Campofilone

Campofilone
comune
Campofilone – Stemma
Campofilone – Bandiera
Campofilone – Veduta
Campofilone – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Marche
Provincia Fermo
Amministrazione
SindacoRiccardo Verdecchia (lista civica Futuro Campofilone) dal 25-5-2026
Territorio
Coordinate43°04′45.01″N 13°48′52.31″E
Altitudine202 m s.l.m.
Superficie12,21 km²
Abitanti1 923[1] (31-5-2026)
Densità157,49 ab./km²
Comuni confinantiAltidona, Lapedona, Massignano (AP), Montefiore dell'Aso (AP), Pedaso
Altre informazioni
Cod. postale63828
Prefisso0734
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT109004
Cod. catastaleB534
TargaFM
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona D, 1 876 GG[3]
Nome abitanticampofilonesi[4]
Patronosan Bartolomeo
Giorno festivo24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Campofilone
Campofilone
Campofilone – Mappa
Campofilone – Mappa
Posizione del comune di Campofilone nella provincia di Fermo
Sito istituzionale
Visione della pianta ellittica del borgo storico di Campofilone

Campofilone (Campufiló in dialetto locale[5]) è un comune italiano di 1 923 abitanti[1] della provincia di Fermo nelle Marche. Costituisce un antico borgo del Piceno con vista sul mare Adriatico e sulla valle del fiume Aso. È celebre per la preparazione dei Maccheroncini di Campofilone, una varietà di pasta all’uovo che ha ricevuto la denominazione IGP.

Geografia fisica

Campofilone è situato sulla destra del fiume Aso, a 3 km dal mare Adriatico e sorge su di un colle che raggiunge la sua massima altezza pari a 202 m s.l.m. in corrispondenza dell’orto abbaziale[6].

Il Vicario Abbaziale don Angelo Maria Astorri descriveva nel 1907 il territorio in cui si trova Campofilone come segue: Fra le molte grazie, di cui è stata prodiga la natura alla nostra bella Italia non isfugge certo all’occhio accorto del viaggiatore quel tratto di riviera Adriatica, che dalla foce del Tronto si distende tutta varia e pittoresca fin verso al Porto di Civitanova. Di mezzo alle molteplici scene di deliziosi paesaggi, che si svolgono ad ogni piè sospinto lunghesso questo tratto ammirabile, dopo l’antica Cupra, su aprico colle elevato quasi a picco dal mare sopra l’industrioso paesello che prende nome dal fiume Aso, perché lo bagna allo sbocco sul mare, si vede torreggiare nelle sue vetuste mura merlate un ameno Paesotto, distinto dagli altri per la grande Chiesa, ed elevata torre che lo sovrastano. È questo Campofilone.[7]

Il centro storico presenta una pianta ellittica o affusolata caratteristica dei paesini sviluppatisi all’interno di mura castellane intorno al sec. XI. L'accesso principale è dalla scenografica Porta Marina e vi si accede con una lunga rampa, abbellita da pini secolari. Questo è l'asse principale cittadino che termina di fronte alla Chiesa Abbaziale. Le due strade secondarie che seguono l’andamento delle mura cittadine sono anch’esse ellittiche. Tutte e tre vengono tagliate perpendicolarmente da vicoli, alcuni coperti da volte a botte e a crociera. Questi si aprono poi su panorami come: colline coltivate, i Monti Sibillini innevati, il blu del mare Adriatico.[6]

Tra le località “Tre Camini” e “Ponte Nina” si estende per oltre un chilometro e mezzo la spiaggia di Campofilone, un litorale ancora poco urbanizzato dove natura e servizi si incontrano. Si presenta con sabbia fine che degrada dolcemente in mare, fondali bassi e sicuri, tratti di ghiaia, acqua limpida e ampi spazi liberi.

Storia

L'etimologia del nome Campofilone rimane pressoché incerta seppure vi sono diverse ipotesi avanzate dagli storici. Secondo quanto riportato dal Vicario Abbaziale don Angelo Maria Astorri, Campofilone è sorto come residenza di Monaci Benedettini, i quali insieme all'abate esercitavano sugli abitanti di questo piccolo centro il potere spirituale e temporale. Da ciò ne deriverebbe l'antico nome latino Campusphoeudonus, a richiamare il fatto che gli abitanti di Campofilone fossero feudatari dei Monaci che popolavano l'antica abbazia.

