Carlo Maria Santoro

La Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano dove Santoro ha insegnato dal 1988 al 2002

Carlo Maria Santoro (Ancona, 14 agosto 1935 – Roma, 2 aprile 2002) è stato un docente, scrittore, diplomatico, politico e giornalista italiano, riconosciuto tra i più grandi studiosi e interpreti delle discipline inerenti alle relazioni internazionali e la geopolitica nel panorama italiano e internazionale.

Carriera accademica

Carlo Maria Santoro si laureò a Roma in Giurisprudenza e continuò gli studi alla London School of Economics e alla Facoltà di Scienze Politiche, Istituto di Diritto Internazionale di Grenoble.[1] Dopo l'esperienza diplomatica (1962-1967), iniziò la carriera accademica con un incarico a Venezia nel 1972.[2] Seguì il cimento politico col Partito Comunista Italiano[2] concluso il quale fu, dal 1981 al 1982, Fellow del Center for International Affairs di Harvard.[2] Tornato a Venezia per un periodo, nel 1985 divenne Professore ordinario di Relazioni Internazionali all'Università di Bologna.[2] Nel 1988 si trasferì alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano, dove insegnò Relazioni Internazionali e Studi strategici sino alla sua morte, avvenuta nel 2002.[1][2] Ha collaborato con l'Università "L. Bocconi" di Milano e con l'Università di Torino con le quali ha condotto vari progetti di ricerca sulla politica estera italiana.[1][3][4] È stato membro del Center for International Affairs dell'Università di Harvard e dell'International Institute for Strategic Studies di Londra.[4]

Nel corso della sua attività universitaria ha collaborato con l'Istituto Affari Internazionali (IAI), con il Centro Militare di Studi Strategici (CEMISS).[5]

L'approccio di Santoro alla politica internazionale e la sua idea di Europa

Negli anni immediatamente successivi alla dissoluzione dell'Unione Sovietica e al crollo del Muro di Berlino (1989), quindi alla caduta del sistema bipolare, la sua attenzione si spostò verso la geopolitica, concentrandosi sull'esame degli elementi culturali e identitari che plasmano le relazioni internazionali.[2] Si discostò dalle teorie degli scienziati politici di scuola classica, basate sulla tradizione culturale del pensiero angloamericano corrispondente agli interessi nazionali degli Stati Uniti e dei regimi liberaldemocratici vigenti nei paesi dell'Occidente, raccomandando nuovi metodi di indagine da ricondurre alla realtà della geografia e della storicità culturale.[6] Le sue teorie svolgono tuttora un ruolo importante negli studi delle relazioni internazionali,[1] come le sue idee di Europa che - soprattutto alla fine della Guerra Fredda - riteneva dovessero basarsi su un processo di riconversione del patrimonio culturale dell'Occidente mediante un riesame dei suoi valori comuni, anziché credere ciecamente nel modello democratico di stampo americano di "omogeneizzazione" che "nasconde il timore del confronto" e non tiene adeguatamente conto delle specificità geografiche e culturali del resto del mondo.[7] La decisione di allargare la Nato verso Est, presa negli ultimi anni del secolo scorso, col chiaro intento di "inglobare i vinti da parte dei vincitori",[7] non rappresenta altro che la scarsa propensione a riflettere sulla necessità di ritrovare lo spirito dell'Europa (cuore dell'Occidente) identificandone la sua vera identità che la separa nettamente dagli "altri", ad Est, come ad Ovest e a Sud, operazione indispensabile, a suo avviso, per ricostruire l'Europa del Duemila.[7] Identità che non può essere solo istituzionale, mercantile o monetaria ma deve passare per una definizione del suo spazio geopolitico e di condivisione di determinati valori storici e culturali che, solo così, potranno permetterle di diventare una "nazione federale".[7] Tra i capisaldi del suo pensiero riguardo alla "nuova" Europa troviamo: A) L'occorrenza di instaurare un confronto politico, economico e culturale con la Russia attraverso il negoziato e l'accordo, in modo da eliminare la "minaccia da Est" ("secondo il classico codice di linguaggio della Nato") anche con la deterrenza, ma evitando lo scontro militare;[7][8] e B) L'indipendenza/autonomia rispetto al concetto postbellico di "Occidente Atlantico".[7]

