Captain America Comics

Captain America Comics
serie regolare a fumetti
Copertina di Decenni: La Marvel negli anni 50 n. 2 (2017) che riproduce quella di Captain America Comics n. 76, disegni di John Romita Sr. e Carl Burgos
Lingua orig.inglese
PaeseStati Uniti
EditoreTimely Comics nn. 1-75, Atlas Comics nn. 76-78
1ª edizionemarzo 1941 – settembre 1954
Periodicitàmensile
Albi78 (completa) rinominato Captain America's Weird Tales nei nn. 74-75
Editore it.Comic Art (nn. 1-3 e 6-10), Panini Comics (nn. 1-5, 16 e 76-78)
Collana 1ª ed. it.Grandi Eroi (nn. 1-3 e 6-10), Timely's Greatest (nn. 1-5), Capitan America Brubaker Collection Anniversary (n. 16), Decenni (nn. 76-78), Marvel Anthology (II) (n. 76)
1ª edizione it.giugno 1991 – aprile 2022
Albi it.7 (completa)
Generesupereroi

Captain America Comics è stata una testata a fumetti che ha esordito nel 1941 che pubblicava storia incentrate sull'omonimo personaggio della Timely Comics e in seguito della Atlas Comics.[1]

Una copia del primo numero del fumetto è stata venduta per 3,12 milioni di dollari a Heritage Auctions nel 2022.[2]

Storia editoriale

Creazione

Nel 1940, lo sceneggiatore Joe Simon disegnò un bozzetto di Capitan America,[3] in un primo momento denominato "Super American" ma questo nome venne tuttavia poi scartato dallo stesso Simon per la grande diffusione di personaggi con nomi simili e scegliendo al suo posto "Captain America" perché «suonava bene», e perché «non c'erano molti "Captain" in giro». La spalla compagno di avventure Bucky venne chiamato così in onore di Bucky Pierson, un giocatore di basket amico di Simon.[4]

(inglese)
«No, it didn't work. There were too many "Supers" around. "Captain America" had a good sound to it. There weren't a lot of captains in comics. It was as easy as that. The boy companion was simply named Bucky, after my friend Bucky Pierson, a star on our high school basketball team.»
(italiano)
«No, non ha funzionato. C'erano troppi "Super" in giro. "Capitan America" suonava bene. Non c'erano molti capitani nei fumetti. Era così semplice. La spalla si chiamava semplicemente Bucky, come il mio amico Bucky Pierson, una stella della nostra squadra di basket del liceo.»

Martin Goodman, l'editore della Timely Comics, chiese a Simon di mettere in cantiere una serie regolare dedicata al personaggio. Lo scrittore contattò due giovani artisti:

(inglese)
«I didn't have a lot of objections to putting a crew on the first issue ... There were two young artists from Connecticut that had made a strong impression on me. Al Avison and Al Gabriele often worked together and were quite successful in adapting their individual styles to each other. Actually, their work was not too far from [that of] Kirby's. If they worked on it, and if one inker tied the three styles together, I believed the final product would emerge as quite uniform. The two Als were eager to join in on the new Captain America book, but Jack Kirby was visibly upset. "You're still number one, Jack," I assured him. "It's just a matter of a quick deadline for the first issue." "I'll make the deadline," Jack promised. "I'll pencil it [all] myself and make the deadline." I hadn't expected this kind of reaction ... but I acceded to Kirby's wishes and, it turned out, was lucky that I did. There might have been two Als, but there was only one Jack Kirby ... I wrote the first Captain America book with penciled lettering right on the drawing boards, with very rough sketches for figures and backgrounds. Kirby did his thing, building the muscular anatomy, adding ideas and popping up the action as only he could. Then he tightened up the penciled drawings, adding detailed backgrounds, faces and figures.»
(italiano)
«Non avevo molte obiezioni a mettere su una squadra per il primo numero... Al Avison e Al Gabriele, del Connecticut, che mi fecero un'ottima impressione: avevano già lavorato insieme in passato, ed erano piuttosto abili nell'adattare il proprio stile a vicenda. Il loro tratto era abbastanza simile a quello di Jack Kirby, quindi immaginavo che se l'inchiostratore fosse riuscito ad amalgamare questi tre stili, il prodotto finale sarebbe stato piuttosto uniforme. I due Al erano impazienti di cominciare il lavoro su Capitan America, ma Jack Kirby era piuttosto contrariato da questo. 'Sei sempre il numero uno, Jack', lo assicurai. 'È solo per rispettare i tempi di consegna del primo numero'.

