Cappella della Fusenta

Cappella della Fusenta
Cappella della Fusenta'
Facciata della Cappella della Fusenta
StatoItalia (bandiera) Italia
LocalitàBreolungi (Mondovì)
Coordinate44°25′24.96″N 7°47′49.5″E
ReligioneCristiana cattolica
TitolareMadonna della Neve
Fondatorefamiglia Dardanelli
Stile architettonicobarocco piemontese
Inizio costruzionesecolo XVI
Completamento1651

La cappella della Fusenta (pronuncia italiana: [kapˈpɛlla ˈdella fuˈzɛnta]), detta anche cappella della Fucinetta o cappella dei Dardanelli, ma ufficialmente cappella della Madonna della Neve, è un edificio di culto cattolico sussidiario della Parrocchia di Maria Vergine Assunta, situato nella frazione di Breolungi a Mondovì, in Piemonte.

La struttura è nota per ospitare un importante ciclo di affreschi risalenti alla prima metà del XVI secolo, considerati tra i migliori esempi dello stile tardo gotico nel territorio cuneese.

Storia

Le origini della cappella sono legate allo sviluppo agricolo e devozionale della frazione di Breolungi. Sebbene la struttura attuale risalga al XVII secolo, il sito conserva testimonianze artistiche della prima metà del XVI secolo, suggerendo l'esistenza di un precedente oratorio tardo-gotico.

Il legame della famiglia Dardanelli (storicamente citata anche come Dardanello) con il territorio di Breolungi è documentato già in epoca medievale. Le cronache storiche citano il dominus Gregorius Dardanelli, già maestro di scuola a Breolungi (literarum ludi magister in Bredulo)[1], che si distinse per la sua attività intellettuale prima di ritirarsi a vita religiosa presso la certosa di Pesio.[2]

Iscrizione della fondazione della cappella nel 1651.

L'edificio attuale venne eretto nel 1651, come attestato dall'iscrizione marmorea sulla facciata: «Sacrum ab Dardanellis excitatum an. 1651». Tale iniziativa edilizia coincide con il consolidamento fondiario della casata nell'area, confermato dall'acquisto di terreni limitrofi da parte di Bartolomeo Dardanello[3] nel marzo del 1650.[4]

Nel 1727 la cappella risulta documentata negli atti della Sacra Congregazione del Concilio, dove è menzionata con la denominazione latina Capella Beatae Mariae Virginis ad Nives. In tale occasione si discusse la competenza dell’ordinario di Mondovì circa la visita pastorale della cappella rurale, annessa alla grangia cartusiana di Consovero, nei confini del luogo di Morosio. La Congregazione decretò che l’episcopo potesse esercitare la visita e che la porta dell’edificio, chiusa dal 1699, fosse riaperta verso la via pubblica, confermandone di fatto la funzione non meramente privata ma anche di riferimento per la popolazione rurale circostante.[5]

Un altro importante documento per la storia dell'edificio è rappresentato dagli atti della visita pastorale del 1753, condotta dal vescovo di Mondovì Michele Casati. In tale occasione, la cappella viene ufficialmente registrata con il nome di Fucinetta e descritta come provisa (dotata del necessario per il culto).[6] Il verbale della visita riporta tuttavia alcune prescrizioni cautelari, ordinando il restauro del tetto e il rinnovo del calice liturgico entro un termine stabilito, a testimonianza della costante vigilanza dell'autorità diocesana sulla conservazione del sito e sull'adempimento degli obblighi religiosi da parte della famiglia patronale.[4]

L'integrità architettonica dell'edificio e del suo ciclo di affreschi si deve a successivi interventi di recupero promossi dalla famiglia Dardanelli. Un primo restauro integrale è documentato nel 1842 («Ab iisdem instauratum an. 1842»), mentre un secondo intervento di consolidamento fu eseguito nel 1926. Quest'ultimo, promosso dal sacerdote Antonio Dardanelli con il sostegno del cavaliere Francesco Dardanelli e della comunità locale, permise il recupero strutturale e l'abbellimento estetico del sito.

Ancora oggi, la cappella rimane un centro di devozione per la frazione: in occasione della festività della Madonna della Neve, nel mese di agosto, vi si celebra una messa annuale dedicata alla famiglia fondatrice.[7]

Descrizione

La cappella presenta uno stile eclettico: sebbene la struttura originale risalga al XVII secolo in forme riconducibili al barocco piemontese rurale, la presenza di un pronao di gusto neoclassico (frutto dei restauri del XIX e XX secolo) e di un ciclo di affreschi tardo-gotici dell'inizio del XVI secolo rompe l'armonia dello stile iniziale, conferendo all'edificio una stratificazione storica peculiare. [8]

Esterno

Cartolina della cappella della Fusenta

Si tratta di una cappella campestre con pronao, elemento tipico delle chiese di pellegrinaggio atto a offrire rifugio ai viandanti. Nota storicamente anche come "cappella della Fucinetta", l'edificio si erge a margine della strada fra Mondovì e Breolungi. Presenta un porticato aperto su tre lati, sorretto da pilastri massicci che proteggono l'ingresso e i dipinti murali esterni. La facciata a capanna, semplice e sobria, è caratteristica del barocco funzionale delle zone rurali del monregalese, mentre un campanile a pianta quadrata con cuspide piramidale si integra nella parte posteriore. La pulizia delle linee e la sobrietà dei pilastri conferiscono all'insieme un leggero tocco neoclassico di stampo ottocentesco.[9]

La facciata ospita quattro affreschi: sul lato destro l'Arcangelo Gabriele (raffigurato con il giglio) e sul lato sinistro la Vergine Annunziata, che insieme compongono la scena dell'Annunciazione a protezione dell'ingresso. Sul dintel campeggia una rappresentazione di Dio Padre Benedicente e la cosiddetta Sindone di Torino, posto a memoria del passaggio dell'antico lenzuolo verso Torino nel 1578, secondo quanto tramandato dalla tradizione orale della famiglia Dardanelli. Il pronao, con le travi di legno a vista, rimane un notevole esempio di architettura rurale locale.