Giulio Amadio, nella sua opera "Toponomastica Marchigiana", sostiene che l'antico nome latino Campus Fullonum risalga a un possesso o uno stabilimento di tintori o lavandai dell'età liburnica (VII secolo a.C.).[6]

Altri ancora credono che il nome Campofilone potrebbe in realtà riferirsi al cognomen latino Fullonus-Follano diffusosi in seguito alla colonizzazione Romana del territorio.

La storia del territorio di Campofilone affonda le sue radici nel periodo Piceno tra il VII - VI sec a. C. come dimostra chiaramente la necropoli ritrovata nella contrada Monte Camauro e i cui reperti sono esposti nel museo archeologico liturgico (situato all'interno della Chiesa di S. Bartolomeo) e anche altri reperti archeologici conservati presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona.[6]

Diversi reperti archeologici testimoniano inoltre la presenza romana nella zona di Campofilone e l'importanza assunta in epoca repubblicana (III sec a. C.). A partire dal 269-268 a.C. il territorio venne trasformato dai Romani in Ager Romanus. Il paese veniva attraversato dall'antica strada consolare litoranea romana che collegava la colonia di Cupra a sud con quella di Fermo a nord. Peraltro, la presenza romana è testimoniata dal ritrovamento di numerose cisterne idriche e dalla presenza di un antico granaio romano risalente al I sec. d.C. Inoltre, in zona Contrada Marina sono stati ritrovati i resti ben conservati di una villa romana, risalente a un periodo compreso tra il I sec. a.C. e V d.C., con annesse terme, necropoli e testimonianze di produzioni agricole di olio e vino. Nella necropoli sono stati trovati tre scheletri infantili e quello di un cane. La villa riccamente pavimentata a mosaico è dotata di terme, sistema di riscaldamento con un fitto reticolo di tuboli in piombo per il passaggio dell'aria calda e vasche rivestite in cocciopesto per la conservazione dei prodotti agricoli[8].

L'attuale centro storico si sviluppa attorno alla ricca Abbazia benedettina di S. Bartolomeo Apostolo, a sua volta edificata sui resti di una villa romana e di un tempio pagano. Il primo documento che narra della ricca e potente Abbazia di Campofilone, dedicata all'apostolo S. Bartolomeo, risale al 1066 e viene oggi conservato nell'archivio di Stato di Fermo. Tuttavia, è da supporre che l'abbazia sia sorta almeno due secoli prima come lasciano intuire le donazioni che via via sono state fatte ad essa lungo i decenni[9]. Attorno all'abbazia dove vivevano i monaci si è sviluppato un borgo autonomo dove sono vissuti operai al servizio dell'abbazia, ma anche lavoratori che fornivano i servizi necessari come fabbri, falegnami, muratori, maniscalchi e commercianti. In particolare, il centro abitato si è sviluppato nel tratto di strada romana, congiungente Firmum e Cupra Maritima, che lo intersecava, cioè dalla Porta da Sole alla Porta da Bora. Agli inizi del XIII secolo il castello di Campofilone venne eletto a libero Comune. Il connubio tra l'egida badiale e l'elezione del paese a libero Comune viene raffigurato nello stemma: il leone simboleggia l'autorità comunale, la spada tenuta saldamente dal leone costituisce il potere comunale nell'amministrare la giustizia, i tre monti in campo azzurro rappresentano l'ordine religioso dei Benedettini[10]. Quando nel XIV secolo Fermo ha esteso la sua giurisdizione su Campofilone, sia l'abbazia sia il borgo sono stati circondati e serrati da mura possenti in difesa dei Saraceni. L'abbazia fu inizialmente vincolata a quella di Montecassino e successivamente a quella abruzzese di San Nicolò a Tordino. Verso la metà del XV secolo passò sotto la tutela della famiglia Capranica, mentre dal 1493 fu commendatario il frate camaldolese Romualdo di Rota. In seguito fu concessa in beneficio ai Torelli-Picolomini di Cupramontana, mentre dal 1628 al 1694 la commenda fu affidata a Decio il Giovane degli Azzolino di Fermo. Nel 1806, i beni dell'abbazia passarono per decreto di Napoleone al demanio e furono successivamente ceduti alla famiglia Felici di Campofilone quando l'abbazia tornò sotto il governo papale. Venuto poi a mancare l'abate Modestino, l'antica abbazia di Campofilone fu demolita e al suo posto venne costruita alla fine dell'Ottocento l'attuale chiesa a tre navate[11].