Collaborazioni editoriali

Componente del comitato scientifico della Rivista Italiana di Scienza Politica, ha fatto parte per diversi anni del Gruppo di lavoro in Scienza politica della Società Editrice il Mulino.[2] È stato editorialista di vari quotidiani, tra cui Il Giorno e Il Giornale, ma ha anche collaborato con riviste come il Mulino e Ideazione;[1] condirettore del comitato scientifico dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), ha fatto parte della redazione dei periodici Relazioni Internazionali, Teoria Politica e European Security.[3]

Attività diplomatica e politica

Dopo la laurea intraprese la carriera diplomatica nel periodo dal 1962 al 1967, con incarichi a Roma, Ginevra e Bruxelles.[2] Dimessosi, si è poi iscritto al Partito Comunista Italiano del quale diventò, grazie alle sue competenze e conoscenze linguistiche, un apprezzato "ambasciatore".[2] Fu consigliere regionale del Veneto dal 1975 al 1980.[2] Lasciato il partito, si dedicò quasi esclusivamente alla carriera accademica. Ha collaborato con vari Ministeri, tra cui quello degli Affari Esteri e della Difesa.[1][2] È stato Sottosegretario di Stato per la Difesa dal 23 gennaio 1995 al 16 maggio 1996 nel governo guidato da Lamberto Dini.[1][9]

Opere principali di Carlo Maria Santoro

  • Gli Stati Uniti e l'ordine mondiale, 1978;
  • Il dilemma Americano, 1979;
  • Lo stile dell'aquila. Studi di politica estera americana, 1984;
  • Obiettivo difesa (con L. Caligaris), 1986;
  • La perla e l'ostrica. Alle fonti della politica estera globale degli Stati Uniti, 1987;
  • Il sistema di guerra, 1988;
  • Teoria e analisi delle relazioni internazionali (con L. Bonanate), 1990;
  • L’Italia e il Mediterraneo, Milano, 1990;
  • La politica estera di una media potenza. L'Italia dall'Unità ad oggi, 1991;
  • Diffidence and Ambition, 1992;
  • Rischio da Sud: geopolitica delle crisi nel bacino mediterraneo, 1996;
  • Studi di geopolitica 1992-1994, 1997;
  • Occidente. Identità dell'Europa, 1998.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 Room 310, Carlo Maria Santoro Director's Office, su europe.jhu.edu. URL consultato il 23 novembre 2025.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 In Memoriam: Carlo Maria Santoro (PDF), su resolve.cambridge.org, Johns Hopkins University - SAIS Europe. URL consultato il 18 novembre 2025.
  3. 1 2 Premio Carlo Maria Santoro, su sisp.it, Società Italiana di Scienza Politica (SISP). URL consultato il 18 novembre 2025.
  4. 1 2 Carlo Maria Santoro, L’Italia e il Mediterraneo, Milano, Franco Angeli, 1990.
  5. ↑ Carlo Maria Santoro, La politica estera di una media potenza. L’Italia dall’Unità ad oggi, Bologna, Il Mulino, 1991.
  6. ↑ Carlo Maria Santoro, STUDI DI GEOPOLITICA 1992-1994, Torino, Giappichelli Editore, 1997.
  7. 1 2 3 4 5 6 Carlo Maria Santoro, Occidente. Identità dell'Europa, Milano, Franco Angeli, 1998.
  8. ↑ Enrico Brivio, Gli Stati Uniti danno via libera al maxipiano di difesa europeo. Vertice Nato a Bruxelles: non va indebolito il legame transatlantico, in Il Sole 24 Ore, 3 dicembre 1999.
  9. ↑ Scheda di attività Carlo Maria SANTORO, XIII Legislatura, Dati anagrafici e incarichi, su senato.it. URL consultato il 17 novembre 2025.
Controllo di autoritàVIAF (EN) 68954803 · ISNI (EN) 0000 0000 8148 2291 · GND (DE) 171334191 · BNE (ES) XX998028 (data)