • G. Tinti, Testimonianze molteplici d'una ricchezza (percorsi e vissuti dell'arte e degli artisti nella provincia di Ancona), in A. Ginesi (a cura di), Le Marche e il XX Secolo. Atlante degli artisti, Milano, Federico Motta Editore / Banca delle Marche, 2006, pp. 166-7.

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