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa abbaziale di San Bartolomeo Apostolo

Chiesa abbaziale di S. Bartolomeo

L’antica abbazia di S. Bartolomeo (patrono di Campofilone), segnalata dai documenti già nell'XI secolo, era costituita da una piccola chiesa a due navate con campanile e dall’annesso monastero con orto, costruiti nel corso del medioevo su un terreno già occupato in età romana da un edificio (probabilmente una villa o un tempio pagano)[6]. A causa dell’aumento demografico e dell’accresciuto numero di fedeli, nella prima metà del XIX secolo i possidenti di Campofilone, ottenuta l’autorizzazione delle autorità pontificie romane, costituirono una commissione amministrativa presieduta dall’Arcivescovo di Fermo allo scopo di edificare una nuova chiesa più grande. La piccola chiesa dell’abbazia venne così abbattuta e al suo posto sorse l’attuale Chiesa progettata in stile neoclassico e a croce greca dall’ingegnere Filippo Roncalli. La nuova chiesa fu consacrata nel 1850 e successivamente diversi abati commendatari insieme ad altri ecclesiastici ed offerenti dotarono la chiesa di altari, suppellettili ed opere d’arte. È stata affrescata tra il 1898 e il 1899 dal pittore Luigi Fontana di Monte San Pietrangeli e decorata con figure di santi, tendaggi e marmi preziosi dal suo allievo Nicola Achilli[12], restaurata negli anni 2000 dall’Abate Vincenzo Galiè riportandola all’antico splendore ottocentesco.

Inoltre la chiesa di S. Bartolomeo custodisce due musei parrocchiali: il Museo liturgico in cui sono conservati paramenti ed apparati liturgici risalenti ai secoli XVI e XIX, donati dagli abati commendatari e dai fedeli, che si trova nei locali adiacenti la sagrestia. Il secondo è il Museo archeologico ed è dedicato ai reperti archeologici di età Picena (VIII-IV sec. a.C.); sono presenti anche resti romani attinenti a ville disseminate nel territorio. Esso termina nel piccolo chiostro dell’abbazia dotata di una cisterna romana utilizzata anticamente dai monaci benedettini come neviera. Fino al 2019 era presente inoltre il Museo Malacologico Entomologico, nato dalla donazione di collezioni private (ora trasferito nel più grande Museo Malacologico Piceno di Cupra Marittima).[6]

Sul fianco sinistro della chiesa, si erge il poderoso Palazzo Abbaziale con all’interno la pregevole Sala degli Stemmi e la Sala di lettura, i cui restauri sono stati ultimati nel 2024 e curati dall’Abate Osvaldo Riccobelli.

Sul lato nord orientale della chiesa venne fondata il 5 ottobre 1715, da alcuni confratelli Campofilonesi, la chiesina dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato detta “della Pietà”. All’interno è possibile ammirare statue di santi e un imponente Cristo in cartapesta, realizzate alla fine dell’Ottocento. Queste opere rivivono durante la Processione del Cristo Morto, una delle manifestazioni religiose più sentite e suggestive del borgo.[6]

Chiesa di San Patrizio

Chiesa di S. Patrizio

La vecchia chiesa dedicata a S. Patrizio compatrono di Campofilone esisteva già nella prima metà del Cinquecento ed era situata leggermente a sud rispetto alla Porta Marina, a ridosso delle mura castellane nella zona chiamata “Da Sole”. Alla fine del XIX secolo venne demolita per consentire l’accesso al borgo antico attraverso la Porta marina e venne ricostruita più a Nord, dalla cosiddetta parte Boreale. La nuova e attuale "chiesa del popolo" venne consacrata il 10 settembre 1893 e all’interno si trova una pala d'altare del XVIII secolo, raffigurante la Madonna con Bambino, S. Bartolomeo, S. Patrizio e S. Giuseppe con paesaggio sullo sfondo. la semicupola venne dipinta dal maestro. Luigi Fontana con S. Patrizio che benedice il paese, e decorata con stucchi e tendaggi eseguiti dal suo allievo Nicola Achilli. Il campanile risale al 1924 quando venne eretta grazie al contributo dei reduci della Grande Guerra e nel 1926, il signor Aristide Bernardini fece dono delle campane.

