Bufonite


La bufonite (termine proveniente dal latino bufo, rospo) è una pietra o gemma magica leggendaria che si credeva fosse situata all'interno della testa dei rospi. Le leggende le attribuiscono la proprietà di essere un antidoto contro i veleni.[1]
Tali pietre sono in realtà denti fossilizzati (anche chiamati "ittiodonti"[2] o "ittiodontoliti"[3][4]) di Scheenstia,[5] un genere di pesci ossei estinti precedentemente incluso nel taxon cestino Lepidotes[5] e appartenente alla classe degli attinopterigi, che popolava i mari del Giurassico e del Cretacico. Venivano descritte come pietre dalla forma perfetta, utilizzate in epoca medievale dai gioiellieri europei per produrne anelli e amuleti magici, pratica che non cessò fino al XVIII secolo.[6]
Leggenda

I fossili di Scheenstia sono stati associati alla bufonite e altre pietre simili presenti nella testa dei rospi fin dall'antichità. Questi animali secernono infatti tossine (chiamate "bufotossine") dalle ghiandole presenti nella loro pelle, dietro le orecchie (ghiandole parotoidi),[7] dando luogo alla convinzione che essi dovessero necessariamente possedere al loro interno un qualche tipo di antidoto contro il loro stesso veleno,[8] idea che nel tempo alimentò la leggenda della presenza di una pietra magica.
In un libro del 1652 (A lapidary, or, The history of pretious stones: with cautions for the undeceiving of all those that deal with pretious stones) Thomas Nicols riporta varie caratteristiche e leggende sulla bufonite, secondo le quali esistevano specifiche regole da seguire per l'estrazione della pietra.[9] Il rospo dalla quale la bufonite veniva raccolta, per esempio, doveva essere vecchio,[9] ma ancora in vita. Secondo quanto affermato da alcuni la pietra veniva estratta direttamente dalla testa del rospo,[9] mentre secondo altri (tra cui il naturalista del XVII secolo Edward Topsell[6]) l'operazione doveva essere svolta posizionando prima il rospo su un panno rosso, che a un certo punto avrebbe vomitato la pietra.[9] Secondo Topsell il rospo, dopo avere vomitato la pietra, l'avrebbe risucchiata subito dopo, per cui era necessario prendergli la pietra con l'inganno, utilizzando un panno rosso con un forellino nascosto da cui fare cadere la pietra all'interno di un recipiente contenente acqua fredda, dove il rospo non entrerebbe per timore della bassa temperatura dell'acqua.[8]
Secondo altri, la pietra poteva essere ottenuta anche mettendo il rospo in un vaso di terracotta vicino ad un formicaio e ricoprendolo con della terra.[8] In tale maniera, le formiche avrebbero mangiato il rospo, lasciando le sue ossa e la pietra all'interno del vaso.[8] Il gemmologo fiammingo Anselmus Boetius provò invano a produrre la bufonite seguendo la procedura descritta da Nicols, constatando però, dopo essere rimasto sveglio per un'intera notte a osservare un vecchio rospo su un panno rosso, che esso non vomitava nessuna pietra.[9]
Secondo Boetius le bufoniti potevano raggiungere la grandezza di un uovo,[9] ma secondo i gioiellieri dell'epoca una bufonite autentica non doveva essere più grande di un'unghia.[9]
Si riteneva che per manifestare efficacemente le sue proprietà magiche la pietra doveva essere indossata a diretto contatto con la pelle.[9] In presenza di veleno, essa si sarebbe riscaldata, cambiando colore ed emettendo un liquido.[10] In caso di morso di una creatura velenosa, per esempio un serpente, si premeva la bufonite sulla parte colpita per neutralizzare il veleno e guarirla.[11][12]
Oltre ad essere considerata un antidoto, la bufonite era anche impiegata nel trattamento dell'epilessia.[6] Johannes de Cuba nel suo Gart der Gesundheit (opera del 1485) sosteneva che la pietra avesse effetti benefici in grado di curare le malattie renali e di migliorare l'umore.[12]
Le leggende sulla bufonite si svilupparono in parallelo a quelle su una gemma magica simile, la batrachite. Anche ad essa venivano infatti attribuite proprietà antidotiche, ma a differenza della bufonite essa non era associata al rospo, bensì alla rana. Batrachite deriva infatti dal greco βάτραχος, rana. Secondo le leggende, essa poteva essere rinvenuta all'interno del cranio delle rane, con le quali condivideva il colore verde pallido.[13]
Uso in gioielleria