'Rispetterò la scadenza', mi promise Jack. 'Disegnerò tutto da solo e farò in tempo'. Non mi aspettavo questo tipo di reazione... Ma fortunatamente acconsentii alla sua richiesta. Ci saranno stati anche due Al, ma soltanto un Jack Kirby. Sceneggiai il primo volume di Capitan America scrivendo i dialoghi direttamente sulle tavole disegnate a matita, inizialmente molto schematiche e soltanto abbozzate. In seguito Kirby migliorò le anatomie delle persone, inserì qualche nuova idea e movimentò le scene di azione come solo lui sapeva fare. Quindi rifinì i disegni, aggiungendo dettagli agli sfondi e ai volti.[4]»

Al Liederman si occupò dell'inchiostrazione del primo numero, mentre Howard Ferguson realizzò il letterista.[3]

Simon ha dichiarato di come Capitan America sia stata una creazione consapevolmente politica: lui e Kirby erano disgustati dalle azioni della Germania nazista, e ritenevano inevitabile il coinvolgimento degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale: «Gli oppositori della guerra erano tutti ben organizzati. Ma anche noi volevamo dire la nostra.»[5]

È stato osservato che il personaggio di Captain America presenta numerosi elementi di iconografia ebraica come variante dell'idea del Golem, un automa che protegge la comunità ebraica creato da un anziano di quella comunità, il dottor Irkstine.[6]

Golden Age

La serie dedicata al personaggio, Captain America (Vol. 1),[3] esordì nel 1940; il primo numero, nella cui copertina il protagonista dava un pugno ad Adolf Hitler,[7] vendette quasi un milione di copie.[8] Nonostante il vasto successo, ci furono alcuni pareri negativi e lo stesso Simon riferì in un'intervista che: «Quando uscì il primo numero, ricevemmo parecchie lettere di critiche; alcuni si dichiaravano del tutto contrari a quello che Cap rappresentava.»[5] Captain America non fu il primo supereroe a tema patriottico - era stato infatti preceduto da The Shield della MLJ - ma divenne rapidamente il personaggio più popolare della Timely.

La popolarità del personaggio attirò alcune lamentele da parte di MLJ secondo cui lo scudo triangolare del personaggio somigliava troppo al simbolo del petto di The Shield. In risposta, Goodman fece creare a Simon e Kirby uno scudo rotondo distintivo per il numero 2, che divenne un elemento iconico del personaggio.[9] Con il suo aiutante Bucky, Captain America affrontò cattivi provenienti dalla Germania nazista, dall'Impero del Giappone e da altre minacce all'America e agli Alleati in tempo di guerra. Stanley Lieber, ora meglio conosciuto come Stan Lee, nel suo primo incarico professionale di scrittura di narrativa, contribuì al personaggio nel numero #3 della storia filler "Captain America Sfoils the Traitor's Revenge", che introdusse l'uso del suo scudo come arma da lancio di ritorno.

Aveva anche un fan club denominato "Sentinels of Liberty."[5] Le vendite dei primi numeri erano sempre vicino al milione mensili, superando quelle di riviste come TIME.[10] Il personaggio fu ampiamente imitato da altri editori di fumetti, con circa 40 eroi patriottici debuttarono solo nel 1941.[11] Con la fine della guerra, la popolarità dei supereroi andò a calare. La serie Captain America Comics (Vol. 1) venne chiusa nel 1950 con il n. 75, con gli ultimi due numeri rinominati in Captain America's Weird Tales (l'ultimo numero era in realtà un'antologia horror in cui il personaggio titolare non compariva nemmeno).

Nel 1953 la Atlas Comics, nuova incarnazione della Timely, tentò di reintrodurre il personaggio, insieme alla Torcia Umana originale e a Sub-Mariner, nel n. 24 di Young Men. Dopo qualche apparizioni su quest'ultima serie e su Men's Adventures, vennero realizzati tre ulteriori numeri della collana originale, dove il pericolo nazista era stato sostituito dalla paura per il comunismo; la rivista era dotata del sottotitolo "Captain America, Commie Smasher!". Tuttavia l'esperimento della Atlas non fu un successo[12] e venne presto accantonato in favore di altre tipologie di fumetti.

Note

  1. ↑ GCD :: Series :: Captain America's Weird Tales, su www.comics.org. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  2. ↑ (EN) Borys Kit, ‘Captain America Comics’ No. 1 Sells for $3.1M, su The Hollywood Reporter, 7 aprile 2022. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  3. 1 2 3 Copertina del programma dell'edizione del 1974 della Comic Art Convention
  4. 1 2 Joe Simon, Jim Simon, The Comic Book Makers, Crestwood/II, 1990, p. 50, ISBN 1-887591-35-4. Reissued by Vanguard Productions in 2003.
  5. 1 2 3 Bradford W. Wright, Comic Book Nation: The Transformation of Youth Culture in America, Johns Hopkins, 2001, p. 36, ISBN 0-8018-7450-5.
  6. ↑ (EN) Joshua Isaak, Captain America Is A Jewish Golem - Theory Explained, su ScreenRant, 3 dicembre 2021. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  7. ↑ Captain America Comics (Marvel, 1941 series) #1, su www.comics.org. URL consultato il 1º febbraio 2026.
  8. ↑ Per researcher Keif Fromm, Alter Ego #49, p. 4 (caption).
  9. ↑ Cronin, p. 134
  10. ↑ Les Daniels, Marvel: Five Fabulous Decades of the World's Greatest Comics, Harry N. Abrams, settembre 1991, p. 37, ISBN 0-8109-3821-9.
  11. ↑ Mitchell Kurt e Roy Thomas, American Comic Book Chronicles: 1940-1944, 2019, ISBN 978-1605490892.
  12. ↑ , ; , (2019). . TwoMorrows Publishing. p. 63. ISBN.

Collegamenti esterni