Le porte di accesso al borgo antico

Il Torrione di Porta Marina

La via degli Orti, con volta a botte, il viale dei Pini e il Torrione di Porta Marina, Porta da Sole e Porta da Bora sono segni evidenti del passato.

Il perimetro esterno della cinta muraria è costituito da tre porte: Marina, da Sole e da Bora. Anticamente gli ingressi al castello medievale erano costituiti dalla Porta da Sole, a metà della circonvallazione meridionale, e dalla Porta da Bora, a metà della circonvallazione settentrionale, formando la strada che collegava Cupra con Fermo. A levante e ponente erano posti due torrioni massicci e merlati.

La porta da Bora venne ricostruita in epoca rinascimentale e successivamente inglobata nelle abitazioni circostanti, ha conservato nel tempo la sua funzione originaria di accesso al paese.

Porta da Sole, edificata agli inizi dell’XI secolo, rappresentava l’accesso principale al castello di Campofilone durante tutto l’Alto Medioevo. Alla fine del XIX secolo, l’abbandono e il disuso ne compromisero la struttura originaria. Oggi ciò che rimane sono le antiche mura in laterizio, testimonianza della sua imponenza originaria, e un suggestivo passaggio coperto con volte a crociera, probabilmente collegato all’antico varco fortificato.

Il torrione di Porta Marina è oggi il simbolo di Campofilone; è di origini medievali e si presenta con un arco ogivale e merlatura ghibellina. È in pratica una porta torre, che un tempo era munita di ponte levatoio e i vari accorgimenti per la difesa. Sulla parete esterna sono presenti lo stemma araldico del paese e un agnello simbolo della protezione della chiesa. In seguito il torrione venne trasformato in porta d’ingresso detta Marina perché conduceva al mare e il dislivello tra il Corso Marconi e la strada provinciale è stato colmato con un terrapieno che in un secondo tempo sarà contenuto da due poderosi muri.

Altro

La piazza principale del paese è piazza Umberto I oltre a piazza Roma. In quest'ultima si trova la chiesa abbaziale di San Bartolomeo dove si svolgono le celebrazioni liturgiche principali, le altre chiese sono quella di San Patrizio situata poco fuori le mura paesane, la chiesa di Maria Assunta sita nella frazione di Ponte Nina e quella di Santa Maria d'Intignano che venne edificata nel 1556 e restaurata con cura dalla famiglia Marilungo. Si trova in località Santa Maria, su una collina raggiungibile tramite una pittoresca strada che sale dal versante occidentale del borgo. Immersa in una suggestiva pineta secolare, offre un panorama che abbraccia l’Adriatico e i Monti Sibillini.

Nello spazio retrostante la chiesa di San Bartolomeo si estende L'Orto Abbaziale, un giardino racchiuso tra mura medievali dove si può ammirare il panorama circostante delle colline marchigiane. Originariamente lo spazio veniva utilizzato dai monaci benedettini come orto; nella prima metà del XIV secolo la città di Fermo fece costruire le mura a difesa de castello di Campofilone, infatti nell'orto se ne conserva un tratto con torrione poligonale con merli a coda di rondine e arco a sesto acuto Presso la chiesa di San Bartolomeo è allestito il Museo archeologico-liturgico, con una parte riservata ai reperti archeologici d'epoca picena e romana rinvenuti nel territorio comunale e un'altra con paramenti liturgici, ex voto e oggetti per il culto.