Fino al XVIII secolo le persone erano solite indossare gioielli contenenti bufoniti per via delle loro presunte proprietà magiche.[6]
Diverse bufoniti non incastonate in gioielli sono state rinvenute insieme ad altre gemme nel tesoro di Cheapside.[15] Anelli contenenti bufonite sono invece conservati a Oxford, presso l'Ashmolean Museum[16] e a Londra, all'interno del British Museum.[17] Alcune si trovano inoltre in una corona conservata nella cattedrale di Aquisgrana usata per incoronare Carlo IV, imperatore del Sacro Romano Impero.[5]
Nella letteratura
Nella commedia di William Shakespeare Come vi piace (1599), il personaggio Duca fa un'allusione alla bufonite, all'interno della prima scena del secondo atto, nella quale menziona un gioiello prezioso contenuto nella testa del rospo.[8]
Nel breve racconto di James Branch Cabell Balthazar's Daughter (La figlia di Baldassarre) e nel suo adattamento teatrale The Jewel Merchants (I mercanti di gioielli), il protagonista Alessandro de' Medici tenta di sedurre la giovane Graciosa elencando i vari gioielli in suo possesso, compresi alcuni "tagliati dal cervello di un rospo".[18]
Nella cultura di massa
- Nel gioco di ruolo Dungeons & Dragons, gli slaad sono creature simili a rane antropomorfe che all'interno del loro cranio hanno una gemma preziosa.[19]
- Oggetti fatti di batrachite appaiono all'interno del videogioco per PC New World.[20]
Note
- ↑ Un po' di storia, su gmpe.it, Gruppo Mineralogico Paleontologico Euganeo. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ Ittiodónte, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ Ittiodontolite, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ Forli e Guerrini (2022)
- 1 2 3 (EN) Růžena Gregorová, Martin Bohatý, Dana Stehlíková e Christopher Duffin, “Crapaudine” (Scheenstia Teeth) – The Jewel Of Kings, in Acta Musei Moraviae, Scientiae geologicae, n. 2, 2020, pp. 277–294.
- 1 2 3 4 (EN) Fossils: myths, mystery and magic, The Independent, 12 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2008).
- ↑ (EN) Jeffrey Sherman, How safe is it to hold frogs and toads?, su sites.psu.edu, 2 dicembre 2016. URL consultato l'11 settembre 2025.
- 1 2 3 4 5 (EN) 9 Words from the Magical Realm, su merriam-webster.com, Merriam-Webster. URL consultato l'11 settembre 2025.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Nicols Thomas, xxxvi, in A lapidary, or, The history of pretious stones: with cautions for the undeceiving of all those that deal with pretious stones, II, Thomas Buck, 1652, pp. 158-159.
- ↑ (EN) Adolf Wilhelm Scribonius, Naturall philosophy: or A description of the vvorld, and of the severall creatures therein contained, Tho. Cotes, for Iohn Bellamie, 1631.
- ↑ (EN) Lupton Thomas, A thousand notable things, of sundry sortes: whereof some are wonderfull, some straunge, some pleasant, diuers necessary, a great sort profitable, and many very precious, Imprinted for Edward White, 1576.
- 1 2 (EN) Marian Campbell, Medieval Jewellery in Europe 1100-1500, V&A Publishing, 2009, p. 33, ISBN 978-1-85177-582-8.
- ↑ (EN) Batrachite, su chemeurope.com. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ (EN) Anni Byard, OXON-1740D1: A MEDIEVAL PENDANT, su finds.org.uk, British Museum, 2019. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ (EN) Robert Weldon e Cathleen Jonathan, The Museum of London’s Extraordinary Cheapside Hoard (PDF), in Gems & Gemology, vol. 49, n. 3, Autunno 2013. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ (EN) Arthur MacGregor e Christine Edbury, British Collection Highlights: The Thame Hoard, su britisharchaeology.ashmus.ox.ac.uk, Ashmolean Museum, gennaio 2012. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ (EN) AF.1023, su britishmuseum.org, British Museum. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ (EN) James Branch Cabell, Balthazar’s Daughter, New York, The Smart Set, 1913, p. 6. URL consultato l'11 settembre 2025.
- ↑ (EN) Mike Mearls e Jeremy Crawford, Monster Manual, Renton, Wizards of the Coast, 2014, p. 278.
- ↑ (EN) Shailyn Cotten, New World: 15 Rarest Mining Resources And How To Find Them, su thegamer.com, 7 dicembre 2021. URL consultato l'11 settembre 2025.
Bibliografia
- (EN) Maurizio Forli, Andrea Guerrini, The Understanding of some Ichthyodontolites Through the Time: from Bufonites, Toadstones, and Snake Eyes to Bony Fish Teeth, Springer, 2022, ISBN 978-3-031-04687-2.
Voci correlate
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su bufonite
Collegamenti esterni
- (EN) New York Times (PDF), su timesmachine.nytimes.com, ottobre 1890.