Interno

Simbolo devozionale sull'altare

Lo spazio interno è caratterizzato da un contrasto tra la sobrietà delle pareti e la ricchezza dell'apparato decorativo. La navata presenta un pavimento in ardesia nera e una volta a botte interamente affrescata. L'altare in marmo reca nella parte inferiore lo scudo protettore dei contadini: un simbolo che, secondo la tradizione familiare, veniva invocato per propiziare i raccolti e la benevolenza climatica.

Tra gli arredi spiccano una tela dipinta artigianalmente, esposta per tradizione durante la "Messa dei Dardanelli", un pregevole crocifisso ligneo e il Santissimo. Una piccola pittura devozionale, donata in memoria di Teresa Gazzola in Dardanelli, è conservata sotto vetro. Completano l'ambiente tre dipinti votivi che illustrano interventi miracolosi della Vergine legati alla vita rurale, come il salvataggio di carri da incidenti sul lavoro.

Gli affreschi tardo-gotici

Madonna della Neve

La cappella si distingue per un ciclo di affreschi in eccellente stato di conservazione, realizzati con la tecnica della pittura a tempera e databili alla prima metà del XVI secolo (stile tardo-gotico diffuso nella regione fino al 1560 circa). La composizione principale, che funge da pala d'altare nel presbiterio, raffigura la Madonna della Neve in trono con il Bambino, affiancata da Santa Lucia (ritratta con gli occhi nel piattino) e sant'Antonio Abate (con il campanello appeso al caratteristico bastone a tau). La scena è sovrastata dall'incoronazione di Maria, che guida lo sguardo del fedele verso l'alto.[8]

Nelle nicchie laterali sono ritratti san Giuseppe (a destra) e sant'Antonio di Padova (a sinistra). Completano il pantheon sacro le figure di san Giovanni Battista e san Giacomo Maggiore; la presenza di quest'ultimo conferma il ruolo della cappella come punto di sosta lungo le rotte di pellegrinaggio verso Santiago di Compostela che attraversavano il territorio.

Galleria d'immagini

Note

  1. ↑ 1558. [...] Eadem tempestate Dominus Gregorius Dardanelli quondam literarum Iudi magister in Bredulo ac exinde iam a viginti annis professus domus Vallis Pisij. Traduzione: 1558. [...] In quel medesimo tempo, il Signore Gregorio Dardanelli, già un tempo maestro di scuola a Breolungi e da ormai vent'anni professo della casa della Valle Pesio.
  2. ↑ (LA) Biagio Caranti, La Cetosa di Pesio, storia illustrata e documentata, II, Torino, C. e B. di Natale Bertolero, 1900, p. 367. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  3. ↑ Joannes Beccariae [...] acquisivit petiam terrae aratoriae a Bartolomeo Dardanello positam in finibus huius Civitatis - reggione della Braida - pretio dictarum librarum centum, eamque remisit Domino Praeposito huius Parochialis [...] cum onere celebrandi Missas... Traduzione: Giovanni Beccaria [...] acquistò un appezzamento di terra arabile da Bartolomeo Dardanello, situato nei confini di questa città — in regione della Braida — al prezzo delle suddette cento lire, e lo consegnò al Prevosto di questa Parrocchia [...] con l'onere di celebrare le messe [prescritte].
  4. 1 2 Società Studi Storici di Cuneo, Centro Studi Monregalesi, Centro Studi Piemontesi, e Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, Una comunita' dal medioevo all'eta' moderna: la chiesa dei Santi Pietro e Paolo in Mondovi', Società Edizioni Subalpine, Mondovì, pp. 156,167.
  5. ↑ Wolfgangi Mühlbauer, Decreta authentica Congregationis Sacrorum Rituum et instructio clementina ab Aloisio Gardellini, III, P. Lethielleux, Parigi, 1867, pp. 932,933. URL consultato il 14 febbraio 2026.
  6. ↑ Capella Beatae Virginis ad Nives nuncupata della Fucinetta est provisa. Lapis sacer vestiatur tela nova et firmetur cuppa calicis intra mensem sub poena interdicti. Interdicitur patena donec deauretur. Nisi reparetur tectum intra bimestre interdicitur capella ipso facto. Traduzione: La Cappella della Beata Vergine delle Nevi, chiamata della Fucinetta, è provvista [del necessario]. La pietra sacra venga rivestita con una tela nuova e la coppa del calice sia fissata entro un mese sotto pena di interdizione. Si interdice l'uso della patena finché non venga dorata. Se il tetto non sarà riparato entro due mesi, la cappella sarà interdetta ipso facto.
  7. ↑ Marco Turco, Dall'Argentina a Mondovì sulle tracce delle lettere d'amore del bisnonno, su unionemonregalese.it, 13 novembre 2025. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  8. 1 2 Geronimo Raineri, Antichi Affreschi del Monregalese, II, Antoroto, Mondovì, 1979, p. 41.
  9. ↑ Gino Mondino, Brigodorum, oggi Breolungi: appunti di storia, arte, tradizione, Comunità Parrocchiale di Breolungi, Mondovì, 1976, p. 48.

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