Nel centro storico di Campofilone si trova anche il Teatro Comunale, fu costruito tra il 1928 e il 1930 grazie a una grande sottoscrizione popolare: il Podestà di Campofilone, il geometra Mattia Ciarrocchi, cedette gratuitamente il terreno al “Comitato del Dopolavoro”, mentre muratori e braccianti offrirono giornate di lavoro volontario e molti cittadini sottoscrissero polizze da 100 lire per finanziare l’opera. L’edificio conserva dettagli artistici di pregio, come la figura del dio Apollo dipinta sul soffitto da Nicola Achilli e i raffinati lampadari a forma di delfino realizzati dal maestro del ferro battuto Aris Ficiarà.

Nel 2016 nasce l'associazione "Ecomuseo della Valle dell'Aso e delle sue identità", con sede presso palazzo Morelli/Astorri a Campofilone. Il motivo si deve, nel 2011, al progetto sperimentale di valorizzazione territoriale. L'ecomuseo promuove la tutela e la conoscenza del patrimonio storico, culturale, ambientale e produttivo della Val d'Aso attraverso il modello del "museo diffuso", coinvolgendo numerosi comuni della valle e le comunità locali.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[13]

Geografia antropica

Frazioni

Oltre al centro storico, Campofilone si snoda anche in alcune frazioni all'interno del paese, quali:

  • Santa Maria: la prima che si incrocia arrivando dal vicino comune di Montefiore dell'Aso;
  • Valdaso: comprendono i territori a ridosso del fiume Aso. Questa frazione è caratterizzata da grandi attività agricole;
  • Ponte Nina: Conosciuto anche come Marina di Campofilone, è parte della zona balneare del paese assieme a Tre Camini, unico sbocco sul mare con un litorale lungo e spazioso. La spiaggia è in parte attrezzata ed in parte libera in modo da poter soddisfare qualsiasi tipo di turista.
  • Tre Camini: è parte della zona balneare del paese assieme a Ponte Nina.
  • Cannella: frazione caratterizzata dalla presenza di diverse attività artigianali.
  • Contrada Molino
  • Ficciarà: frazione caratterizzata dalla presenza di diverse attività artigianali.
  • Saponificio: frazione caratterizzata dalla presenza di diverse attività artigianali.

Economia

La produzione dei Maccheroncini di Campofilone IGP

Campofilone è uno dei distretti di produzione di pasta all'uovo tra i più rinomati d'Italia ed uno dei punti di riferimento all'interno della filiera enogastronomica delle Marche. Qui si producono diverse tipologie di pasta all'uovo, sia fresca che secca, tra cui spicca il Maccheroncino di Campofilone, eccellenza IGP della regione Marche e prodotto simbolo dell'identità locale protagonista dell'itinerario enogastronomico. La loro rilevanza non è soltanto gastronomica, ma si inserisce in un contesto più ampio di valorizzazione della cultura alimentare del Piceno, legata ai principi della dieta mediterranea.

Nel territorio fermano è infatti attiva anche l'Associazione Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea, impegnata nella promozione di uno stile alimentare ispirato alla tradizione locale. In questo quadro, i Maccheroncini di Campofilone rappresentano un esempio significativo di come le produzioni tipiche siano espressione dell'identità culturale del territorio.

Il loro successo internazionale li ha resi una delle eccellenze più riconosciute del Piceno: nel 1998, la Regione Marche li ha riconosciuti come Prodotto Tipico Tradizionale e nel 2013 hanno ottenuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), diventando la prima pasta all'uovo italiana a essere tutelata con tale riconoscimento.

I Maccheroncini di Campofilone sono una pasta all'uovo prodotta nel territorio dell'omonimo comune, caratterizzata da una sfoglia molto sottile e da un'elevata percentuale di uova fresche nell'impasto, superiore rispetto ad altre tipologie di pasta. La stessa sfoglia viene utilizzata anche per la preparazione di altri formati di pasta all'uovo, sia lunghi (fettuccine) che corti (penne), fino ad arrivare a tipologie ripiene come i tortellini.

Secondo la tradizione locale, i maccheroncini erano conosciuti già dal XV secolo ed erano definiti “maccheroncini fini fini” o "capelli d'angelo"[14]. Inoltre, i maccheroncini sono legati alla figura di Giacomo Leopardi, che li inserì tra le sue pietanze preferite nella celebre lista dei “49 cibi” annotata nei suoi scritti.

