Carl Burckhardt

Carl Jacob Burckhardt

Carl Jacob Burckhardt (Basilea, 10 settembre 1891 – Vinzel, 3 marzo 1974) è stato un diplomatico svizzero.

Biografia

Entrò in diplomazia nel 1918 come addetto alla legazione di Vienna. Alternò la carriera diplomatica agli studi storici, fino a che nel 1937 l'ottima considerazione ottenuta in campo internazionale lo portò alla nomina come Alto Commissario della Società delle Nazioni per la Città Libera di Danzica. Fu uno dei protagonisti della grave crisi del 1939, che contrappose tedeschi e polacchi, cercando in tutti i modi di scongiurare la guerra. L'11 agosto 1939 si recò personalmente, accompagnato da Albert Forster, Gauleiter di Danzica, al Berghof, nel nido d'aquila di Hitler, per cercare di salvare la pace, ma tutto quello che ottenne fu un'anticipazione sull'aggressione che la Germania avrebbe inferto alla Polonia solo venti giorni dopo.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale costrinse Burckhardt a dare le dimissioni nel dicembre 1939. Nel corso del secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra fu ambasciatore svizzero in Francia, risiedendo presso l’Hôtel de Besenval: da qui si svolse la sua interazione con la Germania nazista, anche a nome del Comitato Internazionale della Croce Rossa, sia pure con minore efficacia rispetto ad altre coeve iniziative umanitarie[1]. Peraltro, mantenendo la politica tradizionale del CICR di rigorosa neutralità nelle controversie internazionali, portò l’organizzazione a rifiutarsi di condannare apertamente il nazismo anche quando le atrocità del regime divennero ufficialmente note[2]. La posizione della Croce Rossa durante la guerra emerse pienamente solo quando, nel 1994, furono aperti gli archivi dell’organizzazione relativi a quel periodo.[3]

Anche la sua assunzione della successiva veste di presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa non andò esente da critiche. Durante il suo mandato, il CICR avrebbe fornito documenti che permisero a numerosi alti esponenti nazisti — tra cui Adolf Eichmann e Josef Mengele[4] — di fuggire dall’Europa e sottrarsi alla giustizia per i crimini di guerra commessi durante la Seconda guerra mondiale[5].

Si è dedicato anche all'insegnamento universitario e tra le sue pubblicazioni la biografia del cardinal Richelieu, tradotta e più volte ristampata anche in italiano, rimane il suo lavoro notoriamente più significativo.

Onorificenze

Note

  1. ↑ Sebastien Farré, The ICRC and the detainees in Nazi concentration camps (1942–1945), International review of Red Cross, Volume 94 Number 888 Winter 2012, p. 1398.
  2. ↑ Moyn, Samuel (2017-07-18). "The Red Cross and the Holocaust". The Wall Street Journal. ISSN 0099-9660.
  3. ↑ Rothkirchen, Livia (2006). The Jews of Bohemia and Moravia: Facing the Holocaust. Lincoln: University of Nebraska Press. ISBN 978-0-8032-0502-4, p.303.
  4. ↑ (EN) Red Cross and Vatican helped thousands of Nazis to escape, su The Guardian, 25 maggio 2011. URL consultato il 27 luglio 2021.
  5. ↑ (EN) The ratlines: What did the Vatican know about Nazi escape routes? | DW | 1 marzo 2020, su Deutsche Welle. URL consultato il 27 luglio 2021.

Bibliografia

  • B.P.Boschesi - Il chi è della Seconda Guerra Mondiale - Mondadori Editore, 1975, Vol. I, p. 76

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Collegamenti esterni

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