La ricetta, tramandata nel tempo, prevede esclusivamente farina di grano tenero e uova fresche, senza aggiunta di acqua. L'impasto viene steso in sottili sfoglie, tagliato in fili finissimi e lasciato asciugare secondo metodi artigianali, che conferiscono al prodotto una particolare porosità, ideale per trattenere diversi tipi di condimento, dal classico ragù ai sughi di pesce o di verdure.

In aggiunta, nel 2023 i pastai di Campofilone si sono riuniti nel Consorzio di tutela dei Maccheroncini di Campofilone IGP, ente nato con lo scopo di tutelare e valorizzare i maccheroncini e garantire un ritorno economico e turistico per la Val d'Aso.

Altre attività

Nella Valdaso invece vi è maggiore vocazione all'agricoltura specie nella produzione di pesche, uva da vino, prugne, susine, insalata e oliva; inoltre, sono praticate attività florovivaistiche e vitivinicole in questa zona.

Nella parte periferica a Ovest del paese sorge la zona industriale "Lu Foru", sede di alcune piccole attività.

Amministrazione

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 giugno 1985 20 maggio 1990 Egildo Verdecchia Partito Comunista Italiano Sindaco [15]
20 maggio 1990 24 aprile 1995 Egildo Verdecchia Partito Comunista Italiano
Partito Democratico della Sinistra
Sindaco [15]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Egildo Verdecchia Centro-sinistra Sindaco [15]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Egildo Verdecchia Lista civica Sindaco [15]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Ercole D'Ercoli Lista civica Sindaco [15]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Ercole D'Ercoli Lista civica Sindaco [15]
26 maggio 2014 27 maggio 2019 Ercole D'Ercoli Lista civica Uniti per Campofilone Sindaco [15]
27 maggio 2019 10 giugno 2024 Gabriele Cannella Lista civica Continuiamo insieme Sindaco [15]
10 giugno 2024 24 maggio 2026 Giovanni Feliziani Lista civica Siamo Campofilone Sindaco [15]
25 maggio 2026 in carica Riccardo Verdecchia Lista civica Futuro Campofilone Sindaco [15]

Sport

Calcio

La polisportiva Campofilone (colori sociali gialloblù) attualmente da neopromossa milita nel campionato di Terza Categoria marchigiano. Nella stagione 2006-2007 ha disputato il campionato di prima categoria, dove ha militato per una sola stagione. La squadra è inoltre sostenuta dagli Ultras Scintilla/Gioventù Bruciate, gruppo formatosi recentemente e che sostiene i ragazzi dalla Curva Sud dello stadio. A Campofilone c'è anche una squadra di calcio amatoriale che disputa i campionati UISP.

Lo stadio comunale è sito in via XXIV maggio.

Calcio a 5

Il paese ha una squadra di calcio a 5 che è tornata a iscriversi in Serie D dopo la stagione 2011-2012.

Pallacanestro

La squadra locale è "La Tela Basket Campofilone", con colori gialloblù, che milita nel campionato di Promozione.

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ↑ Comune di Campofilone : Amministrazione comunale e sindaco - Comune di Campofilone e città, Fermo, Marche, su www.comune-italia.it. URL consultato il 5 agosto 2026.
  5. ↑ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 126, ISBN 88-11-30500-4.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 VisitCampofilone, su visitcampofilone.it. URL consultato il 17 giugno 2026.
  7. ↑ Chiesa abbaziale di Campofilone... con cenni biografici degli abbati commendatari di Campofilone dopo il Concilio di Trento.
  8. ↑ Massimo Spagnoli e Pierluigi Vitellozzi, Storia delle acque nella terra di Campofilone, 2021.
  9. ↑ Galié Vincenzo, Tracce di antico splendore a Campofilone, 2009.
  10. ↑ Storia e luoghi della Marca Fermana: CAMPOFILONE notizie storiche, su luoghifermani.it.
  11. ↑ Scartabelli Alberto, Di un pellegrino a Campofilone, 2018
  12. ↑ Comune di Campofilone: arte e cultura, su turismocampofilone.it. URL consultato il 24 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 24 giugno 2021).
  13. ↑ Dati tratti da:
  14. ↑ Storia dei Maccheroncini di Campofilone IGP, su qualigeo.eu.
  15. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 http://amministratori.interno.it/

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàSBN UMCL000151